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Il rumore dell'anima. Scrivere di jazz, rock, blues
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Il rumore dell'anima. Scrivere di jazz, rock, blues - Ashley Kahn - copertina
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Descrizione


"Il rumore dell'anima" di Ashley Kahn, giornalista musicale e produttore di fama internazionale, raccoglie anni di ricordi: le registrazioni di John Lennon per la Big Seven, tra alcol, fumo di sigaro e sparatorie; il timbro elegante e ribelle di Nina Simone che si innalza nella lotta per i diritti civili; il viaggio in pullman del gruppo gospel sudafricano dei Ladysmith Black Mambazo nell'America del rock'n'roll e dei bar per yuppie; l'amicizia tra l'eroe dei neri Miles Davis e il bianco e occhialuto Bill Evans; i demoni interiori di Billie Holiday che l'hanno travolta in una morte precoce; l'amore conteso da George Harrison ed Eric Clapton; gli ultimi giorni di B.B. King; l'aura spirituale e cosmica di John Coltrane. Storie e leggende che l'autore ha raccontato in un quarantennio di giornalismo musicale: articoli scritti nel fervore giovanile, recensioni apparse sulle riviste più importanti del mondo, diari di viaggi coast to coast, interviste ai musicisti più influenti e note di copertina di album indimenticabili. Punte di diamante di una carriera straordinaria, devota fin da subito alla musica, e ora raccolte in un'opera dal respiro intimo e universale. Nel libro, Ashley Kahn si rilegge con appassionata autocritica e raccoglie il meglio della sua produzione in un florilegio aneddotico e introspettivo, realizzato con uno sguardo capace di penetrare nell'anima di uno dei periodi più fecondi per la musica, dal secondo dopoguerra fino ai nostri giorni. Testimone e protagonista di quegli anni di sperimentazioni, contaminazioni tra generi e rivoluzioni sociali, Kahn porta alla luce episodi di assoluto valore, trascendendo il singolo evento, illuminando con la sua scrittura narrativa la nascita e le rivoluzioni tecniche dei generi musicali - blues, rock e jazz - che hanno plasmato la scena musicale moderna, e indagando l'evoluzione dell'industria discografica a partire dalle prime storiche incisioni, quando piccoli commercianti improvvisavano sale di registrazione nei loro negozi di dischi e nel silenzio lanciavano le grandi stelle del futuro.
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Dettagli

2017
16 marzo 2017
548 p., Brossura
9788842822752

Voce della critica

Ashley Kahn è un critico vecchio stampo, ma allo stesso tempo modernissimo. Il perché è presto detto, anzi, proverò ad articolare il discorso meglio dopo. Prima Ashley va incorniciato nel contesto attuale: statunitense, secchione, sempre sorridente. Giunto ormai anni fa alle cronache musicali per i suoi lavori enciclopedici sulla Impulse Records e Miles Davis, Kahn pubblica ora (sempre per l’editore cha ha curato i suoi precedenti lavori tradotti in Italia) una specie di summa delle sua opera e pensiero.

Il rumore dell’anima. Scrivere di jazz, rock, blues opera su due livelli, diciamo. Il primo è quello dello storiografo musicale. Intanto il volume è corposo, e questo gli permette di ospitare un’abbondante quantità di saggi. Perlopiù di area classica. Kahn scrive soprattutto di Bob Dylan, Stevie Wonder, Otis Redding, Alice Coltrane, Nina Simone, Bilie Holiday. Una sorta di predilezione per la musica afroamericana, si sarà intuito. E poi ancora: George Harrison, Bruce Springsteen, Stan Getz, Dave Brubeck, Lester Young, Mavis Staples. I saggi sono – tranne alcuni casi – piuttosto fitti e zeppi di fonti. Il che rende paradossalmente Kahn più contemporaneo dei suoi contemporanei. Gli interventi long form qui presenti e assai documentati sembrano abbracciare quella volontà odierna da parte di molti siti web di andare oltre l’idea di una scrittura ipocalorica.

Se del primo aspetto storiografico abbiamo detto, va spesa qualche parola invece sul secondo: quello artigianale di Kahn. Negli ultimi anni la musica è esplosa. Nell’offerta (musica ovunque, sempre, su piattaforme diverse e in coda in banca con emittente “monomandataria” a gestire il traffico sonoro) e nella sua analisi. Tutti vogliono scrivere di musica. Anzi, tutti scrivono già di musica. Il music writing è uno zoo con poche gabbie e ancora meno regole. Chi volesse misurarsi professionalmente con questo mondo farebbe bene a dare una lettura approfondita al volume di Kahn. Per un paio di ragioni almeno. Kahn non solo scrive benissimo, ma dispensa un uso solido delle fonti. E, soprattutto, in apertura di libro, verga una specie di decalogo professionale da seguire per chi vuole scrivere di musica. Che non è il caso di spoilerare. Basti però dire che se chi scrive per professione si attenesse alle regole suddette, il mondo del music writing sarebbe assai meno hobbystico di quanto (purtroppo) non sia.

Recensione di Rossano Lo Mele

 

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