Scrivere ed essere. Lezioni di poetica

Nadine Gordimer

Traduttore: M. L. Cantarelli
Editore: Feltrinelli
Anno edizione: 1996
In commercio dal: 14/10/1996
Pagine: 180 p.
  • EAN: 9788807420764
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scheda di Concilio, C., L'Indice 1997, n. 3

Colpisce il titolo della raccolta di saggi su autori africani di Nadine Gordimer, Scrivere ed essere, se si pensa a titoli quali "L'Essere e il Nulla" di Sartre, "Essere e Tempo" di Heidegger, oppure "La scrittura e la differenza" di Derrida. La problematica esistenziale e la grammatologia di una scrittura quale eterno differimento del senso si trasformano di fatto nel saggio della Gordimer in un problema etico prima ancora che estetico. L'antica separazione tra arte e vita viene colmata nell'identificazione della scrittura nella modalità dell'essere. Essere vuol dire, nella pratica di scrittura della Gordimer, essere testimoni, e scrivere significa testimoniare: come a sottolineare che in Africa la questione letteraria e la questione esistenziale (politica e sociale) sono inscindibili. Romanzare la vita significa renderla viva attraverso la scrittura, perché qualcuno possa dire "quella era la nostra vita": è questo l'imperativo categorico che muove la scrittura della Gordimer. Il progetto estetico della scrittrice sudafricana era e rimane - in queste "Lezioni di poetica" che comprendono "Il discorso per il premio Nobel 1991" - una totale aderenza al realismo e all'impegno politico. E queste sono anche le costanti (est)etiche che emergono dalle letture della Gordimer: Nagib Mahfuz, Chinua Achebe e Amos Oz; "l'arabo, il nigeriano e l'ebreo" vengono scelti quali esempi di questa letteratura testimoniale, ma anche di una scrittura che incide profondamente sulla vita: Mahfuz ha subito la censura, è stato colpito dalla "fatwa" e ferito da un estremista religioso. Chinua Achebe era stato costretto all'esilio per il suo impegno a favore del Biafra durante la guerra civile nigeriana, mentre Amos Oz è sempre stato accusato in Israele di essere un filoarabo. Le loro rispettive opere - "La trilogia del Cairo", "I viandanti della Storia", "Fima" - sono accomunate dalla medesima ricerca di un altro mondo: la realtà postcoloniale che attraverso rivoluzioni sociali, oltre che di costume, ha visto emergere l'Egitto dal dominio britannico, ha narrato gli effetti dell'indipendenza nell'Africa occidentale, ha seguito il difficile processo di pace tra israeliani e palestinesi. Questi tre autori, con le loro opere, scandiscono la cronistoria del processo di decolonizzazione che in Sudafrica è giunto a compimento negli anni novanta, con la fine di quella colonizzazione politica che la minoranza bianca esercitava sulla maggioranza nera. Appartenendo alla privilegiata minoranza bianca, Nadine Gordimer è cresciuta con il mito di "quell'altro mondo che era il mondo", l'Inghilterra, prima di "costruire se stessa" come cittadina africana, impegnata a denunciare le ingiustizie sociali, a raccontare la realtà. Etica ed estetica, scrittura e vita sono inscindibili nella letteratura africana, ma sono qualità che vengono individuate anche nella scrittura di grandi autori europei, quali Camus, Tolstoj, o Joseph Roth cui la Gordimer dedica un intero saggio.