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Natsume Soseki

Curatore: M. T. Orsi
Editore: Marsilio
Edizione: 2
Anno edizione: 1990
Pagine: 336 p.
  • EAN: 9788831752985

scheda di Tomasi, D., L'Indice 1991, n. 1

Sanshiro è un giovane studente che dalla campagna si trasferisce nella Tokyo di inizio secolo per iscriversi all'università. Col suo viaggio in treno verso grande città si apre uno dei romanzi più noti di quello che è considerato il maggiore scrittore giapponese dell'epoca "Meiji" (1868-912) e dei primi anni "Taisho" (1912-26). Le premesse del "Bildungsroman" ci sono tutte: il giovane studente, la metropoli sconosciuta, il mondo della cultura, le esperienze sentimentali. Tuttavia "Sanshiro" si costituisce come un "Bildungsroman" aperto, senza veri e propri esiti: nell'epilogo il protagonista non appare trasformato in modo radicale, ed è piuttosto difficile congetturare se, come scrive la Orsi nella sua introduzione, opterà per l'affermazione del proprio individualismo o per l'integrazione nei meccanismi della società. È proprio quest'ambiguità finale che deve aver spinto l'autore a prolungare l'esistenza del suo personaggio, pur assegnandogli nomi diversi, in due opere successive, "Sore kara" (E dopo) e "Mon*, che compongono una vera e propria trilogia: dall'adolescenza a una mezza età malinconica, dimessa e piena di solitudine. Focalizzato tutto sul giovane e incerto protagonista, il romanzo è a un primo livello la descrizione di una città che agli occhi di Sanshiro appare "un mondo splendente e luminoso come la primavera, un mondo di luce elettrica, posate d 'argento, grida di gioia e risate, coppe spumanti di champagne, e, al di sopra di tutto, come un diadema, ragazze bellissime". In questa realtà straordinaria Sanshiro entra in contatto con il mondo intellettuale, su cui si staglia la figura del professor Hirota, coscienza critica del romanzo, che affascina il protagonista per il suo scetticismo, tipico di quella generazione intellettuale del tardo periodo "Meiji", impegnata a riconsiderare su basi nuove il facile ottimismo di coloro che l'avevano preceduta. Tutto ciò è evidente sin dal primo incontro fra i due, quando Hirota rivolgendosi al giovane lo invita a guardare il monte Fuji: "il luogo più famoso del Giappone, l'unica cosa di cui possiamo andare orgogliosi. Ma il Fuji non l'abbiamo costruito noi, è sempre esistito sin dai tempi lontani... " Di fronte a una tale realtà il giovane protagonista, legato a un'educazione tradizionale, non può che reagire in modo incerto, prigioniero di un senso di impotenza: "il suo mondo e quello reale, pur poggiando sulla stessa base, non si toccavano mai e il vero mondo, nel suo agitarsi continuo, si allontanava da lui, lasciandolo indietro sgomento". E così` si sentirà profondamente colpito e direttamente implicato dalle parole di accusa che un anonimo ammiratore di Hegel ha scritto sulle pagine del un libro preso in prestito in biblioteca: "voi studenti giapponesi ... subite le lezioni e vi laureate passivamente! Voi siete solo dattilografi, o meglio, dattilografi ambiziosi. Ciò che dite, fate e pensate non ha nessun rapporto con la forza vitale della società che si sta trasformando. Resterete sempre così, passivi fino alla morte, fino alla morte". Attraverso le palpitanti esperienze del suo Sanshiro, Soseki traccia il ritratto di un mondo in bilico tra il vecchio e il nuovo, l'oriente e l'occidente, dove si faceva sempre più pressante l'esigenza di interrogarsi sulle caratteristiche di un processo storico che era privo di un autentico principio d'orientamento.

Recensioni dei clienti

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    Ryo

    28/08/2009 19.01.42

    A tratti un pò pesante, non è un libro per tutti, consigliato sopratutto a chi si vuole avvicinare alla cultura giapponese.

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    Kuroo

    20/02/2002 15.34.14

    Bildungsroman "imperfetto", non privo di lungaggini e sbavature, ma comunque grandissimo. Si ha come l'impressione di rivedere Soseki stesso in ogni personaggio, nel sorriso malinconico di Hirota come nelle esitazioni del giovane protagonista. Un libro che comincia a sbozzare un tentativo di risposta, una visione del mondo che l'autore andra' poi approfondendo in opere successive, ma che qui, a differenza di altrove, brilla per levita' (e' garrula giovinezza, densita' di stimoli e progetti che si narra), e per vivace cromatismo, che diventa a tratti polifonia.

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