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Resto qui - Marco Balzano - copertina

Resto qui

Marco Balzano

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Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Edizione: 1
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 20 febbraio 2018
Pagine: 192 p.
  • EAN: 9788806237417

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Marco Balzano

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Vincitore Premio Bagutta 2019
Finalista al Premio Mario Rigoni Stern per la Letteratura Multilingue delle Alpi 2019
Finalista al Premio Strega 2018


Una storia civile e attualissima, che cattura fin dalla prima pagina. Il nuovo grande romanzo del vincitore del Premio Campiello 2015, già venduto in diversi Paesi prima della pubblicazione.

«La sua lingua è precisa, sorvegliata.» - Concetto Vecchio, la Repubblica

«Se per te questo posto ha un significato, se le strade e le montagne ti appartengono, non devi aver paura di restare»

Quando arriva la guerra o l'inondazione, la gente scappa. La gente, non Trina. Caparbia come il paese di confine in cui è cresciuta, sa opporsi ai fascisti che le impediscono di fare la maestra. Non ha paura di fuggire sulle montagne col marito disertore. E quando le acque della diga stanno per sommergere i campi e le case, si difende con ciò che nessuno le potrà mai togliere: le parole. L'acqua ha sommerso ogni cosa: solo la punta del campanile emerge dal lago. Sul fondale giace il mistero di Curon. Siamo in Sudtirolo, terra di confini e di lacerazioni: un posto in cui nemmeno la lingua che hai imparato da bambino è qualcosa che ti appartiene fino in fondo. Quando Mussolini mette al bando il tedesco e perfino i nomi sulle lapidi vengono cambiati, allora non resta che scegliere le parole una a una per provare a raccontare. Trina è una giovane madre che alla ferita della collettività somma la propria: invoca di continuo il nome della figlia, scomparsa senza lasciare traccia durante gli anni del fascismo. Da allora non ha mai smesso di aspettarla, di scriverle nella speranza che le parole gliela possano restituire. Finché la guerra viene a bussare alla porta di casa, e Trina segue il marito disertore sulle montagne, dove entrambi imparano a convivere con la morte. Poi il lungo dopoguerra, che non porta nessuna pace. E così, mentre il lettore segue la storia di questa famiglia e vorrebbe tendere la mano a Trina, all'improvviso si ritrova precipitato a osservare, un giorno dopo l'altro, la costruzione della diga che sommergerà le case e le strade, i dolori e le illusioni, la ribellione e la solitudine.
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  • User Icon

    frency

    10/07/2019 19:46:13

    Una bella storia, avvincente all'inizio, ma a lungo andare mi ha delusa. Mi aspettavo di più

  • User Icon

    n.d.

    03/07/2019 09:41:48

    Un libro da cui mi aspettavo di più, in cui il tema trattato (peraltro non nuovo, dopo gli interventi di Marco Paolini sul Vajont) ha il sopravvento sulla letteratura. Alla fine, ma non è una novità, mi ha lasciato poco o niente.

  • User Icon

    Carezze di carta blog

    26/06/2019 12:55:13

    " La conosceva bene la gente...assetata solo di tranquillità. Contenta di non vedere. E' stato così che aveva già sgomberato altri paesi, sventrato quartieri, abbattuto case per far passare binari e autostrade...mentre cafoni reclutati in qualche città lontana arrivavano sui treni della fame, a sgobbare come schiavi sotto la pioggia..." Questa è la storia di Curon, un paesino dell'Alto Adige che è stato sacrificato per la costruzione di un bacino artificiale per l'energia elettrica. Gli abitanti, già schiacciati dalla guerra e dall'occupazione territoriale, hanno provato ad opporsi senza successo. Oggi delle loro case, delle stalle e delle botteghe, degli orti e delle aie rimane solo un campanile che svetta beffardo al centro del lago di Resia in ricordo del doloroso passato. Bellissimo libro di Marco Balzano che, attraverso gli occhi della narratrice Trina, ci porta indietro negli anni e prova a farci rivivere quello che deve aver provato quella gente che non valeva più di un calcolo da ragionieri.

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    Lalla278

    12/06/2019 07:55:20

    Una bella storia che mi ha subito conquistato sin dalle prime pagine. Diciamo che è l’esposizione di fatti e avvenimenti umani del passato, che sono il risultato di un’indagine fatta dall’autore, di fatti nella loro semplice successione cronologica, ma è anche la storia della famiglia della protagonista Trina. E’ la storia di una comunità della Val Venosta, che dopo il fascismo ed il nazismo ha dovuto pure subire la prepotenza e l’abuso di potere da parte dello stato Italiano e delle sue aziende, in nome di un irreale sviluppo industriale. Nessuna remora e/o titubanza nel sommergere due paesi sott’acqua e di cancellare così tutto un gruppo di persone di questo territorio, sfrattate dalla loro terra, con i loro ricordi, la loro vita ed il loro vissuto. Un libro da leggere assolutamente.

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    ormos

    13/05/2019 11:54:05

    La diga, evocata nella significativa immagine di copertina, non compare che alla fine del romanzo. Prima è solo un progetto, un timore per alcuni e un'impresa irrealizzabile per altri, poi scompare e al suo posto troviamo la guerra, la fuga, il bisogno di sopravvivere, e il lento - difficile - ritorno alla vita del paese. Qui sta tutto il tema del libro: la storia di Trina ed Erich non è diversa da quella di migliaia di abitanti dei luoghi attraversati - sventrati - dal conflitto, costretti a una diaspora alla ricerca di un riparo, in attesa di poter tornare e ritrovare il proprio tetto. In tutto ciò Trina si rivolge costantemente alla figlia Marica, che se non fosse per scarni cenni in alcune pagine si fa fatica a credere che esista davvero, vive in contumacia chissà dove e non sappiamo neppure se sia ancora in vita al termine della guerra. Il libro complessivamente non ha la forza che mi aspettavo, la storia non mi ha trascinato se non in alcuni pregevoli passaggi che hanno ben reso le condizioni di vita durante il conflitto mondiale.

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    Stellare

    07/05/2019 08:23:46

    Il libro è crudo e vero. Scritto molto bene. Permette di conoscere una realtà ai più sconosciuta. Dura da capire a volte ma l'autore aiuta a entrare nella realtà di quei tempi. Lo consiglio vivamente!

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    n.d.

    06/05/2019 09:24:50

    Era molto facile trovare il libro sul vostro sito. Complimenti! Il libro è interessante. Vale la pena a leggerlo!

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    Sid

    26/04/2019 16:58:19

    Uno degli autori più interessanti del panorama italiano. A ogni libro alza sempre di più l'asticella. Una sicurezza assoluta.

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    Loris

    04/04/2019 12:22:32

    Il romanzo si offre come narrazione in prima persona di un’identità lacerata che si rivolge a qualcuno che forse non tornerà. La prima divisione nasce dalla Storia, da un territorio che si vuole italianizzare a forza, imponendo una lingua che viene rigettata da chi ha sempre usato il Tedesco. Dalla Patria si passa al paese, Curon, minacciato nella sua esistenza fisica prima dalle illusorie promesse naziste e poi, terminata la guerra, dalla costruzione di una diga, presunto avamposto di progresso. Da questo contesto scaturisce l’ulteriore e più profonda perdita, quella che corrode e intacca il nucleo familiare. Trina oscilla tra l’ostinata affermazione di un senso di appartenenza e il rassegnato distacco di chi sa di non potersi opporre all’inevitabile. Le parole dette e scritte non hanno potere fattuale (i dissapori non si ricompongono mai del tutto, gli appelli cadono nel vuoto), servono giusto a conservare una traccia di storia, per se stessi prima che per un lettore solo ipotetico.

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    Melissa

    12/03/2019 22:02:17

    Romanzo bellissimo, emozionante, profondo. Super consigliato

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    nastrotempoelia

    11/03/2019 22:00:24

    La scelta dei luoghi non è mai casuale ma è la ricerca di un set fotografico dove raccontare una storia, quella di un paese scomparso, Curon, e di un territorio il Sudtirolo. Ogni luogo deve amplificare il messaggio, a costo di rimandare allo stereotipo per essere più efficace. Si percepisce in questo romanzo una malinconia intima non invadente, un'accettazione del passato che ci porta a convivere con la nostra condizione umana. Questa è la sfida del romanzo di Balzano: narrare un pezzo anche della nostra storia attraverso la vita di Trina, di Mà, di Pà, di una figlia, bambina, che fugge, il rumore di un maso simile a un alveare pieno di lingue e di colpi di martello, il crescere disordinato della felicità e del dolore. Attorno a Trina emerge man mano anche il ritratto di una comunità che si trova, si smarrisce per poi ritrovarsi, almeno in parte. Come può accadere solo nei romanzi, ci sembra di conoscere i personaggi più di noi stessi, percepiamo con loro la paura del cambiamento, la rinuncia iniziale all'azione, il vibrare basso della paura e gli istanti della speranza. Nessuno di loro è perfetto ma tutti ci sembrano veri, perchè nel loro volto appare la vita. Marco Balzano ha scritto un grande romanzo straripante di terre, d'anima e di vita.

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    d.m

    11/03/2019 13:14:00

    Racconta dell’attaccamento alla propria terra, un legame indissolubile che rimane nonostante il trascorrere del tempo. L' autore ha una scrittura semplice e forse proprio per questo è riuscito a scavare nel profondo dei miei sentimenti.

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    Daniel

    10/03/2019 21:02:21

    I protagonisti di Marco Balzano sono ben caratterizzati e la natura che li circonda, e nella quale si muovono, è altrettanto protagonista: donne, uomini e terra si modellano, si avvolgono, si stringono. Riportare alla luce Curon ed il Sudtirolo, occupato e violentato, privato della lingua, del senso di appartenenza, per ridare un’identità a questa terra di nessuno e a chi per essa è morto (dimenticato), oltre ad un gesto d’amore, diventa un recupero e una revisione storica che illumina la mente anche di chi, come me, era lontano dal conoscere e dal capire. Allora esiste ancora una letteratura fatta di idee e di ideali, non è stata sommersa come Curon! Sì, un libro come questo sbuca dalle acque e nutre la speranza. Bravo Marco Balzano!

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    Cesira

    10/03/2019 21:00:09

    Questo non è un semplice libro che racconta una storia, è un atto d’amore. Marco Balzano è scrittore relativamente giovane che, fortunatamente, non percorre la facile e scontata strada del thriller, del noir, ma usa la scrittura perché ha qualcosa di importante e urgente da dire. E lo dice con personalità. Resto Qui è scritto bene, con uno stile descrittivo e narrativo, che mi riporta a Hemingway, soprattutto all’Hemingway de Il Vecchio e il Mare. E' silenzioso, chiuso nell'animo, venato di malinconia e rabbia, e del tutto lontano dall’enfasi. E’ un libro la cui la forza evocativa nasce dal piccolo gesto, dallo sguardo, dal particolare.

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    Danilo

    10/03/2019 20:17:25

    Un capolavoro, una storia impeccabile. Balzano riesce ad intrecciare la storia, fatti realmente accaduti, con il suo romanzo alla perfezione. C'è tutto in questo racconto: la vita, la nostra storia, l'amore per i figli e la famiglia, le radici profonde della propria terra. La storia è raccontata in prima persona da Trina, la protagonista, sotto forma di lettera alla sua bambina. Un testo scorrevole, cronologicamente ben delineato e molto riflessivo. Ho letto con trasporto questo romanzo che porta alla luce un mondo sommerso. Sommerso dall'acqua di una diga forse inutile e sommerso dalla storia che ha sempre dimenticato le popolazioni di quei villaggi. Trina, la protagonista, è una donna forte che combatte per ideali semplici accanto al marito senza mai metterne in discussione i principi. Un'eroina umile e inconsapevole, un personaggio al quale ci si affeziona.

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    Francesco

    10/03/2019 19:40:43

    La storia di "Resto qui" credo sia una ferita aperta per questo paese, per tutti i paesi: lo sarà fin quando non ricominceremo ad apprezzare e smettere di svalutare il nostro territorio nel suo paesaggio, fin quando non impareremo il valore della bellezza naturalistica e, oltre a questo, il radicamento da rispettare e conservare delle piccole comunità con il proprio territorio. Vicino a quel campanile sommerso ci sono i morti di famiglie che sono state sradicate dal luogo in cui la loro famiglia abitava da generazioni. E' qualcosa che in un'età di alta mobilità è difficile, forse, da comprendere; per me non troppo. Il luogo dove abito è molto vicino al luogo in cui sono sepolte le ossa dei miei avi: non è soltanto un senso di appartenenza, è anche un'identità, è anche amore. Il senso di perdita da quel campanile sull'acqua - sebbene io non l'abbia visto da vicino - arriva forte: è un senso di rabbia, anche, perché è impossibile non fare propria la lotta di Trina ed Erich quando la si legge tra le pagine di Marco Balzano. No, forse non la scatterei una mia foto sorridente davanti al campanile, ma credo che potrei appendere una foto di questo paesaggio alle pareti della mia stanza per infuriare il mio spirito quando dimentico che uno stato significa anche questo, che la legge non è sinonimo di giustizia.

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    Rossana

    10/03/2019 14:35:25

    Con uno stile semplice, ma essenziale allo stesso tempo, Balzano trasporta il lettore nel Sud Tirolo, una terra devastata da lacerazioni, strappi e dolore. Un dolore che colpisce soprattutto Trina, la protagonista, per via della figlia che si è allontanata e alla quale scrive, perché le parole sono la sua unica forza e l'aiutano ad andare avanti. Oltre all'allontanamento della figlia, deve anche affrontare la guerra con Mussolini che impone il suo diktat. Di fronte a tutto questo, Trina avrebbe mille ragioni per allontanarsi, fuggire, ma con la caparbietà, la forza, la determinazione che la vita le ha insegnato, decide di rimanere, di non andarsene, sceglie di restare. "Resto qui" è una storia di resilienza, di grande attaccamento alla vita. Una lezione che Balzano ci insegna con grande delicatezza.

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    paris92

    10/03/2019 09:34:09

    Adoro come Balzano riesce a far sentire il lettore parte della storia ma soprattutto la sua capacità di farti sentire presente in quella natura e parte di quei luoghi che tanto bene descrive. Una storia malinconica e struggente. Un susseguirsi di eventi tragici che accompagnano la narratrice protagonista, Trina, insieme ad Erich il marito. Un romanzo che ripercorre la realtà di Curon, la povertà di una vita contadina, la costruzione della diga, la fuga dalla guerra, la città sommersa (ed altro che è meglio scoprire leggendo il romanzo). Una famiglia che si spezza ma si riunisce a tempo debito e che dovrà comunque fare i conti con la realtà ovvero che sono gli ideali a dividere le persone. Non ci sono famiglie o legami che tengano di fronte a questo. Sempre la stessa voce narrante chiude il libro lasciandoci un po’ di cose, e sicuramente una volta addentrandosi nella lettura si vorrà scoprire di più, non resta che leggerlo. La scrittura è impareggiabile.

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    jose

    09/03/2019 16:02:13

    Proprio bello. Nulla da dire. Mi è piaciuto, in particolare, il contesto che l'autore rende credibilissimo e coinvolgente.

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    Maria

    09/03/2019 00:36:58

    Resto qui di Marco Balzano è diventato uno dei miei libri preferiti che con la sua scrittura semplice si legge velocemente, facendoti appassionare alla storia e riflettere. Lo consiglio a chi è interessato a conoscere un pochino di più le vicende della popolazione del Sud Tirolo durante la seconda guerra mondiale. Il finale fa riflettere e lascia un po' con l'amaro in bocca, ma data la storia è giusto che sia così.

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Tenacia e ostinazione. Questi sono probabilmente i termini che meglio rappresentano questo libro. La tenacia e l’ostinazione che la gente di montagna, come pochi altri, sa dimostrare per difendere il proprio territorio. Difenderlo dalle ideologie politiche, dalla deturpazione, dall’invasione degli stranieri. Ma anche per proteggere un’identità da sempre confusa, quella dell’Alto Adige, terra di confini e lacerazioni, sballottata tra la cultura e le tradizioni teutoniche e il tentativo di forzata italianizzazione del periodo fascista. Costretti in uno Stato del quale non si riconoscono le istituzioni.

D’altronde già il titolo del romanzo, Resto qui, non poteva rappresentare meglio il legame di questa gente con le proprie montagne. Legame che viene tracciato ripercorrendo la vita di Trina, giovane insegnante di Curon (oggi noto come Paese sommerso) i cui sogni giovanili vengono ben presto spazzati via dalle durezze della vita e da un periodo storico particolarmente buio. La fatica e le ristrettezze per sopravvivere in una borgata di montagna, il fascismo od il nazismo come unica possibilità di scelta, la scomparsa della figlia, la fuga dalla guerra e dai rastrellamenti, il ritorno e l’estenuante ed infruttuosa battaglia per difendere la sopravvivenza della valle prima che l’acqua sommerga ogni cosa. E, malgrado tutto, restare e combattere strenuamente con ogni arma possibile; la parola, su tutte. Ed imparare ad arrendersi, con la forza consapevole di averlo fatto senza fuggire.

Oggi in Alto Adige, a Curon Venosta, frotte di turisti vanno a caccia di selfie davanti al campanile sommerso, simbolo della battaglia perduta. Senza magari curarsi della storia che quel simbolo rappresenta. Una storia che Marco Balzano riesce a mettere insieme con rara delicatezza facendo perno sulla figura di Trina e del suo silenzioso e continuo dialogo con la figlia scomparsa. Una vita spesa ad inseguire sogni, a coltivare speranze ed a lenire ferite. Attraversando, per caso, le buie pagine scritte dalla Seconda Guerra Mondiale. Per caso, perché la stessa sensazione e la stessa ostinazione -granitica come la montagna- sarebbe probabilmente emersa contestualizzando diversamente gli episodi: difendere la montagna dalla trasfigurazione del progresso, difenderla dagli eventi calamitosi. Tutte circostanze molto attuali. Tutte storie di gente di montagna che, caparbiamente, più di chiunque altro, senza sostegno, lotta fino alla fine per la salvaguardia di un patrimonio che, in fondo, è di tutti.

A volte da una semplice suggestione può nascere un’opera. È questo il caso di Resto qui, di Marco Balzano. La suggestione la possiamo osservare anche noi sulla copertina del romanzo: si tratta del campanile mezzo affondato della chiesa di Curon, un villaggio della Val Venosta sommerso nel 1950 a seguito della costruzione di una diga.

Oggi i turisti possono ammirare le vestigia di quella antica società rurale affondata e forse solo immaginare cosa è significato per gli abitanti dell’Alto Adige vedere sommerse le proprie case. Marco Balzano lo immagina, osservando le rovine come tutti i turisti, e poi ne scrive, dando vita a un romanzo capace di restituire i personaggi e i sentimenti dell’epoca con una partecipazione sorprendente.

La storia raccontata in queste pagine vede protagonista una giovane coppia. Lei, Trina, è una maestra elementare che non può insegnare, perché il fascismo ha proibito l’insegnamento del tedesco. Lui, Erich, è un pastore taciturno e solitario. La storia di questa coppia è una storia di resistenza e di resilienza che incrocia le sorti di quella terra di confine che è l’Alto Adige.

Né con i nazisti, né con i fascisti. Probabilmente con il prete, ma solo perché è l’unico a difendere i monti e le valli durante la costruzione della diga. Trina resiste insegnando tedesco nelle scuole clandestine, le katakombenschulen; Erich resiste facendosi capopopolo contro i costruttori italiani. Insieme diserteranno e imbracceranno i fucili, saliranno in cima ai monti, nei rifugi ad alta quota per sfuggire ai tedeschi, metteranno a rischio tutto quello che hanno pur di non lasciare la propria terra.

Con un misto di realismo e idealismo, il racconto di Marco Balzano porta con sé la eco dei grandi narratori di montagna e resistenza – Lussu, Rigoni Stern, Revelli, Pavese – soprattutto grazie all’uso di una lingua comune e ancestrale. Le grandi storie di confine trovano in questo romanzo una nuova declinazione: alle radici della cultura italiana c’è la storia di un innesto violento tra due popoli, quello austriaco e quello italiano; il crocevia di tre ideologie, nazismo, fascismo e comunismo; c’è la lotta tra il passato rurale il futuro tecnologico. Di queste fratture, di questi mondi alla deriva, resta un’immagine: il campanile sommerso dall’acqua del Lago di Resia.

Resta l’impressionante spettacolo della resistenza del campanile malgrado lo scontro tra questi mondi. E resta un romanzo che ha saputo raccontare questa impressione con un tocco di grazia.

Recensione di Annalisa Veraldi

 

I vincitori del concorso "Caccia allo Strega 18"

Manlio - Recensione stregata scelta da Marco Balzano

Quando si dice che una prosa è essenziale si pensa a una scrittura che è come un rasoio: incide in profondità e con esattezza, senza farti sentire il dolore al suo passaggio. La storia di Balzano che si fonde con la Storia di un Paese ha questa qualità: raccontarci di Trina e dei suoi dolori, dei suoi disincanti, delle sue speranze (tutte annegate dentro quell'acqua che lascia affiorare solo un campanile solitario come un dito di STREGA rivolto a cielo per evocare un sortilegio o per ammonire chi sta in Alto) con la precisione chirurgica di chi osserva a occhi sgranati e cuore dilatato, di chi usa le parole come filigrana attraverso cui rivelare e non malcelare l'amor proprio. Si esce da Resto qui con la voglia davvero di non andar via, di continuare ad ascoltare l'eco di una storia che risuona nel tempo, senza dissolversi. Senza restare annegata.


Stefania Fava

A volte ti chiamano strega e invece sei solo una donna, una donna vera che non ha paura di affrontare il nemico interno ed esterno, di esprimere i propri sentimenti, le proprie emozioni di combattere per la propria terra, il proprio lavoro, i bambini della scuola e il marito...tutto questo è Trina e Marco Balzano è riuscito a coglierne l'anima più sottile, che si erge e non affonderà mai, proprio come la punta del campanile che emerge dal Lago come un respiro più forte di tutte le guerre!


Antonia

Da un lato, la strega cattiva, la dittatura fascista, che sfrutta il suo potere e i suoi "artifici" per scopi diabolici. Dall'altro, la strega buona, che unisce la forza della parola, dell'istruzione, la coscienza e la volontà di difesa della propria identità. Entrambe sono incantatrici: la prima è maliarda e purtroppo fatale, l'altra è ostinata e combattiva. Con il personaggio di Trina, giovane madre piena di passione e di speranza, Marco Balzano ha realizzato una splendida storia di tenacia e ha raccontato un amore per le proprie radici, che persiste anche nella più lucida rassegnazione.


Gianluca Cannillo

Restare. L’attualità di questo romanzo è potente. Un autore che si fa voce di donna e attraversa le pieghe dell’essenza femminile: un filo, un cordone ombelicale come collante a tutta la vicenda che muove le viscere. La piccola storia, il quadretto di maniera nel quale interviene la macro-storia: la storia dei grandi e dei potenti. Una storia dal carattere torrenziale, capace di travolgere il fluire umano e mite delle vicende umane. Un equilibrio teso e sempre instabile, un eterno galleggiare, la paura di affogare nell’acqua che è Strega e che è specchio per riflettersi. L’acqua come leitmotiv in tutti i suoi stati, liquido, gassoso e solido: il lago, le nuvole e la neve. "La vita era una questione di idee prima che di affetti": una dissacrante verità, un continuo partecipare alla tangenza e mai all’intersezione delle relazioni. Ciò che resta non è solo il campanile di Curon che svetta nella copertina: restano sospesi, galleggiano sul pelo dell’acqua tutte le porte aperte, tutte le persone toccate, i baci e le lettere, i lacci non annodati, le giustizie non compiute. Un romanzo scorrevole, dalla sintassi semplice ma icastica, fredda, raggelante. Un continuo scoprirsi e ritrovarsi in volti, in personaggi in cui non vive il manicheismo. Personaggi spessi, quasi tragici, su cui incombe un destino più grade e più forte: la Storia.


Asia

Ricordo che da bambina mia madre mi portò a vedere il campanile rappresentato nella copertina di questo libro e davanti alle mie continue domande mi parlò di quel luogo come di luogo intriso di magia, legato alla leggenda locale e di una strega che nelle notti fredde fa suonare ancora oggi le campane del campanile e al fatto che sotto il lago via sia ancora una città sommersa. Crescendo imparai la vera storia di quel luogo capii che mia madre aveva solo cercato di non darmi una tristezza non adatta ad una bambina. Credo di essermi chiesta cosa abbiano provato quelle persone, davvero tantissime volte, assieme al come mai sia una parte di storia poco conosciuta e studiata, a distanza comunque di tutto questo tempo. Marco Balzano è riuscito a farmi immedesimare in ogni scena, in ogni emozione, in ogni singola parola. Consiglio il libro perché trovo davvero scorrevole e molto piacevole la lettura, e poi perché sono convinta che non dimenticare sia una cosa molto importante, specie ora che per le nuove generazioni la storia sembra non avere più molta importanza.


La motivazione di Pierluigi Battista per la candidatura al Premio Strega

«La copertina del romanzo Resto qui di Marco Balzano raffigura un campanile che spunta dalle acque di un lago. Quel campanile esiste davvero, ed è l'unica traccia rimasta di una vallata del Sudtirolo sommersa dalle acque che, dopo la costruzione di una diga fortemente osteggiata dalla popolazione locale, hanno invaso le terre, le case, le stalle, i masi, i luoghi di una civiltà oramai cancellata. Nel libro di Balzano la storia raccontata da una voce narrante femminile descrive un fatto vero ma dimenticato, una gigantesca catastrofe che è stata l'atto finale di una persecuzione linguistica, etnica, culturale, morale avviata con l'italianizzazione forzata di una valle che da secoli si esprime in lingua tedesca. Ma la scrittura di Balzano permette di ricostruire sentimenti, passioni, disperazioni e fughe rocambolesche di un microcosmo vitale eppure condannato attraverso una forza narrativa che inserisce le vicende private nella tragedia della grande storia.»

  • Marco Balzano Cover

    Marco Balzano è nato a Milano nel 1978, dove vive e lavora come insegnante di liceo. Ha esordito nel 2007 con la raccolta di poesie Particolari in controsenso (Lieto Colle, Premio Gozzano). Nel 2008 è uscito il saggio I confini del sole. Leopardi e il Nuovo Mondo (Marsilio, Premio Centro Nazionale di Studi Leopardiani). Il suo primo romanzo è Il figlio del figlio (Avagliano 2010, finalista Premio Dessì 2010, menzione speciale della giuria Premio Brancati-Zafferana 2011, Premio Corrado Alvaro Opera prima 2012), tradotto in Germania presso l’editore Kunstmann.A questo primo romanzo hanno fatto seguito Pronti a tutte le partenze (Sellerio 2013), L'ultimo arrivato (Sellerio 2014), con il quale vince nel 2015 il premio Campiello. Approfondisci
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