Traduttore: I. Carmignani
Editore: Adelphi
Collana: Fabula
Anno edizione: 2015
In commercio dal: 19 marzo 2015
Pagine: 230 p., Brossura
  • EAN: 9788845929762
pagabile con 18App pagabile con Carta del Docente

Articolo acquistabile con 18App e Carta del Docente

Approfitta delle promozioni attive su questo prodotto:
Disponibile anche in altri formati:
Descrizione
"La violenza, la vera violenza, non si può fuggire, o almeno non possiamo farlo noi, nati in America latina negli anni Cinquanta, noi che avevamo una ventina d'anni quando morì Salvador Allende": fin dalla soglia del primo di questi tredici racconti, Bolaño mette le carte sul tavolo. In tutti si manifesta infatti una qualche forma di violenza, alla quale nessuno (che sia vittima o carnefice) potrà sottrarsi: né il nerboruto giovanotto che pagherà caro l'aver seguito una donna per concupiscenza o vanità; né il fotografo che cerca di salvare due bambini indiani rinchiusi in un bordello per omosessuali; né il padre di B. (trasparente controfigura dell'autore) che durante una vacanza ad Acapulco si siede a giocare a carte con la gente sbagliata; né quel Lalo Cura (lo ritroveremo in "2666") che da bambino viene portato dalla madre sui set dei film a luci rosse da lei interpretati; né il fantasma dell'uomo che assiste alla vendita del proprio cadavere a un necrofilo - né il narratore stesso, costretto alla crudele erranza dell'esilio. Giocando, come sempre, sui registri più vari - dal malinconico al grottesco, dal pornografico al fantastico, dall'ossessivo al comico -, Bolaño ci offre qui una sorta di sintesi della sua opera, trasformando ognuno di noi lettori (come ha scritto "The Observer") in "un voyeur, avido di vite travagliate e di fantasmi".

€ 15,30

€ 18,00

Risparmi € 2,70 (15%)

Venduto e spedito da IBS

15 punti Premium

Disponibilità immediata

Quantità:
 
 
 

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    Antonio

    17/09/2018 20:29:40

    I racconti, seppur variegati, trattano delle tematiche fondamentali. Innanzitutto la solitudine, in cui si narrano le vicessitudini di personaggi (spesso senza nominarli) che vagano, solitari, talvolta in modo indefinito. Altro tema di spicco è la condizione dell'emigrato, racconti di chi si trova lontano dalla propria terra e del difficile rapporto con l'ambiente straniero, sulla difficile condizione dell'esule. Non manca, ovviamente, l'ingrediente surreale, una delle firme tipiche di Bolano a quanto pare, e lo si riscontra soprattutto nel racconto che dà il titolo alla raccolta. E vi giuro che alla prima lettura non avevo capito che narrava di un calciatore reso prigioniero e seviziato da una sua ammiratrice (fun fact: ah, perché sì, anche gli uomini possono essere vittima di stupro). Bolano fa parte di quella straordinaria schiera di scrittori (come Borges, Cortazar, ecc.) a cui bisogna prestare particolare attenzione durante la lettura. Non ci si può abbandonare semplicemente al piacere di leggere, bisogna stare attenti a non perdersi nei meandri, a non smarrire la strada dove ci vogliono condurre, e soprattutto a intuire il non detto, quella parte occulta a cui vogliono tendere.

  • User Icon

    Cristiano Cant

    12/08/2015 08:12:57

    Violenza e gioco, dissipazione e perdono, e tanto altro ancora a farcire l'arazzo di questi racconti. Un sangue che non smette di darsi, di vibrare, in esperienze anche estreme che vanno quasi sempre a gocciolare su frantumi di assenza. Grezza e viva come la disperazione, incantevole e tenera come spasmi resi linguaggio, la prosa di Bolano è un continuo indagare nel continente della poesia, nell'esperienza umana che alla fine sa e può farsi poesia, oltre i fasti, le stanchezze e la gloria di una luce passata che egli non dimentica mai di ringraziare. Qui è la donna il faro assoluto, le follie e gli slanci del femminile attraversato e perduto, lacerato e sconcio, ma sempre in un sottofondo come di grazia che annulla ogni peccaminoso sguardo a comprendere o fuggire. Silva, il primo racconto, è uno dei più incisivi e strazianti; un tema di consapevolezza feroce affiora dolcissimo su una vicenda di pericolo autentico. Ma sono due altri, Puttane assassine e Il ritorno, a dare alla raccolta le mostrine della meraviglia, della sincerità più poetica trafitta nelle pagine. Lì, in quei due momenti, si può ancorare ogni dubbio e scendere dalla barca sicuri d'aver incontrato, navigando, un uomo che si è speso nella scrittura senza gli artifici di una forma stantia, senza le dicerie di una virilità gratuita o le grettezze e le puerilità di chi sfida a casaccio il vento del narrare. "Ho detto che andavo in bagno a fare un bisogno, e lei mi ha guardato come se avessi recitato John Donne, ragazzi, come se avessi recitato Ovidio, e io sono indietreggiato senza smettere di guardarla, senza smettere di guardare la barca che avanzava impossibile sopra un mare di niente e di elettricità, come se il pianeta stesse nascendo un'altra volta e io fossi lì solo per rendere conto della sua nascita, ma renderne conto a chi, ragazzi? Alle stelle, immagino."

Scrivi una recensione