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La regina di Pomerania e altre storie di Vigàta - Andrea Camilleri - copertina

La regina di Pomerania e altre storie di Vigàta

Andrea Camilleri

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Collana: La memoria
Anno edizione: 2012
In commercio dal: 15 marzo 2012
Pagine: 320 p., Brossura
  • EAN: 9788838926419
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La regina di Pomerania e altre storie di Vigàta

Andrea Camilleri

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Gaia la libraia

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Si vuole che il racconto abbia la geometria di un sonetto, con una trama rigorosamente distesa su una tavola metrica "baciata" alla fine da un'arguzia, che può essere sì un colpo di scena, ma entro la prevedibilità di una catena di cause e di concause. Diversa è la meccanica dell'immaginazione che Camilleri sceglie. Lui è un orologiaio fantastico. Carica le molle, e decide che siano inavvertitamente scombinate: in modo che l'ora segnata suoni inattesa e fragorosa, come un refuso del destino, uno schianto che si prende la rivincita sui normali procedimenti di scioglimento, mentre rende la storia che si racconta asimmetrica ai desideri e alle attese degli stessi protagonisti. Di siffatta specie sono gli otto racconti vigatesi qui raccolti, ognuno dei quali apre lo sguardo sui casi quotidiani di una provincia che vive a rate le balzanerie e le strampalatezze di una società sedotta dalle proprie furbizie e dalle sue stesse ciance: tra battibecchi da circolo, lambiccati bizantinismi, ludi e motteggi, eterne liti familiari, infervoramenti carnali, sbatacchiamenti, oneste mignotterie, dolorosi stupori e premurose cordialità. Non c'è ordine cronologico nella successione dei racconti. Ognuno di essi è però un bordo d'inquadratura che prende d'infilata la scena larga di Vigàta di volta in volta bloccata nei mesi e negli anni di pertinenza, lungo un arco che va dal 1893 al 1950.
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    Pino Chisari

    15/10/2014 09:50:34

    Anche nei racconti Camilleri comincia a ripetersi e quelli che produce sono chiaramente i "resti" di una copiosa produzione creativa. D'altra parte le regole editoriali sono quelle che sono e finché noi continuiamo a comprare? hanno ragione loro!

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    Renzo Montagnoli

    01/07/2014 11:12:31

    Si tratta di otto racconti, né troppo lunghi, né troppo brevi, insomma della giusta misura, otto storie di paese non collegate fra di loro e quindi autonome al punto tale che, terminata una, si può iniziare con la successiva anche dopo diversi giorni, senza la necessità di doversi rileggere la precedente. In queste prose troviamo un Andrea Camilleri nella sua forma migliore e capace, oltre che di far ridere, anche di commuovere, ed è giusto così, perché in fondo i personaggi devono incontrare la simpatia del lettore, devono essere capaci di divertire, ma anche di toccare le corde del cuore. E i protagonisti non sono figure sciatte, anonime, messe lì a fare da comparsa, ma hanno una ben precisa e ben delineata personalità, insomma attori di una storia che finiremo con il ricordare anche dopo molto tempo che si è letto questo libro. Scritto come al solito in una sorta di siciliano italianizzato, La Regina di Pomerania e altre storie di Vigata è un gran bel libro, meritevole della più ampia considerazione.

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    Tiziana

    17/05/2014 16:47:54

    Fresco, impertinente, spassoso, arguto: ho già detto più volte che amo Camilleri quando scrive romanzi storici o di cronaca, quando si attarda in questi spaccati di vita popolare o altolocata, posando il suo occhio più che acuto sulle miserie e le ricchezze del nostro Paese. Fa centro, creando microcosmi animatissimi e perfetti pur con l'imperfetta umanità che li popola. Piccoli gioielli di un tesoro inestinguibile, da leggere e rileggere per attizzare il buonumore e la sagacia. Grazie, Maestro.

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    giorgio g

    19/06/2012 15:43:52

    Le novelle fanno seguito a quelle, uscite circa un un anno fa sotto il titolo "Gran Circo Taddei e altre storie di Vigàta" e come quelle sono godibilissime. Scritte in uno strano italo-siculo, si fanno tuttavia leggere agevolmente rinnovando nel lettore la meraviglia per la straordinaria vena di Camilleri, sì da farci ripetere ancora una volta: "Ma dove le trova tutte queste storie?"

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    luciano franz

    20/04/2012 10:30:22

    è evidente come camilleri non ami o non ami più montalbano, infatti come i romanzi di montalbano scadano sempre più, gli altri racconti o romanzi eccellono.

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    Ago

    10/04/2012 09:29:17

    A mio avviso, questa raccolta è l'ennesima prova che la migliore produzione di Camilleri non sta nel già famosissimo Montalbano, bensì nelle storie di fine ottocento e primi del '900 ambientate nella sua amata Vigata. In questa antologia, "La lettera anonima" e "Di padre ignoto" valgono da soli il prezzo del cartellino.

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    marcello

    06/04/2012 17:12:56

    Qualche arguzia, qualche spunto diverso dal solito (che non è assolutamente il racconto titolo; leggere il nipote del Negus) per il resto il solito fritto misto vigatese. Oramai o siamo agli ultimi fuochi della fantasia o prevale un discorso economico: tanto si vende! Da dimenticare senza sciarriatine

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    cardellino

    27/03/2012 15:59:02

    un' altra prova d'autore. ironico, divertente, impegnato. un ritratto della società siciliana ai tempi del fascismo. e se la sicilia è una metafora... splendido

Vedi tutte le 8 recensioni cliente

A qualcuno, di Camilleri, piacciono soprattutto i suoi racconti di Vigàta, più dei libri della serie di Montalbano, sempre pubblicati da Sellerio, e delle altre sue storie più mondane, affidate ad altri editori. Questi racconti, a volte abbastanza lunghi da essere pubblicati come romanzi a sé stanti, come nel caso di Maruzza Musumeci, Il casellante e Il sonaglio, (che insieme formano la cosiddetta “trilogia delle metamorfosi”) oppure, come nel caso del precedente Il circo Taddei e altre storie di Vigàta, pubblicati in raccolte, hanno una forza narrativa così prorompente da lasciare il segno.
Sono storie dedicate a un paese immaginario che con il tempo sta diventando sempre più reale, Vigàta, e ai personaggi che vi abitavano tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del nuovo secolo. Una carrellata di uomini e donne che si alternano come maschere della commedia dell’arte, ad ogni faccia, ad ogni posizione sociale, è legata una qualità o un difetto dell’anima: il furbo, il geloso, il generoso, i pietoso, l’imbroglione, il bello. Camilleri li introduce con poche pennellate nette e precise, scandite nella sua lingua a tratti amara che abbiamo imparato a leggere: “una trentacinquina, biùnna e formosa”, tre parole che da sole spiegano tutto. Attraverso il loro sguardo descrive ogni volta un aspetto diverso della Sicilia: la dura vita dei campi durante il periodo fascista e quella mondana dell’aristocrazia locale, ma anche i grandi moti di generosità e l’accoglienza che sempre si manifesta quando in paese arriva uno straniero, anche se si tratta della delegazione diplomatica di un regno immaginario.
Personaggi che danzano sulle rovine di un’Italia decadente. L’eco della guerra è un bagliore lontano, che si riverbera solo in rapidi lampi sulle colline. Le bombe le sentono più gli asini, le bestie della stalla, che le persone, almeno finché non arriva la chiamata alle armi, finché dalla piazza di Vigàta non parte la corriera con i giovani destinati al fronte.
Racconti carichi di verità e magia. Storie popolari, un po’ favolose, un po’ leggendarie. La raccolta si apre con “Romeo e Giulietta”, ambientato proprio il primo giorno dell’anno del nuovo secolo, il 1900. Se Shakespeare fosse stato veramente siciliano, come dicono alcune fonti recentemente rintracciate, la storia dei due innamorati l’avrebbe scritta proprio così: un ballo in maschera, una fanfara d’imbrogli, incontri clandestini, scambi di persona, mani che si sfiorano e passione caldissima, ma senza nessuna tragica morte. L’epilogo di Camilleri è uno sberleffo, i suoi ragazzi, figli di famiglie rivali, soffrono sì, si struggono, ma sono troppo furbi per morire.
E i figli dei ricconi sono furbi almeno quanto sono ingenui i poveri cristiani. Presi dalla fatica e dagli affanni, raggirati dal destino beffardo eppure pronti a rialzarsi, con l’aiuto di Dio o delle bastonate. San Calò, il Santo eremita dalla pelle nera a cui il paese è devoto, nelle sue molteplici raffigurazioni iconografiche, li protegge. È un santo che favorisce, quando può, i poveracci, i morti di fame e i malati e, in modo speciale, come dice Camilleri, “i poverazzi malati e morti di fame” ed a lui si affidano tutti pregando e offrendo voti. C’è lo zampino di San Calò nella storia commovente de “Le scarpe nuove” e c’è sempre il suo zampino negli altri racconti, otto in tutto, che compongono questa raccolta. Tutti caratterizzati da un guizzo, una sorpresa, un finale emozionante e inaspettato che spiega e risolve la trama. Ancora una volta, quando il racconto finisce, si rimane stupiti e compiaciuti per la scrittura di un grande maestro.

  • Andrea Camilleri Cover

    Nato a Porto Empedocle (Agrigento), Andrea Camilleri ha vissuto per anni a Roma.  Dal 1939 al 1943, dopo un periodo in un collegio da cui viene espulso, studia ad Agrigento al Liceo Classico Empedocle dove ottiene la maturità classica senza dover sostenere l’esame a causa dell’imminente sbarco degli alleati in Sicilia. A giugno inizia, come ricorda lo scrittore, "una sorta di mezzo periplo della Sicilia a piedi o su camion tedeschi e italiani sotto un continuo mitragliamento per cui bisognava gettarsi a terra, sporcarsi di polvere di sangue, di paura".  S’iscrive all’Università (Facoltà di lettere) ma non si laureerà mai. Si iscrive anche al Partito Comunista.Inizia a pubblicare racconti e poesie e vince il Premio... Approfondisci
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