Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Edizione: 1
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 20 febbraio 2018
Pagine: 192 p.
  • EAN: 9788806237417

nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa italiana - Moderna e contemporanea (dopo il 1945)

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Recensioni dei clienti

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    Lorenza

    08/08/2018 13:40:03

    Un romanzo storico bello da mozzare il fiato!! Ricco di passione, gioia e sofferenza. Attraverso le vicende di una famiglia si vive la storia di un angolo tra i più belli e travagliati del mondo. I personaggi si amano sin dalla prima riga! Io amo la montagna, amo la gente di montagna così dura come la roccia dolomitica ma così meravigliosa calda e Accogliente come la roccia dolomitica

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    Laura

    06/08/2018 10:40:10

    Un libro bellissimo, scritto bene, magnetico. Da suggerire a chi si vuol bene perché le cose belle vanno condivise.

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    leggere

    31/07/2018 13:13:17

    L'ho letto in poche ore. Molto molto scorrevole e ben resa l'idea di far fluire il racconto su due filoni paralleli, la guerra nel mondo e la vita intima di una persona.

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    io

    28/07/2018 11:45:16

    Un autore che seguo con interesse. Anche in questo romanzo, Balzano ci porta a riflessioni intime e profonde. Ci fa rovistare nei cassetti personali della memoria e delle emozioni. Ho avuto il piacere, dopo la lettura, di poterlo suggerire ad una amica. Il commento che segue è la risposta al mio suggerimento di lettura. Il libro è molto bello, affronta temi importanti e delicati con un linguaggio lineare, senza per questo scadere nella banalità. Mi è parso di cogliere un certo timore da parte dell'autore. Nonostante sia ben documentato, si nota che la linea prevalente rimane quella del romanzo e infatti ho avuto l'impressione che la scelta della protagonista (una donna nonostante di autore maschile), sia in qualche modo legata alla scelta di documentare un pezzo di storia con gli occhi dello spettatore e non del protagonista. Ed ecco che, nel dare spazio alle riflessioni emotive di Trina, il romanzo prevale più della storia. Questo fa onore all'autore che riesce a trattare con naturalezza il mondo femminile che non gli appartiene e dimostra grande modestia nell'avvicinarsi con cautela a una pagina della nostra storia complessa, sia a livello umano che a livello sociale. Soprattutto per chi l'ha vissuto in un territorio italiano, che d’Italia aveva ben poco. Mi è piaciuto che abbia affrontato il tema del conflitto a livello familiare e delle percezioni diverse di quanto stava accadendo. Mi è piaciuto il tema dell'abbandono, vissuto non in quanto tale, ma come “l’irrisolto” senza soluzione, la domanda senza risposta che ci portiamo tutti dentro. Bello davvero. Mi domando solo: e se avesse osato andare più a fondo?

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    Simone F

    11/07/2018 09:43:20

    Un libro ed una storia tutto sommato decenti. La lettura scorre e la trama è interessante. Non conoscevo le vicende dei tirolesi in epoca fascista: la loro conoscenza è quelo che mi lascia il romanzo. In definitiva, abbastanza consigliato, ma nulla di che.

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    Valentina

    04/07/2018 21:24:01

    Non leggevo un libro tanto bello da troppo tempo. È un romanzo che merita di vincere il premio Strega. È magnetico e fa commuovere. Si legge tutto d'un fiato e tutti dovrebbero farlo, per conoscere la storia e riflettere. M A G I S T R A L E.

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    Agostino

    29/06/2018 08:29:24

    La storia è molto interessante, crea curiosità e aspettativa, ma non è emozionante nel senso che “non prende”, non commuove se non nelle ultime pagine. Non giova all’empatia con il lettore la tecnica narrativa scelta da Marco Balzano: una voce narrante (Trina, la protagonista) che parla(?) alla figlia Marica, scomparsa da bambina e della quale non si sa più niente. Si sente sempre qualcosa di artificioso e superficiale come se l’autore non conoscesse bene i luoghi e le persone di cui parla, come se non conoscesse bene il “Südtirol” e i “sudtirolesi”. Balzano dà l’impressione di essere un turista che, capitato in quei luoghi, ne sia rimasto affascinato, ma non abbia cercato di capirne a fondo la natura geo-biologica né la cultura austriaca, anzi tirolese. Forse ha privilegiato la storia umana lasciando approssimativo l’ambiente e il contesto storico? Può essere, ma se è così lo doveva dire chiaramente; e comunque non sarebbe un pregio. A proposto del contesto storico-cronologico, l’ho trovato alquanto vago e con qualche errore. Per esempio, anno 1940, si legge: “… una jeep dei carabinieri” “Davanti al maso si fermò un jeep dell’esercito.” Errore? Svista? Superficialità? Le forze armate italiane non potevano avere jeep nel 1940. Infatti le jeep vennero prodotte negli USA a partire proprio dal 1940, ma arrivarono in Italia solo nel 1943, con lo sbarco degli alleati in Sicilia, e vennero cedute alle forze armate italiane solo dopo la fine della guerra. Però il racconto è bello, originale, e merita di essere letto.

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    RossaMina

    27/06/2018 07:17:12

    Magistrale come un giovane uomo di città sia riuscito a dar voce a una donna montanara di quasi un secolo fa, attraverso un pezzo di cruda storia vera.

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    massimo r.

    19/06/2018 17:08:34

    Bella storia e ben scritta, con pagine di crudo realismo e di vera poesia. Prende spunto da una pagina vergognosa della storia d’Italia, e parla anche della violenza del potere , della perenne tragedia della guerra, e dei crimini commessi in nome del Progresso. Da leggere e meditare.

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    Valeria Acquarone

    18/06/2018 16:30:33

    Giovane sposa con un bimbo piccolo, trascorsi per 3 anni le vacanze a Resia, e ancora ho nel cuore la nostalgia dei boschi sconfinati, di quel cielo a un passo, della gutturale eppur dolce cantilena tedesca dei valligiani che ti salutavano, asciutti ma cortesi, con il loro "Gruss Got". E soprattutto c'era il lago, con le sue ondine leggere, e il campanile, che pareva il magico avamposto di un mondo affascinante celato sul fondo inaccessibile agli uomini. Poi ho letto "io resto qui" e i miei ricordi si sono lacerati, come carta vecchia alla luce del sole, e tutto mi è apparso diverso, e una tristezza profonda mi ha invaso, la stessa tristezza e lo stesso dolore che pervade ogni parola del libro, e a cui nulla e nesssuno sfugge: non le pareti scabre e rocciose, coperte di neve infida e nemica, non gli uomini, sballottati tra dittatur, guerre, violenze e sopraffazioni, e neppure la serenità della vita familiare, spezzata per sempre da una strega che sotto l'apparenza di una dolce sorella rapisce una bimba all'affetto della sua famiglia. Secoli scanditi da ritmi sempre uguali, come quelli delle stagioni, sfociano in un novecento impietoso e terribile, che fa del tedesco un'arma che ferisce, delle ditttature crudeli lusinghe illusorie di benessere, della guerra ciò che purtroppo è sempre stata, coacervo di odio disperazione cattiveria. Trina e suo marito Erich combattono nonostante tutto la loro battaglia per rimanere quello che sono nel posto in cui sono nati e in cui dovrebbero vivere i loro figli, ma gli eventi li soverchiano e li cambiano per sempre. Anche la fine della guerra non porta la sperata pace, perchè un nuovo nemico, la diga, sconvolge le radici stesse di tutto, cambiando in maniera definitiva e irrevocabile la vita della valle. Tutto è narrato ,se pur con qualche spunto di forte lirismo, con linguaggio asciutto e contenuto, come aspro e selvatico è il mondo della valle, la vita dei suoi abitanti, e la neve quasi perenne delle sue cime

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    Alessia

    15/06/2018 07:02:24

    La scrittura delicata si contrappone ad una storia durissima così come la quiete della foto in copertina si contrappone al dolore di chi ha dovuto abbandonare la propria terra. La lettura è scorrevole, bastano poche ore per finirlo ma non è un libro che si dimentica in fretta.

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    Beatrice Capitanio

    12/06/2018 21:38:48

    Sono sempre un po’ scettica quando un uomo dà voce ai pensieri di una donna, ma qui non c’è da preoccuparsi: Balzano trasmette a noi lettori le emozioni della protagonista con empatia e attenzione. Possiamo così immedesimarci in una giovane donna entusiasta di andare incontro al futuro, in una novella sposa innamorata e in una madre prima felice e poi segnata dalla perdita. Tutto si svolge mentre le vicende storiche di anni importanti, soprattutto in terre di confine, condizionano i destini di uomini e donne che vorrebbero soltanto continuare a vivere le loro vite nel luogo che amano e dove vogliono restare: Curon, paesino oggi meta turistica per il “suggestivo” campanile che emerge dalle acque di un lago. Grazie a questo romanzo abbiamo l’opportunità di sapere che dietro ai selfie dei turisti di oggi c’è la sofferenza delle persone di ieri. L’autore ci fa riflettere su questa stridente situazione, toccando con forza temi cruciali come l’attaccamento alle radici, il dovere di difendere gli ideali in cui si crede, la lotta contro i soprusi, l’indifferenza che strega le coscienze, l’amore incondizionato dei genitori verso i figli. Anche se già conosce l’epilogo, il lettore lotta a fianco dei protagonisti fino alle ultime pagine e soffre con loro per tutto ciò che sono costretti ad abbandonare, respirando il profumo di quei prati e l’aria tersa di quelle montagne che mai sarà più la stessa.

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    Gioia

    12/06/2018 20:50:29

    Una storia forte, ambientata in una terra dura che non concede niente. Zona questa di confine, chiusa tra un'Italia fascista, che viene vista come una strega nera che non cerca nient'altro se non il profitto ed una Germania travolta dalla follia nazista. Una terra questa reclamata da molti ma che però infine si dimostra essere di nessuno, neanche dei suoi poveri abitanti che fanno parte di essa da secoli. I personaggi sono delle finestre su questa terra selvaggia che si dimostra essere la protagonista indiscussa, richiamata anche dalla prosa secca, asciutta e pungente come le cime della Val Venosta. Curon diventa, suo malgrado, teatro di una trama così presente nella storia dell'uomo: dove il potente prevale sul debole che infine non può fare altro che piegarsi oppure, in un ultimo atto di resistenza, decidere di spezzarsi, troncato da una vita che non gli appartiene più.

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    Micaela C.

    12/06/2018 18:30:46

    E’ stato amore a prima vista: se ho preso in mano “Resto qui” di Marco Balzano è perché mi ha attratto la foto del solitario campanile che emerge dalle acque del lago di Resia. Poi però, pagina dopo pagina, sono stata catturata dalle vicende di Trina, della sua famiglia e degli abitanti di Curon. Una storia dolorosa, intima e nello stesso tempo corale. L’ambiente naturale tra i pascoli e sui monti del Sudtirolo è parte integrante del racconto e anzi ne è protagonista, al pari dei personaggi che si muovono tra le pagine del libro. L’autore, di cui questa è la prima opera che leggo, è bravissimo a farci entrare con un linguaggio immediato e lievi ma efficaci pennellate nei volti e nel cuore dei personaggi. Gli stati d’animo cambiano: ora pieni di dolore, ora di speranze e in altri momenti di illusioni ma c’è una costante di fondo nei nostri protagonisti: tanto coraggio e ostinazione. Anche quando tutto sembra finito, la rassegnazione non la fa da padrona se non per brevi istanti, cacciata via da una frase materna che Trina ricorda più volte e che mi ha sinceramente colpita: “Non c’è tempo per fermarsi a dolersi di quello che è stato. Andare avanti, come diceva Ma’, è l’unica direzione concessa. Altrimenti Dio ci avrebbe messo gli occhi di lato. Come i pesci.”. Dopo aver letto delle tribolazioni patite a causa delle radici “austro ungariche” di quelle genti, aggiunte a quelle causate dalla guerra e dalla costruzione della diga che ha sommerso l’amatissimo paese di Curon costringendo gli abitanti (che neppure l’avvento del fascismo, del nazismo e della guerra erano riusciti a sradicare dal paese) ad abbandonare le loro case, vedo con maggiore comprensione l’ostinazione di certe persone che tutt’ora in quelle zone mostrano tanto attaccamento alla lingua tedesca. In conclusione ritengo che l’opera di Balzano sia un più che valido concorrente al Premio Strega di quest’anno, certamente di altissimo livello.

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    Patryx

    12/06/2018 09:29:10

    Una storia di ordinaria follia Qualche anno fa, lessi di una vasta zona della Cina che era stata inondata per costruire un complesso di dighe, necessario a sostenere lo sviluppo industriale del paese che correva veloce come una STREGA sulla sua scopa e che nulla avrebbe dovuto arrestare, neanche le persone che vivevano lì e non avrebbero più avuto la loro vita che si svolgeva da secoli in quei luoghi. Ho pensato che fosse una follia senza sapere che la stessa vicenda era toccata in sorte agli abitanti di Curon, scoperta che devo proprio al libro di Marco Balzano. La scomparsa del comuni di Curon è l’evento culminante di una storia di ingiustizie e sopraffazioni che ha investito il territorio dell’Alto Adige durante il ventennio fascista: il divieto di usare il tedesco (lingua madre della popolazione che sino a pochi anni prima era parte dell’Impero Austro-ungarico), la discriminazione a favore dei parlanti di lingua italiana, l’accordo fraudolento con la Germania per favorire l’emigrazione degli altoatesini nei territori del Terzo Reich. In questo contesto, si muove Trina, la protagonista e voce narrante del romanzo di Balzano; è una ragazza comune che sogna una vita tranquilla con una famiglia e un lavoro da maestra: gli eventi la porteranno a entrare nella rete delle maestre che nei solai e nelle stalle insegnavano il tedesco ai bambini, sfidando le leggi naziste, e da questi eventi sarà travolta. Il romanzo è una lettura piacevole che porta il lettore a riflettere sulla nostra storia e sulle ingiustizie che ancora oggi vengono perpetrate in nome del progresso, sulle lacerazioni causate dalla guerra impossibili da cancellare solo perché lo si desidera. Avrei preferito che alcune linee narrative fossero sviluppate con maggiore profondità ma forse l’autore intende dare un seguito alle vicende per farci conoscere come è proseguita la vita degli abitanti di Curon.

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    Alida

    12/06/2018 06:49:46

    Il romanzo RESTO QUI DI Marco Balzano intreccia la storia d’amore e il matrimonio di Trina ed Erik e la nascita dei loro due figli, al periodo storico più triste per il Trentino. La vita tranquilla tra i masi delle valli del Sud Tirolo verrà lentamente sconvolta dalla guerra, dall’annessione all’Italia e dalla costruzione della diga. Dietro pagamento di un simbolico quanto iniquo indennizzo alle famiglie, a cui durante il fascismo era stata vietata la lingua tedesca e la cultura di appartenenza, si decide di togliere anche le case, i masi, gli alberi e i prati. Nulla sarà come prima. Nessuno, nemmeno il papa interverrà con forza per impedire l’espropriazione forzata, eppure Trina e gli altri lotteranno; lotteranno prima contro il fascismo e poi contro la Montecatini e il governo. Trina racconta meticolosamente a sua figlia, che un giorno, ancora bambina, scappa a vivere con gli zii in Germania, la sua vita senza di lei. Vita fatta di sconfitte, di latitanza sulle montagne e di dolore. Sceglie la figlia che non rivedrà forse mai più per confessare le sue paure e i suoi bisogni, ben sapendo che non le potrà mai ascoltare. Ma è un’esigenza quasi ultraterrena quella di condividere i suoi pensieri con la figlia persa, così come lo sono i ritratti immaginari di Erik della sua bambina, ritrovati solo alla sua morte, su un quadernetto tenuto nascosto. Si respirano la Storia, quella con la S maiuscola, l’amore e l’appartenenza, in questo romanzo. Scandiscono il ritmo del libro a volte docile, altre volte incalzante e passionale, la guerra dal 1939 al 1945, i lavori della diga e i pensieri di Trina, che come una strega vorrebbe far magicamente tornare indietro il tempo e ritrovare la sua bambina, la sua casa, i suoi prati!

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    Letizia Nurra

    12/06/2018 00:44:19

    Un campanile emerge solingo dal lago artificiale di Resia. Un campanile si ancora naufrago alle radici dei vecchi larici, alle fondamenta dei masi, della chiesa, delle botteghe. Un campanile propala tacito il ricordo del paese di Curon. A raccontarlo sono le parole di Trina: queste promettevano falde di salvezza, ma si sono tramutate in mattoni di rassegnazione. A stendere gli strati di calcestruzzo sono gli abitanti, che ignorano le aporie cui i loro occhi non arrivano. D'altronde, “la gente con un dito sulle labbra lascia ogni giorno che l'orrore proceda”. E l'orrore, come una strega, smette di esistere quando si smette di bruciarlo. A demolire i muri di silenzi sono le proteste di Erich, che si ribella ai soprusi dei fascisti, dei nazisti e della Montecatini, esercitati in nome di un progresso a cui bisogna adeguarsi. La guerra incombe e sconvolge, l'acqua inonda e sommerge. Rimangono solo colonne di polvere. La diserzione diviene l'unico espediente per sopravvivere, mentre la speranza di ritornare mantiene lucida la mente e fervido il cuore. La tenacia del vecchio, la fede del prete, la grinta della donna grassa, e l'innocenza della piccola Maria riscaldano e nutrono i due protagonisti durante la fuga, prevalendo sull'inerzia e sull'inedia della morte. La costruzione della diga si sostituisce alla distruzione della guerra, portando a rivolte fatte di braccia, gole e animali, non di “mucchietti” di case. Piccole scalfitture sull'immobile laterizio, colmate subitamente dal disinteresse di uomini sornioni. E così il paese muore di stanchezza, ormai non più capace di riconoscersi. La sola soluzione che si prospetta ai superstiti è continuare nell'unica direzione concessa da Dio: avanti.

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    Mattia

    11/06/2018 22:46:49

    Un libro utile a ricordare uno degli episodi meno lusinghieri che hanno accompagnato i primi anni della Repubblica italiana. Trina vive a Curon, in Alto Adige. La sua vita e i suoi sogni da adolescente vengono stravolti dall'arrivo del regime fascista. Il matrimonio con Erich e la nascita di due figli sembrano permetterle di ritrovare la tranquillità tra le sue montagne, ma quel nuovo equilibro ben presto dovrà soccombere quando a Curon arriveranno la guerra, i tedeschi e poi l’arroganza dell’Italia industriale del dopoguerra. Balzano scrive che la storia di Curon gli è servita semplicemente come punto di partenza per raccontare una vicenda più intima e personale. Ma l’epopea del paese è così forte da prendersi la scena. I personaggi delineati dal suo stile conciso e senza fronzoli ci aprono gli occhi su un luogo che molto spesso consideriamo semplicemente come il sito perfetto in cui scattarsi una foto col campanile che emerge dal lago. Trina e la sua famiglia, invece, ci fanno ricordare le emozioni vere che pulsavano per le vie del paese e nei suoi masi. Sommersi non per il maleficio di una strega, ma semplicemente per le vicende della Storia che per la prima volta irrompono nel Südtirol, una terra con il suo stile di vita plurisecolare e da sempre priva di confini precisi.

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    Gianluca Cannillo

    11/06/2018 14:18:08

    Restare. L’attualità di questo romanzo è potente. Un autore che si fa voce di donna e attraversa le pieghe dell’essenza femminile: un filo, un cordone ombelicale come collante a tutta la vicenda che muove le viscere. La piccola storia, il quadretto di maniera nel quale interviene la macro-storia: la storia dei grandi e dei potenti. Una storia dal carattere torrenziale, capace di travolgere il fluire umano e mite delle vicende umane. Un equilibrio teso e sempre instabile, un eterno galleggiare, la paura di affogare nell’acqua che è Strega e che è specchio per riflettersi. L’acqua come leitmotiv in tutti i suoi stati, liquido, gassoso e solido: il lago, le nuvole e la neve. "La vita era una questione di idee prima che di affetti": una dissacrante verità, un continuo partecipare alla tangenza e mai all’intersezione delle relazioni. Ciò che resta non è solo il campanile di Curon che svetta nella copertina: restano sospesi, galleggiano sul pelo dell’acqua tutte le porte aperte, tutte le persone toccate, i baci e le lettere, i lacci non annodati, le giustizie non compiute. Un romanzo scorrevole, dalla sintassi semplice ma icastica, fredda, raggelante. Un continuo scoprirsi e ritrovarsi in volti, in personaggi in cui non vive il manicheismo. Personaggi spessi, quasi tragici, su cui incombe un destino più grade e più forte: la Storia.

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    Elisa

    11/06/2018 10:26:52

    Bel libro, coinvolgente, ben strutturato mai sdolcinato. Resto qui è la storia di Trina e del suo paese, Curon, che si trova a pochi passi dal confine Italo austriaco, siamo nel periodo del fascismo. A Curon i fascisti impongono le loro leggi e la lingua italiana obbligando così gli abitanti di questa zona ad un cambiamento radicale. Il fascismo toglie a Trina il suo lavoro di maestra, inizia la caccia alle strege dove la Strega diventa Barbara cara amica di Trina anche lei maestra che viene allontanata brutalmente da Curon soltanto per aver cercato di mantenere le tradizioni del suo popolo nel tentativo di insegnare tedesco clandestinamente ai bambini. Poco dopo subentra il nazismo che offre agli abitanti di Curon di diventare tedeschi ma a costo di lasciare la loro terra. Il nazismo porta via a Trina il più grande amore. Poi la vita dura del periodo della guerra e, a chi riesce a sopravvivere, porta un ultimo dolore: la realizzazione della diga e la cancellazione dell’amata Curon. La storia è raccontata in prima persona da Trina, una donna che non si piega ai dolori della vita, dolori che l’accompagneranno sempre con i quali lei cercherà di convivere a volte senza riuscirci. Una donna forte che resiste alle ingiustizie e che riesce sempre a guardare avanti. Lo consiglio.

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A volte da una semplice suggestione può nascere un’opera. È questo il caso di Resto qui, di Marco Balzano. La suggestione la possiamo osservare anche noi sulla copertina del romanzo: si tratta del campanile mezzo affondato della chiesa di Curon, un villaggio della Val Venosta sommerso nel 1950 a seguito della costruzione di una diga.

Oggi i turisti possono ammirare le vestigia di quella antica società rurale affondata e forse solo immaginare cosa è significato per gli abitanti dell’Alto Adige vedere sommerse le proprie case. Marco Balzano lo immagina, osservando le rovine come tutti i turisti, e poi ne scrive, dando vita a un romanzo capace di restituire i personaggi e i sentimenti dell’epoca con una partecipazione sorprendente.

La storia raccontata in queste pagine vede protagonista una giovane coppia. Lei, Trina, è una maestra elementare che non può insegnare, perché il fascismo ha proibito l’insegnamento del tedesco. Lui, Erich, è un pastore taciturno e solitario. La storia di questa coppia è una storia di resistenza e di resilienza che incrocia le sorti di quella terra di confine che è l’Alto Adige.

Né con i nazisti, né con i fascisti. Probabilmente con il prete, ma solo perché è l’unico a difendere i monti e le valli durante la costruzione della diga. Trina resiste insegnando tedesco nelle scuole clandestine, le katakombenschulen; Erich resiste facendosi capopopolo contro i costruttori italiani. Insieme diserteranno e imbracceranno i fucili, saliranno in cima ai monti, nei rifugi ad alta quota per sfuggire ai tedeschi, metteranno a rischio tutto quello che hanno pur di non lasciare la propria terra.

Con un misto di realismo e idealismo, il racconto di Marco Balzano porta con sé la eco dei grandi narratori di montagna e resistenza – Lussu, Rigoni Stern, Revelli, Pavese – soprattutto grazie all’uso di una lingua comune e ancestrale. Le grandi storie di confine trovano in questo romanzo una nuova declinazione: alle radici della cultura italiana c’è la storia di un innesto violento tra due popoli, quello austriaco e quello italiano; il crocevia di tre ideologie, nazismo, fascismo e comunismo; c’è la lotta tra il passato rurale il futuro tecnologico. Di queste fratture, di questi mondi alla deriva, resta un’immagine: il campanile sommerso dall’acqua del Lago di Resia.

Resta l’impressionante spettacolo della resistenza del campanile malgrado lo scontro tra questi mondi. E resta un romanzo che ha saputo raccontare questa impressione con un tocco di grazia.

Recensione di Annalisa Veraldi

 


I vincitori del concorso "Caccia allo Strega 18"

Manlio - Recensione stregata scelta da Marco Balzano

Quando si dice che una prosa è essenziale si pensa a una scrittura che è come un rasoio: incide in profondità e con esattezza, senza farti sentire il dolore al suo passaggio. La storia di Balzano che si fonde con la Storia di un Paese ha questa qualità: raccontarci di Trina e dei suoi dolori, dei suoi disincanti, delle sue speranze (tutte annegate dentro quell'acqua che lascia affiorare solo un campanile solitario come un dito di STREGA rivolto a cielo per evocare un sortilegio o per ammonire chi sta in Alto) con la precisione chirurgica di chi osserva a occhi sgranati e cuore dilatato, di chi usa le parole come filigrana attraverso cui rivelare e non malcelare l'amor proprio. Si esce da Resto qui con la voglia davvero di non andar via, di continuare ad ascoltare l'eco di una storia che risuona nel tempo, senza dissolversi. Senza restare annegata.


Stefania Fava

A volte ti chiamano strega e invece sei solo una donna, una donna vera che non ha paura di affrontare il nemico interno ed esterno, di esprimere i propri sentimenti, le proprie emozioni di combattere per la propria terra, il proprio lavoro, i bambini della scuola e il marito...tutto questo è Trina e Marco Balzano è riuscito a coglierne l'anima più sottile, che si erge e non affonderà mai, proprio come la punta del campanile che emerge dal Lago come un respiro più forte di tutte le guerre!


Antonia

Da un lato, la strega cattiva, la dittatura fascista, che sfrutta il suo potere e i suoi "artifici" per scopi diabolici. Dall'altro, la strega buona, che unisce la forza della parola, dell'istruzione, la coscienza e la volontà di difesa della propria identità. Entrambe sono incantatrici: la prima è maliarda e purtroppo fatale, l'altra è ostinata e combattiva. Con il personaggio di Trina, giovane madre piena di passione e di speranza, Marco Balzano ha realizzato una splendida storia di tenacia e ha raccontato un amore per le proprie radici, che persiste anche nella più lucida rassegnazione.


Gianluca Cannillo

Restare. L’attualità di questo romanzo è potente. Un autore che si fa voce di donna e attraversa le pieghe dell’essenza femminile: un filo, un cordone ombelicale come collante a tutta la vicenda che muove le viscere. La piccola storia, il quadretto di maniera nel quale interviene la macro-storia: la storia dei grandi e dei potenti. Una storia dal carattere torrenziale, capace di travolgere il fluire umano e mite delle vicende umane. Un equilibrio teso e sempre instabile, un eterno galleggiare, la paura di affogare nell’acqua che è Strega e che è specchio per riflettersi. L’acqua come leitmotiv in tutti i suoi stati, liquido, gassoso e solido: il lago, le nuvole e la neve. "La vita era una questione di idee prima che di affetti": una dissacrante verità, un continuo partecipare alla tangenza e mai all’intersezione delle relazioni. Ciò che resta non è solo il campanile di Curon che svetta nella copertina: restano sospesi, galleggiano sul pelo dell’acqua tutte le porte aperte, tutte le persone toccate, i baci e le lettere, i lacci non annodati, le giustizie non compiute. Un romanzo scorrevole, dalla sintassi semplice ma icastica, fredda, raggelante. Un continuo scoprirsi e ritrovarsi in volti, in personaggi in cui non vive il manicheismo. Personaggi spessi, quasi tragici, su cui incombe un destino più grade e più forte: la Storia.


Asia

Ricordo che da bambina mia madre mi portò a vedere il campanile rappresentato nella copertina di questo libro e davanti alle mie continue domande mi parlò di quel luogo come di luogo intriso di magia, legato alla leggenda locale e di una strega che nelle notti fredde fa suonare ancora oggi le campane del campanile e al fatto che sotto il lago via sia ancora una città sommersa. Crescendo imparai la vera storia di quel luogo capii che mia madre aveva solo cercato di non darmi una tristezza non adatta ad una bambina. Credo di essermi chiesta cosa abbiano provato quelle persone, davvero tantissime volte, assieme al come mai sia una parte di storia poco conosciuta e studiata, a distanza comunque di tutto questo tempo. Marco Balzano è riuscito a farmi immedesimare in ogni scena, in ogni emozione, in ogni singola parola. Consiglio il libro perché trovo davvero scorrevole e molto piacevole la lettura, e poi perché sono convinta che non dimenticare sia una cosa molto importante, specie ora che per le nuove generazioni la storia sembra non avere più molta importanza.


La motivazione di Pierluigi Battista per la candidatura al Premio Strega

«La copertina del romanzo Resto qui di Marco Balzano raffigura un campanile che spunta dalle acque di un lago. Quel campanile esiste davvero, ed è l'unica traccia rimasta di una vallata del Sudtirolo sommersa dalle acque che, dopo la costruzione di una diga fortemente osteggiata dalla popolazione locale, hanno invaso le terre, le case, le stalle, i masi, i luoghi di una civiltà oramai cancellata. Nel libro di Balzano la storia raccontata da una voce narrante femminile descrive un fatto vero ma dimenticato, una gigantesca catastrofe che è stata l'atto finale di una persecuzione linguistica, etnica, culturale, morale avviata con l'italianizzazione forzata di una valle che da secoli si esprime in lingua tedesca. Ma la scrittura di Balzano permette di ricostruire sentimenti, passioni, disperazioni e fughe rocambolesche di un microcosmo vitale eppure condannato attraverso una forza narrativa che inserisce le vicende private nella tragedia della grande storia.»