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Marco Gaddi

Editore: Ananke Lab
Collana: Narrativa
Anno edizione: 2014
Pagine: 137 p., Brossura
  • EAN: 9788898986057

Recensioni dei clienti

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    Giusy Castellana

    12/11/2014 12.05.42

    Ho imparato: Ho imparato a ridere! Ho imparato a piangere! Ho imparato a sorprendermi! Ho imparato sinomimi e contrari ! Ho imparato che la cultura non ha limiti! Ho imparato mosse di scacchi ma non a giocarci! Ho imparato che il barbiere, in casi estremi può radere anche le donne ! Ho imparato che questo libro insegna! E ?. Come nella vita il finale ci lascia pieni di dubbi e domande senza risposte! In ogni caso c'è sempre bisogno del barbiere anche quando si decide di non radersi più! ? la barba ha bisogno di cura e pulizia ! ci si possono fare treccioline, rasta, lisciarla o arricciarla! Barbiere ritorna !! VOTO MASSIMO te lo meriti Doc Marco Gaddi

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    roberto masuello

    08/11/2014 11.55.13

    ho appena finito di leggere per la decima volta (almeno) lo scacco del barbiere di marco gaddi, del quale sono stato negli anni: lettore, fan, promotore, consulente, editor...ne ho persino tratto una sceneggiatura che ho spedito a produttori e registi...si, perchè per me lo "scacco" non è solo un romanzo che andava pubblicato, premiato (ha ricevuto qualche menzione) ma anche un film già bell'e'pronto. addirittura con amici avevamo scelto un paese che sembrava fatto apposta per ospitare il set del "barbiere". limitandoci al testo, l'ho sempre considerato uno dei tesori perduti del 900. esagerato? non siamo lontani anni luce da bolano, tanto per fare un nome. chi ha familiarità col mestiere lo sa, chi può aggirarsi tra le quinte, anche. in ogni caso, leggetelo. è un libro lieve ma densissimo, un racconto corale, con punto di vista dal basso verso l'alto (i bambini) che avvolge il fantastico paese, e poi l'intero universo. la contaminazione va dai sofisti ai quanti, ai buchi neri...dico fantastico non nel senso aduso, qui c'è parentela (e contemporaneità) col realismo magico dei latinamericani: fatti che, ineffabili, irrompono nel reale e spostano il piano inclinato della realtà fin verso l'inevitabile finale, nemesi accettata fatalisticamente, o inconsciamente, da tutti i teneri e indimenticabili abitanti di questo paese, questo macondo de noantri (de nuiautri, per la precisione) che ci restituisce il sapore di un tempo che è l'infanzia, ideale, di tutti. il massimo dei voti, ovvio.

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    FABIO MATTEA

    29/10/2014 10.26.47

    Non è un libro, è il cartellone di un cantastorie disegnato a carboncino. Melanconici chiaroscuri tratteggiati con sapiente intelligenza ed acume, personaggi che chiazzano la tela senza mai strafare perché così è la vita, normalmente piena di solitudini, crudezze, ansie, difficoltà e dubbi a cui si reagisce con altrettanto normale disincanto ed accettazione. Le sciabolate di Dusio squarciano a tratti la tela del racconto con la sua prorompente presenza e sagacità, cui fa da contraltare la diversità silenziosa e geniale di Poldo, così naturale e semplice nel suo galoppare sempre più indietro agli altri, ma non per questo così "indietro" come potrebbe sembrare. Laureato a pieni voti. E ci aggiungo anche la lode.

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    Elisabetta Ceroni

    17/10/2014 21.09.52

    "Insomma, se il barbiere era l'unico barbiere del villaggio e se, come ammise lui stesso una volta, egli radeva tutti, e unicamente, gli uomini del paese che non si radevano da soli...non viene spontaneo chiedersi: chi rade il barbiere?" Lo scacco del barbiere è un romanzo che scavalca le classificazioni del genere letterario. L'autore, a cavallo di uno dei paradossi logici più celebri - il paradosso del barbiere di B. Russell - dipinge il ritratto di un paese in cui le stravaganze del tempo che passa e del progresso che avanza inesorabile sconvolgono le umili esistenze dei suoi abitanti, lontani dalla consapevolezza di vivere in un'epoca di grandi cambiamenti. E i grandi cambiamenti, si sa, si lasciano preannunciare da piccoli eventi all'apparenza innocenti e insignificanti. Come l'invenzione del rasoio usa e getta, che farà scomparire il barbiere dalla sua bottega, o come la comparsa della prima televisione, che cambierà per sempre il modo di raccontare le storie, e le storie da raccontare. Il linguaggio poetico ed evocativo e lo stile ironico immergeranno il lettore in una dimensione che sfiora il surreale, nella quale una partita a scacchi farà da sfondo a storie mai del tutto vere, intrecciate le une con le altre in una straordinaria circolarità. Per rammentarci di quanto siamo ingenui e piccini, in balìa degli eventi della vita, nella nostra continua lotta contro la bellezza dell'irrazionale, nel nostro ridurci ai nostri soli meriti e colpe.

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    CARMEN ELISABETTA

    08/10/2014 12.15.29

    Tra gli abitanti del villaggio era l'unico barbiere. Sempre profumato. E sempre, immancabilmente, ben sbarbato. A quell'epoca egli radeva tutti, e unicamente, gli uomini del paese che non si radevano da soli. La domanda che in un giorno uggioso, carico di nubi pesanti, si pose l'oste Girolamo mentre asciugava con uno strofinaccio i bicchieri da vino appena risciacquati, fu: «Chi rade allora il barbiere?» Da questo paradosso parte l'ultimo libro, fresco di stampa di Marco Gaddi, medico, cantautore , scrittore, caro amico e molte altre cose che non sto qui a elencare. Non è facile parlare del libro di un amico restando neutrali nel giudizio ma ci proverò. Lo Scacco del Barbiere è un libro anomalo: parte lento ed enigmatico e si alza lentamente (come le cose di valore) e si deposita sino a trascinarti in un finale catartico. Lo scacco non è di quei libri che a fine lettura si chiudono pensando: "bhe? e allora?" Ti lascia pieno di domande e non sul libro ma sull'esistenza. Nel libro di Marco il mondo è inclinato, lo è anche il mare; il cielo qualche volta sta sotto, perché il mondo reale, che ben presto si svela, necessita di filtri per essere guardato, filtri rosa, gialli e multicolori che mitighino senza alterare realtà non accettabili ma probabili. Lo Scacco del Barbiere non insegna, non indottrina, non svela arcani ma mostra: il bello e il brutto, il possibile e l'impossibile e lo fa lasciandoti addosso una dolcezza amara che induce la riflessione.

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