Collana: La memoria
Anno edizione: 2019
Pagine: 410 p., Brossura
  • EAN: 9788838938924

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Descrizione
Un nuovo capitolo del grande Romanzo di Rocco Schiavone, un uomo duro con se stesso prima che con gli altri, ruvido, intransigente, svogliato e vigile; dietro il suo cinismo una umanità insospettabile e un senso della giustizia tutto suo. E nel raccontarcelo Antonio Manzini ci parla anche dell'Italia di oggi, inquieta e inquietante.

«Rocco Schiavone è il poliziotto italiano più popolare e più letto dopo Montalbano»Vanity Fair

«Nei gialli tradizionali quando il protagonista ritorna per un nuovo episodio non c'è memoria del passato, tutto ricomincia da capo. Con Rocco non succede, ogni inchiesta ha lasciato cicatrici»TuttoLibri - La Stampa

"Rien ne va plus" prende il via poche ore dopo gli eventi che concludono il precedente romanzo, "Fate il vostro gioco"; le indagini sull'omicidio di Romano Favre, il pensionato del casinò di Saint-Vincent dove lavorava da «ispettore di gioco», ucciso con due coltellate, si sono concluse con l'arresto del colpevole, ma il movente è rimasto oscuro. Schiavone non può accontentarsi di una verità a metà. Mentre si mobilita insieme alla sua squadra di poliziotti, ben altra coltellata lo pugnala: Enzo Baiocchi, l'assassino di Adele, la vecchia amica di Rocco uccisa mentre dormiva in casa sua, ha chiesto di parlare col giudice Baldi rivelando un segreto che riguarda proprio Schiavone, una pagina inconfessabile del suo recente passato che potrebbe sconvolgergli per sempre la vita. Turbato, incerto su come muoversi, Rocco si ritrova a indagare su una rapina: è scomparso un furgone portavalori che doveva consegnare alla banca di Aosta l'incasso del casinò. Ma ad Aosta non è mai arrivato, se ne sono perse le tracce dopo una curva e sembrerebbe svanito nel nulla, se non fosse che l'autista viene ritrovato semiassiderato in Valsavarenche.

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Recensioni dei clienti

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    laura

    16/01/2019 19:04:36

    Manzini non delude mai, bellissimo seguito di Fate il vostro gioco, con uno Schiavone sempre più cupo e dubbioso, combattuto tra Caterina , i fantasmi del suo passato e il rapporto con gli amici di sempre rimasti a Roma.

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    Giorgio g

    16/01/2019 12:52:43

    Stavolta il vicequestore Rocco Schiavone,sempre accompagnato dalla sua Lupa, si trova ad indagare su una rapina ad un camion portavalori che traportava tre miliardi, le entrate del Casinò di Saint Vincent. Il difetto principale dei libri di Manzini è che, se non si sono letti i precedenti, non si capisce nulla.

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    Rita

    14/01/2019 09:53:18

    Appena uscito, comprato, letto in un giorno! Non so cosa mi travolge di più se il carattere di Rocco Schiavone, o il modo di scrivere di Manzini. Le descrizioni che ti fanno sentire il freddo pungente, i profumi, la lupa che lo segue dovunque, mai banale a volte ti fa ridere a momenti ti commuove. Li ho letti tutti e certamente continuerò a seguirlo,

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    massimo r.

    13/01/2019 15:05:55

    Il grande Romanzo di Rocco Schiavone comincia a mostrare un po’ la corda, sia per situazioni e caratterizzazioni un po’ ripetitive, sia perché è ormai una narrazione a puntate ( che non si segue bene se non si sono lette le precedenti) ,sia perché alcune risposte si rimandano sempre alla prossima....D’accordo, ci siamo affezionati, ma c’ un limite....

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Si immerge per poi riemergere dalla pozza ghiacciata della sua confusione il personaggio di Rocco Schiavone, che con questa nuova e implacabile indagine torna a occuparsi dei vizi della seppur esigua popolazione di Aosta. Il vicequestore ritorna con la seconda parte dell’inchiesta ambientata al casinò di Saint Vincent, iniziata nel romanzo Fate il vostro gioco pubblicato alla fine del 2018, mentre aumenta la nitidezza dei contorni che delineano il suo personaggio. Antonio Manzini ci mostra ancora una volta il carattere di un personaggio in evoluzione. Sono passati due anni da quando Schiavone è arrivato ad Aosta (è il secondo inverno che Rocco inzuppa le sue Clarks nella neve bagnata). All’inizio sembrava assente, prostrato dalla perdita di sua moglie Marina, scontroso e sfuggente con i colleghi, distratto, quasi sempre malinconico. Oggi che conosciamo il suo passato e quello che è realmente avvenuto nel 2007, Rocco ci appare più lucido, a tratti anche docile.

È un uomo che si fa leggere molto meglio. Il suo spirito inquieto emerge a tratti, con ritmo sincopato, così come sinusoidale è la linea che segue questa inchiesta.

La trama ruota intorno al casinò di Saint Vincent, un luogo in cui si incrociano gli interessi politici ed economici dei colletti bianchi, ma anche le pulsioni dei delinquenti comuni. Il movente dell’omicidio del vecchio impiegato del casinò è ancora ignoto; nel frattempo sparisce un furgone portavalori con dentro 3 milioni di euro, e viene ritrovato il cadavere di una delle due guardie, forse complice della rapina. Ma quello che sembra un banale colpo milionario, in realtà è l’ennesimo tassello di una lunga storia che Rocco non ha ancora compreso fino in fondo. Lunga e sfiancante per lui, sempre distratto dalle sue incursioni dai vecchi amici di Trastevere, ma questa volta anche per la sua squadra, che mai come ora viene coinvolta direttamente nella soluzione del caso.

Come sempre l’indagine avrà un esito inatteso, confermando l’abilità di Antonio Manzini nella tecnica di scrittura di genere. Ma ovviamente ciò non basta a decretare il successo di uno scrittore. Manzini con questa serie porta il giallo a un livello di complessità superiore: psicologia dei personaggi, denuncia sociale, considerazioni morali, coinvolgimento del lettore. Fuori dai recinti del genere Antonio Manzini aggiunge al racconto gli enzimi per una riflessione più ampia sulla corruzione, sull’uso improprio del potere delle procure, sulla giustizia a orologeria, sul giornalismo strillato, oltre ovviamente al tema della ludopatia e della famiglia disfunzionale.

Un mosaico in cui l’indagine diventa quasi un pretesto, utile a spingere lo sguardo sulla pagina, mentre l’autore suggerisce altri temi, scardina pregiudizi, apre le coscienze. Fa quello che tutti gli scrittori dovrebbero fare.

Recensione di Annalisa Veraldi