Quella sera dorata

Peter Cameron

Traduttore: A. Rossatti
Editore: Adelphi
Collana: Fabula
Edizione: 7
Anno edizione: 2006
Pagine: 318 p., Brossura
  • EAN: 9788845920554
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Descrizione
Quando qualcuno si accinge a scrivere la biografia di qualcun altro, parenti e amici del biografato cercano quasi sempre di ostacolare un'iniziativa che, in un futuro minacciosamente vicino, li costringerebbe a leggere la solita compilazione di svarioni, congetture e voli di fantasia non autorizzati. È quindi ovvio che né la moglie, né il fratello, né l'amante del defunto Jules Gund, autore di un solo e venerato libro, desiderano che il giovane Omar Rezaghi si rechi nella tenuta di famiglia in Uruguay, e s'inpicci di faccende che non lo riguardano. È solo l'inizio di una commedia dove nessuna combinazione di fatti, sentimenti o rivelazioni è esclusa in partenza.

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Recensioni dei clienti

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    moreno63

    27/03/2014 19:22:42

    Libro godibile con personaggi e dialoghi che hanno il fascino della "lentezza". Decisamente meno il finale; troppo sbrigativo, in palese contraddizione con le 300 pagine che lo precedono

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    Adriana

    24/08/2013 09:55:13

    Niente male, niente male... mi ha ricordato un po' Mark Mills, quello de 'Il Giardino selvaggio'. Fila via liscio, piacevole, rilassante. Non capisco la logica della sostituzione del titolo originale 'The City of Your Final Destination' in 'Quella sera dorata', ma non si può sempre capire tutto...

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    giopar

    23/04/2013 12:07:20

    Carino, discreti l'ambientazione e il disegno dei pernonaggi. Secondo me, però, rimane tutto un po' "in superfice". Una lettura gradevole ma non molto di più.

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    silvia

    02/06/2012 21:29:56

    Anche per me "Un Giorno Questo Dolore ti sarà Utile" è decisamente migliore, più sottile e molto più coinvolgente. Questo è un bel romanzo, interessante, colto ma non un libro che non vorrei non aver letto.

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    paola

    01/06/2012 15:27:30

    buon libro in cui nulla e' scontato, nemmeno i finali sentimentali

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    sandra

    10/05/2011 15:44:09

    libro privo di qualsiasi interesse, spessore, trama. non basta architettare una location gradevole e mettere in piedi dialoghi che vorrebbero essere brillanti ed invece sono di una scontatezza deolante. questi libri sono solo pure operazioni commerciali.

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    luca

    28/07/2010 17:50:58

    Commedia brillante ben scritta da Cameron, in particolare risultano godibili i dialoghi... la trama un pò meno: trpii i nodi irrisolti. ben riuscita la caratterizzazione dei personaggi. Da leggere per rilassarsi in vacanza.

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    pneliuma

    13/07/2010 10:02:43

    Commedia piacevole incentrata sul rapporto vita-scrittura. Come per l'altro romanzo di Cameron, ho apprezzato la vivacità dei dialoghi e la capacità di delineare, attraverso le sfumature linguistiche, i caratteri dei personaggi che, pur nella apparente semplificazione paradigmatica, conservano zone oscure non risolte nella conclusione positiva. Ad emergere è soprattutto la figura del ventottenne Omar, nel suo viaggio verso una consapevolezza che lo allontanerà dalla "tirannia" di un rapporto sentimentale vissuto passivamente e da una carriera universitaria incerta.

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    mari

    07/01/2010 09:54:01

    Questo romanzo è meraviglioso fino a tre quarti (quando Omar e Deirdre tornano a casa). Meravigliosa è l'atmosfera di mistero che aleggia su Ochos Rios e sulle persone che ci vivono. Perché si è ucciso lo scrittore? Perché la moglie e l'amante sono rimaste a vivere insieme nella sua bizzarra e suggestiva casa? Cosa c'era nel romanzo scomparso? Quale segreto lega questi singolari e interessanti personaggi? Il lettore aspetta lo svelarsi di tutti questi misteri ma... pare che l'autore -che scrive,lo ammetto, con grande bravura- non abbia saputo trovare risposte. In ogni caso, da leggere.

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    Bubi

    27/06/2009 10:23:20

    Mi sono accostata a questo romanzo sulla base delle recensioni molto positive che avevo letto. Confesso di essere un po' delusa, forse perchè le aspettative erano troppo alte. La trama, per come si sviluppa sembra una sceneggiatura che si snoda in modo molto lineare senza nè picchi, nè cadute di stile. Insomma, un compitino ben eseguito e ben scritto, senza anima!

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    isabella

    16/10/2008 09:52:23

    Banale, scontato, noioso, questi sono gli aggettivi che mi vengono alla mente giungendo alla fine di questo romanzo, tanto decantato. Il primo collegamento che mi si è affacciato alla mente è stato quello con Maugham, che il povero Cameron tenta di emulare senza successo. Ho letto quasi tutto il libro, aspettandomi, da un momento all'altro, un capovolgimento di stile o di azione che lo rendesse meritevole dell'acquisto. Così non è successo. I libri di Maugham si leggono velocemente per il fascino della narrazione e i dialoghi brillanti, quello di Cameron per finirlo il più presto possibile.

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    Denebola

    21/09/2008 14:42:22

    Uno scrittore di talento trova una storia davvero buona e la mette su carta,in bello stile anche;ma non sa bene che taglio darle.Di certo non gli riesce la"commedia brillante e feroce"annunciata dalla quarta di copertina:ogni tanto c'è qualche battuta carina;ma in mezzo,il vuoto.Non si vede l'umorismo,l'autore non incalza,non graffia,mancano del tutto i tempi comici.Ma magari,semplicemente,è la quarta ad essere sbagliata:non si tratta affatto di una commedia.Va bene,ma allora cos'è?un libro drammatico?psicologico?uno studio di caratteri?non si capisce:è talmente superficiale!Non è convincente,non scava abbastanza a fondo,non è intenso.Forse la trasposizione cinematografica risulterà molto gradevole,vista l'ambientazione accattivante;come libro però è decisamente troppo vago.

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    luca

    13/09/2008 17:00:12

    Anche se sarebbe un 4.5 arrotondo e metto 5. Ho letto questo libro tutto d'un fiato e l'ho trovato veramente bello, sembra quasi di leggere la sceneggiatura di un film dati i moltissimi dialoghi presenti nel testo. Questo libro è scritto molto bene, in modo diretto e scorrevole. Lo consiglio assolutamente a chi possono piacere queste caratteristiche.

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    Tommaso

    20/03/2008 12:23:17

    Un buon libro, consigliato senz'altro, magari poco interessante dal punto di vista dello stile perchè sembra di leggere una piece teatrale più che un romanzo e poi nn c'è un buon rapporto qualità prezzo!!

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    valentina

    20/03/2008 07:36:29

    Non ho letto "Un giorno questo dolore ti sarà utile" (lo farò al più presto, perchè Peter Cameron mi ha davvero stregata), quindi non posso fare paragoni. Ma ho trovato "Quella sera dorata" delizioso e accattivante; direi perfetto. La trama di per sé è tutto sommato piacevolmente semplice, ma questo non toglie valore al libro, anzi: è godibilissimo perchè i personaggi sono dipinti con tale cura che li vediamo delinearsi ed evolversi sotto i nostri occhi, anche grazie ai moltissimi dialoghi, i quali sono ricchi e mai noiosi. Leggendo, ho spesso sorriso, il che non guasta mai. Ho apprezzato molto anche il finale: coronamento naturale alla storia sin lì raccontata e presentato in modo secondo me originale. Lettura ideale.

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    Rubina

    21/12/2007 21:42:00

    Spassoso e a tratti godibile, ma privo di quella grazia sottile e di quello stile elegante che si riscontra nel secondo romanzo di Cameron :"Un giorno questo dolore ti sarà utile". E' come se questo libro sia stato per l'autore un sorta di preparazione per poi approdare a futuri romanzi.Un bel 4

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    VALE

    20/12/2007 12:56:46

    Dopo aver letto e ammirato "un giorno questo dolore ti sarà utile" che ancora regalo e consiglio perchè quello è davvero un bel libro scritto con cuore e cura, ho pensato di trovare nell'altro libro di Cameron una conferma della bellezza e eintensità del precedente. Risultato scarso e deludente.Succederà qualcosa da qui alle prossime 80 pagine? cambierà il registro dei dialoghi??? mah..

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    Stefano

    12/11/2007 15:40:04

    Un libro eccezionale. Ecco come un romanzo riesce a raccontare uno spaccato di vita senza ricorrere a vicende mirabolanti e poco verosimili, ci si dimentica o passa in secondo piano il motivo principale per cui il protagonista si impegna, rapiti dall'analisi dei comportamenti umani attraverso dialoghi per nulla banali e spesso ficcanti. La psicologia dei personaggi è ben strutturata e coerente e lo stile è davvero pregevole, scorrevole seppur raffinato. E se poi il finale non dovesse soddisfarvi sarà una piccola concessione che si può perdonare a Cameron. Un libro eccellente che ha l'unico torto di terminare troppo rapidamente.

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    NADIA3

    17/10/2007 14:51:04

    Ecco come scrivere un libro di oltre 300 pagine in cui non succede nulla,ma si susseguono solo dialoghi ripetitivi e noiosi tra personaggi insulsi e senza spessore.Non sono riuscita ad appassionarmi alla storiella del giovane iraniano che vuole entrare nelle vita del grande scrittore pestando i piedi ai suoi sgangherati parenti,nè alla sua pseudo-storia sentimental platonica con Arden.Mi spiace dirlo ma leggere questo libro è stata una vera perdita di tempo!

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    Davide D.

    08/10/2007 08:34:11

    Ho trovato questo libro molto piacevole, simpatico, con i suoi personaggi un po' assurdi, "all'Almodovar". Molto scorrevole, si legge in un attimo. Lo consiglio senz'altro.

Vedi tutte le 47 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione

Non sorprende che James Ivory abbia accettato di curare la regia di un film, tuttora in lavorazione, tratto dal romanzo Quella sera dorata dello statunitense Peter Cameron. Calato in atmosfere rarefatte e sospese nel tempo, orchestrato su dialoghi brillanti, il romanzo ben si accorda infatti con la cifra stilistica del regista californiano. Un romanzo, quello di Cameron, per molti aspetti dal gusto vagamente retrò, capace di evocare situazioni e modi di certa narrativa ottocentesca. Un romanzo tuttavia moderno, per le inquietanti tematiche che lo attraversano nell'ambrato crepuscolo di un Uruguay del tutto immaginato e per certi versi simile a quelle isole inesistenti di certe commedie scespiriane. A muovere l'azione drammatica è Omar Razaghi, un goffo dottorando iraniano, alle prese con un'incerta carriera nell'Università del Kansas. Conditio sine qua non per ottenere una borsa di studio è la stesura della biografia di uno scrittore latino americano di origine ebrea, un certo Jules Gund , costretto a fuggire dalla Germania nazista prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Trascurato dalla critica, egli scrisse un solo romanzo prima di spararsi un colpo in un bosco vicino la sua casa in Uruguay. L'eventuale pubblicazione di una sua biografia potrebbe salvarlo dalla dimenticanza, ma i suoi eredi negano a Omar l'autorizzazione a procedere nel suo lavoro. È l'ambizione forsennata della fidanzata Deirdre a spedire Omar a perorare la sua causa nella tenuta dei Gund a Ochos Rìos. Come l'isola del Prospero scespiriano, la tenuta desolata diviene teatro di profonde trasformazioni per tutti i personaggi che la abitano. La presenza di Omar altera infatti i precari equilibri di casa Gund, dove la vedova Caroline convive con Arden, la più giovane amante di Jules, e la loro figlioletta Porzia, e dove Adam, il fratello gay dello scrittore scomparso, conduce un difficile ménage con Pete. Una quadriglia di intelligenze sottili che danno voce ad agilissimi dialoghi a fil di lama a metà strada tra Wilde, Shaw e Pinter. I personaggi emergono gradualmente in vivacissimi duelli linguistici, dove l'idioletto di ciascuno si impone all'attenzione come carattere fortemente distintivo. Il dandysmo di Adam, ad esempio, si rivela anche attraverso il suo linguaggio raffinato infarcito di paradossi, ossimori e litoti mentre le chiusure e lo snobismo di Caroline si riflettono nel suo eloquio parsimonioso e autoironico. Brevi scambi di battute bastano a definire mutamenti di alleanze, impercettibili ostilità, l'insorgere improvviso di sentimenti. Maestro del non detto e dell'understatement, Cameron sa costruire personaggi a tutto tondo, lasciando tuttavia profonde zone d'ombra. Una cifra stilistica, questa, che va di pari passo con un nodo tematico del romanzo. Nel tentativo di carpire i segreti del passato dei tre eredi, Omar si rende conto a poco a poco di quanto sia difficile strappare il velo di Maya che protegge la vita di ognuno, e pertanto di quanto il suo lavoro rischi di divenire mistificatorio. Scrittura e vita divengono a un certo punto transitive, perché Omar giunge a riconsiderare la sua stessa vita, a interrogarsi sui punti insoluti, decidendo infine di darle un altro corso. La metamorfosi di Omar trova un'oggettivazione simbolica di morte e rigenerazione nel passaggio dallo stato di coma, in cui egli cade in seguito alla banale puntura di una vespa, al risveglio in cui la sua vita assume nuovi significati. L'andamento della trama è quello di una commedia piuttosto tradizionale dove i frantumi delle vite di ognuno sembrano ricomporsi verso un finale rasserenante, tuttavia malinconico. Alcuni punti rimangono oscuri, e come nelle migliori commedie scespiriane, qualcuno rimane da solo ad affrontare l'approssimarsi della morte.   Susanna Battisti