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Don Winslow

Traduttore: A. Colitto
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2012
Pagine: 350 p. , Brossura

57 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa straniera - Gialli - Narrativa gialla

  • EAN: 9788806214159

L’attacco de “I re del mondo” non è esattamente “Chiamatemi Ishmael”, ma d’altra parte “I re del mondo” non c’entra granché con Moby Dick. In quell'improperio che apre le danze nel prequel firmato da Winslow, c’è il casello d’entrata per l'autostrada che collega questo romanzo a “Le belve”, il cui successo evidentemente dev’essere stato tale da ispirare – oltre all’adattamento cinematografico di Oliver Stone, sugli schermi in questi giorni – un furore autoreferenziale nell’autore stesso.
Va bene, si dirà: il frullatore pop e postmoderno che Winslow fa girare a pieno regime è talmente veloce e onnivoro da poter digerire anche la propria lingua.
Vero, e lo dicemmo già ai tempi del primo, riuscitissimo capitolo: ma una letteratura sempre pronta a cannibalizzare sé stessa rischia ad ogni passo di scivolare sulla buccia di banana di un compiacimento eccessivo, oppure a fare la fine dei polli nutriti con farine animali.
Eppure il motore va a mille già poche pagine dopo la partenza e, smaltita l’irritazione iniziale (nella quale può incappare eventualmente chi abbia già letto “Le belve”), ci si abbandona al piacere di fare una corsa a rotta di collo su questo ottovolante adrenalinico e violento al punto giusto.
La velocità della storia narrata trova una eco appropriata nello stile che, senza soluzione di continuità, adotta registri diversissimi, metabolizza formati estranei a quelli propriamente letterari (con interlinea degni di una sceneggiatura, incisi negli incisi, digressioni e note a margine che sembrano il bugiardino di un farmaco) e finalmente assolve al proprio mandato, dando vita a una novella amorale, figlia del suo tempo e divertissement pronto per essere consumato dalle generazioni di lettori più giovani e usi al ritmo frenetico di internet.
La storia: Ben, Chon e O (i due giovani narcos californiani ecologisti e complementari, assieme alla loro musa irriverente) dànno l’avvio al loro business idroponico, mettendo a punto una filiera corta per inondare la California della miglior marijuana si sia mai vista. Quant’è corta, di preciso, questa filiera?
Esattamente quanto la distanza che separa i generatori nascosti in cantina dalle serre al piano superiore, in grado di dare quattro raccolti all’anno grazie a lampade allo iodio e ad un sistema di ventilazione dotato di filtri per il ricircolo dell’aria in fibra di cocco.
A questa precisa, meticolosa ricostruzione di una tecnica al servizio di un commercio come un altro (... that's business, strictly business), Winslow affianca la sua usuale - ma non per questo meno notevole - capacità di costruire dialoghi veloci come scambi di palla sotto rete, e caratterizza i personaggi con gusto quasi cartoonistico per l'iperbole.
Ma anche i piatti più buoni, alla lunga, vengono a noia, e la ricetta non avrebbe più lo stesso sapore della scorsa volta se al canonico plot (una sorta di educazione sentimentale a passo di gambero, condita con molte rivoltellate, un po’ di SSS - sesso senza sentimento, per usare un acronimo che forse piacerebbe allo stesso Winslow) non si aggiungesse un ingrediente segreto.
Qui, ad accendere la miccia e illuminare la vicenda di Ben, Chon e Ophelia sotto una luce di sapore mitologico, è il tema della rivolta dei figli contro i padri.
Il pendolo della narrazione infatti oscilla fra il 1967 e il 2005 perché il microscopio possa cogliere meglio corsi e ricorsi della storia sceglie di indagare su di uno stesso microcosmo, peculiare nelle sue miserie e nei suoi sfavillii: Orange County, California.
Dalla controcultura hippie, finita fagocitata dall'avvento della cocaina e dei relativi cartelli di trafficanti, ad una nuova biorghesia arrembante e narcotica, che cammina con le infradito ai piedi, professa un peace & love 2.0 spogliato di ogni ideologia ma è sempre pronta a usare metodi decisamente old school per mantenere la propria quota di mercato inalterata, e possibilmente vederla anche crescere a scapito di quella altrui.
Non diremo altro, per non guastare il sapore della pietanza iperproteica cucinata da Winslow, ma un'ultima cosa ci preme far notare: il libro contiene trecentosei capitoli in trecentocinquanta pagine. A volte la lunghezza è a malapena quella di un tweet, in altri casi si sfiorano le due pagine, ma ciò che conta è che ogni nuovo capitolo sia improntato ad una trovata stilistica che contraddica e spiazzi ciò che l'ha appena preceduta.
Basterebbe questa forbice strettissima - una media di 1 capitolo ogni 1,14 pagine - per dare un’idea precisa della mercuriale irrequietezza che Don Winslow ha profuso in The kings of cool, e che ricompensa il lettore con un caleidoscopio abbastanza ipnotico e variopinto da fargli dimenticare quanto sotto quel vestito appariscente ed eclettico ci sia, in fondo, uno spettacolo già visto.

A cura di Wuz.it

Recensioni dei clienti

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    Marcello

    23/01/2016 22.14.29

    Tra flash-back, omicidi veri e morti false, padri veri e padri falsi, mi è sembrato un gran casino da leggere e troppo faticoso da seguire anche perché la grande amicizia fa chon e ben esce da una fumosità confusa ed anche un po' monotona sempre su gli stessi cliche'.

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    Luca

    17/05/2015 15.14.26

    Ancora una volta Winslow merita il massimo dei voti, fermo restando che Il potere del cane rimane di gran lunga il suo migliore libro, fuori graduatoria per distacco. La storia è coinvolgente, chiarisce e delinea bene ciò che si leggerà ne Le belve senza risultare mera operazione di mercato. Il libro ha una storia sua, indipendente dalle vicende che verranno in seguito. Il ritmo è serrato, come al solito, il finale affatto scontato. Un grande autore.

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    Costantino

    23/02/2015 15.16.04

    BELLISSIMO. Don Winslow non si smentisce e non delude mai. CONSIGLIATISSIMO

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    strummercave

    11/12/2013 14.22.46

    Divertente, ironico e con un ritmo forsennato, richiede un po' di attenzione per collegare tra loro i personaggi, anche per i salti temporali ai quali il lettore è sottoposto. Non avevo ancora letto nulla di Winslow e sicuramente ha prodotto lavori migliori. Forse questo libro non è il miglior modo per approcciarsi all'autore.

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    ginevra

    22/11/2013 14.56.54

    solitamente non ripongo molta fiducia nei sequel di libri che mi sono piaciuti, ma questo libro è sicuramente l'eccezione che conferma la regola. brillante, acuto, una macchinetta inarrestabile, un noir eccezionale, e un finale inaspettato

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    Fabio

    24/08/2013 07.54.08

    Dignitoso prologo de "Le belve".

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    Massimo F.

    21/03/2013 08.41.09

    Winslow rimane sicuramente un grande autore, anche se di questo prequel (comunque assolutamente leggibile) non se ne sentiva un grande bisogno. Lo stile spumeggiante-fumettistico che era la cifra caratteristica de "Le Belve" e che ha contribuito a rendere il romanzo un "mini-cult", qui sconfina spesso in confusione e si fa un po' fatica a tenere il filo. Può darsi dipenda dalla trama più complessa che mal si presta d uno sviluppo narrativo sincopato, ma anche dal fatto che voler ripercorrere strade originali sull'onda del successo non ha quasi mai premiato: i "numeri unici" andrebbero lasciati, appunto, unici...

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    Adriana

    23/02/2013 09.33.19

    Avevo tollerato 'Il potere del cane', apprezzato 'Le belve' ma questo non mi è piaciuto per nulla. E' un'accozzaglia frenetica e contorta di nomi e situazioni. I troppi salti avanti e indietro nel tempo rendono la lettura faticosa e noiosa. Alla fine da questo caos riesci a trarre qualcosa, ma è veramente troppo poco. La trama in sè non sarebbe niente male e il fascino di questo tipo di scrittura comunque attrae, ma è veramente buttato giù con troppa approssimazione e frettolosamente.

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    Viola le Duc

    06/01/2013 10.05.05

    Non sono d'accordo con le precedenti "entusiastiche" recensioni. Dopo aver letto "I re del mondo" e "Le bestie" nutro forti dubbi che l'autore sia lo stesso del "Potere del cane". Non credo di leggere altro di Winslow . Penso che dopo "L'inverno di F.M." e "La pattuglia dell'alba" , l'autore abbia esaurito completamente la sua vena artistica!

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    Andrea

    26/11/2012 23.57.34

    Winslow non tradisce mai! Anche in questo prequel de Le Belve, riesce a creare atmosfere e adrenalina come (e forse più) nel suo seguito. Ottima trama, ottimi i salti temporali e i colpi di scena finali. A chi credeva che fosse soltanto una trovata commerciale (come lo fu "Io sono il Libanese", prequel mal riuscito di Romanzo Criminale), Winslow risponde alla grande! Consigliatissimo!

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    Domenico

    19/11/2012 12.58.20

    Il libro precedente, Le belve, era di caratura superiore, questo ne riprende l'impostazione (ovviamente), il taglio dato ai capitoli, la stessa incisività. ma la trama sembra soffrire un po' di originalità, alcuni passi sanno di già letto. resta un libro godibilissimo, che ti cattura e ti porta alla fine senza pause. da leggere.

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    cesare

    13/11/2012 19.24.40

    Il prequel delle Belve non si lascia leggere facilmente per lo spostamento continuo dei tempi dell'azione si va avanti ed indietro negli anni con gli stessi personaggi fatta eccezione per quelli ammazzati, una storia poco lineare, ma troppo sangue e ilo troppo stroppia. Una crittura rivoluzionaria, ma? Appena sufficiente.

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    vittorio pisa

    12/11/2012 11.07.01

    Premesso: diffido dai sequel. Né mi hanno mai convinto i prequel. Questa poi appariva, più di altri, una vera e propria operazione commerciale: l'uscita del prequel quasi in contemporanea con quella del film basato sul primo romanzo Le Belve. Reset. Dimenticate tutto. Il romanzo ha vita propria ed è adrenalina pura. Montato come fosse un film, di quelli senza tregua: inquadratura, stacco netto, prossima inquadratura. Nessuno riesce ad arrivare dove Winslow eccelle: evocare nel lettore, con l'uso di un linguaggio ridotto all'osso, l'immagine nitida della situazione che viene raccontata; come fanno i migliori cineasti che sostituiscono le parole con la giusta inquadratura. Nel genere (il "suo") non c'è niente di meglio o anche solo paragonabile. Per chi ha amato "Le belve", adorato il "Potere del cane" (insuperato affresco sulla criminalità organizzata), per chi è stato sorpreso da "La lingua del fuoco" e da "Satori", per chi rimpiange l'"Inverno di Frankie Machine" (di cui un cameo in questo ultimo lavoro) e la "Pattuglia dell'Alba", "I re del Mondo" certo non deluderà le aspettative, anzi renderà ancora più carica di pretese l'uscita del prossimo romanzo. Assolutamente da non perdere.

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    Ferdinando

    24/10/2012 10.22.09

    Ho letto il libro in edizione originale e spero la traduzione italiana sia all'altezza! Consiglio il libro vivamente. Dopo il prequel dedicato a "Shibumi" dello scrittore Trevanian (Satori), Winslow ci ha preso gusto con l'arte dello scavo genealogico dei personaggi. Solo che ora a venire alla luce sono le origini dei protagonisti del suo stesso romanzo "Savages" (Le bestie): Ben e Chon. Davvero straordinari il ritmo della pagina, la descrizione dei personaggi, la tensione nell'intreccio narrativo, le ambientazioni della California degli anni 70 e 80. Ovviamente, da prequel che si rispetti, c'è anche la sorpresa finale ... finalmente si capirà perché Ben e Chon sono davvero destinati ad essere "amici per la pelle" ... molto più di quanto loro stessi possano immaginare!! Soprattutto le pagine sugli anni 70 e 80 mi hanno riportato agli esordi di Winslow, ai suoi romanzi (ahimé non tradotti in italiano) semplicemente deliziosi, il cui protagonista è un personaggio davvero sui generis, Neal Carey (ma questa è un'altra storia).

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