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Schiava di Picasso - Osvaldo Guerrieri - copertina

Schiava di Picasso

Osvaldo Guerrieri

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Editore: Neri Pozza
Anno edizione: 2016
In commercio dal: 12 maggio 2016
Pagine: 237 p., Brossura
  • EAN: 9788854511071
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"Che altro occorre perché un amore contempli la propria rovina?". Picasso e Dora Maar: la storia avvincente di una passione crudele.

Un gelido gennaio del 1936 a Parigi. Seduta a un tavolino del "Deux Magots", una donna si toglie i guanti, estrae dalla borsetta un coltello e comincia a pugnalare in gran velocità gli spazi tra le dita della mano aperta a ventaglio. A volte sbaglia il colpo e sanguina. Seduti lì accanto, Pablo Picasso e il poeta Paul Éluard osservano il gioco. Il pittore si alza, si avvicina alla donna e le chiede in dono i guanti: vuole collocarli nella vetrinetta dove conserva i ricordi più preziosi. La donna glieli concede levando su di lui due occhi dal colore indefinibile. Non si tratta di una donna qualunque. E la fotografa surrealista Dora Maar. Scocca da questo incontro uno degli amori più tormentati del Novecento. Quando conosce Picasso, Dora è reduce da un legame devastante con Georges Bataille. Al fianco dello scrittore ha oltrepassato la linea che divide l'erotismo dalla crudeltà. Ma anche con Picasso l'amore è violento. Picasso ama Dora, ma ama soprattutto se stesso. La divide con altre donne, per esempio con Marie-Thérèse, che gli ha dato una figlia quando lui è ancora sposato con Olga; la costringe a fare da spettatrice ai propri tradimenti; la umilia obbligandola ad abbandonare la fotografia. Fra i surrealisti Dora è considerata la rivale di Man Ray, ma per Picasso esiste un solo genio: lui. Sono anni in cui infuria la tempesta. La Spagna è dilaniata dalla guerra civile, l'Europa sta per subire l'assalto di Hitler e Picasso diventa la coscienza critica di quel tempo feroce.
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    Manuela

    21/09/2018 16:51:30

    Henriette Theodora Markovic oppure, più semplicemente, Dora Maar, come preferirà farsi chiamare nella Parigi del primo dopoguerra. Una donna affascinante ed enigmatica, eccellente fotografa, poetessa di stampo surrealista e pittrice. Amica di grandi personaggi quali Paul Eluard, Georges Bataille (di cui fu anche l'amante per alcuni anni, in una relazione fortemente osteggiata dalla madre), Man Ray, con il quale condivise per un certo periodo di tempo lo studio fotografico. Amante di Picasso, o forse, meglio, sua succube. La sua relazione con il geniale pittore le donò momenti di grande felicità, ma anche e soprattutto un infinito numero di sofferenze e dolorose crisi di gelosia tanto da essere da lui stesso chiamata La femme qui pleure.

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    AdrianaT.

    07/07/2017 07:45:15

    'L'ancien terrible'. Picasso era un tipo che prendeva tutto quello di cui aveva bisogno, quando ne aveva bisogno, senza scrupoli o freni. Dai luoghi, alle idee, ispirazioni, persone, anime: tutti in fila alla corte del Re e tutti da lui cannibalizzati. Ma soprattutto prendeva le donne, rigorosamente giovanissime e bellissime, che cadevano ai suoi piedi come pere cotte e si sottomettevano incondizionatamente ai suoi estri all'occorrenza e quanto a lui bastava a discrezione dei suoi sbalzi d'umore, di libido e d'interesse; ed esse, virando da agnelline a virago, oscillavano fra rassegnazione e passiva obbedienza monastica ed esplosioni di rabbia canina al contendersi di un osso - destinazione manicomio. “Le donne sono macchine fatte apposta per soffrire“ - disse, e ci riusciva alla perfezione e con gusto a pungolare le sue martiri volontarie, schiave, prima di tutto, della loro sfera emotiva, della loro debolezza e di conseguenza degli uomini, nella fattispecie Lui. Capace di iperbolici slanci di passione e tenerezza tanto quanto di glaciale indifferenza - paradigma perfetto dell'amore perverso - Picasso le conquistava, possedeva, dominava; le provocava sadicamente, ammaestrava, plasmava e risucchiava nel suo mondo, nei suoi viaggi fisici e mentali e nel suo vortice artistico e visionario, dettando loro perentorie conditiones sine quibus non erano ammesse al suo cospetto e nel suo letto, perché qualsiasi essere vivente era per lui subordinato all'Arte e a se stesso. Un'esistenza costruita sulla grammatica della fantasia, surrealista in perfetta sintonia con il suo ego, es e superio (sempre che ne avesse uno). Non ne nascono molti di personaggi così in un'era, ed è per questo che si legge della loro vita e dell'eccezionale contesto storico culturale e intellettuale in cui era immersa, nonostante qui sia messa giù dall'Osvaldo - decisamente non il mio biografo preferito - a mo' di cronachetta sentimentale di una passione qualunque, senza poesia e alcun guizzo narrativo.

La “schiava” del titolo è Henriette Theodora Markovitch, che nella Parigi degli anni trenta e quaranta fu personaggio centrale di una temperie artistica dove i destini della Francia e dell’Europa democratica facevano da sfondo angosciato alle tensioni ideali di uno straordinario gruppo di intellettuali, e alla loro creativitá insaziabile e ribelle. C’erano tutti, da Picasso a Paul Eluard, da Man Ray a Georges Bataille, da Cocteau a Jacques Prévert, ma c’era soprattutto la consapevolezza di vivere un tempo che stava segnando la fine di un’epoca e però anche scontava l’incertezza del nuovo che l’avrebbe sostituita, mentre le armate naziste di Hitler minacciavano alle porte di Parigi.

Come già per Modigliani, per Curzio Malaparte, per Carmelo Bene, anche in questo nuovo lavoro Osvaldo Guerrieri riprende un suo personale modulo narrativo che intreccia documenti e interpretazioni, realtà e finzione, storia e psicologia, costruendo sulla tempestosa relazione tra Picasso e la Markovitch (diventata ora la celebre fotografa surrealista Dora Maar) un appassionato ritratto della capitale francese nel tempo forse più entusiasmante della sua straordinaria storia culturale. Sul piano della comunicazione, il metodo di lavoro di Guerrieri pone domande intriganti, perché sottopone il risultato a una indagine esplorativa che tende a recuperare una possibile linea di confine tra il diritto dell’autore di perseguire un suo originale percorso interpretativo di personaggi storici al di là della loro dimensione simbolica e, dall’altra parte, la materia concreta dei fatti della storia, i documenti, gli atti ufficiali, le memorie autentiche di quei giorni e del loro vissuto. Oggi la tv, e soprattutto le serie di telefilm di successo, ci hanno abituati ad accogliere con riserve sempre più flebili i prodotti della “docufiction”, piegando alle ragioni del linguaggio spettacolare il dovere di una aderenza alla realtà; il metodo di lavoro di Guerrieri si colloca su un contiguo piano semantico, ma Guerrieri ne esce con assoluta dignità grazie a una raffinata ricerca documentaria e a una scrittura di intensa efficacia narrativa.

Recensione di Mimmo Candito

  • Osvaldo Guerrieri Cover

    Osvaldo Guerrieri è giornalista, scrittore e critico teatrale de La Stampa, oltre a numerosi saggi specialistici raccolti in opere collettive e consultive ha pubblicato i romanzi L'archiamore (Guanda, 1980), Un padre in prestito (Novecento, 2000), la narrazione tragicomica Natura morta con violino oltremare (Aliberti 2005) e alcuni volumi di racconti. Nel 2003 ha ricevuto il premio internazionale Flaiano per la critica teatrale. Fra i saggi teatrali, La Grecia in pantofole di Alberto Savinio. Tra i suoi libri più recenti ricordiamo L'insaziabile (2008), storia di un uomo che si perde nel gioco fino all'autodistruzione, vincitore del Premio Letterario Internazionale "Mondello Città di Palermo" 2009, Istantanee (2009), ispirato a dieci fotografie... Approfondisci
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