Re Lear. Testo inglese a fronte

William Shakespeare

Curatore: A. Lombardo
Editore: Feltrinelli
Edizione: 2
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
In commercio dal: 08/10/2014
Pagine: XVIII-319 p., Brossura
  • EAN: 9788807901621
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    Cristiano Cant

    13/04/2018 05:26:06

    "Ingratitudine filiale! Come se questa bocca mordesse questa mano perché le porta il cibo!". Ecco soltanto una delle mille altezze morali che arriva da questo testo, sommo strabordante esito di meraviglia artistica. Un padre "che perfino un orso avrebbe leccato con reverenza", e le sue tre figlie, diverse per spirito e amore nei suoi confronti, per nobiltà d'animo e bassezze precoci. Sarà questo gioco di egoismi e soprusi a scandire scena per scena l'andamento dell'opera, fra stupendi travestimenti (basta pensare a Tom, il pazzo di Bedlam) e identità poi svelate. Gli estremi che tingono i sentimenti sembrano via via innalzare nei passaggi come delle odi immortali, un canto di male e di inquietudine che quasi snerva coi suoi prodigi verbali la lettura e smuove i limiti di ogni corda sensibile. Basta pensare alla figura del Matto lungo ogni sentiero che solca i cinque atti, davvero uno dei veri miracoli del Bardo. Sentiamolo mentre parla a Lear: "Tu sa perché il naso sta in mezzo alla faccia? Per tenere un occhio da una parte e uno dall'altra, così che quel che non si sente a fiuto si scopre a vista. E sai perché la lumaca ha la casa? Per metterci dentro la testa invece di darla via alle sue figlie senza avere più un posto dove ripararsi le corna". E' lo sguardo di chi tocca e scruta le cose con la lucidità del suo genio irridente, con immagini ammonenti a leggere le movenze dei fatti e delle scelte, l'etico sarcasmo che muove il vento delle pagine contro chi è troppo immerso nella vicenda per astrarsene in una riflessione pacata. Cordelia apre da sola i neri fasti di questo dramma con la sua frase assoluta: "Il mio amore è più ricco della mia lingua". Sarà attorno a questo candore di figlia che inizierà a girare la ruota del malinteso, dell'errore, del precipizio finale. Non basta dire un capolavoro, bisognerebbe inventare un'altra lingua non inferiore a quella shakespeariana per modellare con esattezza e umiltà parole degne di questo tragico e meraviglioso castone.

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