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Romain Gary

Traduttore: E. Capriolo
Editore: Neri Pozza
Collana: Biblioteca
Anno edizione: 2009
Pagine: 487 p. , Brossura
  • EAN: 9788854503359
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    Gianfranco

    06/04/2014 12.23.36

    Dopo aver letto "La vita davanti a sè" che tanto mi era piaciuto con la sua prosa brillante, frizzante, divertente e commovente, con molte aspettative mi apprestavo a leggere "Le radici del cielo". Non mi ha convinto dalle prime pagine. Verso metà, mi stava appassionando ma poi ho letto sfogliando le ultime pagine perchè sinceramente non reggevo più la scrittura molto appesantita e non piacevole alla lettura. Non è paragonabile ad Hemingway sia come temi sia come prosa; forse paga il fatto del risvolto politico del libro (a tratti eccessivamente verboso) che nel 1956 aveva un senso ma che nel 2014 tale senso l'ha perso. Si perde anche infatti la passione ecologica che appare a tratti ma che poi si perde nella verbosità della prosa.

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    Rossella Righetti

    23/04/2013 23.19.09

    Scritto in un'epoca (il 1956) in cui lo scrittore Ernest Hemingway andava in Africa per uccidere animali e Hollywood portava sullo schermo lo stereotipo dei «grandi cacciatori bianchi» visti come eroi, Romain Gary propone una storia in controtendenza. Morel, il protagonista, è il paladino dei grandi branchi di elefanti del Ciad che difende contro tutto e contro tutti a suon di petizioni cartacee e di spedizioni punitive. La sua epica avventura diventerà leggenda in una storia d'ampio respiro in cui, accanto a Morel, si stagliano figure poderose e indimenticabile. Contrapposto/alleato/nemico di Morel, è il nero Waitari, intellettuale laureato alla Sorbona, che sogna l'indipendenza per un'Africa che non sia più il «giardino zoologico del mondo» ma terra di fabbriche e civiltà. Corale e straordinario, è considerato "il primo romanzo autenticamente ecologista" della storia.

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    mari

    10/03/2011 12.06.17

    Capolavoro assoluto. Siamo nell'Africa Equatoriale Francese, nei primi anni Cinquanta. Corrono le voci come un tam tam, nello sterminato paesaggio del Ciad: voci di avventurieri, funzionari dell'amministrazione francese, missionari, mercenari, sbandati; da una tenda piantata nella steppa alla terrazza del Ciaden Hotel, davanti a un fornellino di campo o a un whisky, molte voci si intrecciano per raccontarci la favolosa, epica e leggendaria vicenda di Morel, l'idealista folle, e la sua lotta contro tutte le intolleranze, tutti i nazionalismi, tutte le angherie dei potenti, in nome della difesa della natura; lotta che ha eco in tutto il mondo, che fa sognare e commuovere molti, infuriare e imbracciare i fucili a molti altri. Leggiamo, ascoltiamo le loro voci. Sono molti i personaggi che l'hanno conosciuto, odiato o amato: il disertore americano Forsythe, il faccendiere e trafficante d'armi libanese Habib, il cacciatore italiano Orsini d'Acquaviva, il colonnello inglese Babcock, il futuro dittatore africano Waitari, il naturalista danese Qvist, il missionario francese padre Fargue, il fotoreporter ebreo Fields, e molti altri ancora; e ognuno di loro -il mondo è appena uscito dalla guerra- ha alle spalle una storia dura e difficile da dimenticare. E più di tutti, naturalmente, Minna, la ragazza che è tutte le donne del mondo. Per l'importanza fondamentale dei temi trattati (che sempre più importanti sono diventati poi nei decenni successivi e lo sono oggi più che mai) e per la pluralità dei punti di vista nel trattarli, per la grandiosità dello scenario storico, la poesia nel ritrarre la condizione umana, la sapienza della costruzione narrativa, e infine l'incomparabile bellezza e purezza della scrittura di Gary, ritengo che questo romanzo vada considerato un "Guerra e Pace" del XX° secolo.

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    gianluca guidomei

    10/06/2009 19.52.44

    "Le radici del cielo" è un libro del 1956, del dopoguerra e forse per questo si sente molto forte il bisogno di giustizia, libertà, amore. Ad incarnare questo spirito è Morel, "il francese pazzo", il bianco innamorato degli elefanti, che lotta contro tutto e tutti per la loro salvaguardia. Intorno a questo anarchico sognatore ruotano diversi personaggi che incarnano tutte le contraddizioni del genere umano e di quel continente straordinario che è l' Africa. L' idealismo di Morel sconcerta tutti, non solo i colonialisti, i cacciatori o gli affaristi bianchi allenati a depredare gli africani, ma gli stessi nativi, che non comprendono l' utopia, che reputano anzi dannosa per il progetto di una grande nazione africana, gli Stati Uniti d' Africa e per la loro rincorsa alla modernizzazione, all' occidentalizzazione ( alcune parole sono brutte sia nel significato che nel significante ). Il giudizio sulle opportunità politiche e sociali di quegli anni e di quel continente rimane sospeso, come se Gary volesse dirci che in fondo, a pensarci bene, questo dannarsi dell' essere umano a trovare soluzioni è tutto così limitato, precario e infantile! Il mondo è "finito", solo l' utopia è infinita. Il coraggio di provare a lottare, di inseguire le idee più folli è un omaggio al miracolo della vita ed alla sua teleologia. A chi lo prende per un folle idealista, Morel risponde: "Ti ricordi quel rettile preistorico che abbandonò il fango e andò a vivere all' aria aperta, iniziando a respirare. Era senza polmoni, aspettava che questi gli si formassero. Era matto anche lui. Completamente suonato. Per questo ci provò. E' il nostro antenato, non saremmo quel che siamo senza di lui. E anche noi dobbiamo provare, perché questo è il progresso. E a forza di provare forse spunteranno anche a noi gli organi necessari, per esempio l' organo della dignità o quello della fratell

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