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Quando inizia la nostra storia
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Quando inizia la nostra storia - Federico Rampini - copertina
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Descrizione


Dopo il successo di Le linee rosse, in cui ha guidato i lettori alla decifrazione del mondo attuale usando le mappe, Rampini applica lo stesso metodo alla storia, giocando con alcune date-chiave per fare luce sui sorprendenti legami tra eventi epocali del passato e il nostro presente.

La storia è maestra di vita: è urgente riscoprirla come guida. Che cosa lega l'invenzione della stampa moderna (Gutenberg) nel 1450, la Riforma protestante di Lutero e quel primo esperimento di globalizzazione che furono le grandi esplorazioni navali? È possibile paragonare Facebook o Instagram alle altre rivoluzioni della comunicazione? Che distanza c'è tra quella Età del Caos che chiamiamo Rinascimento, i suoi Savonarola, e i populismi di oggi? E perché la riscoperta dello Stato-nazione ci sembra un regresso, mentre con la Pace di Vestfalia fu un approdo di stabilità? Dopo il successo di Le linee rosse , in cui ha guidato i lettori alla decifrazione del mondo attuale usando le mappe, Rampini applica lo stesso metodo alla storia, giocando con alcune date-chiave per fare luce sui sorprendenti legami tra eventi epocali del passato e il nostro presente. La nascita nel 1600 della Compagnia delle Indie, azienda privata a cui l'Inghilterra assegna il grosso del suo impero, in queste pagine diventa l'inizio di una storia del capitalismo che si dipana fino al crac di Lehman e alla grande crisi del 2008 da cui non siamo ancora usciti. La guerra dell'oppio (1840) spiega lo spirito di rivincita che anima oggi la Cina. Il 1869 vede la nascita del Canale di Suez, che ispira Il giro del mondo in ottanta giorni di Jules Verne: non solo un romanzo d'avventura, ma l'avvento del globalismo come ideologia. In tema d'immigrazione, si parte dal 1870: la Grande Fame degli irlandesi e quello che, secondo Marx, dovrebbe insegnarci. Il 1948 segna la fine dell'impero britannico e della sua pretesa di fagocitare quello ottomano: una vicenda di cui settant'anni dopo la questione israelo-palestinese porta ancora le cicatrici. Esplorando gli anni 1963-67, riaffiora la terribile e seducente eredità del lungo Sessantotto americano, l'inizio di quella «guerra civile sui valori» tuttora in corso. L'incontro di Nixon con Mao Zedong nel 1972 innesca una reazione a catena che sfocia nel protezionismo di Donald Trump. E l'anno 1979 concentra tre eventi formidabili: la rivoluzione degli ayatollah in Iran, la svolta reazionaria dell'Arabia Saudita, l'invasione sovietica in Afghanistan, un triangolo dove viene piantato il seme degli islamismi moderni. Anche questo libro di Rampini non nasce «a tavolino». Le letture del passato si fondono con i racconti dei suoi viaggi di nomade globale – dalla profonda provincia americana che ha votato Trump al cuore islamico di Harlem, dall'Iran a Israele e alla Palestina – e con la sua vita in Cina o nella Silicon Valley californiana. L'avventura a ritroso nel tempo finisce per diventare una sorta di specchio magico. Così acquistano nuovi contorni e significati, e la giusta profondità, le cose da lui viste da testimone in prima fila: luoghi e personaggi, vertici internazionali e scontri tra leader che tentano di imprimere alla storia il loro segno.
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Dettagli

2018
30 ottobre 2018
444 p., ill. , Brossura
9788804705291

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Alce67
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Rampini tenta con successo un'operazione alla Harari: raccontare i cicli lunghi della storia, dove un evento avvenuto decenni, secoli fa, ha conseguenze, paralleli nel presente. Alterna l'analisi più prettamente storica, con appunti personali, da diario di viaggio, che rende il saggio ancora più godibile. Cosa mi porto a casa? molti spunti di riflessione e alcuni passaggi veramente appassionanti. Il 1979 come anno nel quale la presa dell'ambasciata americana di Teheran, l'occupazione della grande moschea di La Mecca da parte degli islamisti Sunniti, hanno portato all'ascesa dell'Islam più oscurantista, foraggiato dai proventi del petrolio, cresciuti anche grazie all'incidente alla centrale di Three Mile Island e alle successive restrizioni alla produzione di energia nucleare negli US. La politica di disgelo tra Nixon e Mao che ha rimesso in carreggiata la Cina. Il lungo '68 americano, che comincia in realtà qualche anno prima: rivolte studentesche, delle minoranze nere, la Summer of Love, la droga, la non partecipazione della classe operaia che diviene la prima sostenitrice nel 1968 del ritorno Repubblicano alla presidenza con Nixon. Un monito alle vicine elezioni americane e le rivolte di Black lives matter. La rilettura di Marx e l'immigrazione come strumento del capitalismo, una interessante provocazione alla sinistra globalista e sempre più lontana dalla piccola borghesia impaurita. La piccola rivoluzione del container, degli standard e del globalismo; piccole migliorie che innescano cambiamenti epocali. Dalla Compagnia delle Indie a Lehman Brothers: quando le società per azioni, diventano troppo grandi e serrano il connubio con i governi, la crisi del 2008 e l'antipolitica. Il gigantismo delle aziende tecnologiche e l'incompatibilità con il sistema democratico. C'è veramente tanto in questo saggio, con aneddoti appassionanti che lo rendono ancora più fruibile.

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Agostino
Recensioni: 2/5

Un libro “pieno zeppo di omissioni” sugli errori delle sinistre e su quelli irrimediabili di Obama. Ogni pretesto è buono per insultare Trump senza mai spiegare il perché e con giudizi basati senza un orizzonte storico. Analisi superficiale e di parte.

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gianni
Recensioni: 4/5

Un po' libro di viaggio, un po' digressione colta, un po' autobiografia, un po' ricognizione storica. Il Rampini illuminista e liberal, anche controcorrente e scomodo in certe pagine, è un cittadino del mondo che racconta certi snodi fondamentali della storia moderna e contemporanea. Prosa sciolta e piacevole.

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Federico Rampini

1956, Genova

Scrittore e giornalista italiano, ha iniziato la sua attività giornalistica nel 1977 a «Città futura», settimanale della Federazione Giovanile Comunista Italiana (FGCI), di cui era segretario generale Massimo D'Alema; dal 1979 scrive per «Rinascita», giornale che deve abbandonare nel 1982 dopo avervi pubblicato un'inchiesta sulla corruzione in seno al PCI. In seguito è stato prima vicedirettore de «Il Sole 24 Ore» poi capo della redazione milanese ed in seguito inviato del quotidiano «La Repubblica» a Parigi, Bruxelles e San Francisco. Come corrispondente ha raccontato dapprima le vicende della Silicon Valley; ha lasciato poi gli Stati Uniti per aprire l'ufficio di corrispondenza di Pechino. Ha insegnato alle Università...

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