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Raymond Queneau

Traduttore: P. Gallo
Editore: Einaudi
Collana: Letture Einaudi
Anno edizione: 2009
Pagine: XV-127 p. , Brossura
  • EAN: 9788806196769
Forse il più breve romanzo di Raymond Queneau, Un rude inverno si trova al centro di una sorprendente quantità di snodi biografici e autobiografici, ma anche filosofici e (come potrebbe essere altrimenti, parlando di Queneau?) stilistici.
L'ambientazione è essenziale e scabra quanto la vicenda narrata: siamo a Le Havre nel 1916. Mentre infuria il conflitto mondiale, il vedovo e milite Bernard Lehameau affronta una convalescenza dovuta a una ferita di guerra. Sua moglie, sua cognata e sua madre sono morte nell'incendio di un cinema tredici anni prima. Da allora Lehameau si è chiuso a riccio. Da questa malattia dello spirito, oltre che del corpo, tenta di uscire innamorandosi – forse ricambiato, ma in ogni caso non a sufficienza – di Helena, un'infermiera inglese; e soprattutto, di Annette, una ragazzina di quattordici anni nella quale, mentre la sua ferita guarisce, troverà infine la forza e la saggezza e il giusto disincanto per tornare al fronte. Intorno, materne libraie, infide spie filotedesche, becchini appassionati di varietà, cinesi e cabili, i bollettini di guerra e le chiacchiere dei borghesi. Detta così, potrebbe apparire una dozzinale zuppa bozzettistica di patriottismo e buoni sentimenti: se non fosse che, ad esempio, la scena iniziale è un'esilarante e surreale descrizione di un variopinto capodanno cinese nel bel mezzo di un rigidissimo inverno normanno. Se non fosse che, ancora, il corteggiamento tra Lehaumeau e Helena inizia in un gustoso franglais ("Zey laff bicous zey ar stiupid!") di cui ritroveremo tracce, oltre che negli Esercizi di stile, in Zazie nel métro, nei Fiori blu e altrove. Se non fosse, poi, che la Le Havre della grande guerra era il luogo reale dell'infanzia di Queneau, come sa chi ha letto l'autobiografia in versi Quercia e cane (il melangolo, 1995), da cui si apprende anche che molti tratti di Lehameau sono modellati sul padre dello scrittore. Ma vi sono anche rimandi più complessi e cortocircuiti meno prevedibili: così questo romanzo che parla della prima guerra mondiale esce alla vigilia della seconda, e Queneau, nei suoi diari del settembre 1939, annoterà: "Gli inglesi annienteranno Hitler, questo è ciò che i giornali ci obbligano a credere. E dunque, la guerra. Et un rude hiver".
Scritto con l'inimitabile sprezzatura, fatta di leggerezza e intensità, che rende preziosi e necessari tutti gli scritti di Queneau, con i giochi di parole e le trouvailles stilistiche appostate come predoni dietro gli angoli del linguaggio, Un rude inverno mette in scena il confronto spietato tra la storia con la maiuscola e le molte storie minori, minuscole e minime della letteratura: "La Storia calpestava il romanzo con la sua zampa massiccia". È un'eco sottile ma fonda, che risuonerà, molti anni dopo, nel Georges Perec di W o il ricordo d'infanzia (Einaudi, 2005). La bella traduzione di Paola Gallo, l'intelligente e istruttiva prefazione di Stefano Bartezzaghi e la sobria eleganza grafica (il "bianco Einaudi") impreziosiscono questo libro, che sarebbe una perfetta opera minore di Raymond Queneau, se Raymond Queneau avesse scritto opere minori. Ma, per nostra fortuna, Raymond Queneau non ha mai scritto opere minori.
Luca Bianco

Recensioni dei clienti

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    AGT

    12/12/2010 10.17.58

    Straordinario.Da rileggere e assaporare,parola per parola.

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    dongralizoner

    05/07/2010 23.46.04

    Non plus ultra.

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