Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Edizione: 1
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 20 febbraio 2018
Pagine: 192 p.
  • EAN: 9788806237417

17° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa italiana - Moderna e contemporanea (dopo il 1945)

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Recensioni dei clienti

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    Giorgi75

    11/10/2018 09:59:46

    Ho visto la copertina di questo libro parecchie volte nelle librerie, ma, letta la trama non mi attirava forse perchè l'ho classificato come "romanzo storico" e a me di solito non piacciono.. Ho però avuto l'occasione di ascoltare l'autore a "Pordenonelegge" e mi ha davvero colpito, sia lui (giovane insegnante di italiano bravissimo), sia la storia di Trina e Erich, che anche se non è una "storia vera", tutto il contesto e il contorno sono accaduti realmente e questo mi ha incuriosita. Infatti il libro mi è piaciuto molto, io che di storia so poco, lo consiglio veramente perchè ti fa vivere veramente per 170 pagine in quel periodo storico della Guerra e in un paese di confine come l'Alto Adige, che io non conoscevo. Lo consiglio anche per una lettura in classe con gli alunni.

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    jc58

    09/10/2018 09:44:38

    Una storia nella storia, sconosciuta ai più, un approccio stimolante per la capire le vicende dell'Alto Adige/Sud Tirolo nel secolo delle guerre e delle leggi razziali

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    Lorenzo

    23/09/2018 13:03:28

    "Resto qui" è una lettera sincera e diretta scritta da una madre alla propria figlia. Scritta per il bisogno di raccontarle una vita intera. Una vita senza di lei. Una vita difficile, in un luogo difficile come le Alpi fra Italia e Austria, in un periodo difficile come la guerra ed il primo dopoguerra. Fa da sfondo la vita montana fatta di masi con mucche e pecore, le montagne ed i boschi. Il susseguirsi delle stagioni, la neve in inverno ed i prati fioriti in primavera. Quindi ecco che la vita semplice di una ragazza, che studia con le amiche e fa progetti sul futuro, presto viene travolta da forze enormi che sconvolgono il mondo. Prima arriva il Fascismo, che impone la lingua italiana, distruggendo il suo sogno di insegnare e le scuole clandestine sono l'unica alternativa per resistere. Poi arriva la guerra ed un marito al fronte. Al suo ritorno con lui disertore, deve fuggire dalla morte sulle montagne, fra le minacce del freddo della fame e dei tedeschi. Una battaglia fra parenti e amici. Persone amiche diventano nemiche, altre prendono strade verso destini lontani, altre ancora non ti abbandonano mai. Ma la vita non si stanca mai e silenziosamente ed inesorabilmente si fa avanti anche il progresso, che vuole inondare la vallata con una moderna diga. Una lotta continua contro gli eventi ed una voglia continua di raccontarlo. Così Trina in ogni sua parola, in ogni sua riga in questa lettera appare proprio come il campanile che ancora oggi svetta nel lago di Resia con il suo monito. Contro tutto e nonostante tutto "Resto qui".

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    Alice

    22/09/2018 15:28:02

    Questo libro mi è piaciuto davvero molto. Mi ha ricordato un po i romanzi di Corona. Ne consiglio la lettura

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    MB

    22/09/2018 13:46:36

    Un campanile che spunta dalle acque. Sembra intatto, uguale al giorno ormai remoto in cui fu sommerso. L’immagine della copertina, nella sua seducente drammaticità, riassume l’anima di una storia che non ha voluto morire: quella di un paese tirolese i cui abitanti hanno combattuto strenuamente contro tanti “nemici”, in tempo di guerra e in tempo di pace, per difendere la propria identità e la propria vita, entrambe saldamente ancorate alla terra d’origine. Questo racconto, ispirato ad eventi reali, ci ripropone lo spirito antico che abita le montagne, e che non crede nel progresso a tutti i costi: la sua idea del mondo è legata al ciclo della natura che si rinnova secondo le leggi di sempre, costruendo il futuro sulla base del passato, senza bisogno di distruggere il presente. La nuova diga voluta dallo Stato è un’intrusa che i personaggi di questo libro affrontano come l’ennesimo invasore, giunto a cambiare, con immotivata violenza, ciò che è sempre esistito, ed è ancora visceralmente amato. La passione, in questi luoghi fuori dal tempo, si frammenta nei piccoli gesti quotidiani, nei discorsi di famiglia, nelle pieghe di un’intimità dalla cornice rustica, ma intensamente vissuta. La narrazione in prima persona, rivolta da una madre alla figlia scomparsa anni prima, conferisce all’opera l’accento fiero e struggente di chi, dopo aver perduto la battaglia, trae forza dalla certezza di aver fatto tutto quanto fosse giusto e possibile. "Resto qui" è un romanzo vero fino in fondo, intagliato nella dura scorza della gente che non si arrende, che non capisce il perché di tante cose, e fa di questa sua agreste “ottusità” un orgoglioso scudo contro il cinismo della cosiddetta “civiltà”.

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    Simona

    21/09/2018 21:21:15

    Libro di grande intensità, che emoziona. La protagonista Trina, forza e dolcezza insieme, ti prende per mano e ti conduce attraverso una vicenda poco conosciuta ma reale, trattata con grande maestria dall'autore, mai banale in nessun capitolo. Semplicemente bellissimo.

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    Celeste

    21/09/2018 15:18:00

    Ho apprezzato particolarmente questo libro che apre una finestra su una delle situazioni storiche italiane meno raccontate. La trama é semplice, ma allo stesso tempo davvero interessante, non cade nel banale. Ancora adesso, dopo mesi dalla conclusione della lettura, mi trovo a pensare a certi episodi descritti con una vividezza incredibile. Ottimo romanzo!

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    Ingrid

    21/09/2018 15:12:38

    Favoloso... letto d'un fiato, uno dei più bei libri mai letti, che denuncia quanto accaduto realmente a Curon Venosta, in forma romanzata, ma non facendo sconti alla cruda realtà.

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    Daniele

    21/09/2018 14:10:16

    Un libro molto bello che contiene tanti temi importanti da cui si potrebbero trarre altrettanti romanzi: il distacco culturale tra il sud tirolo e l'Italia, il nazismo tedesco visto come opposizione al fascismo italiano, la guerra con il suo carico di dolore, la costruzione della diga che spazza via un paese nel nome del progresso e il dolore insopportabile e senza fine del perdere una figlia.

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    pupapepata

    21/09/2018 07:29:10

    Ancora una volta un libro di successo che non mi lascia nulla. Sarà la mia poca passione per la montagna, saranno le alte aspettative.. ho veramente faticato a finirlo.

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    g.

    21/09/2018 05:52:32

    la storia di trina ed erich raccontata alla figlia scomparsa. dalla prima guerra mondiale al 1953, passando per il fascismo e il nazismo, il racconto di un popolo considerato "mucchio di case contro il progresso"

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    Tiziana

    20/09/2018 17:17:02

    Per me meritava la vittoria del premio strega! 5 stelle non bastano per descrivere questo libro è STUPENDO! Lo consiglio davvero a chiunque

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    delfino

    19/09/2018 22:17:42

    Ho trovato questo libro molto scorrevole. Lo consiglio perché commovente. E’ ambientato in Val Venosta, dove gli abitanti si consideravano quasi facenti parte della Germania. Mi ha lasciato tanta tristezza. Il libro è corto, si legge comodamente in pochi giorni. Il libro è stato pubblicato pochi mesi fa.

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    eleonora fiorini

    19/09/2018 10:51:04

    Libro davvero stupendo e consigliato a qualsiasi lettore.

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    nicole

    19/09/2018 09:16:15

    Un romanzo che mi ha fatto scoprire un nuovo punto di vista relativo alla seconda guerra mondiale. Molto essenziale la scrittura ma che ti travolge in molteplici emozioni.

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    Vincenzo

    18/09/2018 14:28:00

    Il titolo non mi attirava. Però una volta cominciato a leggere devo dire che è stato davvero bello. Ne consiglio la lettura

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    Rosaria

    17/09/2018 20:00:46

    “Se per te questo posto ha un significato, se le strade e le montagne ti appartengono, non devi avere paura di restare.” A volte ci vuole più coraggio a restare che ad andare via. Questo lo sanno bene Trina ed Erich, una coppia sposata che vive a Curon, in Sudtirolo, terra di confine e di sofferenze che, però, i due non vogliono abbandonare. Nonostante il fascismo, il nazismo, la guerra e la costruzione di una maledetta diga che finirà per inondare le case e far scomparire l’intero paese. Al dolore collettivo, dato dai tristi eventi che stanno sconvolgendo Curon, Trina somma quello individuale: la scomparsa di sua figlia. Ed è proprio a lei che dedica un diario, intimo e colloquiale, nel quale parla della sua vita senza Marica e piena di dolori in cui, però, la speranza e la volontà di andare avanti sono sempre presenti. “Resto qui” è il racconto di una ostinazione, dell’attaccamento alla propria terra che non si vuole abbandonare per nessuna ragione al mondo, anche quando ormai, di fatto, essa non esiste più.

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    stefano

    12/09/2018 10:03:57

    Letto in poche ore. Bellissimo libro e bravo l'autore che con i personaggi del romanzo ci guida a scoprire quelle splendide terre, le persone e la loro storia. Curon nel cuore da oltre 30 anni...da oggi ancora di più!

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    Aldebaran23

    10/09/2018 12:05:03

    Un bellissimo romanzo che meritava sicuramente il primo premio. Un romanzo che ti culla, ti accoglie e non ti lascia più. In un periodo non bello della mia vita, aspettavo solo il momento in cui potermi rifugiare tra le sue pagine e andarmene lontano, sulle montagne, tra la natura e una storia profonda e vera. Consigliatissimo

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    Michela

    06/09/2018 15:56:52

    Onestamente non amo i libri legati alle guerre passate ma questo è stupendo!

Vedi tutte le 152 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione

A volte da una semplice suggestione può nascere un’opera. È questo il caso di Resto qui, di Marco Balzano. La suggestione la possiamo osservare anche noi sulla copertina del romanzo: si tratta del campanile mezzo affondato della chiesa di Curon, un villaggio della Val Venosta sommerso nel 1950 a seguito della costruzione di una diga.

Oggi i turisti possono ammirare le vestigia di quella antica società rurale affondata e forse solo immaginare cosa è significato per gli abitanti dell’Alto Adige vedere sommerse le proprie case. Marco Balzano lo immagina, osservando le rovine come tutti i turisti, e poi ne scrive, dando vita a un romanzo capace di restituire i personaggi e i sentimenti dell’epoca con una partecipazione sorprendente.

La storia raccontata in queste pagine vede protagonista una giovane coppia. Lei, Trina, è una maestra elementare che non può insegnare, perché il fascismo ha proibito l’insegnamento del tedesco. Lui, Erich, è un pastore taciturno e solitario. La storia di questa coppia è una storia di resistenza e di resilienza che incrocia le sorti di quella terra di confine che è l’Alto Adige.

Né con i nazisti, né con i fascisti. Probabilmente con il prete, ma solo perché è l’unico a difendere i monti e le valli durante la costruzione della diga. Trina resiste insegnando tedesco nelle scuole clandestine, le katakombenschulen; Erich resiste facendosi capopopolo contro i costruttori italiani. Insieme diserteranno e imbracceranno i fucili, saliranno in cima ai monti, nei rifugi ad alta quota per sfuggire ai tedeschi, metteranno a rischio tutto quello che hanno pur di non lasciare la propria terra.

Con un misto di realismo e idealismo, il racconto di Marco Balzano porta con sé la eco dei grandi narratori di montagna e resistenza – Lussu, Rigoni Stern, Revelli, Pavese – soprattutto grazie all’uso di una lingua comune e ancestrale. Le grandi storie di confine trovano in questo romanzo una nuova declinazione: alle radici della cultura italiana c’è la storia di un innesto violento tra due popoli, quello austriaco e quello italiano; il crocevia di tre ideologie, nazismo, fascismo e comunismo; c’è la lotta tra il passato rurale il futuro tecnologico. Di queste fratture, di questi mondi alla deriva, resta un’immagine: il campanile sommerso dall’acqua del Lago di Resia.

Resta l’impressionante spettacolo della resistenza del campanile malgrado lo scontro tra questi mondi. E resta un romanzo che ha saputo raccontare questa impressione con un tocco di grazia.

Recensione di Annalisa Veraldi

 


I vincitori del concorso "Caccia allo Strega 18"

Manlio - Recensione stregata scelta da Marco Balzano

Quando si dice che una prosa è essenziale si pensa a una scrittura che è come un rasoio: incide in profondità e con esattezza, senza farti sentire il dolore al suo passaggio. La storia di Balzano che si fonde con la Storia di un Paese ha questa qualità: raccontarci di Trina e dei suoi dolori, dei suoi disincanti, delle sue speranze (tutte annegate dentro quell'acqua che lascia affiorare solo un campanile solitario come un dito di STREGA rivolto a cielo per evocare un sortilegio o per ammonire chi sta in Alto) con la precisione chirurgica di chi osserva a occhi sgranati e cuore dilatato, di chi usa le parole come filigrana attraverso cui rivelare e non malcelare l'amor proprio. Si esce da Resto qui con la voglia davvero di non andar via, di continuare ad ascoltare l'eco di una storia che risuona nel tempo, senza dissolversi. Senza restare annegata.


Stefania Fava

A volte ti chiamano strega e invece sei solo una donna, una donna vera che non ha paura di affrontare il nemico interno ed esterno, di esprimere i propri sentimenti, le proprie emozioni di combattere per la propria terra, il proprio lavoro, i bambini della scuola e il marito...tutto questo è Trina e Marco Balzano è riuscito a coglierne l'anima più sottile, che si erge e non affonderà mai, proprio come la punta del campanile che emerge dal Lago come un respiro più forte di tutte le guerre!


Antonia

Da un lato, la strega cattiva, la dittatura fascista, che sfrutta il suo potere e i suoi "artifici" per scopi diabolici. Dall'altro, la strega buona, che unisce la forza della parola, dell'istruzione, la coscienza e la volontà di difesa della propria identità. Entrambe sono incantatrici: la prima è maliarda e purtroppo fatale, l'altra è ostinata e combattiva. Con il personaggio di Trina, giovane madre piena di passione e di speranza, Marco Balzano ha realizzato una splendida storia di tenacia e ha raccontato un amore per le proprie radici, che persiste anche nella più lucida rassegnazione.


Gianluca Cannillo

Restare. L’attualità di questo romanzo è potente. Un autore che si fa voce di donna e attraversa le pieghe dell’essenza femminile: un filo, un cordone ombelicale come collante a tutta la vicenda che muove le viscere. La piccola storia, il quadretto di maniera nel quale interviene la macro-storia: la storia dei grandi e dei potenti. Una storia dal carattere torrenziale, capace di travolgere il fluire umano e mite delle vicende umane. Un equilibrio teso e sempre instabile, un eterno galleggiare, la paura di affogare nell’acqua che è Strega e che è specchio per riflettersi. L’acqua come leitmotiv in tutti i suoi stati, liquido, gassoso e solido: il lago, le nuvole e la neve. "La vita era una questione di idee prima che di affetti": una dissacrante verità, un continuo partecipare alla tangenza e mai all’intersezione delle relazioni. Ciò che resta non è solo il campanile di Curon che svetta nella copertina: restano sospesi, galleggiano sul pelo dell’acqua tutte le porte aperte, tutte le persone toccate, i baci e le lettere, i lacci non annodati, le giustizie non compiute. Un romanzo scorrevole, dalla sintassi semplice ma icastica, fredda, raggelante. Un continuo scoprirsi e ritrovarsi in volti, in personaggi in cui non vive il manicheismo. Personaggi spessi, quasi tragici, su cui incombe un destino più grade e più forte: la Storia.


Asia

Ricordo che da bambina mia madre mi portò a vedere il campanile rappresentato nella copertina di questo libro e davanti alle mie continue domande mi parlò di quel luogo come di luogo intriso di magia, legato alla leggenda locale e di una strega che nelle notti fredde fa suonare ancora oggi le campane del campanile e al fatto che sotto il lago via sia ancora una città sommersa. Crescendo imparai la vera storia di quel luogo capii che mia madre aveva solo cercato di non darmi una tristezza non adatta ad una bambina. Credo di essermi chiesta cosa abbiano provato quelle persone, davvero tantissime volte, assieme al come mai sia una parte di storia poco conosciuta e studiata, a distanza comunque di tutto questo tempo. Marco Balzano è riuscito a farmi immedesimare in ogni scena, in ogni emozione, in ogni singola parola. Consiglio il libro perché trovo davvero scorrevole e molto piacevole la lettura, e poi perché sono convinta che non dimenticare sia una cosa molto importante, specie ora che per le nuove generazioni la storia sembra non avere più molta importanza.


La motivazione di Pierluigi Battista per la candidatura al Premio Strega

«La copertina del romanzo Resto qui di Marco Balzano raffigura un campanile che spunta dalle acque di un lago. Quel campanile esiste davvero, ed è l'unica traccia rimasta di una vallata del Sudtirolo sommersa dalle acque che, dopo la costruzione di una diga fortemente osteggiata dalla popolazione locale, hanno invaso le terre, le case, le stalle, i masi, i luoghi di una civiltà oramai cancellata. Nel libro di Balzano la storia raccontata da una voce narrante femminile descrive un fatto vero ma dimenticato, una gigantesca catastrofe che è stata l'atto finale di una persecuzione linguistica, etnica, culturale, morale avviata con l'italianizzazione forzata di una valle che da secoli si esprime in lingua tedesca. Ma la scrittura di Balzano permette di ricostruire sentimenti, passioni, disperazioni e fughe rocambolesche di un microcosmo vitale eppure condannato attraverso una forza narrativa che inserisce le vicende private nella tragedia della grande storia.»