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Michele Mari

Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2014
Pagine: 485 p. , Rilegato
  • EAN: 9788806215347
  Si può scrivere oggi, in italiano, un autentico romanzo inglese dell'Ottocento? O addirittura del Settecento? Se sei Michele Mari (o Michael Murry) sì, puoi. Puoi scrivere un romanzo romanzesco, che fin dalla copertina invita a correre senza rallentare dietro i calzoncini corti e il berretto con la visiera di un ragazzino in controluce. E per il titolo, bastano nome e cognome del protagonista: sarà un orfano di Dickens? Un trovatello come Tom Jones? Un provinciale che vive avventure di mare come il quasi omonimo Roderick Random di Tobias Smollett? Il lettore troverà tutto quanto è promesso da questa apertura, e anche molto di più, in un'Inghilterra preindustriale, non cittadina, di ricche signore, tavernieri, marinai, pendagli da forca, suore, prostitute, avvocati, e di vorticosi spostamenti, ma quasi sempre a piedi. Nessuno si stupisce che l'autore di Io venìa pien d'angoscia a rimirarti o di Tutto il ferro della torre Eiffel sia un amante del passato, un maniacale riscrittore, che ricama con un fascio di ossessioni. Lo amiamo per questo. Non per la straordinaria capacità di scrittura, non per il virtuosismo citazionistico, non solo, insomma: ma per il sangue presente che ribolle anche nelle membra che paiono più atemporali o disseccate. Nessuno si stupisce che Roderick Duddle non siaun romanzo di Dickens o di Fielding, ma forse colpisce che sia proprio un romanzo; e che sia felice. È un romanzo dell'avventura, dell'intrigo, della trama, dell'intreccio labirintico e incalzante; tenuto in mano con maestria dal lavoratissimo gioco del narratore: ironico, complice, sempre in dialogo con il lettore, che è via via accompagnato, accarezzato, preso in giro e richiamato all'attenzione con una mirabolante sequela di aggettivi: mio impaziente lettore, mio sapido lettore, privilegiato, frettoloso, bennato, onirico, solerte, morboso, malizioso, prudente lettore; improvvido, sfrontato, fiscale, perplesso, connivente, perspicace, micragnoso lettore; avveduto, gnomico, viziato, partecipe, reazionario, e così via. Soprattutto paziente e tollerante, direi, nonché fedele e affezionato. E ho iniziato a prender nota solo da un certo punto in poi, evitando di inserire nel computo un "mio dilettante onomasta". La felicità discende innanzi tutto da questo grandioso divertimento della struttura narrativa complessa, fatta di innumerevoli incastri, soluzioni, incroci, abbandoni e riprese; tirata su con una lingua magistralmente srotolata, che gioca ariosamente con la tradizione delle traduzioni del romanzesco, spingendosi fino a qualche nota su fantasmatici giochi di parole "intraducibili". E che conduce quindi il lettore a divertirsi, senza sgomento, anche di fronte alle peggiori nefandezze, crudeltà e perversioni (i capi d'accusa potrebbero andare dal reiterato omicidio a sangue freddo allo sfruttamento della prostituzione, dalla riduzione in schiavitù alla vendita di orfani, tralasciando ovviamente la presenza di una badessa radicalmente anticristiana o un caso di ermafroditismo che accende raccapricci e concupiscenze), librate come sono nella sveltezza leggera della narrazione. E felicità anche per il semplice fatto che a un certo punto diventa (anche) un romanzo di mare; ammutinamento, e barile di mele, e Nantucket compresi. E Mari (o, nomen omen!) che già aveva fatto il suo con La stiva e l'abisso (oltre che con il venerabile Otto scrittori) può servire senza limiti la sua golosità lessicale di tutte le biscagline, golette, sagole, griselle, rande e bigotte che si possono desiderare, condite con esclamazioni che vanno dagli Affedidio e Sacramento dell'ouverture fino ad un Crastúmberli! Allora, visto inoltre che innumerevoli sono le forme del riferimento e del rifacimento (il capitano William Bones dell'Isola del tesoro è scelto come pseudonimo da un personaggio, poi è rivelato e discusso, la serie amplissima dei capitoli assai brevi, funzionali al continuo salto da un punto all'altro dell'intrigo, offrono anche un vastissimo terreno di azione per sfrenare il gusto per i titoli, che spesso rifunzionalizzano quelli famosi, come la stessa Isola del tesoro o Of mice and men), siamo di fronte a un divertissement? Sì, certo, ma il romanzo più romanzesco che si possa immaginare, e proiettato lontano nello spaziotempo, è anche un romanzo urgente e autobiografico. Come nell'Orlando furioso, fin dal proemio sappiamo che la follia d'amore del protagonista è la stessa che lima l'ingegno dell'autore: il protagonista ragazzino è anche l'autore, e nel racconto si sdoppia fino a ipotesi di triplicazione. La vera vita di Michele Mari, Roderick-Michael e Roderick-Malcolm, è questo insieme di parole, è tutte queste avventure. E la morale (le morali) della storia c'è, eccome: "il mondo è schiavo del desiderio" (è l'abiezione non è "un mondo a parte"); il "maniacale e agonistico rapporto con le scartoffie" non tende ad altro che a "intuire, sfiorandola, la vita" e il "farsi carne" della cultura "è poi il modo più alto, essendo il più basso, di essere colti".   Davide Dalmas  

Recensioni dei clienti

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    Il libraio di Treviso

    24/09/2015 12.50.40

    Orfani ed eredi, omicidi e scambi di persona, prostitute e suore: Mari si traveste da Stevenson, riscrive il romanzo d'avventura e ci regala unna storia che fa sorridere e sognare.

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    Toshiro

    01/09/2015 09.59.55

    Che libro!!!!Una vera scoperta, devo ammettere che non conoscevo assolutamente questo scrittore e ho deciso di leggerlo solo dopo aver letto una recensione molto positiva che "scomodava" scrittori del calibro di Dickens e Stevenson. Devo dire che il paragone era molto rischioso ma Mari supera la prova a piene mani costruendo una storia bellissima con personaggi degni della miglior tradizione del genere, piena di umor e con un ritmo che consente di non annoiarsi mai in u libro che conta quasi 500 pagine.Che dire, per un amante di Dickens sapere che c'è ancora qualcuno capace di scrivere un romanzo del genere è una grande gioia.

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    martomax

    13/08/2015 01.57.59

    A leggere i vari commenti qui e sulla rete in generale mi aspettavo molto da questo libro ed invece l'ho trovato di una banalitá disarmante. Una trama che sembra partire bene ma che dura poco per via dei personaggi poco caratterizzati quando non grotteschi, eventi ed intrecci che spesso non hanno ne capo ne coda, una storia inutilmente lunga e prolissa che conduce ad un finale insulso che mi ha lasciato basito. Piacevole lo stile dell'autore, ma per favore non offendiamo i mostri sacri del passato.

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    Emiliano

    18/06/2015 23.45.29

    Ho già letto diversi libri di Michele Mari, è stata una bellissima scoperta per me. Roderick Dudle me lo ero 'tenuto' sino ad ora, per una lettura fronte mare. Mi ha fatto compagnia, anch'io come altri ho centellinato le pagine e sperato ne mancassero sempre tante. Però... però non mi ha convinto del tutto: diciamo 3,5 stelle. La rete dei personaggi a un certo punto mi è parsa moltiplicarsi inutilmente. Alcuni intervengono a metà libro, altri in pratica escono di scena (anche senza morire), altri subentrano facendo le veci di un altro personaggio morto. Le motivazioni che li muovono inoltre, da principio ragionevoli, si fanno sempre più deboli, insensate. Nessuno dei personaggi poi mi ha coinvolto emotivamente, tutti un po' bidimensionali. Mari è bravo, con il romanzo d'avventura e certe atmosfere gioca in casa, ma qui secondo me ha esagerato, ha perso la 'misura'!

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    Cristiana

    15/05/2015 19.48.29

    Scusate ma proprio non capisco come si possa amare un libro del genere: a me sembra una scopiazzatura molto malfatta e senza alcuna fantasia di Dickens. Certo è un feuilleton, ma noiosissimo, quasi sicuramente anche per un dodicenne (a cui del resto non si potrebbe dare in lettura a causa delle sconcezze abbastanza gratuite); ma un adulto come fa a leggere una cosa così? E' un elenco di accadimenti assolutamente privi di intreccio e di suspence con personaggi in gran parte del tutto improbabili e soprattutto assolutamente privi di spessore:i buoni sono insulsi e i cattivi cattivissimi e ridicoli. Mah? Non mi spiegherò mai perchè pubblichino certi libri! E soprattutto non riesco a credere che chi l'ha letto integralmente (le prime cinque pagine potrebbero anche ingannare...)possa averlo apprezzato. Io, per la cronaca, ho desistito dopo aver letto senza divertimento alcuno appena un quarto del libro: ne ho avuto davvero abbastanza!

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    Bicio25

    31/03/2015 16.14.28

    semplicemente da leggere ....

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    patrizia

    06/02/2015 16.48.28

    Il piacere di leggere un italiano scorrevole e colto, il saper giocare con le parole e farti assaporarre il gusto della scelta felice. Quando mai un romanzone d'appendice così colto eppure così facile?

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    DR

    03/02/2015 18.51.11

    Michele Mari fa qui con la letteratura avventurosa classica e con Dickens quello che Vanni Santoni ha fatto col fantasy in Terra Ignota. Il risultato è divertente e erudito.

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    NICO69

    15/12/2014 15.08.39

    Si può pubblicare una recensione su un libro che ancora si sta leggendo? In questo caso lo faccio perchè non so se e quando terminerò questo libro. Dopo aver divorato le prime pagine, ho rallentato, per gustarmelo meglio, rallentato sino quasi a distillarlo per cogliere l'essenza di ogni rigo, di ogni parola, di ogni personaggio. E lo vado centellinando con parsimonia, nella vana speranza che, nel frattempo, le pagine aumentino ed il libro possa non finire mai....Splendido.

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    MARFISA

    06/09/2014 16.00.46

    Orfana di Antonio Tabucchi,grazie a Mari ho riscoperto il piacere di leggere autori italiani.apprezzo lo stile colto,mai pedante,l'ironia,l'intelligenza .Ho letto anche 'Verderame' e non mi fermerò qui.

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    Fabio Scarnati

    18/06/2014 16.25.46

    Roderick ha dieci anni, e tutto quello che possiede è un medaglione. Ancora non lo sa, ma quell'oggetto - per cui tutti intorno a lui sembrano disposti a uccidere - lo porterà più lontano di qualsiasi nave al largo dell'oceano. Un appassionante e insieme raffinatissimo gioco letterario, che ha la forza e l'intelligenza di proporsi alla lettura semplicemente come romanzo d'appendice contemporaneo. Con "Roderick Duddle" (finalista al premio Campiello 2014) Michele Mari ha scritto una storia capace di rifondare a ogni pagina il gesto stesso del narrare: un libro che entra di diritto, e che resterà, statene certi, nella tradizione del grande romanzo d'avventura. Con questo libro, uno tra i più belli usciti in Italia negli ultimi trent'anni, Michele Mari si conferma il migliore scrittore italiano in circolazione. Roderick Duddle è un Capolavoro assoluto.

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    Marlow

    18/05/2014 11.00.20

    Libro notevole e profondamente "mariano", altro che Dickens e Stevenson (che ci sono, ovviamente, ma diventano subito Michele Mari, come lui è Roderick). In realtà questo libro è un sogno; il sogno di un bambino appassionato e solitario, visceralmente innamorato dei grandi romanzi d'avventura.

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    Chiara

    22/04/2014 16.50.32

    L'unica pecca di questo capolavoro è il finale. Non certo dal punto di vista narrativo, ma semplicemente perché conduce ad una fine. Avrei voluto non raggiungerla mai. Di questi luoghi, di questi personaggi, di questa atmosfera davvero unica porto dentro ogni frammento. Grazie a Michele Mari per l'eleganza, il viaggio, il tempo perfetto nel quale perdersi.

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