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Vera arte, per Lukács, è quella che "ritrae interamente l'uomo, l'uomo totale nella totalità del mondo sociale", arte che ebbe il suo mezzo d'espressione più adeguato nel romanzo realista ottocentesco, e i grandi modelli in Balzac e in Tolstoj. Appunto a Balzac e a Tolstoj sono dedicati in questo volume gli studi più approfonditi. La grande via balzachiana e stendhaliana del realismo francese non viene però continuata, secondo Lukács, né da Zola (cui egli dedica un saggio assai severo) né da Flaubert (con i cui ideali estetici Lukács è in continua polemica), bensì dalla narrativa russa. Dopo un saggio dedicato al pensiero critico democratico russo (Belinskij, Cernysevskij, Dobroljubov) che prepararono e accompagnarono la grande fioritura narrativa realista, Lukács studia a fondo l'opera di Tolstoj ed il suo significato sociale ed umano. Particolare interesse hanno il suo saggio su Dostoevskij, dove la grande arte del romanzo viene valutata da un punto di vista razionale e storico, e quello su Gor'kij, come fondatore del nuovo realismo socialista.