Racconti e prose brevi - Samuel Beckett - copertina

Racconti e prose brevi

Samuel Beckett

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Curatore: P. Bertinetti
Editore: Einaudi
Collana: Letture Einaudi
Anno edizione: 2010
In commercio dal: 5 ottobre 2010
Pagine: XXX-273 p., Brossura
  • EAN: 9788806202156
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Nonostante i racconti e le prose brevi siano stati uno dei maggiori impegni creativi di Beckett, restano tra le sue cose meno conosciute. Una impopolarità difficile da spiegare, anche perché Beckett scrisse prose brevi durante tutta la sua attività creativa e la loro qualità non è certo inferiore ai romanzi o alle pièce. Per alcuni, ad esempio, il breve testo del 1946 "La fine" è la migliore introduzione all'opera di Beckett; John Banville ha definito "Primo amore" "il più perfetto racconto breve mai scritto". Lo stesso Beckett considerava i suoi testi brevi degli "scritti importanti". La sua poetica del resto lo spingeva più verso la contrazione che l'espansione, e la prosa breve diventò presto la forma narrativa prediletta, il distillato di forme più lunghe. Immaginazione morta immaginate (lungo solo 1500 parole) recava nell'edizione inglese la seguente indicazione: "questo brano è stato concepito come un romanzo e, nonostante la sua brevità, rimane un romanzo, un lavoro di finzione nel quale l'autore ha rimosso tutto meno l'essenziale... È probabilmente il romanzo più breve mai pubblicato".
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    diego

    29/09/2015 16:09:20

    Purtroppo non riesco a condividere l'amore su Beckett che ritrovo in molti commenti, e neanche ne vedo la genialità. Mea culpa probabilmente. Ma ho sempre pensato che un racconto debba parlare di qualcosa, che ti debba far riflettere ed emozionare, e se niente di questo accade ti debba almeno incuriosire, o far sorridere. Nulla, solo una noia mortale, dalla mediocrità dei primi racconti si arriva a qualcosa che io reputo illeggibile, nascosto forse da una pseudo originalità si cela uno degli autori più sopravvalutati dello scorso secolo. L'autore purtroppo - come del resto fa nelle opere teatrali - gioca il tutto sull'assurdo della vita e su varie masturbazioni mentali neanche tante originali, mischiate poi a riferimenti anatomici del pube e dintorni... Ho letto già molto di Beckett, ed anche "Aspettando Godot", la sua opera più famosa, soffre della medesima patologia, una serie di scenette che giocano sull'assurdo, su personaggi pseudo rincoglioniti e disadattati che ripetono il concetto in ogni brodo. Ma sicuramente sono io in difetto, che non ho compreso la grandezza del "genio".

  • Samuel Beckett Cover

    Scrittore e drammaturgo irlandese. Nato in una famiglia anglo-irlandese, studiò al Trinity College di Dublino. Dopo essersi diplomato, viaggiò a lungo per l’Europa (1928-30). A Parigi conobbe James Joyce, con il quale instaurò una profonda e duratura amicizia. Tornato in patria, tentò la carriera accademica, ma l’abbandonò ben presto per incompatibilità con l’ambiente, dedicandosi infine unicamente all’attività di scrittore. Le sue prime opere furono redatte in inglese: tra esse spicca il romanzo Murphy, scritto nel ’35 ma pubblicato solo tre anni più tardi. Nel 1938 si trasferì definitivamente a Parigi, e dal ’45 adottò il francese come lingua d’elezione. Tra i primi testi redatti... Approfondisci
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