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Benedetta Cibrario

Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2011
Pagine: 188 p. , Brossura
  • EAN: 9788807018732

Recensioni dei clienti

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    barbagianni39

    18/03/2014 15.02.43

    Bel racconto che ripercorre 200 anni di vita napoletana; personaggi ben delineati e situazioni ben descritte, al punto che sembra riviverle. La prima parte decisamente superiore; un vero capolavoro. La seconda parte forse un po' meno fluida, ma comunque un insieme piacevolissimo. Decisamente consigliato.

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    ambra

    03/01/2014 19.30.11

    Un libro bellissimo, direi delizioso,sia da un punto di vista della scrittura che della storia,lo consiglio vivamente. Ho letto tutti i libri della scrittrice,spero di poter leggere ancora qualcosa di nuovo. Grazie

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    Francesca

    09/11/2012 06.56.17

    Un bel testo, elegante e delicato, nella prosa e nei contenuti. E' la storia di una statua: un viaggio nel tempo, nella storia, nella vita di chi l'ha posseduto.

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    Attilio Alessandro

    09/02/2012 11.39.28

    Libro bellissimo....troppo breve! Lettura intensa, affascinante, poetica;la Napoli del XVIII secolo è descritta in modo magistrale, ma che tristezza pensare ai nostri oggetti oggi a noi molto cari....dopo di noi.

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    ant

    09/01/2012 20.46.48

    Elegante testo della Cibrario che, mettendo al centro del romanzo una statuina del presepe, ci racconta non solo la storia e le vicissitudini di chi l'ha creata, e negli anni successivi posseduta, ma anche spaccati sociali e storici di tre momenti determinanti della storia di Napoli, fine del '700, i bombardamenti della seconda guerra mondiale e i giorni nostri. La trama:lo scurnuso, che nel dialetto campano vuol dire colui che prova vergogna, è una statuina del presepe creata da un trovatello al servizio di un signorotto nella Napoli di fine '700. Una statuina fatta con amore e passione da parte del suo creatore ,il quale voleva trasmettere proprio il senso di inadeguatezza di chi col passare degli anni non poteva più svolgere determinate mansioni, soprattutto non riusciva più ad eseguire le cose con precisione e cura come negli anni passati. Singolari e poetiche le traversìe sia di Sebastiano, detto Purtualle(il protagonista) che della statuina in sè, infatti l'autrice è bravissima a raccontarci delle case e dei presepi che negli anni succesivi alla sua creazione hanno poi ospitato "lo scurnuso". La Cibrario ci racconta umanità varia collegata alla presenza dello scurnuso in casa ,e nel presepe soprattutto. Si narra di un nobile napoletano costretto a privarsi della statuina per poter salvare una famiglia ebrea dalla persecuzione, così come viene raccontato di un restauratore oculato e attento che ne preserva bellezza e lineamenti, fino all'ultimo presepe in cui lo scurnuso ha presenziato, cioè ai ns giorni in una villa della penisola sorrentina dove una ragazza riceve come dono dal padre questa statuetta per riallacciare rapporti sfilacciati. Storie di vita quotidiana frammiste a considerazioni e spunti relativi ad importanti momenti storici della città di Napoli si propagano dalle pagine di questo originale libro. Consigliato sicuramente Saluti

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    carla

    30/12/2011 10.08.09

    Molto delicato, una splendida lettura per il periodo natalizio. Una storia che parla di dolore e di abbandono ma in modo dolce. A prescindere dai possibili errori indicati da Lillo a mio avviso e' un bel libro che arriva troppo in fretta alla fine e comunque alla fine ti lascia un bel ricordo ed una profonda tenerezza. carla 55

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    tancredi

    30/12/2011 08.42.04

    forse che del nostro lavoro qualcuno strofinerà "le guance scarne ... che diventano lucide, come se prendesso vita"? Non sarebbe bello poter lasciare qualcosa di vero, di concreto, di proprio ... al futuro? qualcosa che viva di vita propria? sicuramente una poesia... non so aggiungere altro.

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    lillo

    28/12/2011 14.32.59

    Il libro è bello, l'idea è bella e Napoli è ben descritta. Ma la scritrice avrebbe dovuto lavare in panni nel Sarno pittosto che nell'Arno o nel PO, perché ci sono alcune locuzioni altre dal napoletano, spec. lombarde, che stridono terribilmente.

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