Questa vita tuttavia mi pesa molto

Edgardo Franzosini

Editore: Adelphi
Anno edizione: 2015
Pagine: 117 p., Brossura
  • EAN: 9788845930126

12° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Arte, architettura e fotografia - Forme d'arte - Forme d'arte non grafiche - Scultura

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Descrizione

Vincitore del XXXI Premio letterario Giuseppe Dessì - sezione narrativa.

Ciò che fa di Edgardo Franzosini uno scrittore diverso da qualsiasi altro è la sua capacità di raccontarci storie vere di personaggi, generalmente poco noti, che sembrano inventati per quanto sono fuori del comune. In questo libro Franzosini ci regala un'altra delle sue ipnotiche "vite immaginarie" percorrendo, con quella visionarietà e quella levità che lo contraddistinguono, la breve, singolare esistenza dello scultore Rembrandt Bugatti (fratello di Ettore, il fondatore della casa automobilistica, il quale sceglierà proprio il suo Elefantino danzante per il tappo della lussuosissima Bugatti Royale), divenuto celebre negli anni Dieci del Novecento per i suoi bronzi raffiguranti animali, di preferenza non domestici: tigri, giaguari, pantere, elefanti, leoni... Con gli animali Bugatti ha sempre vissuto in una sorta di struggente empatia, passando ore e ore davanti alle gabbie del Jardin des Plantes, a Parigi, o negli splendidi edifici orientaleggianti dello zoo di Anversa, a guardarli vivere, muoversi, mangiare, soffrire - identificandosi totalmente con loro. Al punto da subire un autentico shock allorché, di fronte alla minaccia dei bombardamenti tedeschi, le autorità del Belgio decisero di sterminare tutte le bestie dello zoo. "Non sono in molti" ha scritto Giuseppe Pontiggia a proposito di Franzosini "a scrivere libri che hanno questa leggerezza e questo humour discreto".

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    Cristiano Cant

    06/03/2018 12:39:33

    Leggero e dolorosissimo libretto, ritratto di un'anima rara, "scultore d'animali per predestinazione" come scrisse di lui il poeta André Salmon. Un uomo che adorava gli animali credendo nella loro anima assai più di quanto confidasse nella miglior logica degli uomini, e che ogni mattina andava a salutarli, a studiarli, ad adorarne il segreto, le movenze, le noie e gli impeti, la rassegnata tristezza dopo il pasto, lì, al giardino zoologico di Parigi: "Quando sono di fronte a loro e li fisso negli occhi mi sembra di rendermi perfettamente conto delle loro gioie e delle loro pene". Un'identificazione assoluta, senza freni o soggezioni, fino a farne diventare materia, pasta di sguardo, di fattezza e portamento nell'esito delle proprie stupende sculture. Le lancette di una breve vita lungo un quadrante di anni bollenti, quelli che si accingono a scatenare l'inferno con l'arrivo della Grande guerra. Rembrandt si perde nello spettacolo di quegli esseri, come un amico o un confidente, avvilendosi fino al tormento ogni volta che assiste a spettacoli in cui gli animali sono violentati, ridicolizzati: "Conigli che suonano il tamburo, un orso, o forse un canguro, su un triciclo, e sciacalli che ballano il valzer". Ne è atterrito. Come se sentisse e toccasse la gretta sostanza che abita gli uomini, una fanghiglia morale che oramai sormonta ogni loro azione. Pochissimi viaggi, qualche incontro importante (De Gourmont, Boni de Castellane), l'ammirazione che per lui ha Rodin, immenso complimento. Ma tutto sempre dentro uno sfondo che è solo annuncio di tragedia, sconforto senza ripari, fine annunciata. Rincorreva il mistero di quel linguaggio animale, di quelle vicinanze fra il selvaggio e l'amichevole come un interprete schivo ma ostinato a rendere a perfezione ogni respiro e ogni suono, oltre che ogni gobba, ogni muso, ogni ala. E' ancora lì seduto ad accarezzare quelle gabbie e a dispensare affetto per quelle creature, le sole che lo abbiano compreso e amato.

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    Alessandro

    26/05/2016 09:28:59

    Il rapporto fra lo scultore R.Bugatti e il mondo animale.

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    Massimo Gatta

    08/10/2015 15:40:58

    La compassione sublime di Franzosini e quella inesausta che fu di Bugatti non bastano, da sole, a infondere energia a questo pur poetico ritratto del tragico scultore animalista, uno dei titoli più deboli del grandissimo e talentuoso scrittore.

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    alida airaghi

    02/10/2015 21:51:20

    Dopo aver illustrato le biografie di Raymond Isidore, di Bela Lugosi e di Giuseppe Ripamonti, in questo volume Franzosini si sofferma sulle vicende biografiche di Rembrandt Bugatti, uno scultore animalista il cui nome risulta pressoché ignoto ai più. Franzosini ci introduce nelle giornate del suo protagonista descrivendone dapprima sommari tratti fisici ("E' alto ed è vestito in modo elegante, ma ha le spalle curve e l'andatura rigida e impacciata..."), quindi gli incontri quotidiani più banali, e poi via via la storia della sua originale e facoltosa famiglia, le amicizie influenti, per arrivare all'unica, fondamentale passione della sua vita: gli animali. Non sono gli animali domestici ad affascinarlo, ma quelli esotici, selvatici, provenienti da terre lontane: davanti alle loro gabbie, negli zoo di Parigi e di Anversa passa ore, settimane, mesi. Li osserva nei loro movimenti che mantengono ancora qualche traccia di aggressività, li disegna, li modella con la plastilina, ne ricava dei calchi e poi delle sculture in bronzo che presto lo rendono celebre e gli valgono il titolo della Legion d' Honeur. Afflitto dalla sordità e dalla tisi, Rembrandt Bugatti è un giovane uomo solitario e aristocratico, conteso dai salotti parigini, ma costretto dall'indigenza a farsi mantenere dall'amatissimo fratello Ettore, fondatore della rinomata casa automobilistica. Sensibilissimo, profondamente religioso, è sconvolto dalla tragedia della grande guerra, dall'invasione tedesca del Belgio, dalle crudeltà prussiane contro i cittadini inermi, ma soprattutto dalla feroce esecuzione di tutti gli animali dello Zoo Antwerpen di Anversa, imposta dalle autorità belghe per ragioni di sicurezza. Rembrandt patisce la sua estraneità a un mondo sempre più feroce, e si uccide nel gennaio del 1916. La sua breve vita ci viene descritta da Franzosini con sobria eleganza, con affettuosa empatia.

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