Un rude inverno - Raymond Queneau - copertina

Un rude inverno

Raymond Queneau

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Traduttore: Paola Gallo
Editore: Einaudi
Collana: Letture Einaudi
Anno edizione: 2009
In commercio dal: 3 marzo 2009
Pagine: XV-127 p., Brossura
  • EAN: 9788806196769
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Il romanzo pubblicato da Queneau all'inizio della Seconda guerra mondiale (1939) e ambientato a Le Havre durante la Prima: Bernard Lehameau, un ferito in convalescenza, vedovo fedele, si perde in passeggiate solitarie, s'innamora di una giovane inglese in uniforme, la perde, porta al cinema due ragazzini che ha incontrato sul tram, riscopre la passione e la tenerezza, riparte: per la guerra. La narrazione pervasa di ironia e di aspro umorismo, oscilla di continuo dal cinico all'amaro, con una minuziosa attenzione ai sentimenti, e suggerisce una visione delle cose lucida e disincantata: la morte è sempre presente ai cuore dell'uomo, e uccide ogni successo, ogni progresso, ogni conquista. Ma la vita è più forte di qualsiasi inverno. Anche se "la vita degli uomini non è come il tempo. Da un certo momento in poi, non smette più di nevicare".
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    AGT

    12/12/2010 10:17:58

    Straordinario.Da rileggere e assaporare,parola per parola.

  • User Icon

    dongralizoner

    05/07/2010 23:46:04

    Non plus ultra.

Forse il più breve romanzo di Raymond Queneau, Un rude inverno si trova al centro di una sorprendente quantità di snodi biografici e autobiografici, ma anche filosofici e (come potrebbe essere altrimenti, parlando di Queneau?) stilistici.
L'ambientazione è essenziale e scabra quanto la vicenda narrata: siamo a Le Havre nel 1916. Mentre infuria il conflitto mondiale, il vedovo e milite Bernard Lehameau affronta una convalescenza dovuta a una ferita di guerra. Sua moglie, sua cognata e sua madre sono morte nell'incendio di un cinema tredici anni prima. Da allora Lehameau si è chiuso a riccio. Da questa malattia dello spirito, oltre che del corpo, tenta di uscire innamorandosi – forse ricambiato, ma in ogni caso non a sufficienza – di Helena, un'infermiera inglese; e soprattutto, di Annette, una ragazzina di quattordici anni nella quale, mentre la sua ferita guarisce, troverà infine la forza e la saggezza e il giusto disincanto per tornare al fronte. Intorno, materne libraie, infide spie filotedesche, becchini appassionati di varietà, cinesi e cabili, i bollettini di guerra e le chiacchiere dei borghesi. Detta così, potrebbe apparire una dozzinale zuppa bozzettistica di patriottismo e buoni sentimenti: se non fosse che, ad esempio, la scena iniziale è un'esilarante e surreale descrizione di un variopinto capodanno cinese nel bel mezzo di un rigidissimo inverno normanno. Se non fosse che, ancora, il corteggiamento tra Lehaumeau e Helena inizia in un gustoso franglais ("Zey laff bicous zey ar stiupid!") di cui ritroveremo tracce, oltre che negli Esercizi di stile, in Zazie nel métro, nei Fiori blu e altrove. Se non fosse, poi, che la Le Havre della grande guerra era il luogo reale dell'infanzia di Queneau, come sa chi ha letto l'autobiografia in versi Quercia e cane (il melangolo, 1995), da cui si apprende anche che molti tratti di Lehameau sono modellati sul padre dello scrittore. Ma vi sono anche rimandi più complessi e cortocircuiti meno prevedibili: così questo romanzo che parla della prima guerra mondiale esce alla vigilia della seconda, e Queneau, nei suoi diari del settembre 1939, annoterà: "Gli inglesi annienteranno Hitler, questo è ciò che i giornali ci obbligano a credere. E dunque, la guerra. Et un rude hiver".
Scritto con l'inimitabile sprezzatura, fatta di leggerezza e intensità, che rende preziosi e necessari tutti gli scritti di Queneau, con i giochi di parole e le trouvailles stilistiche appostate come predoni dietro gli angoli del linguaggio, Un rude inverno mette in scena il confronto spietato tra la storia con la maiuscola e le molte storie minori, minuscole e minime della letteratura: "La Storia calpestava il romanzo con la sua zampa massiccia". È un'eco sottile ma fonda, che risuonerà, molti anni dopo, nel Georges Perec di W o il ricordo d'infanzia (Einaudi, 2005). La bella traduzione di Paola Gallo, l'intelligente e istruttiva prefazione di Stefano Bartezzaghi e la sobria eleganza grafica (il "bianco Einaudi") impreziosiscono questo libro, che sarebbe una perfetta opera minore di Raymond Queneau, se Raymond Queneau avesse scritto opere minori. Ma, per nostra fortuna, Raymond Queneau non ha mai scritto opere minori.
Luca Bianco
  • Raymond Queneau Cover

    Raymond Queneau (Le Havre 1903 - Parigi 1976) fu uno scrittore attratto da molteplici discipline (filosofia, matematica, linguistica, psicoanalisi), ognuna delle quali trasfuse nelle sue opere letterarie. Compì gli studi liceali nella sua città, quelli universitari di filosofia alla Sorbona, dove conseguì la laurea; fu poi impiegato di banca e rappresentante di commercio.Il suo giovanile avvicinamento al movimento surrealista (dal 1924 al 1929) è testimoniato da Odile. Mentre implicazioni gnoseologiche, colorate da humour e invenzioni verbali contraddistinguono i successivi romanzi ambientati nella provincia e nei sobborghi urbani francesi. Fu assiduo collaboratore delle maggiori riviste letterarie, tra le quali la Nouvelle Revue Française e Les temps modernes.... Approfondisci
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