Editore: Einaudi
Anno edizione: 2005
Pagine: 304 p., Brossura
  • EAN: 9788806176099
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Tommaso Pincio, a ben vedere, è uno scrittore che non ci appartiene. Racconta le sue storie aperte e svagate con la disinvoltura del cittadino di un mondo in moto perpetuo, alla ricerca di una qualche verità fondamentale sepolta in fondo al tempo. Ci parla di un'America sfiorata dal Grande Sogno, cova entusiasmi adolescenti protratti all'infinito, cerca di stabilire il punto di partenza dei nostri errori planetari, ricordandoci che c'è stato un momento - uno solo - in cui forse abbiamo perso la coincidenza verso la serenità e la fiducia. Gli antieroi di Pincio non ci appartengono in diretta, dunque, poiché fanno parte di quelle grandi utopie arrivate a lambirci da oltreoceano in tempi di boom economici e rivolte studentesche, Cantagiri e amore quasi libero, spinelli e sceneggiati tv per famiglie: il tutto sepolto sotto le prime bombe della pseudo-rivoluzione armata. Pincio è quindi il cantore non americano di un'America sognata nei suoi risvolti più estremi, là dove l'idea della fuga è rimasta ad aleggiare nelle intenzioni - almeno da noi - risolvendosi in una successiva generazione di turisti a tempo pieno.
Se Pincio fosse davvero figlio naturale di Thomas Pynchon la cosa non ci stupirebbe. Le sue storie smarrite si perdono in una percezione tutta privata dei cambiamenti sociali, e ogni singolo personaggio riconduce a un evento, stabilisce un nesso epocale, si frantuma in fondo al tunnel dei sogni collettivi. Anche in questo nuovo lavoro Pincio ci conduce per mano tra le strade polverose di un'America contemporanea, in una città di frontiera - Cloaca Maxima - dove sorgono i più grandi escrementifici del paese. In questa dimensione flatulenta ed estremista si ritrova a pesare la sua solitudine la giovane, carinissima Laika Orbit: il nome parrebbe un programma ma lo diventa solo in parte, in quanto le strade del sogno di Pincio prendono quasi subito una nuova direzione. Laika ha seguito fino alla depressione cosmica di Cloaca Maxima uno sconosciuto che l'ha abbordata in un bar, e ora attende il suo ritorno, alle prese con polveri tossiche e stupri più sognati che reali. Ma attende invano, la tenera Laika, poiché lo sconosciuto e il suo creatore si sono spinti lontano, indietro in un tempo in cui l'America viveva il suo sogno di libertà totale. È il 1957, quando la sedicenne Kinky Baboosian fugge dal suo villaggio senza storia dopo aver scoperto che suo padre non è il suo vero padre. Kinky rappresenta l'idea on the road di un'America che vuole cambiare; il '57 - tra l'altro - è l'anno in cui Kerouac pubblica il suo manifesto della grande fuga. Kinky attraversa gli anni sessanta vivendo tutte le utopie possibili, dalla droga alla vita di gruppo, dall'amore libero al sogno dell'Oriente, e il figlio che nasce da questa sua storia senza pause è un essere strano, un piccolo Budda imbronciato che non parla ma osserva. La storia di Kinky si perde con le sue utopie, e la vita di questo figlio nato dal sogno della libertà si confronta con tutte le trasformazioni dell'America, che già con la guerra del Vietnam mandano in soffitta le vecchie speranze di amore universale.
Il figlio di Kinky attraversa la Storia e incontra la solitudine di Laika, ricongiungendosi alla polvere del presente. In questa dimensione generazionale Pincio mette a nudo gli errori dei padri e le paure dei figli, lasciandoci capire - una volta di più - che davvero c'è stato un momento in cui sarebbe bastato un grande respiro collettivo per cambiare il mondo. Poi, chissà come, qualcuno ha trattenuto il fiato e il mondo è esploso. A questo punto vorremmo tanto che Pincio tornasse a casa e ci raccontasse i nostri sogni, le nostre province, anche se in lui la dimensione dello scrittore totale è evidente, naturale, matura. Tommaso Pincio non ci appartiene, dunque, perché non possiede la caratteristiche tipiche dell'italico scrittore. Ma ci piace, e forse proprio per questo.

Sergio Pent

Recensioni dei clienti

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    Mauri

    05/02/2008 23:19:38

    Un libro imprevedibile, del tutto bizzarro e che pure, per qualche miracolo, riesce a suonare del tutto sincero. Un libro che ti riempie di sensazioni inattese. Bello.

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    daniela

    27/12/2006 13:00:32

    non avevo mai avuto il piacere di leggere un libro così forte.. sono rimasta abbastanza colpita quando leggevo il comportamento di vari personaggi hippy...mi sembrava assurdo,solo frutto della fantasia dell autore!!! e invece mi sono ricreduta di tutto,chiedendo ad una parente ormai anzianotta,di cosa pensava del sistema,come reagiva a tutte queste pressioni!! lei giustamente con occhi pieni di commozione mi disse che ormai nel 2006,i giovani,o comunque coloro che si credono hippy,lo fanno solo per vedersi buttati negli angoli delle strade,con qualche fiore tra i capelli...beh,sicuramente è stato un colloquio molto importante,bastava solo notare negli occhi della mia interlocutrice quel sentimento di non ritorno,ma sempre stampato nella sua mente!!alla fine di tutto,chissà se ci sarà ancora-casomai nel 2050-,un periodo come quello degli hippy???grazie daniela

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    michele

    04/09/2006 13:15:20

    Premesso che il diffondersi della lettera rende arduo a qualsiasi scrittore (e non solo) di adottare stili e tecniche nuove, ritengo comunque il romanzo ben scritto... e tanto basta! Per quanto al contenuto si evince che l'intento (riuscito) dell'autore è l'avere accostato la "inconsapevole" sorte della cagna "Laika" lanciata in "Orbit-a" nello spazio e la generazione hippy dei "Laika Orbit", anche in forza di una sostanza quale l'Lsd, messa in commercio prematuramente (sic!) e che, come il Talidomide, ha reso "focomelici" tanti cervelli, convincendoli che la liberalizzazione si possa in qualche modo attuare estraniandosi dalla realtà, pur restando nel mondo polveroso dal quale i "runaway" tentano invano di fuggire. I granelli di quella polvere indistinta, impalpabile e globalizzata (droghe sociali) siamo noi in stridente contradizione tra bisogni materiali (spesso futili e prodotti dai "merdifici") ed esistenziali sotto legida di modelli sociali e soprattutto fedeistici da riscrivere su basi evoluzionistiche e scientifiche, quali uniche verità per adire alle libertà possibili... Ma questo è un altro romanzo...

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    amalia

    28/06/2006 13:30:37

    Apertamente dico che il libro mi è piaciuto. Certo una lettura difficile, perchè è tutto incasinato. A parer mio, da quello che ho capito, sembra che tutto riconduce all'inizio. Un tempo circolare. Basato sulla crescita di un piccolo individuo che a causa di una vita difficile (se così si puo' definire) si è ritrovato solo anche negli atti più intimi. A tratti è stato esilarante, surreale. Ma forse è stato questo che lo ha reso particolare. Devo dire che il primo incontro descritto, quello tra i due ragazzi in cui lui entra, la osserva, e le dice "ti amo" è in grado si suscitare belle emozioni - chi non vorrebbe vivere una storia del genere?. Secondo me i pensieri di lui sono stati trascritti nella prima parte e gli accadimenti reali si realizzano nella seconda. Buona lettura

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    margherita

    09/05/2006 20:28:26

    per favore qualcuno mi spieghi la fine!!

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    klara

    04/03/2006 21:02:14

    ke dire... lascia storditi. nn sono sicura di averlo capito fino in fondo ma mi e' rimasto dentro un sacco.

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    daniele

    01/03/2006 18:08:39

    un libro inutile, scritto alla ricerca del sensazionalismo e il tutto per veicolare mè parole, nè cose...la pantomima della letteratura postmoderna americana di de lillo, di pynchon e in ultimo di david foster wallace: tutto il libro è costruito sul racconto ipnotico di foster wallace di "oblio". ovviamente con risultati scadenti e pessimi. basta ghost writer, basta wu ming, basta luther blisset...e qant'altro

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    El Che

    17/02/2006 19:24:27

    Ke libro..l'ho letto lentamente x cercare di capirlo ma nn ho afferrato il vero senso del libro.In compenso ho capito qualcosa di + di quegli anni straordinari..se volete parlarne ci sn.

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    serena

    13/01/2006 18:51:23

    Ho letto questo libro tutto d'un fiato. Mi ha portato negli anni sessanta, mi ha fatto amare e odiare gli hippies, mi ha fatto sballare di lsd.. Non sono sicura di aver capito questo romanzo. Quando l'ho finito ho avuto la sensazione che Pincio mi avesse preso in giro x tutto il tempo in un continuo mordi e fuggi, intrigando e non dando risposte... Ero Laika anche io e poi che fine ha fatto? Mi sono persa in quel matematico assurdo. Ottimi giochi stilistici dell'autore.

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    Federica

    07/09/2005 20:44:31

    Mi ha sconvolto tutte le letture estive... nel senso che non sono più riuscita a leggere niente!Sto ancora cercando di capirlo bene....ma poi qualcuno riesce a spiegarmi come è morto Zxyz?!?!?!

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    elena joplin

    05/08/2005 12:57:33

    "la ragazza che non era lei"...strano libro..quello che, forse inconsciamente, aspettavo da tanto, troppo tempo e che solo ora capisco quanto mi abbia influenzata, quanto sia vicino al mio modo di essere e di rapportarmi con la vita..Una storia che non é una storia, in fondo..più che una storia schegge di dialoghi, flash di immagini di un tempo che mai più ritornerà, personaggi che non esistono ma che sono lì, pronti a prenderci per un braccio per tirarci a forza in un mondo che non esiste ma che ci sembra reale perchè noi siamo lì con loro..siamo loro. Più che un viaggio nei sixties un acido andato a male, una destinazione ignota che improvvisamente stravolge ogni principio, ogni regola, ogni forma di razionalità... e poi: che colonna sonora!

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    xtommy

    03/08/2005 13:44:15

    Il romanzo è scritto benissimo, è scorrevole, veloce ... anzi, troppo veloce dalla metà in poi! E poi trovo un po' vecchiotto l'uso di rivolgersi direttamente al lettore, come fa in continuazione Zxyz. Per il resto la stora è originale e insolita. Tutto sommato un bel libro.

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    alice

    30/07/2005 17:11:37

    Entro in questo libro e sono in un posto che sembra la California, ma non lo è. E inseguo le avventure di due personaggi, un matematico fuori come la lepre marzolina e una ragazza che non sa di essere fuori come la lepre marzolina. Il luogo è un non luogo, dove nessuna città ha un nome conosciuto, dove la polvere è allucinogena e ti guarda e ti spia per conto del governo, dove le mappe sono dei quadrati segnati da lettere e forse è un gioco con poche regole, nessuna certa. Il fatto è che entrare in questo libro non si può perché l’autore continua a pigliarmi per i capelli e a dirmi che non è una storia, che non devo farmi catturare, che non devo lasciarmi andare, è tutto un trucco dell’autore che sta giocando con i frammenti di una storia. Mi piacerebbe invece seguire la narrazione che mi intriga, ma lui mi tiene con un guinzaglio elastico e mi fa solo arrabbiare. Arrivo alla fine stremata e non so dove sono stata, come se avessi fatto un viaggio con un acido andato male.

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    Luca

    27/07/2005 11:55:27

    Tommaso Pincio è una grande scrittore. Nel senso che sa scrivere. Le prime 100 pagine sono quanto di più ipnotico mi sia capitato di leggere ultimamente. Il mondo creato dalla mente dell'autore ti cattura e sembra quasi non lasciarti scampo. Poi - inspiegabilmente, almeno per il sottoscritto - l'autore si perde in 100 pagine di omaggio/retaggio all'epoca degli hippies. La storia perde mordente, la dimensione parallela svanisce in un'analisi storico/sociologica sui figli dei fiori, che sa tanto di documentario in seconda serata su raitre. Nel finale l'autore cerca di ricongiungere i fili, di dare un senso al papocchio, ma Laika Orbit ha ormai perso il suo fascino, come pure il mondo della polvere, i giocatori di runaway, e tutto quanto di bello avevamo apprezzato nelle prime pagine del libro. Tommaso Pincio non annoia mai - intendiamoci - il romanzo ti lascia dentro sicuramente qualcosa, in effetti si sarebbe meritato 3/5, ma questo libro mi sa tanto di occasione sprecata. Uno come lui può (e deve) fare di più.

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    sLiVer.kDc

    22/07/2005 23:45:50

    una storia che mi ha appassionato molto, mi ha fatto immedesimare..

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    emma locatelli

    01/07/2005 17:46:09

    Molto bello, davvero.

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    laura

    29/06/2005 10:30:28

    decisamente il più bel libro che ho letto quest'anno.

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    ant

    25/06/2005 10:08:15

    Da questo testo salvo solo la frase emblematica "Chi non ha radici scivola via verso la California". Ecco a me è capitato proprio questo, sono entrato in biblioteca senza un idea fissa su quale libro scegliere, e sono "scivolato" in questo testo a dir poco insulso

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    Cri

    21/06/2005 09:02:11

    Un bel libro che ti fa capire molto meglio di qualsiazi libro scolastico che cosa significava vivere negli anni sessanta e nell'era hippie. A volte il libro si perde in qualche descrizione di troppo. Un libro da leggere.

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    capichera

    15/06/2005 12:50:16

    Ottime capacità di scrittura messe al servizio di un ideale letterario da niente: è come se l'autore avesse avuto l'incarico di produrre un racconto partendo dalla sceneggiatura di un film. Il lato buono è che se dal romanzo faranno un film questo verrà meglio del romanzo.

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