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Scritti corsari - Pier Paolo Pasolini - copertina
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Descrizione

"L'invisibile rivoluzione conformistica di cui Pasolini parlava con tanto accanimento e sofferenza dal 1973 al 1975 non era affatto un fenomeno invisibile. Chi ricorda anche vagamente le polemiche giornalistiche di allora, a rileggere questi "Scritti corsari" può restare sbalordito. II fatto è che per Pasolini i concetti sociologici e politici diventavano evidenze fisiche, miti e storie della fine del mondo. Finalmente, così Pasolini trova il modo di esprimere, di rappresentare e drammatizzare teoricamente e politicamente le sue angosce... di parlare in pubblico del destino presente e futuro della società italiana, della sua classe dirigente, della fine irreversibile e violenta di una storia secolare." (dalla prefazione di Alfonso Berardinelli)
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2008
255 p., Brossura
9788811697053

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Stefano Vaglio Laurin
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Fra i testi di Pasolini,quello che ho apprezzato maggiormente. Acquistato dopo mille perplessita', penso invece di aver speso bene i miei soldi. Un linguaggio comprensibile a tutti, grazie al fatto che queste sue parole erano destinate a sporcare d'inchiostro(in maniera superlativa) le pagine dei quotidiani e dei periodici committenti ed esigevano quindi uno stile diretto, incisivo, privo di ricamature. Pasolini riesce ad osservare gli eventi dall'alto e i suoi giudizi non sono mai settari. Usando sue parole egli e'" un intellettuale che coordina fatti anche lontani,che ristabilisce la logica la' dove sembra regnare l'arbitrarieta' ,la follia ed il mistero". Lo fa' tradendo un' inclinazione sociologica, avvertendo le contraddizioni del mondo occidentale ed italiano in particolare. Le sue opinioni non hanno radici ideologiche ma sono espressione viva di personalissime convinzioni, esposte comunque mai tendendo la mano al lettore per mendicarne il consenso. Anticlericale della prima ora, comunista critico, laico convinto, Pasolini scrive affrontando temi delicati e situazioni di quotidianita' con egual saggezza e spesso con una buona dose di anticonformismo. Certamente lui fu il Pensiero Libero. Per quanti dei nostri odierni scrivani potremmo dire lo stesso?

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Luca Scialò
Recensioni: 3/5

Raccolta di articoli scritti da Pier Paolo Pasolini tra il 1973 e il 1975. L'oggetto del suo scrivere ruota intorno a temi quali: il consumismo visto come nuova forma di dittatura ben più pericolosa e distruttiva del Fascismo; la Democrazia cristiana, partito in continuità con quello fascista; l'aborto; l'omosessualità; la televisione; le polemiche contro il Pci e altri intellettuali di sinistra; il ruolo candido e ormai perduto dei contadini e degli artigiani. Sebbene non manchino articoli chiari, ironici e propositivi, molti sono autentiche invettive polemiche fini a se stesse. Provocazioni. Discorsi non di facile comprensione immediata. Un Pasolini caustico, rancoroso, che si scagliava contro un Paese conservatore e borghese. Comunque un'opera che vale la pena leggere.

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Pasolini nasce a Bologna il 5 marzo 1922. Per tutta l’infanzia e l’adolescenza segue il padre, ufficiale di fanteria, nei suoi spostamenti, trasferendosi continuamente da una città all’altra del Nord Italia. Nel 1942 a causa della guerra si rifugia nel paese materno, Casarsa in Friuli. Sin da giovane, inizia a scrivere poesie, alternando testi in italiano e in friulano. Nel 1942 esce il suo primo libro Poesie a Casarsa. Nel corso della sua vita l’attività poetica costituirà una costante e porterà alla pubblicazione di alcuni dei più importanti testi della letteratura italiana del Novecento. Nel 1950 Pasolini è costretto a lasciare il Friuli e si trasferisce a Roma. Nel 1955 esordisce nella narrativa con Ragazzi di vita. Parallelamente,...

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