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Amos Oz

Traduttore: E. Loewenthal
Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2010
Pagine: 184 p. , Brossura
  • EAN: 9788807018022

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    linfor

    22/06/2011 13.26.27

    Bello, delicato, avvincente grazie ad una leggera e ben dosata suspense. Senz'altro consigliabile. 4/5. Linfor.

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    Valter

    13/03/2011 19.44.34

    Uno spaccato della vita e della disillusione israeliana vista dagli occhi degli abitanti di una cittadina della provincia. Un gioiello l'ultimo racconto affatto surreale, nonostante non c'entri nulla con gli altri sette. Purtroppo in parecchi passaggi il linguaggio non è fluido come nelle altre opere di Amos Oz: inciampi dell'originale o povertà della traduzione?

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    silvia

    22/06/2010 11.43.27

    Questa volta Oz non mi ha convito. Non amo i racconti e questo, alla fine, è una raccolta di racconti. C'è troppo non detto, troppi accadimenti lasciati a metà, senza finale. Certo, la prosa è sempre ottima, poetica e sa cogliere aspetti nascosti di personaggi e protagonisti. Ma manca qualcosa.

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    claudio

    04/05/2010 16.49.00

    Avrei dato ad Oz anche più di 5, se fosse stato possibile, se si fosse fermato al penultimo capitolo. Dell'ultimo non ho capito assolutamente niente.

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    gianni

    28/03/2010 10.02.21

    l'ennesimo bellissimo libro di Oz.

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    Mara Marantonio Bernardini

    24/03/2010 09.28.34

    L'ultimo romanzo di Amos Oz ci conduce in un mondo che pare privo di logica, dalle domande senza risposta. La narrazione ha come sfondo un immaginario villaggio israeliano, Tel Ilan, e si snoda lungo otto magistrali racconti (alcuni narrati in prima persona), dipinti con quella profondità psicologica ben conosciuta dai lettori, dove i protagonisti di una storia talora fanno capolino in un’altra; abile accorgimento dell’Autore per consentirci di approfondire la loro conoscenza, grazie ad un certo particolare fisico o ad un pensiero espresso sottovoce, magari lasciando una frase a metà. Nell’atmosfera solo in apparenza bucolica diventiamo partecipi di tragici, quanto inspiegabili, episodi, ci confrontiamo con indecifrabili presenze, ci interroghiamo su sparizioni o attese, non soddisfatte, di eventi o di persone. Ogni storia raccontata affonda le proprie radici in una ferita, magari rimossa dalla coscienza, suscettibile però di riprendere a sanguinare all’improvviso, quando meno te lo aspetti. In ogni caso la cicatrice non è mai scomparsa. Protagonista della vicenda è l’universale fatica del vivere quotidiano, la consapevolezza di come, a causa delle, sovente imprevedibili, vicissitudini che ci sovrastano, la speranza di una vita nuova possa a volte scomparire in un attimo. Non sempre accade ciò, ma è necessario metterlo in conto. E poi c’è il mistero dell’esistenza, spesso impastato con l’assurdo.

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    madago

    22/03/2010 13.38.45

    Molto bella questa raccolta di racconti, in cui vengono descritte con semplicità e delicatezza episodi di vita che attraversano alcuni abitanti di un vecchio villaggio immaginario. Il villaggio è in Israele ed è un villaggio vecchio, ha più di cento anni. Sullo sfondo l’ ululato degli sciacalli e le stelle del cielo che non hanno proprio voglia di conoscersi. E’ proprio questo villaggio il vero protagonista e lo sfondo di queste scene. Su uno sfondo di aria calda ed umida, impianti agricoli e macchinari in disuso, nessuno si interessa della shoah e tanto meno della vecchia politica. L’economia non è più agricola, ma quella un po’ sonnolenta di un turismo da weekend, piccolo commercio, funzionalità di piccola città, riunioni con canzoni nostalgiche. Si conoscono quasi tutti, quasi tutti hanno segreti e drammi sopiti. Solitudini.. Rimangono come lapidi i nomi delle strade e dei luoghi: piazzale della Memoria, via della Sinagoga, viale delle Tribù di Israele. Quello che rimane: ben poco. Cento e più anni di solitudine. Atmosfera rarefatta e un po’ melanconica, affettuosa ironia, ma anche delicato erotismo. Ogni racconto si conclude con una immagine toccante. Che talento. Sarà anche merito della traduzione, ma la lettura è avvincente, un piccolo capolavoro, forse il migliore di Oz anche per la sua scorrevolezza.

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