Il sale sulla ferita

Giulio Angioni

Editore: Il Maestrale
Anno edizione: 2010
Pagine: 336 p., Brossura
  • EAN: 9788864290027
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    elighe

    17/01/2011 17:44:31

    La ferita è profonda. Giulio Angioni, antropologo e romanziere, ha saputo congiungere le sue due qualità per una costruzione avvincente, scoprire legami e interdipendenze tra una storia e la Storia, costringere il lettore a quella elaborazione del lutto cui la scarsa memoria collettiva continua a rifiutarsi. Per capir meglio chi egli stesso è, e chi siamo noi tutti, figli di un passato che censuriamo e di un presente che prospera delle sue dimenticanze.

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    annasanna

    02/04/2010 10:30:45

    Le pagine di questo romanzo dedicate da Giulio Angioni a quegli anni quaranta e cinquanta, così vicini e così lontani, sono tra le cose migliori su quei temi, non solo in narrativa e non solo su quei temi: pagine belle in assoluto. La morte del bue è da antologia. I modi della riscoperta del proprio passato, indimenticabili. Formidabili tutti i personaggi, fino al cane Fonnesu, molti commoventi in profondo. Peccato solo per l'insolito (per Il Maestrale) numero di refusi. Libro da segnalare, da raccomandare, da ricordare.

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    decastro

    01/04/2010 12:08:16

    Lettura importante, anche molto al di là della ricognizione letteraria di un nostro passato recente, tanto più urgente da rivedere in quanto già così remoto: l'età mediterranea plurimillenaria del "bue", che finisce con questo Bue Nero che muore nella e per l'occupazione delle terre nel secondo dopoguerra. Una "invenzione" narrativa notevolissima, forse non sufficientemente alla portata del lettore medio di oggi, ma con pagine di vera e alta letteratura, o vera poesia, per qualunque lettore.

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    angelo

    23/03/2010 11:51:45

    In "Diceria dell'untore" di Bufalino compare un attimo nello sfondo un corteo di contadini siciliani in occupazione delle terre. Nient'altro. In questo romanzo di Angioni quei contadini, sardi, si muovono in primo piano, e in due tempi, in diretta e nel ricordo di un paio di decenni dopo. E ne viene fuori un romanzo corale e morale secondo me non inferiore al capolavoro di Bufalino. Anche perché il sardo Angioni concede anche meno del siciliano Bufalino alla commozione ovvia, che per questo è più potente. Questo libro è un capolavoro passato finora inosservato (meno che a Goffredo Fofi, che vent'anni fa ne scrisse il risvolto).

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