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Ian McEwan

Traduttore: S. Basso
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2005
Pagine: 292 p. , Rilegato
  • EAN: 9788806176891
Sabato , l'ultimo romanzo di Ian McEwan, è un "pasticciaccio" lungo ventiquattr'ore, in cui un neurochirurgo londinese, Henry Perowne, passa (quasi) indenne attraverso una serie di vicende vertiginosamente affannate e affastellate, che cominciano via via a esplodere qualche ora prima dell'alba. Henry si alza dal letto prima del tempo, quando la città è ancora bloccata sotto "una gelida luce bianca"; è privo di esigenze fisiologiche, "sereno e inspiegabilmente euforico", lucido nel riconoscere i confini tra sogno e veglia, e pronto a calarsi all'interno di un panorama agghiacciante per metà "capolavoro biologico" per metà relitto trasformato in una follia tecnologica di tubi, cavi a fibra ottica, ingorghi automobilistici. In tutto questo, qualcosa ricorda un altro celebre "risveglio" - quello di Gregor Samsa trasformato in scarafaggio - con la differenza che qui il personaggio pare invece tramutarsi in una sorta di fibra sintetica che, pur nei panni di un uomo comune, non ha più niente di umano né di animale. Piuttosto, diventa un "occhio artificiale" capace di attraversare il tempo di un giorno e lo spazio di una città con la pretesa (però eccessiva e soffocante, direi anche infeconda) di contenere e raccontare tutto il nostro presente.
Non è casuale il riferimento iniziale all' Origine della specie , di cui Sabato sembra essere l'epilogo tragicomico, teso tra un faticoso grottesco e un poco convincente incubo da fumetto fantascientifico. Quanto succede in questo romanzo, nonostante l'impostazione curiosa, infatti, dà proprio la stessa impressione che il volume di Darwin dà a Henry, cioè che "un'intera vita possa essere contenuta in poche centinaia di pagine: imbottigliata come salsa fatta in casa". Solo che qui si tratta di un solo giorno. E non ha niente a che vedere con le indimenticabili giornate di Mrs Dalloway o di Leopold Bloom. In questa salsa c'è un po' di tutto, analizzato al microscopio: il viaggio nei tumori cerebrali, l'incubo dell'attacco terroristico e della guerra in Iraq dietro la cometa infausta di un aereo in fiamme che percorre l'alba londinese (è da questo "evento traumatico", pur descritto molto efficacemente, che si dirama il resto delle vicende) e i cortei dei manifestanti in giro per la città; la zuppa di pesce allestita a puntino per la cena con figli, moglie, suocero; la malattia intuita sulla palpebra di un teppista; la gravidanza inattesa della figlia Daisy. Il tutto in un crescendo che vorrebbe "disorientare", ma che alla fine stanca e diventa insensato. Insomma, sembra che gli ingredienti non riescano ad amalgamare, che la maionese "impazzi", condita qua e là da scorci nostalgici verso il passato, canzoni come il "blues strascicato" Tanqueray , poesie di Matthew Arnold e sonetti di Shakespeare. E chissà se è casuale, poi, che marito e moglie abbiano nomi dal sapore altrettanto shakespeariano: Perowne e Rosalind?
Che cosa è cambiato, allora, rispetto ai ben più convincenti successi di McEwan del passato, come Bambini nel tempo o Cani neri ? Da una parte c'è troppo compiacimento in queste minute descrizioni; dall'altra mancano il vuoto, il respiro e, soprattutto, sono scomparse quelle occasioni e immagini originali, intorno alle quali gli altri romanzi, pur apparentemente raccontando "storie banali", davano vita a inattese emozioni e a pensieri nuovi. L'ironia c'è, ma non basta, e ha poco a che vedere con lo spirito di quell' Herzog di Bellow citato all'inizio. E per quanto Sabato voglia essere una specie di incubo tra sogno e veglia (come recita uno dei sonetto citati), valga per il lettore il finale di Il giardino di cemento : "Ecco qua! (...) Ci siamo fatti una bella dormita", sperando di risvegliarsi nel suo prossimo romanzo. Con meno rumore.

Chiara Lombardi

Henry Perowne è un uomo colto e curioso, un medico della buona borghesia britannica che trascorre le giornate ad operare sui crani dalla mattina alla sera: asporta meningiomi, interviene su ematomi subdurali, rimuove astrocitomi. Ha una moglie avvocato e due figli, Theo che fa il chitarrista blues e Daisy, giovane poetessa che vive a Parigi.
E' un sabato di febbraio del 2003. Dopo una settimana di lavoro massacrante, Henry si sveglia all'improvviso e si avvicina alla finestra; l'improvvisa visione di un aereo in fiamme che squarcia il cielo di Londra lo induce a nuove considerazioni e introduce una crepa nelle solide certezze mentali del neurochirurgo, sempre così portato a dare spiegazioni razionali ai fatti della vita personali e sociali. La tanto attesa giornata di sabato, finalmente libera dal lavoro e da trascorrere con la famiglia, diventa per Henry una strada in salita, irta di ostacoli.
Henry incrocia per le vie di Londra un corteo pacifista contro la guerra di Blair in Iraq, si confronta duramente con la figlia e con un collega anestesista su quei temi, rivestendo con Daisy la posizione del "falco" guerrafondaio e col medico quella di "colomba" pacifista. La sua visione del mondo, da medico fiducioso nel progresso dell'umanità, viene incrinata da un altro grave episodio: un banale incidente d'auto con una banda di balordi, guidata da un giovane molto malato, diviene una seria minaccia che, alla fine di quel sabato, rischierà di distruggere tutta la sua famiglia. Così, quel che doveva essere un sabato senza stress, dedicato a squash, tempo libero e famiglia, si trasforma in un incubo zeppo di ostacoli.
Sullo sfondo di una Londra post undici settembre, Ian McEwan attraverso questa catena di eventi imprevedibili, vuole mostrare come sia fragile il nostro vivere quotidiano e, attraverso le metamorfosi del chirurgo Henry, rappresentare l'ansia dell'uomo contemporaneo di fronte a una società che è diventata "troppo" in tutto. Troppo piena di dolori, consumi, sollecitazioni ai quali l'individuo non sa dare risposta. Emerge così una nuova vulnerabilità umana, un' incertezza insolita per la mente dell'uomo occidentale.

Recensioni dei clienti

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    Alessandro

    23/04/2015 13.51.17

    Un libro dalla durata narrativa di 24 ore ma che potrebbe essere l arco di tempo di una vita....e

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    ru

    23/01/2013 17.30.43

    Libro stupendo!!! da leggere e rileggere! MeEwan non si smentisce!

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    Joe

    20/04/2012 18.29.28

    Anch'io, come altri lettori, giudico questo libro estremamente noioso nella sua ingiustificata prolissità,un'opera d'autore mal riuscita,che alla fine ti pone l'unica domanda che un libro non dovrebbe arrivare a porre: che diavolo l'hai letto a fare? Pretenzioso ed inutile.

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    elisabetta

    25/05/2011 16.11.40

    Siamo sicuri che sia lo stesso autore che ha scritto "Espiazione"? Un ritmo lento, quasi snervante.... Forse l'ha fatto scrivere ad un'altra persona.

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    mario

    03/02/2010 21.38.51

    Non si legge McEwan per assaporare una trama. Il colore delle sue parole, i suoni, le sfumature risuonano molto e richiamano momenti di vita straordinari. McEwan è uno scrittore da leggere per frasi, fermarsi, godere di un particolare e riprenderlo. Ho letto questo libro, come molti altri libri di questo scrittore, in Italiano e in francese, e continuo a leggerlo. McEwan è un autore da chevet. McEwan è uno dei più grandi scrittori di tutti i tempi. McEwan merita il premio Nobel.

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    silvia

    06/12/2009 16.18.09

    uno dei miei libri preferiti in assoluto e uno dei miei libri preferiti di McEwan, che ci spiega come render sublime ogni momento dell'esistenza

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    Fosca

    22/11/2009 20.28.51

    Bello! Bello Bello bellissimo! ANche se ho solo 13 anni mi è piaciuto da impazzire!

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    mari

    22/09/2009 09.46.43

    Sono d'accordo con Gianmaria: romanzo deludentissimo, niente a che vedere con il grande Mc Ewan di Lettera a Berlino, Cortesie per gli ospiti, Espiazione... e poi scusate: ma non vi sono odiosi i personaggi che sempre più spesso fanno da protagonisti ai suoi ultimi romanzi, quelle famiglie borghesi dove tutti sono belli, intelligenti, colti e raffinati, hanno successo, si vogliono bene, si stimano a vicenda, sono sempre felici e continuano (i coniugi) a fare felicemente sesso dopo vent'anni dio matrimonio? Mi viene la nausea!

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    bazu

    10/12/2008 14.02.32

    Il “sabato” di McEwan è il sabato ti Perowne un neurochirurgo di fama indiscussa, avendone letti altri dell'autore ritengo che questo sia la prima volta in cui si cimenta della dilatazione del tempo: non è cosa semplice costruire un romanzo su una sola giornata perché se questa giornata è quella di riposo di un neurochirurgo difficilmente è possibile movimentarla di modo da renderla avvincente. Di solito romanzi del genere sono romanzi psico-filosofici in cui ogni riga di testo risulta esser uno spunto per una riflessione più o meno profonda, quello che risaluta da questo romanzo è un qualcosa di incompleto. Non è avvincente ma neppure profondo,ci si trova a riflette blandamente sulla fragilità delle nostre certezze, sul senso di combattere il male invadendo stati stranieri e su quanto questo possa effettivamente essere una cura piuttosto che una miccia che innesca altro male, sulla ciclicità e sulla fugacità della vita, sul senso di scrivere e di esprimersi artisticamente, sulla forza di saper perdonare. Tanti come detto sono gli spunti ma sono troppo blandi e retorici. Questo romanzo in due righe lo potrei tranquillamente definire noia per 19 su 20 capitoli e un diciannovesimo capitolo da cardiopalma al punto che, avendolo letto poco prima di addormentarmi, mi ha tolto il sonno per un'oretta buona. McEwan è maniacale nella verosimiglianza: se deve parlare di un argomento si avvale di preziose e approfondite consulenze che poi trasporta nel romanzo. Questo “Sabato” è davvero troppo medico, se fossi un neurochirurgo o un semplice medico forse avrei apprezzato molto le descrizioni dettagliate delle operazioni chirurgiche ma non essendolo le ho trovate pesanti: un “diluente” narrativo poco utile.

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    sandra

    05/12/2008 13.36.49

    Il fatto è che lo scrittore di mestiere deve scrivere, come l'impiegato delle poste deve timbrare... Mc Ewan è abilissimo scrittore, capace di scrivere appunto su commissione e ci mette gli ingredienti giusti: il terrorismo, la guerra in Iraq, il neurochirurgo, e tira per le lunghe con il suo eloquio sopraffino. ma noi che siamo smaliziati lo cogliamo in flagrante e non ci mena per il naso.... comunque sa scrivere e questo è già qualcosa

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    Maurizio Ricci

    26/10/2007 15.25.01

    Difficile dare un giudizio definitivo, a caldo, su un'opera simile...... La penna dell'Autore diviene sempre più acuminata e precisa, quasi maniacale; senza dubbio molte difficoltà si saranno presentate nella traduzione, anche per i traduttori più esperti! Una affascinante storia fatta di niente, come ne abbiamo viste tante al cinema e - più raramente - nei libri.... Potrebbe, con gli anni, diventare un classico, al pari de "L'inverno del nostro scontento" o di "E' successo qualcosa".....una radiografia esemplare di un giorno nella vita di un integrato di lusso, nella società di oggi. Molti i punti di contatto col capolavoro di Michelangelo Antonioni "Identificazione di una donna".... Su tutti la - riuscita! - ricerca della perfezione formale nel raccontare una vicenda che è non banale soltanto per il protagonista. La celebrazione dell'individuo. Magistrale.

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    cecilia

    02/09/2007 01.08.08

    E' il mio destino: amo McEwan e rimango coinvolta da tutto quello che scrive. A volte è un coinvolgimento che sa di violenza. A volte è un coinvolgimento che sembra un guardarsi allo specchio. Nel caso di "Sabato" il coinvolgimento sta tutto nella contemporaneità degli eventi narrati rispetto alla cronaca che il lettore sperimenta nel suo quotidiano. Nessuno di noi è più lo stesso dopo l'11 settembre. A cambiare non è stato solo il mondo, ma siamo stati tutti noi, nella nostra individualità e nelle nostre reazioni di fronte alla paura. E questa, purtroppo, è stata la grande vittoria del terrorismo. Con "Sabato" MacEwan dà voce al nostro io diviso, tra razionalità e irrazionalità, tra paura del diverso e tentativo di accoglienza e comprensione. Anche una vita perfettamente felice e borghesemente perfetta si arena su questo terribile presente che non sa superare. Inoltre a parer mio anche la professione del protagonista, un chirurgo e un chirurgo del cervello, è una metafora della lotta che la nostra generazione deve intraprendere per estirpare il tumore che il terrorismo ha fatto nascere nelle nostre coscienza.

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    Massimo

    12/07/2007 22.31.21

    Da leggere, sicuramente. Forse un po’ tirato nella trama e nel ritmo delle vicende narrate, ma il peccatuccio si perdona a fronte della profondità del messaggio ed il modo originale scelto per trasmetterlo. Un messaggio molto al maschile: uomini che arrivati a una certa età si mettono in discussione (e non sempre con lucidità…), mettendo a nudo le loro inquietudini e le loro debolezze che forse non sono abituati (o capaci?) a sostenere….

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    chamcha

    09/06/2007 17.45.46

    Ian dove sei finito? Se ci sei batti un colpo...

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    Paolo Moles

    09/06/2006 11.55.52

    La recensione de L’Indice qui sopra riportata è perfetta, quindi non c’è da aggiungere altro se non che “Sabato” è un brillante esempio di come la mente umana sia capace di descrivere se stessa. Leggere “Sabato” è come sostituire la propria mente con la mente del protagonista, guardare con i suoi occhi e sentire il battito del suo cuore. Sorprende l’impareggiabile capacità dell’autore nel clonare le sensazioni nella mente del lettore, i meccanismi della ragione qui sono in bella vista, impalpabili, parole scritte da un genio che ci dimostra una volta di più il miracolo della vita. Bello davvero, ma non per tutti, chi lo trova noioso è un “superficiale”.

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    dr. Fabyus

    27/04/2006 14.02.36

    Così come ho trovato due chiavi di lettura nel libro, mi sento di dover dare due voti. Una giornata nella vita di Henry Perowne in un sabato londinese? 1: proprio non ci siamo! Una metafora nemmeno poi tanto nascosta di quello che sta accadendo al mondo negli ultimi anni? 5: basta sollevare il primo strato, la prima "buccia della cipolla", e si scopre come McEwan sia riuscito a trasferire nella storia e nei personaggi proprio tutti i concetti che esprime quando ci fa leggere i pensieri del protagonista. Concordo con altri sul giudizio globale: di certo non il miglior McEwan.

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    Gianmaria

    17/04/2006 01.29.17

    E' un esempio di come uno scrittore geniale e di successo sia costretto a scrivere anche quando gli manchi l'ispirazione. Questo richiedono le case editrici. Tanto i suoi bellissimi racconti e romanzi precedenti erano fogoranti, tanto questo è prolisso e privo di nerbo. Un libro inutile.

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    Vincenzo Nasti

    05/04/2006 08.31.13

    Ci sono romanzi che nella semplicità risultano molto più realistici di quelli complessi. “Sabato” è l’impresa non riuscita di voler descrivere realisticamente la giornata londinese di Henry che risulta assurda e insensata, eccedente di descrizioni troppo meticolose e inutili che rendono noiosa e pesante la lettura del libro. L’esuberanza di vocaboli sembra affermare che l’autore, Ian McEwan abbia voluto fare sfoggio della sua saccenza rendendo alcune pagine (anatomia del cervello, partita a squash, etc…) del tutto superflue e mettendo nella testa del protagonista una massa di pensieri, una specie di tumore letterario, che nemmeno un Essere Supremo sarebbe capace di pensare tutti in una volta. Unica nota positiva è l’umanità che scaturisce ad esempio nell’incontro tra Perowne e la madre e nelle battute conclusive. Complessivamente, però, il risultato è insufficiente. Libro sconsigliato a chi ama la lettura un po’ più soft. VOTO : 2/5

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    guido

    09/03/2006 12.27.12

    Sempre emozionante la prosa di ian. Anche in questo lavoro non mancano passi memorabili. A volte però l'esercizio di stile sembra un pò fine a se stesso. Geniale l'osservazione sull'autoreferenzialità nauseante di Not In My Name. Certo che Il giardino di cemento e Child in Time sono di un altro livello. 3,5.

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    valentina giomma

    06/02/2006 13.05.30

    In questo ultimo romanzo lo scrittore Ian McEwan presenta temi decisamente contemporanei quali la guerra e il terrorismo che irrompono nella metodica vita dell'affermato neurochirurgo Henry Perowne. Lo scrittore unisce abilmente l'orrore pubblico e privato che sconvolgono le vite dei protagonisti della storia fino al colpo di scena finale con cui chiude il romanzo. Dopo il successo del capolavoro Atonement (Espiazione) pubblicato nel 2001, McEwan ritorna con una scrittura tagliente come un bisturi che caratterizza la sua produzione letteraria.

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