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Ravel e l'anima delle cose
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Ravel e l'anima delle cose - Enzo Restagno - copertina
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Ravel e l'anima delle cose Enzo Restagno
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Descrizione


È la fine del 1937 quando, al termine della rappresentazione di Daphnis et Chloé, Maurice Ravel singhiozza: «Ho ancora tanta di quella musica in testa, non ho ancora detto nulla, ho ancora così tanto da dire». Ravel non è più quello di un tempo, non è più in grado di esprimere tutto quello che dentro di lui chiede a gran voce di prendere forma. Mancano pochi giorni, poi la morte porrà fine alla disperazione. Freddo cultore della perfezione secondo i detrattori, compositore di magnifica invenzione musicale per gli estimatori, Ravel aveva trionfato sulle scene Francesi e d'oltreoceano. La gentilezza e il portamento avevano fatto di lui un perfetto dandy, il nitore della sua opera aveva allontanato dalla sua figura ogni sospetto di fatica creativa e complessità interiore. Eppure Maurice Ravel nascondeva in sé, e tuttora nasconde, qualità che solo la musica riesce a svelare. Affasscinato da quell'umanissimo processo di trasmissione grazie al quale il tatto, la vista e l'uso quotidiano infondono un'anima alle cose, Ravel aveva popolalo la sua musica di oggetti cui aveva dato voce. I meccanismi che si muovono nella bottega dell'orologiaio Torquemada nell'"Heure espagnole"e i mobili che arredano la casa in cui si svolge la vicenda dell'"Enfant et les sortilèges" sono parte di questo processo, che si spinge verso un orizzonte che solo un poeta come Proust è stato in grado di indagare con pari profondità. È questo orizzonte, questo Ravel, che Enzo Restagno cerca.
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Dettagli

2009
5 novembre 2009
675 p., ill. , Brossura
9788842815648

Valutazioni e recensioni

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Tiziana
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Un testo molto intenso, una vera scoperta non solo per gli appassionati di Ravel ma per chiunque voglia addentrarsi nella vicenda di un uomo complesso e raffinato. Prendetevi del tempo per gustare questo libro e respirare 'l'anima delle cose'.

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New York, Chicago, San Francisco, Vancouver, Kansas City, New Orleans… Era il 1926 quando, nell'arco di soli tre mesi, Ravel percorse il Nord America andando avanti e indietro: il musicista saliva e scendeva da eleganti cabine di prima classe, stringeva mani, riceveva omaggi, si esibiva senza sosta costretto dai ritmi frenetici del nuovo continente. Nel turbinio di visite e interviste sono proprio i ritmi ad affascinarlo: quelli della vita quotidiana, ma soprattutto quelli della musica americana, così inquieti e asimmetrici. Le sottigliezze nella scansione ritmica sono uno degli aspetti più affascinanti della musica di Ravel, che spesso gioca a comprimere e dilatare il trascorrere del tempo come un incantatore prodigioso; al di là dei virtuosismi tecnici, è possibile rintracciare nella sua produzione un'attenta indagine sul tempo e sulla possibilità di sfuggire alle sue strette maglie. Enzo Restagno dedica largo spazio alla riflessione su questo aspetto, esplorando la vita e le opere di Ravel attraverso un percorso che accosta con disinvoltura le sue opere, indugiando su determinate peculiarità di scrittura come la sovrapposizione di ritmo ternario e binario presente nelle Noctuelles (Miroirs), nel Prélude à la nuit (Rhapsodie espagnole), nel Boléro.
Il libro, frutto di lunghi anni di ricerche e di studi, si presenta come un volume folto e ponderoso, ma basta sfogliarlo per apprezzarne tutta l'agilità: la lettura della biografia scorre come un piacevole romanzo diligentemente documentato, in cui sono centellinati i più gustosi aneddoti; anche le appendici, spesso così fredde, si inseriscono amabilmente nella narrazione (una fittizia rubrica telefonica, ad esempio, serve a introdurre i cenni biografici relativi agli artisti citati). Lo studioso tenta di entrare nell'intimità ben custodita del musicista con l'aiuto di lettere, fotografie, testimonianze raccolte negli archivi o dalla viva voce di quanti lo conobbero. Uomo solitario, Ravel concedeva la propria confidenza solo a una ristretta cerchia di amici, ragion per cui la ricostruzione di pensieri e sentimenti può talvolta sembrare un po' artificiosa; il rischio dello psicologismo pretestuoso è comunque scongiurato. Per comprendere le scelte stilistiche e gli atteggiamenti del compositore, lo sguardo si rivolge al di là dalla semplice vicenda biografica e racchiude tutta l'atmosfera culturale dell'epoca, coinvolgendo personaggi ed eventi non necessariamente conosciuti dal musicista (Ravel avrà visto i dipinti di Klee o letto i romanzi di Kafka?).
Le pagine dedicate all'analisi musicale non sono meno avvincenti di quelle in cui sono esposti con partecipazione i capricci e le delusioni del compositore, poiché all'esame tecnico si accostano citazioni letterarie o descrizioni di opere d'arte visiva che danno un respiro ampio alle riflessioni, rendendole più perspicue ai lettori meno esperti di musica. La produzione di Ravel è descritta usando categorie sottratte a un preciso inquadramento storico: Restagno fa ricorso all'idea epicurea di atarassia per interpretare L'heure espagnole, ai concetti usati da Takemitsu in rapporto alla musica giapponese per spiegare gli effetti di Il est doux (Chansons madécasses) e confronta la ripetitività dei dipinti di Pollock con il procedimento costruttivo del Boléro; in questo modo l'ascolto fa a meno dell'orologio e osa intuire gli echi di questa musica nel futuro.
Liana Püschel

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