Il rompiscatole. L'Italia raccontata da un ragazzo del '35

Giampaolo Pansa

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Editore: Rizzoli
Anno edizione: 2016
In commercio dal: 11 febbraio 2016
Pagine: 392 p., Rilegato
  • EAN: 9788817087025
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"'Tutto ciò che resterà della mia vita è quello che ho scritto.' Qualcuno l'ha detto pensando a se stesso, però sono parole che si adattano anche a me. Ho sempre voluto scrivere. Alla fine della scuola media, andavo per i tredici anni, mio padre Ernesto mi regalò una macchina Underwood di seconda mano, dicendo: 'Vedi un po'se la sai usare'. Mia madre Giovanna mi mandò a una scuola di dattilografia. Ma dopo un paio di lezioni, chi la dirigeva le spiegò: 'Giampaolo ha imparato subito quanto gli serve. Non butti via i suoi soldi'. Ho cominciato a scrivere nell'estate del 1948 e da allora non ho più smesso. Nell'ottobre 2015 di anni ne ho compiuti ottanta. E ho deciso che potevo permettermi questo libro. Non oso definirlo un'autobiografia, parola pomposa. Allora dirò che è il racconto personale di un vecchio ragazzo destinato a fare il giornalista. Non venivo da una famiglia di intellettuali. Mio padre era operaio del telegrafo. Mia madre aveva cominciato a lavorare a dieci anni ed era stata così brava da aprire un negozio di mode. La mia nonna paterna, Caterina, era analfabeta. Rimasta vedova con sei bambini da crescere, aveva vissuto nella miseria più nera. Troverete qui le loro storie, insieme a quelle di mio nonno Giovanni Eusebio, un bracciante strapelato, e di uno zio paterno, Paolo, un muratore morto a New York in un cantiere. I miei antenati sono questi. E se esiste un aldilà, guarderanno stupiti questo figlio che si è guadagnato il pane scrivendo.'" (G. P.)
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    fiorella

    17/08/2016 20:50:33

    Riconosco a Pansa il pregio di avere uno spirito critico controcorrente (come dice Fred nella recensione prima della mia) ma non in questo libro. La prima parte dove rievoca la sua giovinezza è interessante ma troppo infarcita di riferimenti sessuali (sembra quasi un'ossessione) poi c'è la cronaca minuziosa di tutti i passaggi da una testata all'altra e delle mille conoscenze dell'autore. E il rompiscatole dov'è? Mi aspettavo (da persona di sinistra ma senza preconcetti) la narrazione dei mille torti compiuti da tanti partigiani in contrapposizione a quella dei fascisti ma non ce ne è traccia. Peccato.

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    Claudio Trenti

    11/08/2016 15:57:11

    Le vicende narrate sono tutt'altro che inedite, in quanto già raccontate in precedenti libri dell' autore (da Romanzo di un ingenuo a La repubblica di barbapapa). Ma il Giampa sa sempre scrivere e, soprattutto, come avvincere il lettore: se inizi un suo libro - anche, come in questo caso, tra quelli non riusciti meglio - non lo molli più fino alla fine. Gradevole

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    Ari

    25/07/2016 22:54:07

    Anche questo ultimo libro di Pansa l'ho letto con grande piacere come d'altronde tutti i precedenti. La mente e l' umore si distendono e vorrei che le pagine non avessero mai fine. Mi piace il suo stile nel raccontare... E' vero che alcuni dettagli già li conoscevo avendoli letti nei libri precedenti, però per me non ha avuto importanza; il libro e i fatti narrati in esso sono sempre interessanti e fanno anche riflettere sul nostro recente passato! Grazie, dott. Pansa!

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    freed

    24/05/2016 12:53:33

    è una autocelebrazione dello scrittore/giornalista Pansa. i capitoli di questa storia sono i suoi libri (che cita di continuo, quasi a farsi della pubblicità). autodifende la sua carriera e le sue scelte, a danno di chi ha avuto opinioni diverse ed ha avuto la sventura di incrociarlo. a volte sembra addirittura banale nelle critiche (uno scrittore/giornalista 80enne avrebbe potuto essere più elegante). avrei voluto leggere qualcosa di diverso per conoscere Pansa, al quale riconosco lo spirito critico/controcorrente. L'ITALIA RACCONTATA DA UN RAGAZZO DEL '35: nella parte iniziale si può intravedere qualcosa della storia italiana... ma il libro parla di altro.

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    rosanna robbiano

    26/02/2016 17:19:42

    Giudizio positivo per questa sorta di autobiografia di Pansa. Più interessante la parte in cui rievoca infanzia e adolescenza a Casale Monferrato,descrivendo personaggi ed avvenimenti già conosciuti in altri suoi libri. Più tecnica e politica la seconda parte del libro che, come sempre,risulta godibile e molto ben scritto.

Vedi tutte le 5 recensioni cliente


Mi sono comportato come un tossico che organizza la propria esistenza su un comandamento solo: mettere sulla carta delle parole, con la presunzione che qualcuno, pochi o molti, siano disposti a leggerle.

In occasione dell’ottantesimo compleanno, Pansa si concede il lusso di dare alle stampe un’autobiografia, dedicata – oltre alla celebrazione di quasi cinquanta anni di carriera – alle figure dei genitori, di cui emerge un ritratto malinconico e delicato, a rivelare il lato più intimo e finora inedito dell’arcigno giornalista.
Figlio di Ernesto, taciturno operaio manutentore di telegrafi, e di Giovanna, una tenace donna che riuscirà a diventare proprietaria del negozio d’abbigliamento presso cui era dipendente, Pansa rivendica con orgoglio le origini umili, l’infanzia in provincia e gli sforzi dei genitori per permettergli gli studi, elogiandone lo spirito laborioso e la compostezza d’altri tempi, per cui, non è un mistero, il giornalista prova una gran nostalgia.
Sullo sfondo c’è l’Italia, o meglio il Piemonte, all’indomani del 25 Aprile, raccontata con insolita levità, lontano dai livori che contraddistinguono le opere revisioniste. Qui Pansa muove i primi passi verso la carriera giornalistica, folgorato sulla via di Damasco dall’incontro con una Underwood di seconda mano, una macchina da scrivere regalatagli dal padre che serve da pretesto per abbozzare una auto-ironica mitopoiesi dei precoci prodigi giornalistici. A intervallare le avide letture e i primi articoli nei settimanali del Monferrato, soprattutto recensioni cinematografiche, ci sono le altre grandi passioni di Pansa: le ragazze in carne, protagoniste di un intero capitolo, e la guerra partigiana, soggetto della tesi di laurea in scienze politiche e argomento destinato a cambiare la vita del giornalista.
Ed è proprio dedicato all’elaborazione della tesi universitaria l’ultimo capitolo dedicato alla giovinezza dell’autore, come se questo evento costituisse l’ingresso definitivo nell’età adulta e la perdita dell’innocenza, ma soprattutto una presa di coscienza di Pansa sulla missione che lo terrà occupato per il resto della sua vita e che contribuirà alla creazione del personaggio del rompiscatole, lo scomodo revisionista inviso ai rossi perché impermeabile alle magniloquenti narrazioni sulla Resistenza.
Nella seconda metà del volume viene invece raccontata la nomadica vita professionale di Pansa, scandita dall’incessante peregrinazione verso i più importanti periodici nazionali, dagli inizi alla Stampa fino a Libero, passando per il Corriere e Repubblica, un’occasione per i lettori di conoscere più approfonditamente le simpatie e antipatie per colleghi, direttori ed editori. Non mancano lunghe parentesi sui rapporti con il rimpianto Bocca, un altro personaggio scomodo ma dall’altra parte della barricata, e Scalfari, amato e odiato negli avventurosi anni alla Repubblica. Di grande interesse inoltre il capitolo celebrativo della lunga collaborazione con De Benedetti, di cui tesse un autentico elogio - lontano da accuse di piaggeria -definendolo il miglior editore per cui abbia lavorato.
Il Sangue dei Vinti non può che essere il protagonista degli ultimi capitoli, dove in Pansa fa capolino una nota di amarezza per essere stato demonizzato - a suo avviso acriticamente - dalla sinistra e dal mondo accademico, lo storico torinese Luzzatto in primis. L’autore ricostruisce le tappe fondamentali dell’accoglienza del testo e porta alla luce episodi, fin qui inediti, legati agli ostacoli incontrati durante la produzione della trasposizione cinematografica di Soavi.
A conclusione del volume il giornalista si mette a nudo, illustrando le reali ragioni alla base dell’autobiografia, ovvero la risoluzione di un complesso di colpa scaturito dall’incapacità di essere riuscito a conciliare i suoi due grandi amori, il giornalismo, vorace demone seducente che ha dominato ogni momento della sua vita, e la famiglia, per cui questo libro vorrebbe essere una sorta di risarcimento.
Autobiografia schietta, essenziale - come l’autore d’altronde - che non lascerà delusi i sostenitori e forse riuscirà a intenerire i detrattori.

  • Giampaolo Pansa Cover

    Giampaolo Pansa è stato giornalista e saggista italiano. Laureatosi in Scienze Politiche all'Università di Torino, la sua tesi Guerra partigiana tra Genova e il Po sarà pubblicata nel 1967 da Laterza. Inizia giovanissimo la sua carriera giornalistica, entrando negli anni '60 al quotidiano torinese «La Stampa». Collaborerà poi con svariate testate, tra cui «Il Giorno», «Il Corriere della Sera», «La Repubblica», «Il Messaggero», «L'Espresso», «Epoca», «Panorama», «Il Riformista» e «Libero». Scrittore discusso e prolificissimo, pubblica numerosi saggi e romanzi di grande successo. Tra questi ricordiamo Il sangue dei vinti (Sperling & Kupfer, 2003),... Approfondisci
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