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Carlo Lucarelli, Massimo Picozzi

Editore: Mondadori
Anno edizione: 2006
Formato: Tascabile
Pagine: 226 p. , Brossura
  • EAN: 9788804553663


“Nonostante ci sia ancora chi sostiene che a uccidere Elvis Presley è stata una morte cardiaca improvvisa non innescata dall’abuso dei farmaci, l’opinione di patologi importanti come Cyril Wecht e altri come lui è che si sia verificata una condizione clinica chiamata farmacofagia: l’ingestione compulsiva e in quantità inappropriata di farmaci.
Ed è stata la combinazione di otto diverse sostanze, ciascuna delle quali innocua, a produrre effetti mortali.”


È davvero difficile, durante la lettura del libro, evitare di riprodurre mentalmente il ritmo incalzante del parlato di Carlo Lucarelli magistralmente utilizzato durante le sue trasmissioni televisive: ormai è così profondamente entrato nell’orecchio anche di chi conosce lo scrittore bolognese principalmente per le sue opere narrative, da esserne condizionati nella lettura, soprattutto se si parla di delitti o di misteri…

Coautore di questo Scena del crimine, è un vero tecnico, un criminologo che si è occupato professionalmente dei più complessi casi criminali degli ultimi anni: se il suo supporto alle indagini giudiziarie relative a efferati assassini è stato fondamentale, di certo anche il contributo dato alla stesura e alla elaborazione di questo saggio non è stato da meno. Colpisce infatti la chiarezza nel comunicare spiegazioni logiche a casi apparentemente incomprensibili e a fornire informazioni su tecniche e metodi d’inchiesta sempre più altamente specialistici e tecnologici.

Se insomma gli autori sono, ognuno per quanto gli compete, dei “maestri”, non può stupire che il risultato sia così brillante, che sappia tenere sempre elevata l’attenzione del lettore, che proponga casi assolutamente esemplari di una tesi investigativa e che, con tanta naturalezza, intrecci nomi molto noti, casi giudiziari riportati dai giornali di tutto il mondo, a morti di sconosciuti e a “piccoli” delitti di provincia (sia italiana che americana) spesso sfuggiti anche a un attento lettore di cronaca nera. Vengono ugualmente proposti dei “misteri” giudiziari antichi di uno o due secoli, o di epoca ancora precedente: narrati dai nostri due autori non sembrano aver perso mordente o fascino per il lettore appassionato di gialli e di noir! Ecco il caso della piccola Jonbenet Patricia Ramsey datato 26 dicembre 1996: imprecisioni investigative, piccoli particolari non notati da un coroner distratto, rendono più intricato e difficoltoso capire con chiarezza modi e tempi del delitto. A questo punto gli autori iniziano a spiegare (in modo appassionante) le tecniche per stabilire il momento esatto della morte delle vittime e, in modo coerente, riescono a introdurre un secondo caso, lontano migliaia di chilometri dal precedente: il corpo di un uomo, completamente mummificato, ritrovato nel 2000 dentro un camino dagli operai che ristrutturavano un appartamento.

Un’Appendice al volume presenta una cronologia delle maggiori scoperte in ambito di scienze forensi e stupisce il fatto che già nel 3000 a.C. siano segnalate, impresse nel vasellame, alcune impronte digitali.

In fondo, come il crimine è antico quanto l’uomo (Caino è un chiaro esempio di amore fraterno e anche oggi la gran parte dei delitti avviene all’interno dell’ambito familiare) così altrettanto antica è la ricerca della verità e il bisogno rassicurante di trovare un colpevole non solo per punirlo delle proprie malefatte, ma soprattutto perché gli uomini non sopportano la sensazione di sapere in libertà chi rappresenta la vittoria della morte sulla vita e del male (che alligna in tutti) sulla giustizia.

A cura di Wuz.it


Le prime frasi del libro:

Introduzione
Il caso della penna a sfera

Succede una domenica di maggio del 1991.
C'è un ragazzo, uno studente, che tutte le domeniche va a pranzo dalla mamma, una signora di cinquantatre anni che vive da sola. Ci va anche quel giorno, ma trova la signora a terra, sul pavimento del soggiorno. È morta. È morta e c'è anche del sangue, qualche macchia sui vestiti della signora e una più grossa sul tappeto, vicino alla testa.
Lo studente chiama aiuto, chiama la polizia, che arriva subito, e oltre alle macchie di sangue nota anche una ferita, un buco sull'arcata orbitale del suo occhio destro.
L'autopsia conferma che è proprio quel buco ad aver causato la morte della signora. Ma che cosa è stato a provocare quel buco? È qui che arriva il primo colpo di scena della storia.
Una penna Bic. Una penna a sfera, che è entrata interamente nell'orbita, ha perforato parte dell'occhio, la parete interna della cavità orbitale e il lobo posteriore sinistro del cervello, provocando la morte. È penetrata così a fondo nell'occhio della signora che da fuori non si vedeva. Solo quella strana ferita nell'orbita.
Ma come è successo?
La polizia pensa a un omicidio. Non è facile che una cosa del genere succeda casualmente. Che uno cada a terra con una Bic in mano e se la infili in un occhio così profondamente da piantarsela nel cervello facendola addirittura sparire fino all'autopsia. Ma anche un omicidio commesso in quel modo non è poi così frequente. Vengono consultati alcuni esperti, specialisti di medicina legale, oftalmologi illustri, e loro ammettono che in effetti qualche volta è successo che qualcuno si sia accidentalmente infilato una penna in un occhio e ne sia morto. Pochi casi, incredibilmente sfortunati, ma qualcuno nella letteratura scientifica se ne trova. Dal 1848, dicono le ricerche, le persone che si sono piantate una penna nella testa sono ventuno. Ventun casi conosciuti in quasi centocinquant'anni, in tutto il mondo. Di questi, dodici se la sono infilata in un occhio. E cinque sono morti.
Difficile, dunque, ma possibile. Per la polizia si tratta comunque di un omicidio. Gli investigatori lo chiamano «il delitto della penna a sfera» e indagano a trecentosessanta gradi, soprattutto sui familiari della signora, ma non trovano niente, niente di niente, e così sospendono le indagini. Passano cinque anni e arriva il secondo colpo di scena. C'è un bidello di una scuola media secondaria che legge casualmente su un giornale del «delitto della penna a sfera» e si ricorda di alcuni studenti che si erano messi a parlare di un possibile delitto perfetto. Per farlo, avevano detto, ci sarebbe voluta una penna a sfera. Lanciarla in un occhio della vittima con una piccola balestra. Tra questi studenti, ricorda il bidello, c'era anche lui, il figlio della signora uccisa.
Ancora. C'è un altro testimone. Lo psicologo del ragazzo che lo segue per alcuni disturbi emozionali, che va dalla polizia a raccontare quello che il ragazzo gli ha detto. È stato durante una delle loro sessioni di terapia razionale emotiva. Il ragazzo gli ha confessato di aver ucciso la madre con una penna a sfera sparata con una piccola balestra.
Per la polizia è abbastanza. Il ragazzo viene arrestato.

Recensioni dei clienti

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    Truedefender

    07/01/2012 11.32.32

    Ottimo libro!! Chiaro nelle descrizioni delle tecniche investigative e coinvolgente nella narrazione dei fatti di cronaca. Un aspetto molto apprezzabile è che la lettura non risulta affatto noiosa anche riguardando argomenti tecnici e scientifici. In conclusione ve lo dovete da legge...voto personale 8/10...ah ah ah!!

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    Chia

    22/01/2008 09.33.41

    Accattivante nel racconto e nella descrizione dei casi di cronaca nera ma un po' troppo specifico e noioso nella ricostruzione delle tecniche e strategie per lo svolgimento delle indagini criminologiche. Senz'altro piacerà a chi è appassionato di questo genere ma, per chi non lo fosse, non sarà certamente questo il libro che vi farà cambiare idea.

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    lhl

    01/10/2007 17.55.41

    interessante e ricco di nozionismo. lucarelli, poi, è molto bravo a replicare con coinvolgimento le scene del crimine

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    mattia regalia

    14/04/2007 00.15.53

    molto,ma molto bello,devo dì che questo libro de carlo lucarelli che io nun ho mai letto nulla de sto scrittore me è piaciuto tantissimo. penso anche de leggere serial killer de carlo lucarelli perchè penso che me possa piacere. comunque sto libro da quanto me ha preso l'ho finito in soli 4 giorni. leggendo questo libro e quello del col.luciano garofano ris delitti imperfetti atto II penso che me possa aiutare in un mio prossimo racconto poliziesco.e penso che anche se leggerò il libro serial killer penso che me possa piacere è insegnare qualcosa de importante. perchè poi è da tanto che scrivo racconti polizieschi e nun solo (ma x hobby). per finire voglio esprimere un mio voto personale, e poi lo consiglio apertamente a tutti quelli che amano stè letture e che vogliono leggere qualcosa de molto bello,e che parla de fatti realmente accaduti e nun de pura fantasia. leggetelo in tantissimi stò libro,ne vale proprio la pena,poi fate ciò che volete.però io ve lo consiglio apertamente. Voto personale: tra l'8/9.

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    francy

    24/01/2007 17.56.34

    Avrei preferito leggere + racconti "macabri" nel lbro ma nel contesto è abbastanza buono sia nei dettagli che in tutto il resto

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    Virginia

    24/05/2006 12.53.55

    Cosa si potrebbe dire sullo stile,la bravura,la chiarezza...io adoro Lucarelli.Adoro il suo Blunotte e il suo modo di spiegare crimini e fatti di una certa importanza.Ho imparato più cose dalla sua trasmissione e dai suoi libri che in 13 anni di scuola!!Bravo bravo bravo...

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