La scomparsa dei fatti. Si prega di abolire le notizie per non disturbare le opinioni

Marco Travaglio

Editore: Il Saggiatore
Collana: Pamphlet
Anno edizione: 2006
In commercio dal: 30 novembre 2006
Pagine: 316 p., Brossura
  • EAN: 9788842813958
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Recensioni dei clienti

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    Salvatore Palma

    01/12/2011 07:44:30

    Si tratta di un buon libro che denuncia miserie e debolezze, misfatti e corruzione del "sistema" giornalistico italiano descritto come uno dei più asserviti al potere politico in tutto il mondo occidentale. Nel nostro Paese, infatti, sembrano contare molto di più le opinioni (soprattutto quelle più compiacenti) che i fatti, a scapito del pluralismo e dell'imparzialità. Seppur con qualche asprezza ma con linguaggio esplicito e diretto, l'Autore divide, pertanto, i giornalisti in due categorie: quelli con le schiene dritte e quelli con le schiene curve, o quanto meno flessibili, quelli che scrivono per i propri lettori e quelli che scrivono per "altri". Saggio scorrevole e condito con sottile ironia; una lettura da non perdere.

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    Laron

    06/12/2010 17:49:04

    Da leggere per capire un po di più l'Italia del nostro tempo.. consigliato.

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    valentina simona bufano

    23/09/2010 11:58:28

    libro assolutamente da leggere voto: 7 ogni singola frase è ragionata ma soprattutto ciò che viene asserito è dimostrabile, provato e di questi tempi...

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    Marco

    30/05/2009 12:39:20

    E' il primo libro che ho letto di Travaglio e, secondo me, il migliore. Devo dire solo una cosa: mi ha aperto gli occhi! Assolutamente da leggere.

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    Pamela

    02/08/2008 01:13:13

    Un libro da tenere assolutamente sul comodino come promemoria, accanto alla FABBRICA DEL CONSENSO, scritto da Noam Chomsky, per squarciare le tele di propaganda e menzogne che i mass-media presentano come informazione, ottundendo il ragionamento comune e imponendo allarmi sociali infondati. I telegionali come i giornali italiani, fatti per accontentare le pressioni dei politici al potere e gli interessi economici dei loro editori, sono affetti da tale morbo che Travaglio esemplifica dando conto dei numerosissimi casi di giornalismo spazzatura. Un lavoro eccellente che andrebbe aggiornato agli ultimi due anni di misfatti quotidiani e della "unfair and unbalanced coverage" di moltissimi media e giornalisti verso fatti decisivi per la formazione di consenso politico nella pubblica opinione .

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    felix

    09/07/2008 08:44:16

    Non so scrivere italiano senza errori, pero una cosa vorrei dire: Da forestiero naturalmente non posso sapere quanto la situazione in Italia sia piú perversa degli altri paesi, pero credo che ha ragione Travaglio. Invece questo non voul dire che la stampa sia libera in Europa ed Usa. Leggete l'antologia di Kristina Borjesson «Into the Buzzsaw: Leading Journalists Expose the Myth of a Free Press» ed «Flat Earth News» di Nick Davies ed l'articolo «LA "FRANÇALGERIE" OU LA CULTURE DE L'OMERTA» su algeria-watch. I fatti non piacevoli vengono automaticamente trattati come «conspiracy theory» (dietrologia infondata = non da occuparsene) in Europa ed Usa. Non abbiamo avuto niente Mani Pulite (ed nessun Gian Carlo Caselli), quindi il livello di conflitto è molto piú basso da noi. Prego, leggete su Sibel Edmonds ed vedete «Kill the Messenger» ed saprete che un pool Mani Pulite è inpensabile in Usa. Basta con questo, racommando naturalmente di leggere questo libro ed anche altri libri di Travaglio.

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    lordmark

    19/06/2008 09:26:26

    Leggere Travaglio fa male al fegato, perché mette a nudo la nostra cortissima memoria sociale. Già ad un anno di distanza, tendiamo a rimuovere - per assuefazione, presumo - gran parte dei dettagli peggiori delle italiche vicende. Io credo sia importante temere a mente certi retroscena, soprattutto quando riguardano la cosa pubblica: tangenti, Rai, corruzione…l’elenco è vasto. Ecco che Travaglio propone, in uno stile scorrevole e godibile, una carrellata di eventi datati e documentati: notizie date dai telegiornali e dalla stampa volutamente distorte o parziali, bufale create ad hoc per asservire interessi economici e politici, notizie di distrazione di massa, casi di giornalismo prono al potere (dove $potere=array(Berlusconi, Moggi, Sismi, Bush, etc)). Naturalmente, per chi segue le pubblicazioni di Travaglio, certi fatti sono già noti ed in qualche caso può risultare ripetitivo, soprattutto rispetto a libri recenti come Inciucio, 2005. Una frase azzeccata: Se in America il giornalismo è il cane da guardia del potere, in Italia è il cane da compagnia. O da riporto. Da leggere, perché rimuovere dalla mente certi fatti è troppo comodo, un po’ come votare Forza Italia.

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    Mary

    19/03/2008 22:15:50

    Se non avete mai letto Travaglio, cominciate da questo libro: irresistibilmente sarcastico, scorrevole e sacrosantamente arrabbiato. Dopo, leggere il giornale non sarà più la stessa cosa.

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    marco

    11/02/2008 13:59:05

    Consiglio vivamente la lettura di questo volume a tutti; è ben scritto e, soprattutto, pieno di sincera (e non militante o faziosa) autocritica del malcostume della stampa italica.

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    andrea

    07/01/2008 15:26:58

    Un libro sconvolgente, molto di piu' della Casta, perchè nulla è piu' grave della manipolazione dei cervelli! Grazie Travaglio. Una sola curiosità: se è giusto che a ognuno il suo mestiere, se Travaglio quindi non deve entrare in politica, ma allora perche' non fonda un giornale?

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    Giacomo

    28/12/2007 09:52:25

    Sconvolgente. D'ora in poi quando leggerò un giornale o vedrò il tg le notizie non sebreranno più quelle di prima. Il solito Travaglio, minuzioso e dettagliato, attraverso l'analisi di molti casi di cronaca, mette in evidenza la soggezione che i giornalisti italici hanno verso il "potere" (non solo quello politico!). Descrive uno scenario da ultima Repubblica delle Banane

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    Stefano

    18/12/2007 09:53:06

    Uno dei libri piú godibili di Travaglio. Facile facile da leggere anche se pesante come un macigno nel significato. Se solo il 10% dei giornalisti avesse il coraggio di dire queste cose in giro l'Italia avrebbe una speranza...

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    max junior

    10/12/2007 10:03:58

    La classe giornalistica italiana è alla disfatta! Non che ci fosse bisogno di Marcuccio nostro a rivelarcelo,ma,checchè ne pensino i Vespa-boys o i Ferrara-boys,questo libro si dimostra degno della miglior Casta in circolazione. Emozionante la storia della Sig.ra Geronzi Chiara in arte miss-Tg5, e poi che cosa dire delle storie raccontate quotidianamente da Il Foglio?

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    Dino

    26/11/2007 22:46:00

    Stupendo!Senza parole!!!Ce ne vorrebbero di giornalisti come lui in Italia! Consigliatissimo!!!

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    PIERPAOLO

    24/11/2007 19:30:31

    " SE IN AMERICA IL GIORNALISMO E' IL CANE DA GUARDIA DEL POTERE, IN ITALIA E' IL CANE DA COMPAGNIA. O DA RIPORTO " Ottimo come sempre. Grazie Marco++++++++++

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    Manuela

    11/09/2007 23:51:05

    Libro meraviglio scritto divinamente che ho divorato in pochi giorni.Mi ha fatto vedere un mondo che subodorava e che non volevo vedere,ho riso per le sue battute pungenti, ma ho anche pianto senza accorgermene per lo schifo in cui siamo costretti a vivere e vedere tutti i giorni tramite tg faziosi e giornalisti incompetenti.Concordo pienamente con chi propone di farlo leggere nelle scuole...peccato che l'informazione, vera, la gente la debba comprare e in libreria.

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    enrico

    27/08/2007 18:00:59

    Il libro è interessante, fornisce diversi spunti interessanti per chi come me non è troppo informato. Ritengo tuttavia che sia eccessivamente fazioso anche per una persona come me politicamenete orientata (anceh se ultimamente mi fanno pena tutti) dalla sua parte

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    Nicola

    24/07/2007 20:50:49

    Per gli affezionati lettori del mitico Travaglio, questo libro segna una piccola svolta; il nodo centrale non sono le magagne dei nostri dipendenti ma un resoconto sullo stato attuale del giornalismo nostrano. C'è una satira più pungente, in certi momenti si ride a crepapelle. La critica più diffusa nei confronti di Travaglio è quella di ripetersi e di citare in certi libri fatti già descritti, o quella di prendersela di più con quelli della destra (mica è colpa sua se ne fanno di più e più grosse);non sono d'accordo, anche perchè stiamo parlando di cose serie, che influiscono sulle nostre teste ed in ogni momento della vita dei poveri cristi;perchè sbuffiamo e ci lamentiamo di sentire le stesse cose (quelle importanti che ci devono far indignare)e non lo facciamo per cose più futili (che so, il calcio).Travaglio ci informa, non può guidare un battaglione diretto al parlamento con spranghe e pistole...quello spetta al cittadino se reputa importante vivere in una nazione in cui sia rispettata la Costutuzione e la legge sia uguale per tutti.

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    Francesco, Sassari

    14/07/2007 11:46:09

    Ottimo saggio giornalistico, ma pecca un po' di quella parzialità che lui stesso condanna: glissa un po' troppo sulle magagne che del centrosinistra, soffermandosi solo su personaggi secondari, mentre nel centrodestra ce n'è per tutti...

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    Tony

    11/07/2007 15:42:10

    Bellissimo, in alcuni tratti emozionante ed ironico. Fa riflettere sulla realtà sociale e politica nella quale ci troviamo. Lo consiglio a tutti, anche a coloro che non amano molto la lettura perchè è un libro che si legge tutto d'un fiato. Consigliatissimo.

Vedi tutte le 87 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione

Il nuovo saggio di Marco Travaglio, che scrive su Repubblica, l'Unità e che ha già pubblicato diversi libri corrosivi sui potenti come Bananas, Intoccabili, o Le mille balle blu, si apre con un gustoso elenco, dedicato a tutti i giornalisti, di "C'è chi nasconde i fatti perché…". La serie dei vizi dei "pennivendoli" nostrani sembra scritta apposta per essere musicata (con un refrain alla Jannacci in "Quelli che…"): "C'è chi nasconde i fatti perché ha paura delle querele, delle cause civili, delle richieste di risarcimento miliardarie, che mettono a rischio lo stipendio e attirano i fulmini dell'editore… C'è chi nasconde i fatti perché altrimenti non lo invitano più in certi salotti... C'è chi nasconde i fatti perché così, poi, magari, ci scappa una consulenza col governo o con la Rai o con la regione o con il comune… C'è chi nasconde i fatti perché è nato servo…".
Travaglio ci parla dunque dello stato dell'informazione in Italia: un'informazione programmaticamente svuotata di contenuti, malata di revisionismo, corrotta, mercenaria, sostanzialmente menzognera. E c'è poco da stare allegri se, come sostiene l'autore, le lobbies che influenzano la libertà di stampa e che si oppongono al rispetto dell'oggettività dei fatti vanno da destra a sinistra, dai berluscones ai lottatori continui (gli ex di Lotta Continua), uniti dall'indulto e dalle battaglie per l'impunità dei corrotti, ma entrambi allergici ai fatti nudi e crudi e a chi li racconta senza remore di parte. Oggi la vera divisione tra i giornalisti non è fra destra e sinistra ma "fra schiene dritte e schiene curve, o quantomeno flessibili", sostiene Travaglio, richiamando l'invito di Montanelli a scrivere per i lettori, a parlar chiaro e a farsi capire da tutti, e non a scrivere in codice solo per chi ti dovrebbe capire.
Secondo Travaglio un maestro nell'arte del parlar d'altro per cancellare le notizie è ad esempio Bruno Vespa che, nelle sue trasmissioni quotidiane, riesce a eludere le notizie invise ai potenti con puntate di puro intrattenimento. Poi c'è il costume del "senti questo, senti quello" assai diffuso nelle redazioni dei giornali e che porta a sentire tutti su tutto e così a dare la parola all'inesperto di turno, facendola passare per verità. Il malcostume va dal parlare delle inchieste dei magistrati a prescindere dalle tangenti, agli articoli mai smentiti sulle armi di distruzione di massa di Saddam, agli allarmi sulla "pandemia" dei polli in arrivo dall'Asia. Travaglio mette il lettore in guardia da questo "Premiato Bufalificio Italia" e conclude amaramente, sostenendo che i giornalisti italiani stanno diventando non i "cani da guardia", ma i "cani al guinzaglio" del potere.