Una risata nel buio

Vladimir Nabokov

Traduttore: F. Pece
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2016
Pagine: 225 p., Brossura
  • EAN: 9788845930683
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Descrizione

Cos'è questo libro? Molto semplicemente, è la letteratura. Ovvero, per usare un suo sinonimo corrente, Vladimir Nabokov.

«C’era una volta un uomo che si chiamava Albinus, il quale viveva in Germania, a Berlino. Era ricco, rispettabile, felice; un giorno lasciò la moglie per un'amante giovane; l'amò; non ne fu riamato; e la sua vita finì nel peggiore dei modi».

È probabile che il lettore di oggi, aprendo Una risata nel buio e leggendone le prime righe, abbia la stessa reazione del suo editore americano nel 1938. Ma come, si era detto il disgraziato, questo Nabokov mi ha chiesto di ritradursi il libro da solo perché la versione uscita tre anni prima in Inghilterra lo aveva sconciato, e adesso mi presenta con un altro titolo un testo completamente diverso da quello che ho letto? E con un attacco che dice tutto? E ora cosa racconterà, visto che la trama l'ha svelata subito? Sono tutte domande legittime, ma futili. E, soprattutto, contengono già le risposte. L'autore aveva rifatto Kamera obskura – questo il titolo della prima versione – perché continuava in realtà a riscrivere la storia che avrebbe portato fino in fondo solo vent’anni dopo, in Lolita. E aveva scelto quell'attacco perché nel frattempo si era formato una sua personalissima idea del gioco infinito e appassionante che, prima di tutto, un libro deve essere. Quanto al resto della storia, alla materia che il romanzo in tre righe con cui inizia non contiene – be’, molto semplicemente, è la letteratura. Ovvero, per usare un suo sinonimo corrente, Vladimir Nabokov.

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Recensioni dei clienti

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    Elena

    28/11/2018 21:24:44

    Non ai livelli di Lolita, ma sempre bello.

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    Bp

    05/05/2016 21:32:33

    Nabokov non si smentisce mai: le sue opere hanno sempre qualcosa in più. Questo è uno dei suoi primi libri e si intravedono alcune cose che poi si svilupperanno nelle opere successive. Stupendo.

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(…) Eclissando ogni buona regola di suspense, la voce narrante esordisce con una sorta di necrologio, svelando la storia ed il destino finale del protagonista(…).

Albert Albinus è un benestante berlinese, padre di famiglia e affermato critico d’arte (…). L’apparente solidità dell’uomo si frantuma a causa dell’attrazione nei confronti della diciassettenne di estrazione lumpenproletariat, Margot Peters: arrivista, petulante e completamente priva di scrupoli. Accecato dal crescente turbamento erotico per la ragazza, Albinus sarà prima raggirato, poi sfruttato e infine demolito dagli intrighi di questa sensuale e volubile aspirante attrice, ambiziosa ma senza talento. La giovane è manovrata dal suo luciferino amante, Axel Rex, illustratore satirico di mestiere ma anche archetipo del truffatore. Axel è un corruttore dal passato torbido e, nel presente, un complice opportunista del crimine in atto, sfoggiante la casuale efferatezza del parassita: “Godeva immensamente a mettere in ridicolo la vita trasformandola a poco a poco e inesorabilmente in caricatura” (…). Il cinema ha, come abbiamo visto, ampio significato nel romanzo: lo schermo è quello deformato dalla vanità ottusa di Margot, che mal digerisce il suo fallimento, e sarà Albinus a pagarne le spese. Ma è anche l’altra musa elettiva, in simbiosi con la letteratura, a cui guarda la scrittura di Nabokov: il montaggio delle sequenze narrative, fortemente “filmiche”, i tempi dell’azione, la loro ambientazione sapiente, sia in esterno che in claustrofobiche case ed alberghi e, naturalmente, i dialoghi dei personaggi. Nella sua composizione cadenzata, il romanzo si legge come fosse una sceneggiatura pronta per la messa in scena e l’inizio delle riprese.

Una risata nel buio fu scritto in russo, in poco più di sei mesi, da un Nabokov povero in canna, e in esilio a Berlino e pubblicato a puntate, nel 1930, su una rivista russa. La prima traduzione in inglese di qualche anno dopo verosimilmente inorridì Nabokov, ma il vero problema non era tanto la versione perché Nabokov riscrisse sostanzialmente il libro, trasformando il feuilleton dell’edizione russa nella sua memorabile opera prima in inglese, già arricchita dall’inimitabile filigrana della sua prosa: “La nudità di Margot era naturale, come se da molto tempo avesse l’abitudine di correre sulla battigia dei sogni di Albinus” (…).

Recensione di Ennio Ranaboldo