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Andrea Vitali

Editore: Garzanti Libri
Anno edizione: 2014
Pagine: 384 p.
  • EAN: 9788811684589

Ha proprio ragione chi sostiene che Andrea Vitali meriterebbe un premio alla carriera. Il suo comune, Bellano, gli ha tributato una bella targa dorata sulla strada che percorre il lungolago, ma forse a questo punto dovrebbero insignirlo di un riconoscimento morale, di una carica, magari eleggerlo sindaco, o come piacerebbe dire a lui, “podestà”.
Sono tutti dei grandi successi i romanzi scritti fin’ora dal medico bellanese, dalla Signorina Tecla Manzi a Zia Antonia sapeva di menta, dal Meccanico Landru alla Modista. Un carrellata di personaggi di varia umanità, tutti accomunati dalla stessa cifra stilistica: miti e un po’ creduloni, gente semplice della provincia alle prese con gli affanni quotidiani, intenti a rincorrere successi di piccola caratura, equilibri precari e il necessario per tirare avanti. Le donne sono pettegole, gli uomini inermi, i carabinieri maldestri, il prevosto pavido, il medico fa le sue congetture, lo scrittore… Be’, lo scrittore a Bellano è solo lui e anche lui non esula dal suo classico ruolo: è un affabulatore che sa divertire, racconta con una prosa semplice e un’aria sorniona le piccole grandi sconfitte degli abitanti del paese lacustre, ambientando tassativamente ogni suo romanzo nel passato.
In tutti questi anni, sin dal 1990, ci ha sempre trasportato con i suoi racconti in diverse epoche, dai primi anni del secolo agli anni Settanta, senza mai occuparsi del presente. A quanto sostiene lo scrittore, il suo profondo diletto sta proprio nell’individuare dei personaggi degni di nota e farli muovere in altri periodi storici. Una finzione letteraria che conferisce a ciascuna delle sue opere un’aria vintage assolutamente attuale. Anche questa volta l’autore non si smentisce e con Quattro sberle benedette torna ad occuparsi del periodo storico che preferisce, gli anni Trenta. Protagonisti di questi anni il già noto maresciallo dei carabinieri Ernesto Maccadò e i suoi collaboratori di sempre, l’appuntato siciliano Misfatti ed il brigadiere sardo Efisio Mannu, sempre in rotta tra di loro. Le occupazioni che vedono impegnati questi validi servitori della Patria, in quell’uggioso Ottobre 1929, sono essenzialmente due: una lunghissima quanto inutile disquisizione sul sesso del nascituro, il primo figlio del maresciallo Maccadò, e una serie di lettere anonime pervenute in caserma.
La denuncia, tanto vaga quanto preoccupante, riguarda un noto ma innominabile cittadino bellanese, il quale, malgrado il suo ruolo di alto profilo morale, a detta del delatore, è un assiduo frequentatore di una famosa casa di piacere situata a pochi chilometri da Bellano. Insomma, alla vigilia del “Black Friday”, il venerdì nero in cui crollò la borsa di Wall Street, con una crisi mondiale alle porte, il regime fascista al potere e l’omicidio Matteotti alle spalle, i Carabinieri di Bellano indagano sulla decadenza dei costumi dei propri concittadini, confabulando su paternità e parentele. Ancora una volta Andrea Vitali suggerisce senza dire, attingendo a quella fabbrica di caratteri che è Bellano, scendendo in profondità pur rimanendo sempre in superficie.

Recensioni dei clienti

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    GianniF.

    14/04/2015 20.39.27

    Come sono lontani i tempi del "grande Vitali". Purtroppo, da sempre "la quantita' e' nemica della qualita'". Impossibile per uno scrittore produrre romanzi a raffica: ispirazione, originalita', freschezza, ne risultano drasticamente penalizzate. Un vero peccato, non resta che rileggere il primo Vitali per evitargli l'oblio.

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    Nicole

    10/03/2015 21.13.26

    Ho sempre letto con piacere i libri di Vitali.Li trovo di evasione,divertenti,anche rilassanti.Ma leggendo questo,più volte mi sono chiesta cosa sia capitato all'autore.Ma dov'è la storia,la trama?Mi è sembrato un romanzo che parla di "aria fritta"....Il nocciolo della vicenda è estremamente scarno e il brodo è allungato con fatti che non c'entrano nulla,spesso noiosi.Episodi insignificanti ai fini della trama,vengono narrati nel dettaglio anche per interi capitoli.Sinceramente ho faticato a terminarlo e penso che se questo fosse stato il romanzo di un autore sconosciuto(non di fama quindi)non sarebbe nemmeno mai stato pubblicato.

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    Giovanni

    27/12/2014 20.27.58

    E' il primo libro che leggo di Vitali. Nel giro di poco si capisce che può esser maggiormente apprezzato da chi è del luogo in cui è ambientato, visto il massiccio uso di termini ed espressioni dialettali. Inoltre, la continua alternanza di scenari tra i brevissimi capitoli confonde non poco. Trama che man mano che si avvicina al finale incuriosisce, ma neanche troppo. Disdegno l'uso di parolacce da parte di uno scrittore, sebbene moderato come in questo caso.

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    luciano

    01/12/2014 23.18.07

    Romanzo d'evasione, facile e veloce da leggere, divertente, spassoso, rilassante, scacciapensieri; vivamente consigliata la lettura in una giornata uggiosa.

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    Silvia

    14/10/2014 09.24.40

    Un tantino sfiduciata dalla prolificità degli ultimi periodi, mi sono accostata a questo ennesimo Vitali un po' prevenuta. Devo assolutamente ricredermi. Dopo un periodo di "stallo" sta tornando lo scrittore di "Olive Comprese", brillante, frizzante ma allo stesso tempo classico e tradizionale. Certo i protagonisti sono sempre gli stessi, ma il bello di Vitali sta proprio nel raccontare attimi ed episodi della Bellano di inizio '900 con una maestria e una goliardia che solo lui riesce a trasmettere. Resto del mio parere, la perpetua è sempre la migliore.

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    dona

    17/09/2014 17.32.26

    Mi piace alternare letture abbastanza impegnate ad altre un po' più goderecce e divertenti, e in questo senso Vitali è sempre stato tra i miei preferiti. Perché continui ad essere tale, mi aspetto che mi sorprenda con qualcosa simile a certi suoi racconti ormai lontani nei tempi. Il piacere di Olive Comprese, o di Almeno il cappello non li ho certo ritrovati nelle opere più recenti, nemmeno in questa. Libro discreto che non genera nè eccessi di entusiasmi né di tediosità...

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    Luana

    02/08/2014 17.54.36

    Veramente deludente! Ho letto tutti i libri di Vitali e mi sono sempre divertita, anche se le storie alcune volte non erano il massimo. E' stata veramente una fatica finire di leggere questo libro! Speriamo nel prossimo!

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    Mafalda O'hara

    28/07/2014 16.02.59

    Ne ho già letti due dei suoi libri e ho intenzione di continuare. Piacevoli, leggeri, disintossicanti della frenesia giornaliera. Un toccasana!

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    Maurizio Ciarlatani

    22/07/2014 15.32.21

    Mi dispiace dover dare un voto basso ad uno dei miei autori preferiti ; è la seconda volta, dopo "Regalo di nozze" e spero che sia l'ultima. La zuffa fra l'appuntato e il brigadiere è stata tirata troppo per le lunghe e il finale è troppo . Inoltre l'alternanza di scenari, specie nella prima metà del racconto è difficile da seguire.

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    Fabrizio di Monterosi

    20/07/2014 00.05.48

    Ogni romanzo di Andrea Vitali è diverso dai precedenti ed ugualmente piacevolissimo a leggersi

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    Mariflo

    30/06/2014 19.45.59

    Buon romanzo, nella migliore tradizione di Vitali. Gli ingredienti soliti ci sono tutti: Bellano, il maresciallo, l'appuntato, il prevosto, la perpetua... Certo, non ci si può rilassare un attimo: nuovi personaggi e nuove trame fioccano di continuo e aggiungono nuovo sale alla storia, rendendola viva e interessante. L'unico appunto è la lunghezza della storia: in un romanzo già ricco di contenuti, qualche pagina in meno contribuirebbe a renderlo più godibile.

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    angelo

    27/06/2014 09.20.38

    Ingredienti: quattro sberle insolite che portano scompiglio in paese, tre luoghi fulcro della vita cittadina (canonica, casino e caserma), due protagonisti misteriosi e sospetti (un prete ed una prostituta), un colpo di scena finale a riportare la quiete. Consigliato: agli amanti di piccole storie quotidiane del tempo che fu, agli osservatori curiosi e sorridenti dei vizi altrui.

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    Adele

    26/06/2014 17.05.25

    Adoro Vitali, ma questo romanzo mi è sembrato noioso e un po' ripetitivo; meno brillante e ironico dei precedenti.

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    NADIA3

    19/06/2014 16.21.23

    Questo libro è stato noia e confusione, i personaggi che, a parte i nomi impossibili, sono sempre gli stessi stereotipi di paese e il finale che si capisce duecento pagine prima della fine cioè subito. Penso che mi prenderò una pausa di riflessione dalla lettura di queste minestre riscaldate e ci rivedremo, forse.

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    Attilio Alessandro

    09/06/2014 17.33.40

    Contrariamente alle recensioni pubblicate prima della mia, io trovo questo romanzo piuttosto noioso e stiracchiato. Molto meglio il precedente. Comunque, letto uno, letti tutti!!!

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    Pupottina

    08/06/2014 21.36.54

    Ci si diverte mentre la storia viene raccontata, quando si ha tra le mani un romanzo di Andrea Vitali. I personaggi, il maresciallo dei carabinieri Ernesto Maccadò, il brigadiere sardo Efisio Mannu e l'appuntato siciliano Misfatti, sono invenzioni letterarie che non si dimenticano. Così come non si dimentica la Bellano immaginaria e realissima allo stesso tempo, dove tutto accade come in una perfetta commedia umana che il lettore non deve fare altro che gustare, divertendosi dall'inizio alla fine.

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    tina

    13/05/2014 16.28.15

    povera la Scudiscia ad avere a che fare con il Mistico...povero maresciallo Maccadò che appena papà gli tocca di trasferirsi, povero sciur prevosto che ha il collega che va a donnine...per non parlare dei disaccordi tra il mangiacarrube e il mangiapecore....da morire dal ridere. Anche questa volta Vitali non ha deluso.

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    claudio

    28/04/2014 21.46.47

    Mi sono imposto di leggere l'ultimo libro di Vitali appena uscito e ci sono riuscito. Secondo me quello recedente era migliore ma anche questo comunque merita. La storia è come al solito abbastanza semplice, con protagonisti tutti di Bellano compreso il pretino appena arrivato da Milano. E fanno la ricomparsa personaggi che si potrebbe definire storici per Vitali: il prevosto, la perpetua, il maresciallo dei carabinieri che diventa finalmente papà, il brigadiere e l'appuntato sempre dei carabinieri che si odiano apertamente. E siamo come nei migliori romanzi negli anni '20. Il cinque è forse un po' stiracchiato, ma senz'altro lo merita alla carriera.

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