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Manuel Vázquez Montalbán

Traduttore: H. Lyria
Editore: Feltrinelli
Edizione: 6
Anno edizione: 2002
Formato: Tascabile
Pagine: 240 p.
  • EAN: 9788807814365

recensione di Visintin, G., L'Indice 1995, n. 9
recensione pubblicata per l'edizione del 1995

Nei giorni intorno al Capodanno del 1984 un uomo è in fuga nell'isola di Trinidad. Chi sia, e se ciò che lo minaccia sia un pericolo reale, solo temuto o una mera disillusione, si precisa molto lentamente, in un montaggio con quel che accade a Barcellona, dove Pepe Carvalho, l'investigatore privato, ha ricevuto un incarico dalla cugina della propria fidanzata. Si tratta di scoprire chi ha ucciso - facendo a pezzi il corpo in modo atroce - Encarnaci¢n, sorella della cugina, che si era allontanata dalla modesta famiglia d'origine dopo aver sposato un possidente della Mancia.
Le due ambientazioni - quella della fuga tropicale e quella dell'indagine intorno alla vittima di un delitto inesplicabile - non potrebbero essere più tradizionali. Ma ogni possibile esotismo o vivacità del paesaggio è esclusa: domina un clima invernale. Le palme di Port of Spain sono impietrite sotto un cielo plumbeo, il cenone di Capodanno si interrompe per un nubifragio, e l'avventura sessuale che si offre al fuggiasco si compie nella maniera più deludente. Anche l'indagine di Carvalho si svolge in luoghi grigi e desolati, fra personaggi sgradevoli tra i quali spicca un giovane che esibisce sul biglietto da visita il titolo di "autodidatta" - e ore vuote trascorse in una ventosa cittadina di provincia. Ad Albacete e nell'arida campagna della Mancia l'investigatore cerca la famiglia del marito della vittima, per ricostruire l'esistenza di Encarnaci¢n, di cui possiede soltanto una fotografia da adolescente, poche notizie di quegli anni lontani e l'unica traccia di recenti, regolari soggiorni a Barcellona, durante l'ultimo dei quali è stata uccisa.
Lunghi viaggi in automobile, incontri ambigui e appuntamenti inutili non impediscono a Carvalho di coltivare le sue abitudini, quelle caratteristiche del personaggio che l'hanno reso il più recente rappresentante della categoria degli investigatori disincantati. Quella che per i detective della vecchia scuola era la bottiglia di whisky nel cassetto della scrivania - ma "a Carvalho il whisky sembrava una bevanda poco impegnativa, e il whisky ne era al corrente, perché passava dalla bocca del detective senza sostarci, consapevole di non essere troppo apprezzato" - nell'ufficio di Barcellona è diventata addirittura una piccola cucina in cui l'assistente Biscuter prepara spuntini sostanziosi e talvolta incongrui a ogni ora del giorno. Il viaggio in provincia risulta essere anche occasione per l'acquisto del formaggio tipico.
La descrizione particolareggiata e amorevole di piatti rustici o straordinari ("camembert impanato e marmellata di pomodori") e sempre ascoltata da Carvalho con attenta partecipazione, tanto che provenga da un ambizioso ristoratore, quanto da una massaia che deve arrangiarsi con ingredienti di poco prezzo. E ogni degustazione, come ogni momento di riposo, non può dirsi completa se non è confortata dal rogo di uno dei volumi della libreria dell'investigatore, quelli "che gli erano stati necessari o che aveva amato quando credeva che le parole avessero qualcosa a che vedere con la realtà e con la vita". In questo romanzo tuttavia, per ben due volte, grazie a un ripensamento in extremis, il Garcia Lorca di "Poeta a New York" viene risparmiato dalle fiamme.
Dopo le aridità dell'entroterra - unica esperienza toccante la visione delle sorgenti di un fiume di nome Mondo, che "si era assunto la responsabilità di chiamarsi Mondo" - l'indagine prosegue con poche certezze nella cittadina in riva al Mediterraneo dove la vittima aveva trascorso gli anni della giovinezza. Ma anche l'amica del cuore di Encarnaci¢n conosce solo una parte della verità, e pare impossibile riunire in un'unica immagine le poche tracce raccolte da Carvalho. E quando infine si giunge al disvelamento delle ultime ore della vittima a Barcellona, anch'esso non può realizzarsi che attraverso una molteplicità dei punti di vista, che solo il lettore può raccogliere e conoscere tutti insieme. Il ritorno del fuggiasco su cui si è aperto il romanzo avviene a tre pagine dalla fine, e fra lui e Carvalho non viene scambiata neppure una parola.
Nonostante la partenza nei modi del romanzo d'indagine classico, con il sovrappiù dell'esotismo tropicale, anche se mancato, la storia si sviluppa sotto il segno della fallacia e della vanità della memoria, piuttosto che nel perseguimento di un'indagine vera e propria. I luoghi del passato possono essere ricostruiti sulle note di un vecchio ritornello, o grazie a un ventaglietto pubblicitario, in un'atmosfera che ricorda quella dei primi romanzi di Manuel Puig. Ma nessuno dei personaggi può essere ancora quello che era, o che è stato nel ricordo proprio e altrui.
Questa distanza dal giallo tradizionale è temperata dalla varietà dei ritratti d'ambiente e dall'equanimità con cui Carvalho s'incontra con i personaggi più eterogenei e pittoreschi (di cui forse V zquez Montalb n finisce per compiacersi un po' troppo): dall'entraŒneuse di infima categoria al legionario reduce della guerra civile. Nelle pieghe del testo trovano posto le riflessioni esoteriche di un ufficiale di marina, una poesia amara e autentica dello stesso autore del romanzo, alcune canzoni piuttosto sdolcinate. Tutto visto con l'occhio sempre attento ai mutamenti sociali, che conosciamo nell'autore, anche se ciò induce il rischio di produrre quadri un po' datati e fornire cenni non sempre comprensibili al lettore non iberico.
Da questo punto di vista è apprezzabile il buon lavoro del traduttore, nella resa dei parecchi titoli - di film e di spettacoli radiofonici e televisivi - presenti nel testo. Unica eccezione, il "Linimento Sloan" del ventaglietto pubblicitario sopravvissuto al passato (p. 25): poteva diventare il "Balsamo Sloan" noto in Italia con quest'altro marchio. Rimane inoltre incomprensibile il colore Corinto in un paio di scarpe bicolori (p. 143): si tratta della tinta dell'uva passa (uva di Corinto, appunto), e l'appartenenza religiosa di un certo cugino, "padre sculapio" (p. 136), che sarà presumibilmente dell'Ordine delle Scuole pie, a meno che la corruzione del termine scolopio non sia uno dei mimetismi cui l'autore indulge nella rappresentazione dell'eloquio di ciascuno dei suoi personaggi.

Recensioni dei clienti

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    Raffaele

    03/06/2016 19.46.04

    Indubbiamente un'indagine molto particolare con degli intrecci molto ben riusciti; ogni tanto un giallo ci vuole, se raffinato come questo, tanto meglio.

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    ninonux

    21/01/2013 16.06.34

    il solito mix di ironia dissacrante e malinconia struggente in un testo inframezzato dalle immancabili curiosità gastronomiche. una storia avvincente che ipnotizza il lettore dall'inizio fino al memorabile finale. grande montalban!

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    Nino

    15/10/2012 16.48.21

    Dopo "I mari del sud", è il secondo romanzo di Montalban che leggo e l'ho trovato davvero seducente. Le descrizioni sono mirabili e vi sono passaggi che rendono così vive le ambientazioni da dare la netta impressione di sentire odori e profumi, umidità e freddo. Una volta abituati alla prosa, si riescono a godere le mille sfumature in cui sono inserite le vicende dei personaggi. Da leggere in silenzio e possibilmente tutto d'un fiato per non perderne l'afflato. Solo così si potranno apprezzare le profonde introspezioni sociali e psicologiche. Una sola domanda resta irrisolta, oppure no a ben vedere, visto che sembra piuttosto chiaro chi sia stato a fare a pezzi il cadavere della povera Encarna. Ma la colpa, come spesso accade nella vita reale, cade soltanto su Gines Larios, lo sventurato, disgraziato marinaio amante di Encarna, unico capro espiatorio di questo efferato delitto. Quel che resta è una grande amarezza e un profondo senso di vuoto e desolazione. Quel che si trattiene è la sconfitta di un uomo e di un intero popolo, costretto a vivere nella povertà e nella vana speranza di un futuro migliore, con la triste e chiara consapevolezza delle rovine e dei fallimenti della propria vita.

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    mirko

    08/04/2012 11.49.44

    All'inizio di questo romanzo, Pepe Carvalho si reca nel negozio del giovane che gli ha appena affidato il caso e, alla domanda: "Che cosa ci fa qui?", risponde in questa maniera: "Mi piace respirare l'aria che respirano i miei stessi clienti". In questa frase c'è tutto il modo di agire del detective spagnolo. Dimenticate i moderni investigatori che sfruttano sofisticate analisi di laboratorio, intercettazioni telefoniche o ricerche su internet. Carvalho è un investigatore che ama muoversi sul campo, è un uomo di strada, che si avvale di informatori. Le sue indagini consistono in spostamenti da un luogo all'altro e conversazioni con diverse persone. A volte il filo che lega i suoi spostamenti è molto sottile, ma a lui interessa capire, vedere, parlare, insomma entrare nel mondo del caso che sta affrontando. Finora questo è uno dei romanzi della serie che mi è piaciuto di più.

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    Francesco

    12/07/2011 10.58.09

    Storia molto coinvolgente che ti tiene incollato al libro, tanto che, quando l'ho terminato di leggere mi è quasi dispiaciuto (avrei voluto che la storia si protraesse), splendida l'ambientazione. Il solito grande Montalbàn. Lo consiglio viamente a tutti gli appassionati del genere.

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    AGT

    15/02/2011 16.57.38

    Probabilmente tra i migliori con Carvalho.Da assaporare ogni parola,densissimo di allusioni;Montalbàn ci si è dedicato anima e corpo e si vede.Stupendo davvero,non è un giallo,o almeno non solo: è un pezzo di storia e di vita spagnola.

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    Mauro Palazzini

    26/03/2008 13.34.55

    Un capolavoro. Uno dei migliori e meno conosciuti della serie dedicata a Pepe Carvalho. L'ho letto due volte e ogni volta scopro nel romanzo un particolare, un qualcosa di nuovo che affascina. Nella Rosa di Alessandra la parte giallista del romanzo è piuttosto intricante, ma come sempre accade al grande Montalbàn, questa fa solo da sfondo alla vera storia del romanzo. Quì i veri protagonisti sono proporio Pepe, con i suoi tic sapientemente descritti, e il fido collaboratore Biscuter con la sua creacente mania per la cucina. Un momento di alta letteratura il passo del romanzo in cui Pepe brucia i suoi libri, testimoni muti di quando le parole erano i mattoni di una vita che aveva un senso. Prendendo dalla sua libreria un tomo, si accorge che questi è un volume di poesie di Garcia Lorca. Il libro riaccende in lui ricordi e sogni mai sopiti, e allora lo rimette a posto e lo sostituisce con un altro più degno del fuoco del camino. Nel romanzo si fa sempre più chiara e manifesta la grandissima passione di Pepe per la cucina che ormai ha travolto anche Biscuter che di fatto sta trasformando il piccolo ufficio in un ricercato ristorante domestico. Un quadro d'autore la descrizione della società spagnola di quegli anni, ormai lontani da noi, ma che Montalbàn sa rendere sempre attuali e a noi vicini. Grazie maestro

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    Teba

    07/09/2007 14.53.46

    Uno dei libri meno pubblicizzati e meno conosciuto della serie Carvalho ma una vera e propria sorpresa. Assolutamente da leggere per chi ama il detective gastronomo brucialibri... Bellissimo.

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    Marco Metelli

    13/12/2000 13.11.36

    Drammatico, cruento, coinvolgente,romantico. Da non perdere

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