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Haruki Murakami, Wada Makoto

Traduttore: A. Pastore
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2013
Pagine: 233 p. , ill. , Rilegato
  • EAN: 9788806217051

Murakami, ovvero il ponte letterario tra Giappone e Occidente.
Nei romanzi dello scrittore di Kyoto emerge prepotentemente l'importanza dell'elemento visivo, dell'immagine, e questo è un carattere narrativo e culturale prettamente nipponico. Ma chiunque abbia letto più di un suo libro sa quanto pesi anche la musica intesa sia come ritmo, armonia nella costruzione del testo che come citazione di brani, opere e musicisti, essenzialmente europei o statunitensi.
Con questo libro si chiude un cerchio tra opere e vita. Entra infatti nella scrittura la sua precedente attività di gestore di un jazz club, di esperto musicale che con modestia non vanta nella Prefazione. Ma entra anche l'immagine, quella dei disegni luminosi, brillanti, di Wada Makoto dai quali parte tutta la storia del libro.
Così scrive lo stesso Wada Makoto: "Il titolo della personale che ho tenuto nel ’92 era Jazz. Ho scelto venti musicisti jazz e li ho ritratti. Questi disegni hanno colpito Murakami Haruki, che ha deciso di scrivere un testo per ognuno di essi. Nel ’97 ho fatto un’altra mostra, Sing, dedicata ad altri musicisti jazz. I loro ritratti, insieme ai precedenti, sono stati riuniti in un unico volume. La passione di Murakami Haruki per il jazz è ben più profonda della mia. Le opere che ho esposto nelle due mostre hanno preso ognuna la propria strada e si sono disperse per il mondo, ma grazie ai testi di Murakami, i musicisti raffigurati hanno potuto ritrovarsi tutti insieme nello stesso luogo. Ne sono molto felice."
Non si trova il Murakami dei grandi romanzi in queste pagine, ma non ci manca più di tanto, vista la qualità dei testi che si susseguono. Un paragone? Baricco critico musicale, forse meno professionista e più amatore.
55 protagonisti del jazz – da Chet Baker (Nel suo modo di suonare c’era qualcosa che faceva nascere in petto un ineffabile, lancinante dolore, delle immagini e dei paesaggi mentali che soltanto la qualità del suo suono e il suo fraseggiare sapevano trasmettere) a Gil Evans (Si può sprofondare nell’ascolto della musica che ci ha lasciato senza mai stancarsi. C’è in essa il senso della scoperta e della gioia. Perché, per quanto la si ascolti, non vi si troveranno cliché...), passando per Billie Holiday (lei prende su di sé in blocco tutti gli sbagli che ho commesso fino ad oggi, tutte le ferite che ho inferto finora a tante persone attraverso quello che creo, cioè attraverso la scrittura: e mi perdona), Miles Davis (Miles conficca senza pietà il suo cuneo magico nelle incrinature dell’animo), Thelonious Monk (Era paragonabile a un uomo misterioso uscito dal nulla che appare all’improvviso, posa sul tavolo qualcosa di straordinario, e scompare cosí, senza dire una parola), Ella Fitzgerald (Dunque il jazz è qualcosa che procura tanto piacere?), Stan Getz (nel cuore della musica di Stan Getz c'era una melodicità d'oro lucente)...
55 dischi che compongono una personalissima enciclopedia della musica afroamericana, e una originale guida all’ascolto.

A cura di Wuz.it

Recensioni dei clienti

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    maria

    09/09/2015 14.41.03

    superficiale i disegni a volte assolutamente non somiglianti al musicista ma carino carino per me che vado pazza per il jazz !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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    Fabio

    26/12/2013 20.46.03

    Non è un libro di un esperto di jazz, ma di un appassionato. Quindi non aspettatevi che i ritratti di questi musicisti jazz siano particolarmente approfonditi, sia dal punto di vista storico sia da quello prettamente musicale. Sono semplicemente il resoconto di gusti e di esperienze personali verso questo genere musicale. Per un appassionato di jazz come me è bello e interessante confrontare le proprie opinioni sul jazz e su alcune figure che ne hanno fatto la storia con uno dei più importanti scrittori contemporanei.

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    antonio

    20/12/2013 23.18.05

    Un bel libro, non certo un capolavoro, ma assai piacevole. Certo consigliato a tutti i divoratori di jazz. Devo dire che all'inizio non mi entusiasmava particolarmente, ma pagina dopo pagina - provando ad immedesimarmi nell'autore - ho cominciato pian piano a cogliere il suo stato d'animo, e quello che mi appariva come una sorta di distacco emotivo e a tratti superbo si è via via dimostrato invece come il giusto porsi, da parte di un vero ascoltatore di jazz, di fronte ad una musica sulla quale è assai difficile (se non impossibile) scrivere in modo obiettivo, una musica che il più delle volte ti lascia senza scampo: non sono ammessi formalismi, finzioni, esitazioni. E la forza dirompente del jazz è anche questo: la capacità di penentrare nei meandri più profondi dell'animo umano, stravolgendo ogni assetto mentale e spirituale. Un jazzofilo lo sa, un musicista lo deve sapere.

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