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La ragazza di Venezia - Martin Cruz Smith - copertina

La ragazza di Venezia

Martin Cruz Smith

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Editore: Mondadori
Collana: Omnibus
Anno edizione: 2017
In commercio dal: 14 marzo 2017
Pagine: 249 p., Rilegato
  • EAN: 9788804675655
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La ragazza di Venezia

Martin Cruz Smith

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Venezia, 1945. La Seconda guerra mondiale sta per concludersi, ma la città è ancora occupata e gli italiani temono il potere e i soprusi degli uomini del Terzo Reich.

In una splendida notte stellata Cenzo, un pescatore veneziano intento nel suo lavoro, si imbatte nel corpo di una giovane donna che galleggia nelle acque della laguna. Accorgendosi che è ancora viva, Cenzo la trae in salvo sulla sua barca e la porta con sé nel suo capanno di pesca. La ragazza, che si chiama Giulia, è in serio pericolo: nata in una ricchissima famiglia ebrea, è riuscita miracolosamente a sfuggire ai nazisti e ora le SS la stanno cercando. Cenzo decide di nasconderla e proteggerla a qualunque costo, correndo gravi rischi. Questo atto di altruismo proietterà i due protagonisti in una realtà popolata da nemici e imboscate da cui dovranno difendersi per poter sopravvivere. Il mondo dei partigiani, dei fascisti, delle esecuzioni sommarie e del mercato nero fa da sfondo a una storia in cui suspense e amore si mescolano nel ricordo di una pagina della storia italiana mai dimenticata.
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    Renzo Montagnoli

    16/12/2017 15:45:37

    Di questo autore avevo fino a ora letto Gorky Park, un romanzo giallo ambientato a Mosca e con protagonista il capo della Polizia Criminale Arkady Renko che poi sarà presente in altre sue opere. All’epoca il libro mi era piaciuto, pur se avevo ravvisato una certa grevità che ne alterava il ritmo naturale, pesantezza riconfermata nella trasposizione cinematografica del regista Michael Apted con interpreti del calibro di William Hurt e Lee Marvin. Pertanto, quando ho avuto per me mani La ragazza di Venezia ero un po’ prevenuto, insomma temevo di incorrere in una lettura , magari piacevole, ma non certo snella, e invece mi sono sbagliato, purtroppo. Infatti mi sono trovato alle prese con un romanzo senza capo, né coda, per quanto la vicenda della ragazza ebrea che sfugge ai suoi aguzzini alla fine della seconda guerra mondiale e trova rifugio nella laguna di Venezia avrebbe potuto essere l’occasione per un’opera di spessore in cui venisse evidenziato il cieco fanatismo dei nazisti in prossimità della loro fine con il proposito dell’annientamento di una razza da effettuarsi fino all’ultimo respiro. Invece, non c’è nulla di tutto questo, c’è una storia dal sapore giallo, in cui predomina una fantasia sfrenata dell’autore che fa viaggiare i personaggi da Venezia a Salò e ritorno, con un retroscena che dovrebbe essere di spionaggio, ma che è talmente male abbozzato che anziché interessare rende meno attraente la lettura, che appassionata non può essere, perché l’ambientazione e l’aria che si respira è fasulla, ricorda quella di certe produzioni cinematografiche americane, senza contare alcune ingenuità e anche qualche errore storico. E la conclusione nella laguna, che dovrebbe ingenerare un pathos, fa invece ridere, perché del tutto impossibile.

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    Teddy

    26/10/2017 14:31:04

    Nella laguna veneta, nel 1945, il pescatore Cenzo si imbatte nel corpo galleggiante di una ragazza. Scopre poi che si era finta morta per farsi raccogliere e sfuggire così alle SS che la inseguono. Si tratta della figlia di un’importante famiglia italiana di origini ebraiche, vicinissima al Partito, ma caduta in disgrazia dalla nascita della Repubblica di Salò. Cenzo non è solo un pescatore: è anche un ex pilota militare che sganciava gas sugli abissini e pure il fratello di un attore, volto notissimo della propaganda fascista. Questo lo rende interessante per quella parte delle forze armate tedesche che cercano, attraverso personaggi in bilico tra un mondo e l’altro, di imbastire contatti con gli anglo-americani per scampare alla fine ormai prossima della guerra. Cenzo affiderà Giulia ad un suo conoscente, ma poi dovrà inseguirla, per salvarla, fino a Salò, dove farà la conoscenza con registi, attrici, nobili e parvenu del mondo in riva al Lago di Garda. Una storia forse improbabile, ma ben costruita. Col tocco dell’amore che cresce tra Cenzo e Giulia!

Le prime pagine del libro

Senza la luna, le isolette sparivano e Venezia sprofondava nel buio. Ma le stelle erano così brillanti che Cenzo si sentiva attirato da loro al punto di volerle raggiungere, nonostante i suoi piedi affondassero nel fango. Il suono lontano delle campane si propagava nella laguna, insieme all’odore del letame proveniente dalle fattorie, e un paio di volte gli parve di cogliere il pulsare ripetuto di una cannoniera tedesca che perlustrava le acque.
Il coprifuoco impediva ogni attività nelle ore di buio, a eccezione della pesca. I pescatori erano creature notturne che dormivano di giorno e lavoravano di notte. Restavano in laguna per giorni e giorni e quando tornavano a riva puzzavano a tal punto che i gatti li seguivano per le strade.
L’unica luce sulla barca di Cenzo era la lampada a olio appesa all’albero, ma lui non aveva alcun bisogno di vedere il suo bottino; gli bastava toccarlo per capire se si trattava di una spigola, di un cefalo o di uno stivale. Quanto a lui, non metteva niente ai piedi: il fango avrebbe risucchiato qualunque tipo di calzatura. Possedeva una discreta varietà di reti, trappole, tridenti e rastrelli per catturare le sue prede, che copriva poi con della tela da vele umida. Quella notte aveva preso soprattutto seppie, venute a deporre le uova, che ora giravano i loro occhi spettrali verso la lampada. Il cinquanta per cento dei pescatori sosteneva che il momento migliore per pescarle fossero le notti di luna piena, l’altro cinquanta pensava il contrario. Cenzo dispose sogliole, spigole e orate nei cestini di vimini, ma ributtò in mare i pesci gatto.
L’aria fremeva mentre i bombardieri alleati gli passavano sopra la testa nella loro corsa verso Torino, Milano o Verona, su cui avrebbero lasciato cadere una pioggia di bombe. Ovunque tranne che su Venezia. Venezia l’intoccabile veniva aggredita solo dai piccioni. La popolazione della città era triplicata da quando nelle ore notturne vi trovavano riparo i rifugiati, approfittando del coprifuoco.
Dopo il mercato, Cenzo progettava di navigare verso casa. Era una settimana che non si lavava con l’acqua dolce o non mangiava altro che pesce alla griglia e polenta. Spinse la barca sull’erba per calarla nella laguna quando vide emergere dall’acqua una forma ingombrante. Prese la lampada e la puntò, illuminando il corpo di una ragazza.
Si sentì percorrere da un brivido freddo. Si aspettava da un momento all’altro che la visione sparisse.
La ragazza doveva essere un’allucinazione. In mare i pescatori vedevano cose di ogni tipo e, soprattutto la notte, gli occhi giocavano loro brutti scherzi. Magari sarebbe bastato sfiorarla perché si dividesse in due, trasformandosi da una parte nel ventre bianco di una razza e dall’altra nel muso inespressivo di un polpo. E invece no, il corpo rimase intatto.
Galleggiava a faccia in su con addosso una camicia da notte sporca. Cenzo non sapeva dare l’età alle ragazze ma così, a occhio e croce, gli pareva che dovesse avere meno di vent’anni. Era a piedi nudi, con gli occhi chiusi e la pelle di un biancore trasparente. Le labbra erano rosse e i capelli lunghi, misti ad alghe, le si erano avvolti attorno al collo. Cenzo non era un gran credente, ma si fece automaticamente il segno della croce, poi la sollevò e la depose nella Fatima, un compito non facile perché i morti erano tutt’altro che composti. Mentre la sistemava sul fondo sapeva già di aver commesso un errore. Le donne in barca portavano sfortuna e una ragazza morta più che mai.
E lui non era certo in cerca di guai. Da una parte c’erano i fascisti, dall’altra i partigiani e in mezzo i tedeschi, pronti a sparare alla prima occhiata. Solo un pazzo avrebbe alzato la mano per dire: “Scusatemi, signori, ho trovato questo cadavere che galleggiava”.
E poi, come aveva fatto la ragazza a spingersi così lontano? È vero, in molte zone della laguna l’acqua era bassa, ma i canali formavano un labirinto e tra questo e le spinte contrapposte delle correnti era facile che una persona rimanesse intrappolata come un pesce nella rete. Qualcuno doveva averla portata fin lì per poi abbandonarla, nonostante Cenzo non vedesse su di lei né lividi né altri segni di violenza.
Le districò i capelli. Aveva ciglia nere, leggere come piume, e il mento piccolo: così giovane e con gli occhi chiusi, sembrava serena come un’immagine della Vergine. Ma non l’avrebbe ributtata in acqua neanche se fosse stata brutta. Per amore di decenza le unì le mani sopra il petto e la coprì con la stessa tela inumidita che usava per tenere in fresco il pesce.
Cosa doveva fare? Secondo la Bibbia, i morti dovevano seppellire i morti e i vivi dovevano pensare a vivere. Ciononostante… Ciononostante, la morte di una persona così giovane era come uno schiaffo. Lui non si considerava un uomo virtuoso, i sopravvissuti non lo erano mai, ma sapeva scendere a compromessi. Con quel buio non l’avrebbe visto nessuno. Poteva lasciare il corpo sul ponte della Paglia, a Venezia, il luogo dove i defunti venivano depositati perché fossero identificati, e poi andare a vendere il pesce al mercato prima che chiudesse.
Basta! Era arrivato il momento di decidere. Cenzo si raddrizzò, sistemò i remi negli scalmi e si mise a remare a mani incrociate, proiettando il corpo in avanti a ogni remata. Dopo un attimo trovò il ritmo e procedette rapidamente verso il margine che separava la notte dall’abisso.
Evitò deliberatamente di fare qualunque ipotesi su quello che era successo alla ragazza. Un padre crudele, un amante geloso, un impulso suicida o un caso di pazzia? Forse era stata mandata dal diavolo per adescare i pescatori onesti e condurli alla rovina. Alla prima raffica di vento tirò su la vela, decorata con l’emblema di tre amorini appena visibili al buio.
I pescatori credevano nell’esistenza di demoni e fantasmi. Tutti conoscevano la storia dell’uomo che si era seduto a tavola con la sua famiglia il giorno dopo essere annegato. O quella di chi aveva visto Sant’Angelo mentre domava una bufera. O l’altra, di un capitano che aveva ignorato un avvertimento della Madonna ed era stato risucchiato da un vortice. Erano solo superstizioni, nient’altro che favole da raccontare la sera per spaventare i bambini.
Aveva appena superato gli acquitrini ed era sfociato in acque aperte quando il rumore del motore che aveva sentito prima si ripresentò assai più vicino. Una cannoniera tedesca si stava dirigendo verso di lui a velocità sostenuta dopo avergli puntato addosso un riflettore che faceva risaltare la sua sagoma contro lo sfondo buio.

  • Martin Cruz Smith Cover

    vive in California ed è l’autore di numerosi romanzi di successo, tra cui Los Alamos (1986), La rosa nera (1997), Tokyo Station (2002), e dei grandi bestseller internazionali Gorky Park (1982), Stella Polare (1990), Red Square (1993), Lupo mangia cane (2005), Il fantasma di Stalin (2008), Le tre stazioni (2011) e Tatiana (2015) centrati sulla figura dell’ispettore Arkady Renko. Approfondisci
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