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Enzo Pace

Editore: Il Mulino
Collana: Saggi
Anno edizione: 2008
Pagine: 354 p. , Brossura
  • EAN: 9788815121868

Dalla cellula in su, ogni organismo complesso costituisce un sistema, ossia un insieme articolato che è contraddistinto da una separazione rispetto all'ambiente circostante, la cui complessità tenta di riorganizzare entro livelli accettabili per il proprio equilibrio interno: una semplificazione selettiva della variabilità ambientale costituisce quindi il presupposto perché possa definirsi l'identità interna del nuovo insieme. La matematica ci dice poi che lo stato di un sistema è (funzione di) influenzato da variabili, definite da ciò che entra e da ciò che esce, fatto questo che mette in rilievo l'importanza dell'interazione dentro-fuori per il mantenimento di un'equilibrata complessità interna, ridotta quindi rispetto a quella di per sé inassimilabile dell'ambiente esteriore. Perché l'identità costituitasi come separata rispetto a ciò che la circonda possa mantenersi, occorre che sia in grado di attivare dei collegamenti sia con l'esterno che con le differenti componenti interne, in sé inerti: in effetti, gli elementi inclusi nell'insieme hanno rilevanza solo se messi in relazione, e tale rete di relazioni deve potersi rapportare in qualche misura con ciò che è fuori dall'insieme. Ne consegue che la comunicazione regge il sistema, anzi, potremmo dire che essa è il sistema. Nel sistema psichico, il pensiero esiste solo in relazione agli altri pensieri che compongono la mente umana e agli stimoli che provengono dall'ambiente circostante (il secondo elemento costituisce l'ostacolo teorico principale alla riproduzione dell'intelligenza artificiale); nel sistema sociale, l'individuo esiste solo in relazione agli altri individui che compongono la società, la quale poi si definisce nell'interazione con l'ambiente e con le altre società diverse da sé. E così via. Dal microcosmo cellulare al macrocosmo sociale, il salto è compiuto da un paio di autori fondamentali: Niklas Luhmann e Talcott Parsons. La scommessa del saggio di Enzo Pace sta nel provare ad applicare la teoria dei sistemi alla religione. E se è vero, con Luhmann, che la comunicazione rappresenta il processo fondamentale di un sistema, sarà anche vero che il sistema religione potrà essere inteso in definitiva come comunicazione religiosa, ovvero un "raccontare Dio". Qui sta il nocciolo concettuale del libro, un libro – occorre dire – di non facile lettura per chi non possedesse qualche conoscenza in materia di sociologia. In effetti, il tentativo di Pace è quello di comprendere in una formula universale il misterioso oggetto che nonostante tutto continuiamo a chiamare con il nome di "religione". In tale nuova applicazione della teoria dei sistemi si manifesta la volontà di prendere in conto, cosa che la sociologia non sempre fa, la storia dell'oggetto trattato: le diverse secolari trasformazioni delle varie tradizioni religiose vengono rilette attraverso la lente del loro rapporto sistemico con l'ambiente che le circonda. Il successo o il fallimento degli adattamenti (intesi in termini di interpretazione e di conferimento di senso, dunque di comprensibilità in un orizzonte di semplificazione simbolica) dei diversi sistemi-religione ai cambiamenti del contesto in cui si trovano inseriti ne spiega in qualche modo le vicende storiche. Insomma, nelle interrelazioni del sistema religioso con i sistemi psichici dei credenti ("doppia contingenza"), all'interno di un ambiente in continuo mutamento, si cela la meccanica di fondo della religione. D'altra parte, ulteriore problema affrontato dall'autore, occorre domandarsi come nascano e si sviluppino le diverse fedi: se infatti esse sono, in fin dei conti, comunicazione religiosa, è lecito chiedersi quale sia la parola che accende in loro la scintilla della vita. Qui interviene un altro importante modello di riferimento della sociologia di Pace, ovvero la teoria di Max Weber sulla dinamica tra carisma e istituzione, rinominati all'occorrenza "virtù dell'improvvisazione" e "sistema di credenza". All'interno di una concezione dell'oggetto religione che dipende, tra l'altro, dalle teorie "genealogica" (Talal Asad) e "costruttivista" (Heinz von Foerster), il flusso storico dei cambiamenti e delle trasformazioni appare punteggiato da momenti di forte accelerazione provocati da speciali personalità carismatiche, capaci di rielaborare e reinterpretare in maniera "efficace" i materiali religiosi ereditati (senza creare di per sé nulla di nuovo). "Efficace" in che senso? Qui il riferimento non può che andare alle teorie del rational choice di Rodney Stark e altri, che considerano le fedi alla stregua di prodotti commerciali presentati al capriccio dei consumatori sugli sconfinati scaffali del mercato religioso. Come si vede, il libro appare molto ricco di riferimenti teorici, che si tenta di far interagire in maniera organica in funzione di una lettura del fenomeno religione il più comprensiva possibile. Agli occhi di un profano, l'esperimento appare interessantissimo: se poi il profano in questione seguisse altre impostazioni di metodo nello studio della religione, potrebbero emergere alcuni dubbi. Due di essi sono forse meritevoli di essere esplicitati. Il primo, più puntuale, concerne l'uso (per quanto periferico) delle teorie del mercato religioso: allo storico, tali modelli teorici (elaborati con particolare riferimento alla realtà americana contemporanea) fanno decisamente problema; senza contare poi che alcune pubblicazioni recenti (Pippa Norris e Ronald Inglehart) hanno dimostrato, dati alla mano, che l'incidenza della religione non dipende dalle oscillazioni dell'offerta (e dunque dalla libera ed effervescente concorrenza del mercato religioso), quanto piuttosto dalla variabilità della domanda (gli individui non sono tutti e sempre religiosi allo stesso modo: non esiste un homo religiosus sempre uguale a se stesso). Il secondo dubbio, più generale, potrebbe esprimersi in una certa impressione di riduzionismo – spettro costante dello studio della religione – che si trae dalla costruzione teorica di Pace. Senza voler rispolverare qui le accuse di riduzionismo cognitivo fatte a suo tempo a Peter Berger (si potrebbe dire qui "riduzionismo comunicativo"), viene in fondo da chiedersi dove sia la religione all'interno di questo complesso modello: la costruzione simbolica di senso fondata nella relazione con il mondo e la forza comunicativa che promana dalle diverse pratiche sociali sono in sé elementi specifici della religione? Non è in fondo questa un'ulteriore prospettiva che si aggiunge a quelle già esistenti (economica, politica, teologica, antropologica) e ci consente, insieme alle altre, di riflettere su un fenomeno sfaccettato e difficilmente afferrabile quale è la religione? È con queste domande in testa che si consiglia la lettura di questo bel libro, provvisti però – sia detto per i profani – di un buon manuale di sociologia.
Fabrizio Vecoli