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Editore: Newton Compton
Collana: Controcorrente
Anno edizione: 2017
Pagine: 348 p., ill. , Rilegato
  • EAN: 9788822701435
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Trump è seduto a un elegante tavolo di mogano laccato nell’area del salotto del Trump Force One, un lussuoso Boeing 757 […] È il 17 giugno 2016.

L’intervista del giornalista americano Alan Friedman con il 45º presidente degli Stati Uniti d’America avviene su quell’aereo. L’impressione che ha, è di avere difronte un arrivista, un uomo inquieto e instabile, la cui instabilità è un problema per il mondo:Trump salta da un argomento all’altro. Ma Donald Trump è il presidente degli Stati Uniti d’America.

Lo stile documentaristico di Friedman ha un approccio curioso e gentile quando parla con Trump, pur facendo affermazioni negative. Ciò che emerge dal libro pubblicato dallaNewton Compton è che la protagonista sia l’America, il cui volto sta cambiando. “Ciò che sta accadendo è e non è l’America”, questa la tesi del giornalista sulla prima fase di governo Trump. Non c’è demonizzazione del senso di malcontento profondo che l’affligge, ma ormai è un paese diviso, in cui un terzo della popolazione degli Usa è sotto soglia di povertà e senza assistenza sociale. “In questo momento l’America è spaccata socialmente ed economicamente”, dichiara Friedman.

Friedman fa un’inchiesta sul campo con questo libro che prende il titolo dalla famosa canzone “This is not America”, cantata da David Bowie. Ciò di cui racconta si può estendere a livello globale, in quanto si tratta del mondo intero che rischia molto con questo presidente senza precedenti, imprevedibile e pericoloso.

“Trump ricorda alcuni Ceo americani e stranieri senza grandi comprensioni del mondo. Non capisce come funzionano la Nato e l’Unione Europea”, dichiara il giornalista.

Allora come si spiega il suo arrivo alla Casa Bianca? Secondo quanto dice lo scrittore, parecchi bianchi poveri hanno votato Donald Trump proprio perché, tartassati economicamente da decenni, si sono impoveriti a causa dei malgoverni precedenti. Inoltre, gli americani erano stanchi del “clan” dei Clinton, Hillary in primis. Il punto è che Trump, come si legge da un titolo di un capitolo del libro, sta portando un nuovo disordine mondiale, sostenuto da coloro che credono a tutto quello che afferma e, puntualmente, smentisce, utilizzando e manipolando a suo piacere le fonti. Secondo Friedman: “Si comporta da dittatore, e vuole delegittimare gli organi di stampa, l’Fbi, i giudici e chiunque sia contro di lui. Se ne frega della Convenzione di Ginevra, e non ha una politica ideologica”. La previsione che fa l’autore del libro è che in un’America che cambia velocemente, si rischia di tornare a una mancanza di rispetto dei diritti civili come negli Anni Cinquanta, dal momento che, fino al 2018 con le prossime elezioni delCongresso degli Stati Uniti d’America, per il “narcisista patologico” Trump non ci saranno vincoli di alcun tipo. In tale scenario diverrà centrale per la stabilità globale il rapporto con il presidente russo Vladimir Putin.

Recensione di Simona Cacola


L’America dei nostri sogni, l’America dei nobili ideali e delle strade lastricate d’oro, è mai davvero esistita? O era forse un parto dell’immaginazione collettiva?

Friedman non è un giornalista che abbia bisogno di presentazioni: il suo modo di fare giornalismo, fatto soprattutto di pennellate veloci, grandi figure e ritmi incalzanti (non a caso, molto americano) è ben noto al pubblico italiano, specialmente dopo che il suo Ammazziamo il gattopardo ha mostrato un ritratto così poco edificante del nostro Paese.

Ora che è la sua nazione a essere nell’occhio del ciclone, però, il lettore potrebbe sospettare che l’irruenza di questo watchdog americano possa essersi affievolita, visto che è sempre più facile guardare ai problemi altrui che a quelli di casa propria. E invece il lettore si rassicuri, perché le pagine di questo libro traboccano di frecciate e affondi (a volte delle vere e proprie invettive) che definire pungenti sarebbe quantomeno eufemistico.

Sarebbe troppo facile però prendersela con Trump; la verità, secondo Freeman e secondo molte delle persone da lui intervistate, è che il neo presidente ha solo “strappato il cerotto” da una piaga da tempo virulenta, ma di cui finora non si sentiva l’odore: è dura da accettare, ma l’american dream non è mai stato molto democratico. Non per i neri o i latinos, intrappolati da un clima di razzismo quasi da guerra civile; non per le donne, alle prese con atteggiamenti sessisti che si pensavano scomparsi; non per il 13% di americani che vive sotto la soglia di povertà, in condizioni che non sarebbe difficile ritrovare in un Paese del Terzo Mondo.

Cose che forse già sapevamo? Può darsi. I notiziari, anche italiani, traboccano di informazioni su #BlackLivesMatter, lobby delle armi, terrorismo, hacker russi e rapporti poco chiari tra politici, CIA e banche. Ma il fatto è che, spesso, queste informazioni scorrono sui nostri schermi senza lasciare traccia, subito pronte a lasciare spazio al prossimo attentato, alla prossima catastrofe. E così non abbiamo tempo di confrontarci con nulla, nemmeno con episodi come la strage di Newtown (quanti di voi ricordano esattamente cosa successe, senza andare a controllare su internet?). Perciò questo libro, insiste Friedman, per darci il tempo di pensare e riflettere. Prima che sia troppo tardi.

Recensione di Elena Malvica

Recensioni dei clienti

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    Vincenza

    10/03/2017 10.59.48

    Il tema sarebbe interessante, ma un po' deludente nel suo sviluppo. Sicuramente uno spaccato di America da osservare con attenzione, ma molti temi trattati sono già stati sviscerati a lungo in trasmissioni tv e in altri approfondimenti giornalistici. Un libro tutto sommato mediocre.

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