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Heinrich Schliemann

Traduttore: F. Codino
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2006
Formato: Tascabile
  • EAN: 9788806183394
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    faffa

    07/05/2014 22.59.28

    Dal 1871 al 1874 H.Schliemann assieme a sua moglie e ad una fitta schiera di operai avvia una campagna di scavo sulla collina di Hissarlik,quella che lui,Iliade alla mano,ha scoperto essere la Troia dei poemi omerici. Infatti, dalla sua analisi del poema epico,accompagnata dall'intuizione e dalla tenacia,S.scopre che la tradizione comune collocava la Troia incendiata dagli Achei nella zona di Burnabaschi, mentre quella reale e cantata da Omero era sepolta sotto l'altura di Hissarlik. E'proprio qui,infatti,che meravigliosamente lo S.si imbatte nella scoperta della Porta Scea:"Ero fermamente convinto che questa magnifica strada,lastricata con grandi pietroni,dovesse finire davanti all'edificio principale di Pergamo e ho continuato a scavare risolutamente per portare alla luce quest'ultimo:sono stato così costretto,con mio grande dolore,ad aprire tre brecce nella casa più recente.Ma i risultati sono andati al di là delle mi speranze:ho trovato non solo due grandi porte,distanti sei metri l'una dall'altra,ma anche le due grosse caviglie di bronzo. ... Ma ora affermo con sicurezza che la grossa doppia porta da me riportata alla luce deve essere necessariamente la Porta Scea ..."(Pergamo di Troia,10maggio1873).S.scava sull'acropoli di Troia che,però,non si mostra nella grandezza sperata dallo S.che scrive(17giugno1873)"Troia dunque non aveva una speciale acropoli:ma siccome essa era necessaria per le grandi gesta dell'Iliade,Omero l'ha aggiunta nel poema e l'ha chiamata Pergamo,nome del tutto ignoto. Omero non può aver mai visto la grande torre di Ilio,la cinta di Nettuno e di Apollo,la Porta Scea e il palazzo di Priamo,perché tutti questi monumenti erano profondamente interrati,e non fece scavi per portarli alla luce.Egli conosceva questi monumenti di gloria eterna solo per sentito dire,perché la tragica fine dell'antica Troia era ancora di recente memoria e correva da secoli sulla bocca di tutti i cantori".

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    faffa

    29/04/2014 17.32.43

    Ho preso in prestito dalla biblioteca della scuola questo testo di E.Schliemann che è a dir poco un'autobiografia dello scopritore della città di Troia. La città omerica è stata sin dalla sua infanzia la meta della sua vita,il suo sogno realizzato. Figlio di un pastore protestante tedesco e presto orfano di madre, lo S.non si arrende mai davanti alle difficoltà della vita:lavora e studia, studia e lavora fino a che, da garzone, non arriva a ricoprire un posto di primo piano nel commercio dell'indaco tra Olanda e Russia. L'energia e la determinazione dello S. si percepiscono a pelle da queste sue parole:"Per prima colazione mangiavo una farinata di segala,il pasto di mezzogiorno non mi costava mai più di16pfennige.Ma niente sprona allo studio più della miseria e la certezza di liberarsene col lavoro intenso.Io avevo in più il desiderio di mostrarmi degno di Minna,che suscitava e alimentava in me un coraggio invincibile". Il mito di Troia e l'amore di S.per Minna sono la base romantica e la finalità della vita del giovane S. che,purtroppo non riuscirà a coronare il suo sogno d'amore con Minna,ma viaggerà alla scoperta di Corfù(6luglio1868),Cefalonia(7luglio1868), Itaca(luglio1868),Nuova Corinto,Micene,Argo,Tirinto,Nauplia(luglio1868),Troia(agosto1868). Ogni pagina scritta dallo S. trasuda il fascino e la bellezza di posti antichi, storici che S. aveva fatto suoi leggendo e recitando a memoria e a menadito tutti i versi sia dell'Iliade che dell'Odissea. La melodia e la magia dei versi omerici, ad Itaca, ad esempio, erano diventati addirittura il pagamento dello S.agli itacesi che, ignoranti, erano affascinati dal susseguirsi immaginifico del racconto in versi omerico. A tal proposito,infatti,S.scrive:"con mia grande sorpresa egli"(il mugnaio Panagis Asproieraka)"mi rispose che non soltanto non conosceva la lingua antica,ma non sapeva neppure leggere e scrivere il greco moderno:le avventure di Odisseo gli erano note per tradizione".

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    domina

    18/06/2010 15.07.54

    la scoperta di troia non è un semplice ritrovamento archeologico così come l'iliade e l'odissea non sono due semplici testi poetici. la fantasia di schliemann bambino fu conquistata dalla città e dal mondo eroico di omero e tutta la sua vita fu orientata alla ricerca di troia e alla dimostrazione della veridicità storica del contenuto dei poemi omerici. ma schliemann non era certo un sognatore ingenuo e sprovveduto, anzi! rimasto orfano e povero e solo in giovane età, con grande coraggio e intraprendenza, in una società difficile, riuscì a recuperare lo svantaggio iniziale avviando alcune attività che gli consentirono di raggiungere una notevole ricchezza. il libro contiene una efficace scelta dalle migliaia di pagine di articoli e diari scritte da schliemann. dalla loro lettura possiamo farci l'idea della profonda passione di quest'uomo che, ad un certo punto della sua vita, liquidò la sua prospera attività per dedicarsi soltanto alla ricerca della città perduta. la sua passione fu coronata dal successo. è un libro da leggere, quindi, non solo come testimonianza di un ritrovamento archeologico, ma anche come prova che la fiducia in se stessi e una passione vera possono condurre alla realizzazione di sé. se una pecca si può trovare al libro è solo di carattere tipografico: le belle stampe che lo arricchiscono sono mal riprodotte e spesso illegibili.

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