Riflessioni sulla morte di Mishima

Henry Miller

Traduttore: R. Rossi Testa
Editore: Feltrinelli
Anno edizione: 2016
Formato: Tascabile
In commercio dal: 9 giugno 2016
Pagine: 46 p., Brossura
  • EAN: 9788807888113
pagabile con 18App pagabile con Carta del Docente

Articolo acquistabile con 18App e Carta del Docente

Approfitta delle promozioni attive su questo prodotto:
Disponibile anche in altri formati:
Descrizione
Nel novembre del 1970 Yukio Mishima, dopo aver occupato gli uffici del generale Mashita e aver pronunciato un duro discorso contro la costituzione pacifista giapponese del 1947 davanti a un migliaio di soldati, si suicida. Si toglie la vita tramite il seppuku, il suicidio rituale dell'antica tradizione dei samurai. Una morte sconvolgente, preparata con meticolosità e infine celebrata come un rituale spettacolarmente tragico. Di questo martirio, in cui un'etica eroica da antico samurai convive singolarmente con un estetismo quasi dandy, Miller evita di dare un giudizio. Ma al contempo l'attrazione che sente per la figura di Mishima è profonda. Gioventù, bellezza e morte sono i temi che lo scrittore americano rintraccia nel suo omologo giapponese. Di Mishima, Miller ammirava il coraggio, lo stoicismo, la genialità e il sogno vano di restaurare la virtù e la spiritualità proprie della tradizione giapponese. "Mishima fu un patriota nel senso più autentico del termine. Amava la sua terra al punto di esser pronto a sacrificare ogni cosa per salvarla." Anche la vita.

€ 5,52

€ 6,50

Risparmi € 0,98 (15%)

Venduto e spedito da IBS

6 punti Premium

Disponibilità immediata

Quantità:

Libro inedito Chiara Gamberale
OMAGGIO ESCLUSIVO PER TE
Con soli 19€ di libri del Gruppo Feltrinelli fino al 15/01/2019

Scopri di più

Altri venditori

Mostra tutti (2 offerte da 6,50 €)

 
 
 

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    alida airaghi

    03/08/2016 10:09:47

    Gli opposti si attraggono? Capita anche tra gli scrittori, ed è successo allo scandaloso romanziere Henry Miller nei riguardi di Yukio Mishima: non pornografo ma crudele, non democratico ma elitario, non pacifista ma bellicoso, non ilare ma ossessivo. Miller giustificava questa sua attrazione intellettuale per Mishima con un interesse più generico verso la letteratura, l'arte e il cinema nipponico, e con uno più particolare per la scrittura, per il fanatismo e soprattutto per la morte spettacolare e morbosa di quell'autore. Mishima era ossessionato dalla bellezza, nei corpi e nell'arte, voleva fare della sua esistenza un capolavoro estetico, fisicamente e moralmente, al punto da decapitarsi platealmente, a quarantacinque anni, tramite il "seppuku", il suicidio rituale dell'antica tradizione dei samurai: rifiutando così sia il suo inevitabile invecchiamento fisico, sia l'annacquamento senile della sua narrativa, sia soprattutto l'involgarimento della civiltà giapponese e la sua corruzione sul modello del capitalismo occidentale. Assillato dal proposito di far rivivere nel suo paese i nobili costumi degli avi, perseguì con cieca tenacia l'idea di costituire un piccolo esercito privato, elegante nelle uniformi e ferocemente deciso a opporsi al degrado dell'ordine costituito. Narcisista, individualista, stoico, eccessivo in tutto, Mishima era privo di qualsiasi senso dell'umorismo, credeva solo nell'eternità dello spirito, nel dovere di rispettare i princìpi senza alcuna concessione alla leggerezza. E qui Miller prendeva le distanze dallo scrittore eroico e invasato. Pur essendo consapevole che la sua amata America, democratica e libera nei costumi, sarebbe stata destinata al declino morale, invocava il diritto alla vita, alla pace, alla tolleranza verso gli altri. Convinto che non si potesse cambiare il mondo, riteneva sia più saggio comprenderlo anche nelle sue manchevolezze, provare compassione anche per il nemico. «Tornare all'umanità. Alla comune umanità».

Scrivi una recensione