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Un anno di guerra: la primavera degli anni 1940 e 1941, due campagne militari, quella di Francia e quella di Grecia, ricostruite attraverso due taccuini fortunosamente scampati alle vicende belliche.Il lungo anno si perde tra la neve, il fango, le morti silenziose, le rare lettere azzurre che una ragazza scrive dal Veneto all’alpino Rigoni. Gli fa da coro una piccola folla di compagni e di superiori, intrappolati in quello stesso viaggio assurdo: Saiani, che ruba il fieno alla Sussistenza perché la sua mula sia sempre la migliore; Santini, che nelle notti di bufera sotto alla tenda, declama le stanze dell’Orlando Furioso; il sergente maggiore Fontanella, livido e astioso; il colonnello comandante di reggimento, che dirà ai sui portaordini: “Io sono ormai vecchio. Tu sei un ragazzo. Devi vivere”.
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Un lettura che mi ha colpito molto. Ancora una volta Mario Rigoni Stern lascia il segno dentro di noi con un piccolo libro carico di tantissimi sentimenti. Rabbia, impotenza, dolore, ma anche speranza, amore e nostalgia per la propria giovinezza ormai lontana. L'autore ci accompagna nelle sue corse di giovane portaordini degli alpini tra boschi, montagne e valli, paradisi solo apparentemente inviolati e solitari. Nelle campagne militari di Francia e Grecia (1940-1941) il giovane Rigoni deve combattere un nemico che nessuno riesce ad odiare, deve imparare a sopravvivere alle insidie della natura, deve imparare a vivere come un soldato ed a convivere con la morte ed il dolore. Il taglio di questo libro ricorda più un romanzo che un diario: Rigoni è bravissimo, come sempre, nelle descrizioni dove la natura è soggetto, è poetico e struggente nel raccontare i propri sentimenti, è dolce e sentimentale nel ricordare la vita di tanti ragazzi consumata, per uno scopo incomprensibile, nel fuoco di una guerra assurda, insensata e crudele.
Un breve libro, ripreso da qualche appunto sopravvissuto agli anni, che racconta le prime esperienze in guerra del diciannovenne alpino portaordini Rigoni, nella breve esperienza in Francia e dopo pochi mesi in Grecia. Inviato al fronte el giugno del 1940, durante il servizio militare, come accadde a molti giovani della sua generazione, descrive senza ricami né retorica i fatti, gli alpini, il loro stato d’animo nei confronti della guerra e del potere. La memoria come monito verso i fautori della guerra.
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