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Un libro di grande attualità, provocatorio e spiazzante, ricco di scenari e analisi, con il punto di vista di uno "scrittore russo" che conosce bene l'Italia e l'Europa.
«Se vogliamo capire il grande ritorno di Vladimir Putin nella politica internazionale dobbiamo comprendere una cosa fondamentale, che non sarà facile da accettare in Occidente: il destino di una persona si fonda sul destino di un intero Paese».
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Non ho mai considerato Lilin né un grande scrittore né un gran narratore; infatti questo libretto scolastico, piatto, didascalico e - a differenza dei suoi romanzi - stranamente impersonale, sa da bignamino per licei che si legge in due giorni, in cui ci mette un po' di tutto con grande capacità di condensazione, devo dire, molto simile a quella generata da IA o presa, a tratti, paro paro da Wikipedia. Però, anche se è tutt'altro che una fra le voci più attendibili e autorevoli nella giungla della comunicazione geopolitica attuale, qualcosina di significativo per me, comunque, lo dice. Per gli aspetti che ho indicato, era mediocre già dai tempi del successo di "Educazione siberiana", ma Lilin viene dalla Transnistria, ed è grazie a lui che ho saputo dell'esistenza storica e geopolitica di quella strisciolina di terra; un po' come ho scoperto "L'isola di Sachalin" grazie a Čechov. Mi ha 'costretta', quindi, ad aprirmi a nuovi mondi e a diverse interpretazioni della realtà. Ci rifletto su, e dubito parecchio, e soprattutto non do più nulla per scontato. È uno da prendere sempre con le pinze, il 'nostro' russo naturalizzato italiano al secolo Nicolaj Jur'evič Veržbickij (figura controversa, piuttosto misteriosa, enigmatica e anche un po' inquietante, per quanto mi riguarda), ma secondo me, a piccole dosi - sennò può risultare tossico - è da prendere, tanto per non sentire sempre la stessa campana e cercare di farsi un'opinione informata e in equilibrio, per quanto possibile, fra le posizioni estreme. Un pensiero, in sintesi, mi lascia: la sensazione che ad ogni iniziativa dell'Occidente (a cui imprescindibilmente appartengo e in cui mi identifico totalmente) spacciata come 'buona, giusta o indispensabile', corrisponde un colossale effetto boomerang: in pratica, a prenderla nei denti, alla fine, sia perlopiù l'Unione Europea.
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