La resurrezione di Mozart-La scomparsa della biblioteca Turgenev-La grande città

Nina Berberova

Traduttore: G. Mazzitelli, S. Sichel
Editore: Guanda
Anno edizione: 2016
Pagine: 94 p., Brossura
  • EAN: 9788823512566
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    lettorecomune

    18/12/2004 19:04:31

    Se cercate un racconto che vi faccia amare New York, leggete La grande città di Nina Berberova perché il grigio dei grattacieli si tinge nelle sue pagine dei colori del mediterraneo italiano. Era il 1950 quando, voltando le spalle all’Europa e al passato, la scrittrice partiva per l’America. Così nella sua autobiografia, Il corsivo è mio, raccontava: “Ed ecco che all’alba del sesto giorno sorse di fronte a me una città. Era alta e stretta come una cattedrale gotica, e intorno c’era l’acqua e nella leggera foschia di un mattino di novembre ovvero nelle ultime ore della notte, sorse all’improvviso, come se fosse spinta impercettibilmente dall’invisibile al visibile”. Già nella sua prima apparizione la città le sembrava nata da una singolare mescolanza di funzionale e di simbolico: “Mosca, Londra, Roma, Parigi stanno ferme. Leningrado e New York navigano, spiegando le loro vele, fendendo lo spazio con la prua, e possono sparire se non nella realtà, nella visione del poeta che crea il mito, che crea la tradizione mitica sulla base di ciò che ha percepito”. Se si pensa a Pietroburgo si pensa a Puskin, se si pensa a New York, una città di emigranti, si potrebbe forse pensare anche a lei, a Nina Berberova, un’esule. Dall’autobiografia alla poesia: nel racconto La grande città c’è un esule, un enorme palazzo, una finestra e mille luci che si rifrangono nel buio della stanza, sul lavabo, sull’orologio, sulla serratura della porta, sul soffitto, sui bottoni della giacca, sulle pareti, sul bicchiere…La città da estranea si fa intima, senza essere invadente, e il palazzo – 3656 abitanti, come Sorrento – si apre a sua volta sulla città, una città nella quale, da sempre, ciascuno porta con sé quel che può. “Uno aveva portato l’ombra del principe di Elsinore, un altro la lunga ombra del cavaliere spagnolo; un terzo il profilo dell’immortale seminarista di Dublino..."

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