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Samuel P. Huntington

Traduttore: S. Minucci
Editore: Garzanti Libri
Anno edizione: 2000
Formato: Tascabile
Pagine: 502 p.

10 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Società, politica e comunicazione - Politica e governo - Relazioni internazionali

  • EAN: 9788811674993

Recensioni dei clienti

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    Michele Lucivero

    21/06/2016 12.38.28

    La tesi di fondo del libro è che la situazione geopolitica attuale, almeno a partire dagli anni '90, è caratterizzata da un conflitto che vede coinvolte le «civiltà», ma accanto ad essa ve ne sono molte altre collaterali, così come vi sono tante prese di posizione, tentativi di spiegazione, visioni onnicomprensive della realtà, presupposti impliciti che è necessario smascherare per poter comprendere l'obiettivo finale di Huntington. Ad ogni modo, ciò che non bisogna mai perdere di vista è che il testo di Huntington, come egli stesso spiega nella prefazione, non ha alcun carattere scientifico ed esplicativo di fenomeni in atto, bensì un'interpretazione che è diventata, come spesso accade, il programma politico di una fazione, di un preciso gruppo d'interesse. Per di più il testo, che pretende di ridurre le civiltà ad una matrice religiosa, non solo è imbastito a partire da una serie di nozioni di senso comune, stereotipi, fonti tratte da articoli di giornali e spesso non citate, ma non presenta nemmeno un'adeguata bibliografia di carattere etnologico o antropologico sulla descrizione delle civiltà, sul loro dispiegamento, come non approfondisce gli aspetti di divisione all'interno di tutte le religioni. Huntington è convinto che la sua interpretazione sulla differenza tra le civiltà sia la cifra determinante per comprendere i conflitti in atto tra XX e XXI secolo, tra cui anche quello nella ex-Jugoslavia di cui dà una spiegazione abbastanza contradditoria e rocambolesca riguardo all'intervento americano in favore dalla Bosnia musulmana, ma la sua vera preoccupazione, come mostrerà in altre pubblicazioni, è quella di riaffermare il ruolo degli USA quale Stato guida per l'Occidentale, recuperando una inattuale e inopportuna identità occidentale, preferibilmente bianca, cristiana e anglosassone.

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    roberto

    22/12/2015 14.08.30

    A distanza di 20 anni questo saggio mostra ancora la sua lucidita' e il suo valore, a differenza di altri, come la "Fine della Storia", che vanno relegati nella categoria delle "curiose stupidaggini". Si potra' concordare o meno con alcune delle sue tesi, ma Huntington e' una lettura obbligata e andrebbe usato come testo scolastico nelle scuole superiori.

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    Giuseppe Roberto Mignosi

    09/05/2015 22.29.00

    Se si considera che il libro è stato pubblicato diciotto anni fa, non si può non rimanere meravigliati per la capacità dell'autore di prevedere l'evoluzione della futura politica internazionale. L'approccio alla materia è molto razionale e scientifico (scivolando talvolta nel meramente classificatorio) ma mai banale o ideologico. Gli attacchi al pensiero di Huntington sembrano scaturire non tanto da quello che sostiene (che si è realizzato e che pare sostanzialmente incontestabile) quanto sulle sue future conseguenze, che si teme possano dar respiro a posizioni d'intransigenza filoccidentale. Pericolo questo che è nella mente di (alcuni) lettori ma non certamente nella penna dell'Autore. Un saggio di enorme importanza. Consigliato.

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    Tullio Pascoli

    29/12/2014 00.31.01

    Le solite assurde tesi razziste che hanno la pretesa di dividere i Popoli secondo criteri semplicemente grotteschi. Ma noi siamo, prima di tutto, individui ognuno dei quali ha le sue particolari caratteristiche; le proprie specifiche sensibilità; le sue esperienze uniche; le sue singolari interpretazioni ed le proprie soggettive convinzioni e, naturalmente, i suoi meriti o demeriti. Come la grande Margaret Thatcher ha correttamente affermato: Non esistono le società; esistono gli individui. L'autore è lo stesso che drammatizza l'immigrazione negli Stati Uniti e mette in allarme gli Americani sull'arrivo degli stranieri che non sono bianchi, cristiani e di lingua inglese: se potesse, manderebbe tutti i Latinoamericani ai loro rispettivi Paesi; poi ci dovrebbe spiegare chi farebbe i lavori scomodi che i suoi connazionali da molto tempo non vogliono più fare... Del resto, cosa sarebbe l'America senza gli immigranti? Buona parte delle migliori Ditte della Silicon Valley - per citare solo questo segmento - sono state fondate da soci provenienti dai diversi continenti. Molto meglio leggere "IMMIGRANTI" di Philippe Legrain che gli dedica anche un eccellente e convincente capitolo... In realtà, non varrebbe nemmeno la pena di perdere il proprio tempo a confutare i suoi banali argomenti.

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    Roberto

    03/10/2011 19.15.02

    La BUFALA del secolo! Questo autore ha fatto credere (ai gonzi) che i "barbari" premessero ai confini dell' Impero, in realtà i saccheggiatori erano ben annidati nel suo cuore economico: le banche; i mercati finanziari; le agenzie di rating, pronti a distruggere la loro stessa creatura pur di ricavare profitti. Resta un dubbio: Huntington ci era o ci faceva?

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    Fabio

    29/01/2010 08.38.01

    Innanzi tutto questo non é un libro profetico come molti vogliano farlo apparire per poi tacciare il suo autore di profeta del nuovo millennio. L'analisi che l'autore tenta é la classica analisi storica, fatti, evidenze, numeri e ragionamento. Il risultato é un'analisi lucida e se vogliamo dire incontrovertibile, almeno alla luce delle evidenze che ci circondano. Sono passati 15 anni dalla sua prima pubblicazione e i ragionamenti del libro sono e rimangono concreti. In questo saggio non si dice che domani avremo un'invasione islamica come qualcuno ha commentato, dice solo che le forze in gioco sono imponenti e i protagonisti, i gruppi culturali, rappresentano la variabile sostanzialmente principale del futuro del mondo. L'analisi é scevra da ogni soggettivisimo, non troverete nel libro nessuna affermazione faziosa o di parte, é questo il miglior pregio del libro, che va letto assolutamente.

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    valerio

    14/01/2008 20.16.44

    La sua teoria sembra piu' dettata dal gusto di classificare che da altro.Secondo parecchi studiosi le otto categorie di civiltà da lui delineate sono concettualmente troppo ambigue e prive di valore.(Daisaku.I.)

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    Gaspatcho

    19/02/2007 09.28.37

    Quello di Huntington è uno dei saggi più discussi e più controversi degli ultimi anni. La tesi principale espressa in questo libro è quella della divisione del mondo in "civiltà", ovvero in aree omogenee per lingua, religione, tradizione e costumi. Passata l'era delle ideologie con la fine della guerra fredda, gli uomini cercano quindi di raggrupparsi con i loro vicini riconfigurando la politica mondiale secondo uno schema di affinità culturali. Il mondo viene così diviso in 9 civiltà: quella Occidentale formata da Europa cattolica e protestante, America del Nord e Australia, quella Latino Americana, quella Ortodossa, quella Islamica, quella Sinica (la Cina), quella Indiana, quella Buddista (Indocina, Tibet, Mongolia), quella Giapponese e quella Africana (l'Afrcia non islamica). Queste civiltà hanno ognuna le proprie peculiarità, ad es. quella Occidentale ha uno "stato guida", gli USA, mentre quella Islamica non lo ha, e ogni civiltà ha rapporti più o meno pacifici con le altre. La definizione più convincente e verificabile del libro di Huntington, è quella della "guerra di faglia": se oggi guardiamo alle guerre combattute nel mondo, è possibile verificare che esse avvengono quasi tutte lungo le "faglie" ovvero i confini tra le varie civiltà. Lo testimoniano chiaramente le guerre in Bosnia, in Cecenia, nel Kashmir, in Sudan, nello Sri Lanka, ecc... In questo scenario multipolare, l'Occidente ha ancora il predominio, ma deve temere due civiltà emergenti: da un lato quella Islamica, che con la sua forte espansione demografica tende a diventare la più popolosa e la più giovane del paese (e si può notare che più una popolazione è giovane, più è incline alle rivolte ed alle guerre). Dall'altro lato c'è lo sviluppo economico tumultuoso della Cina che presto soppianterà le stagnanti economie occidentali con possibile sviluppo di forti attriti tra queste civiltà. Insomma la storia non è certo finita con la caduta del muro di Berlino, ma si è solamente passati da un mondo fortemente bipolare ad uno multipolare in

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    Max6x

    10/01/2007 16.01.46

    Usato per la tesi,quest'opera datata 1997 prevede fatti sicuramente avveratisi,ma non paragoniamo l'autore a un novello Nostradamus,parliamo invece di scienziato della politica informato sui fatti,proprio come il collega Brzezinski,consapevole che dopo il nemico sovietico urgeva trovare un sostituto che incarnasse Il Male assoluto:l'Islam. Va preso con le pinze,signori,nulla di più. Siamo tra lo spifferatore di segreti di Stato americani e il venditore di tappeti. Primo:trascrivendo il vero si nota che l'autore è al corrente di avvenimenti che puntuali giungeranno l'11/9/01(frequentando i neoconservatori non posso che guardarmi le spalle da lui);secondo: vende tappeti o fumo fate voi manco fosse su Canale5. Invasione araba! Colonizzazione del mondo! Eserciti muslim pronti a rubarci le donne! Nossignore.Dopo gli eserciti russi a 2km da Trieste mi sembrava che l'era delle burle fosse terminata,invece...

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    Paolo

    21/12/2006 12.02.18

    Scontro di Civilta' e' un libro "fondamentale" per chiunque voglia cercare di comprendere l'attuale fase politica mondiale e i suoi sviluppi futuri. Consiglio a tutti di analizzare onestamente e senza pregiudizi ideologici quanto scritto da Huntington facendo un confronto con quella che e' stata la realta' di questi ultimi 10 anni. Solo cosi' ci si puo' rendere conto della "profetica" visione dell'autore.

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    Pietro Castagneri

    14/03/2006 16.13.03

    Per me leggere questo libro di Huntington è stata un'esperienza illuminante, direi quasi sconvolgente. Per dire: voi avevate capito qualcosa di cos'è successo nell'ex Jugoslavia? Io no; lui si. Ho studiato storia per 18 anni circa (dalle elementari all'università), poi finalmente ho letto questo libro; adesso (ri)comincerò a studiarla sul serio. p.s. non fidatevi di chi parla (male) di questo libro - moltissimi, dopo che ha 'previsto' l'11/9 con dieci anni di anticipo, e prefigurato appunto lo 'scontro delle civiltà' che stiamo vivendo -, perlopiù senza neanche averlo letto.

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    Lev N.

    24/02/2006 16.12.38

    Certamente il libro più fortunato dello scienziato politico della Harvard University, ma non il migliore: il "modello delle civiltà", per quanto suggestivo, appare inadeguato per cogliere la complessità del "nuovo ordine mondiale". Nondimeno, una lettura obbligata, nella speranza che la profezia si auto-distrugga.

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    Riccardo

    09/07/2005 13.48.12

    Quello di Huntington è un libro che va letto, non fosse altro perché ha introdotto un vocabolario ormai diventato di dominio comune. Alcune sue tesi sono molto semplicistiche e persiono grottesche (le civiltà vengono classificate come se si trattasse di minerali). Ciò nonostante leggere questo libro corregge alcuni pregiudizi diffusi. In primo luogo, il teorico dello scontro delle civiltà non ne è stato né il profeta né l'araldo. Huntington pensa invece che lo scontro di civiltà sia un pericolo immane e raccomanda costantemente di evitarlo. In secondo luogo, Huntington è aspramente critico contro l'idea che vi sia un unico modello di civiltà superiore a tutte le altre e che si possa esportarlo ovunque. Simili tentativi sono destinati a catastrofici fallimenti. Insomma: nel volume di Huntington si trova una sensata e profetica critica al ciarpame neocons (soprattutto sua versione nostrana à la Fallaci-Ratzinger-Pera), ma si deve riconoscere se le sue analisi non sono esenti da semplificazioni e ingenuità.

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    christine

    22/03/2005 17.40.36

    Profetico! non c'è altro da aggiungere

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    Sam

    12/10/2001 21.24.13

    Si può condividere o meno le tesi di Huntington, ma in ogni caso questo è un LIBRO CHE NON CI SI PUÒ PERMETTERE DI NON AVERE LETTO. Per tutti gli appassionati storia come per chi è a completo digiuno di geopolitica, questa è la chiave di lettura per tutti gli avvenimenti storico-politici internazionali recenti e non solo (che, stando alla tesi di Huntington, sono riconducibili a "conflitti di faglia"). Dopo i fatti dell’11 settembre, è poi impensabile ignorare questo testo (io lo avevo letto in inglese appena uscito, dopo aver letto tutto il dibattito che aveva suscitato su Foreign Affairs), che non esito a definire profetico.

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