Reddito, interesse, inflazione. Scritti scientifici

Franco Modigliani

Editore: Einaudi
Anno edizione: 1987
In commercio dal: 01/01/1997
Pagine: XV-487 p.
  • EAN: 9788806598280
Approfitta delle promozioni attive su questo prodotto:

€ 18,44

€ 21,69

Risparmi € 3,25 (15%)

Venduto e spedito da IBS

18 punti Premium

Attualmente non disponibile
Leggi qui l'informativa sulla privacy
Inserisci la tua email
ti avviseremo quando sarà disponibile


recensione di Vaccarino, G.L., L'Indice 1987, n. 8

I saggi di Franco Modigliani hanno contribuito in modo determinante, nell'arco di tempo degli ultimi quarant'anni, all'evoluzione della scienza economica dopo Keynes, sia sul piano teorico che su quello pratico. Teoria, analisi empirica (econometrica), problemi di politica economica sono così strettamente intrecciati, in lui, da far tornare alla mente la vecchia ammonizione maoista - oggi, per la verità, un po' in disuso tra gli economisti - a non separare la teoria dalla prassi. Questa separazione Franco Modigliani non l'ha mai operata: egli ha sempre concepito l'elaborazione teorica come premessa e supporto indispensabile per le scelte di politica economica, da radicare a loro volta in una solida analisi empirica. Gli scritti raccolti in questo volume da due suoi collaboratori italiani (uno dei quali autorevole esponente della Banca d'Italia) delineano il profilo scientifico attuale dell'autore su entrambi i piani, e, in parte, anche la sua evoluzione, con una particolare attenzione (com'è ovvio, per quanto riguarda il lato pratico-empirico) all'Italia, che egli ha lasciato ormai da quasi cinquant'anni per gli Stati Uniti, ma con cui ha continuato a mantenere stretti rapporti, e di cui ha continuato a seguire attentamente e con passione le vicende economiche. Trattandosi di scritti scientifici - come indica opportunamente il sottotitolo del volume -, privi cioè di ogni intento divulgativo, la lettura è ovviamente piuttosto impegnativa anche per chi già possieda qualche conoscenza in campo macroeconomico ed econometrico. Ma chi è veramente interessato ai problemi dell'occupazione, dell'inflazione, del risparmio, della moneta, alla controversia tra neoliberisti e interventisti sul ruolo della politica economica, o ai problemi economici del nostro paese, non potrà evitare di affaticarsi su queste pagine.
Il volume e suddiviso in tre parti. Nel complesso, le prime due delineano un quadro di riferimento teorico che è oggi quello condiviso dalla maggioranza degli economisti (anche se non da tutti, come vedremo), e che viene insegnato in quasi tutte le università del mondo sugli stessi libri di testo, che si contano agevolmente sulle dita di una mano; la terza parte costituisce un'estensione (ma non una meccanica trasposizione, come immancabilmente avviene nella versione italiana dei testi summenzionati) delle prime due al caso italiano.
Dei singoli sviluppi teorici e analitici contenuti nelle prime due parti del volume non si può, evidentemente, dar conto in questa sede. Né si può entrare nel merito delle loro estensioni all'economia italiana, alcune delle quali sono almeno in parte già note per le polemiche e le discussioni che hanno suscitato al momento della loro prima apparizione. Qualche commento, invece, può essere fatto riguardo all'idea guida che sta alla base di tutta la ricerca di Modigliani, e che il volume ha il pregio di mettere in tutta evidenza: si tratta dell'idea di dare una sistemazione complessiva in un quadro unitario ai problemi lasciati insoluti dalla rivoluzione teorica avviata da Keynes negli anni trenta. Questi problemi erano almeno tre: la teoria del consumo e del risparmio; la teoria dell'interesse e più in genere l'analisi della domanda e dell'offerta sui mercati della moneta e della finanza; la teoria della determinazione dei prezzi e dei salari. In tutti questi campi - ma soprattutto nei primi due - e all'analisi generale del sistema Modigliani si dedica impiegando un duplice criterio: l'ipotesi che i singoli operatori si comportino in modo razionale, secondo cioè un principio di massimizzazione; l'applicazione del metodo dell'equilibrio economico generale tra domanda e offerta nell'analisi dei singoli mercati e nella connessione tra le varie parti del sistema, che conduce ad una interdipendenza generale del sistema. L'impiego di questi due criteri trova però una notevole e necessaria eccezione almeno nel breve periodo, per quanto riguarda il comportamento delle imprese e dei lavoratori nella formazione dei prezzi e dei salari. Naturalmente, Modigliani ha delle ottime ragioni di carattere empirico per ricorrere a questa eccezione: il mercato del lavoro non è un mercato come gli altri, e il potere di mercato delle imprese fa sì ch'esse non seguano un rigido principio di massimizzazione nell'utilizzo dei fattori produttivi e nella formazione dei prezzi. Da tutto ciò segue che il sistema economico si muove in modo instabile tra disoccupazione e inflazione, e richiede una politica economica attiva per essere stabilizzato. Nel caso generale (si veda pag. 61) "la disoccupazione o l'aumento dei prezzi risultano da un'offerta di moneta inadeguata rispetto a un dato salario, o eccessiva, che si associa ad una crescita indotta o, più verosimilmente, autonoma dei salari. Ma questo è molto differente dal dire, come sostengono i monetaristi, che perciò il comportamento dell'offerta di moneta è la causa dell'instabilità". È vero che Modigliani ha scritto - forse un po' avventatamente - (pag. 88) che "non esistono sostanziali disaccordi analitici tra i principali teorici monetaristi e non monetaristi". Questi disaccordi in realtà, esistono, in base a ciò che scrive l'autore stesso, fin tanto che resta una differenza, relativa ai rapporti di causalità (si vedano le pagg. 98-103) nell'analisi della formazione dei prezzi e dei salari.
Nel complesso la sintesi di Modigliani ha retto bene sia agli assalti dei monetaristi che di numerosi critici di sinistra, che si sono mossi, soprattutto nel nostro paese, prevalentemente sul piano metodologico, contrapponendo (in modo metodologicamente non sostenibile) metodo dell'equilibrio - che sarebbe da rifiutarsi - a metodo basato sui nessi causali - da accogliersi. In realtà, è solo da una diversa analisi che può derivare il rigetto o il superamento della sintesi di Modigliani. E in questo senso, come spesso è avvenuto nella storia del pensiero economico, può essere l'autore stesso ad indicare, più o meno consapevolmente, la strada. Due si direbbero i punti di attacco. Il primo riguarda la formazione dei prezzi e dei salari, che tante polemiche ha suscitato, e non a caso, nelle sue applicazioni all'economia italiana. Qui la mancanza di un serio fondamento teorico, basato sulla razionalità di comportamento da parte degli operatori, si fa sentire molto, in quanto regge tutte le conclusioni non monetariste dell'analisi. Non a caso è un settore scoperto nella ricerca teorica dell'autore. L'altro riguarda l'analisi integrata dei mercati monetari e finanziari e il loro governo da parte dell'autorità monetaria. In un saggio pubblicato recentemente (purtroppo non compreso nel volume in esame) Modigliani si mostra del tutto consapevole dei gravi limiti inerenti al modo in cui è stato fin qui trattato il mercato monetario, e in particolare all'identificazione di controllo monetario con controllo dell'offerta di moneta, che accomuna sia i monetaristi che i keynesiani. Il pieno sviluppo dell'analisi integrata dei mercati monetari e finanziari è probabile che porti lontano dalle secche della primitiva schematizzazione dell'autore secondo cui l'offerta di moneta è data e sotto il pieno controllo dell'autorità monetaria, e tutti gli aggiustamenti all'equilibrio avvengono dal lato della domanda. Tutto ciò, non è il caso di dirlo, porterebbe la teoria macroeconomica ancora più lontano di quanto non sia ora dai semplici precetti monetaristi sul controllo rigido dell'offerta di moneta.