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Editore: Feltrinelli
Anno edizione: 2015
Formato: Tascabile
Pagine: 108 p., Brossura
  • EAN: 9788807885754
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Qualcuno sostiene che fare il genitore sia un mestiere “impossibile” e che il miglior genitore che ti possa capitare sia quello pienamente consapevole del fatto che il suo ruolo è, appunto, impossibile da sostenere. In fondo è una questione di autorità e di capacità di farsi ascoltare senza per questo invadere gli spazi, senza prevaricare, senza imporre il proprio punto di vista, senza sembrare arroganti, o troppo pesanti, o maturi, o pieni di sé, più esperti, più ricchi, più potenti. Senza sembrare genitori, insomma.
Il grande paradosso con cui si confronta in questo libro, un po’ romanzo e un po’ diario, Michele Serra, giornalista e autore televisivo, opinionista e opinion leader di un’intera generazione di ex giovani promettenti e ribelli, è proprio questo: è possibile riuscire a partecipare alla vita dei propri figli adolescenti? Magari senza farne parte pienamente, senza farsi includere nelle conversazioni e nei progetti, ma almeno farsi inquadrare nel loro spettro visivo? Attirare per un attimo la loro attenzione?
Suo figlio “Tizio”, come lo chiama l’autore, è il classico adolescente diciottenne. Michele Serra passa molto tempo ad osservarlo, senza destare per altro la minima reazione, cercando di comprendere la sua natura intrinseca, senza mai arrivare a una verità consolidata. Forse si avvicina un po’ a cogliere la sua essenza un pomeriggio in cui racconta:
«Eri sdraiato sul divano, dentro un accrocco spiegazzato di cuscini e briciole. Annoto con zelo scientifico, e nessun ricamo letterario. Sopra la pancia tenevi appoggiato il computer acceso. Con la mano destra digitavi qualcosa sullo Smartphone. La sinistra, semi-inerte, reggeva con due dita, per un lembo, un lacero testo di chimica, a evitare che sprofondasse per sempre nella tenebrosa intercapedine tra lo schienale e i cuscini, laddove una volta ritrovai anche un würstel crudo, uno dei tuoi alimenti prediletti. La televisione era accesa, a volume altissimo, su una serie americana nella quale due fratelli obesi, con un lessico rudimentale, spiegavano come si bonifica una villetta dai ratti. Alle orecchie tenevi le cuffiette, collegate all’iPod occultato in qualche anfratto: è possibile, dunque, che tu stessi anche ascoltando musica». Il risultato è una strana “evoluzione” della specie, in cui il genere umano come lo abbiamo conosciuto finora, compresa l’avanguardia di sinistra borghese dell’autore, assiste inerme alla proliferazione dei terminali ricettivi degli adolescenti. Occhi, orecchie, sensi, polpastrelli, ricevono quantità di dati eterogenei e di dubbia provenienza, dando in cambio il nulla. Zero dialogo. Zero dialettica. Zero attività. Sono sdraiati, incapaci di portare a termine qualsivoglia lavoro. Senza chiudere mai il cerchio delle loro vite, aprono gli armadi, i cassetti, le porte, senza richiuderli, tirano fuori una bottiglia dal frigo senza riporla, aprono mille finestre senza mai uscirne. Per la prima volta nella storia del mondo i vecchi lavorano e i giovani riposano.
Mano a mano che la scrittura va avanti, descrivendo scene avvilenti di vita quotidiana a di reciproca ignoranza, dallo shopping in centro alla vendemmia nelle Langhe, Michele Serra immagina di scrivere il suo grande romanzo inedito dall’impianto epico che impegnerà gli ultimi anni della sua vita, La Grande Guerra Finale, quella tra vecchi e giovani, una grandiosa epopea bellica che vedrà scontrarsi i numerosissimi vecchi, più resistenti e risoluti, e i pochi sonnolenti giovani in una guerra all’ultimo sangue. Prima che la battaglia abbia inizio e che la sua generazione perisca sotto la spinta di questi nuovi organismi mutanti, Serra coltiva un unico grande desiderio: vuole che suo figlio lo segua in una scalata al Colle della Nasca, una cima brulla e spazzata dal vento di tremila metri, un vecchio sentiero di montagna che lui faceva sempre con suo padre. Forse è il desiderio di essere sorpassato su quella cima ad ossessionarlo, o soltanto il bisogno impellente di cambiare prospettiva e di sdraiarsi, per una volta, mentre suo figlio incombe alto su di lui.
Gli Sdraiati è un libro tenero e struggente, in cui la consueta ironia e la forza satirica di Michele Serra si alterna a momenti di grande nostalgia e lirismo.

Recensioni dei clienti

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    Tinama

    31/05/2017 16.03.19

    Ho letto questo libro più per conoscere l’autore, il suo stile che per il contenuto. Predomina l’ironia, la satira che non sono il mio genere, tuttavia offre spunti di riflessione sul mondo dei giovani e del rapporto padri figli che possono coinvolgere. “La giovinezza può essere eterna purché si accetti che non ci appartiene più, che passa oltre, come l’acqua di un fiume.”

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    Carol

    09/04/2017 19.34.50

    Se si ha un figlio adolescente non ci si può non ritrovare nelle parole di Serra, a prescindere dal sesso del figlio, dai suoi gusti e dal tenore di vita. L'analisi di questi "giovani di oggi" è precisa e acuta, e lascia lo stesso senso di desolazione e impotenza in noi genitori di quando ci confrontiamo con i nostri figli quotidianamente, soprattutto quando inevitabilmente finiamo per fare il confronto con la nostra di adolescenza. Speravo solo in uno scritto più appronfondito e lungo, mentre il tutto si riduce ad un racconto breve.

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    vincenzo

    03/07/2016 15.10.14

    Una forbita scoperta del gap generazionale e poco altro. Ci sono alcune pagine divertenti, alcune definizioni valide, qualche risata e qualche momento poetico, ma la desolazione e lo stupore (autentici o strumentali?) di Serra davanti all'indolenza del figlio non li capisco. La sostanza del libro e' il pensiero di chiunque si confronti con generazioni di 20 anni più' giovani.

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    gianni

    19/06/2016 19.12.32

    I colloqui a scuola e le pagine sul negozio della nota e trasfigurata marca di felpe sono da antologia. Ma il tutto sa un po' troppo di quel radical schic che si possono permettere solo i padri di quei figli della borghesia di sinistra che poi un posto adeguato al rango lo trovano sempre, specie se ci mettono le mani mamma e papà, già ben introdotti nell'ambiente. Il figlio di un operaio o di un contadino, e ormai anche di un insegnante o di altro borghese piccolo piccolo, non se la possono permettere più la scapigliatura del rampollo Serra. Che, francamente, riesce piuttosto antipatico, viziato e insopportabile nella sua indolenza. Le pagine "etiche" su un ordine relativistico e democratico si incartano in una serie di acrobazie verbali, in cui la sostanza rimane piuttosto rarefatta, evanescente. Se non contraddittoria. L'ultima scena, lo riconosco, mi ha commosso.

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    Aledifra

    24/02/2016 17.38.55

    Carino. In alcune parti divertente e ironico in altre un po' noioso.

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    Oscar goes to ....

    11/12/2015 12.14.25

    Se hai figli di quell'età non può non piacerti. I nostri figli sono i dottori che ci cureranno, gli avvocati che ci difenderanno e i professori che educheranno i nostri nipoti. Che paura, ma diamogli fiducia perché, sotto sotto, non sono così male, anzi, sta a vedere che saranno meglio di noi.

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    cristina

    08/03/2015 16.39.50

    Un libretto che si legge agilmente, ben scritto, ironico e che per fortuna non gioca a compiacersi troppo. "Adesso si suda e si tace", perfetto slogan per tutti quelli che amano la montagna, il camminare e il lasciare fluire i propri pensieri. Un invito alle giovani generazioni e non solo, anche a quanti restano eccessivamente attaccati ai vari fili elettrodomestici. Ho trovato fuori luogo e ridondanti i due capitoletti della Grande Guerra Finale. Nel complesso un testo simpatico, che perlomeno fa sorridere e dona un po' di leggerezza.

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    Claudio S.

    28/01/2015 18.30.19

    Lodevole l'uscita del tascabile a prezzo accessibile. Alcuni sprazzi sono divertenti, quali ad esempio la visita nel famoso negozio di felpe con la descrizione della fauna umana che lo circonda. Il resto naviga nel vago: non c'è una madre?Comprendo che il padre separato debba avere dei problemi aggiuntivi e cogenti nel già difficile comportamento da seguire quando si ha un adolescente per casa. Però a volte questa remissività - che nulla ha a che vedere con la mitezza d'animo - infastidisce non poco. Si vedano le apgine con Pia.Forse qualche post spiritoso in meno e qualche sano calcio nel posteriore andrebbe meglio. Perchè all'improvviso ho sentito forte la mancanza del servizio militare di leva, dove questa tipologia di persone subiva uno choc benefico per comprendere come gira il mondo e come va la vita che un padre imbelle non riesce a spiegare?

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    Maria Grazia

    11/01/2015 17.00.58

    Sono rappresentante del pensiero del "relativismo etico" (pag.85) e molti dei giovani che conosco - figli e non - sono degni rappresentanti del "perfezionismo della negligenza" (pag.13). Forse per questo ho letto volentieri il libro che, con ironia e umorismo, descrive bene le riflessioni di un genitore e il rassegnato sconforto di fronte all'enigmatica indifferenza dei giovani e al loro non rispetto di banali regole di civile coabitazione. L'epilogo, però, non è la catastrofe. Da leggere.

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    zenzero

    06/12/2014 20.00.14

    Non è il Serra pungente della amaca ma un riflessivo genitore che osserva, critica, e soprattutto spera in un futuro per i propri figli. Mi ritrovo in quello che viene raccontato(anche se qualcuno lo legge come ovvietà)e non sono d'accordo con chi dice che si hanno figli "sdraiati" perché li si lascia sdraiare. La generazione dei ragazzi di oggi è effettivamente difficile da spronare. I ragazzi agiscono solo come conseguenza di spinte che sentono al loro interno e sembra che nessuno dei nostri consigli o esempio li interessi. Eccezion fatta per la guerra di Brenno Alzheimer che aspira ad un genere fantasy non convincente, il resto del libro mi è piaciuto soprattutto il finale che trasmette speranza.

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    Marcello

    23/11/2014 18.02.14

    Non avevo mai letto Serra. Un libro noioso, di cose dette ma reali, l'epilogo un meglio , con il più sincero augurio per questi giovani che possano vincere la loro guerra per davvero.

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    vale

    04/11/2014 14.58.40

    da leggere

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    Isabella-29 anni

    03/11/2014 09.04.56

    Sopravvalutato. Noioso. Pieno di ovvietà.

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    Julia

    28/10/2014 08.30.12

    Bravissimo Michele Serra a rendere con eccezionale ironia (e autoironia) lo sconcerto degli adulti di fronte al moderno blob di masse adolescenziali il cui comportamento ci appare alieno. Si ride e si riflette, si confrontano i presenti e passati modi di essere giovani e non si trovano risposte, ma forse una speranza finale. Bellissimo.

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    Adriana Rosas

    13/10/2014 09.22.29

    Michele Serra propone una riflessione agrodolce su se stesso come padre (rappresentante, però, di una generazione, quella dei sessantottini) e sul proprio figlio (anch'esso rappresentante di una generazione, quella degli sdraiati). Ne esce un libro - non un saggio di psicologia sociale o di sociologia, ovviamente - intelligente, a tratti divertentissimo. Il capitolo migliore è, a mio parere, quello sul "negozio di felpe": leggendolo, sono morta dal ridere, ripensando al vero - riconoscibilissimo - negozio a cui si riferisce, anche se questo negozio viene usato per parlare di un fenomeno sociale negativo, il trionfo del narcisismo. L'originalità del libro non sta tanto in ciò dice, ma nel modo in cui lo dice: il padre guarda al figlio, ne parla e gli parla senza cattiveria, senza rimproveri, ma con amore, con rispetto, cercando di capire; così fa anche con se stesso e con gli altri padri, perdonandosi (forse un po' troppo!). Bellissimo, comunque, il finale.

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    chiara

    23/09/2014 14.55.53

    Da ridere il dialogo tra la mamma e il professore e qualche altro passo, ma per il resto quante ovvietà! Come ha fatto a vendere tanto? Sono veramente i misteri dell'editoria...

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    Erica

    03/09/2014 10.50.37

    Una delusione. Per il modo in cui è scritto, l'ho trovato anch'io molto superficiale, non ho ancora figli adolescenti, ma credo e spero non siano tutti come quelli descritti nel libro!

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    laguby

    01/09/2014 09.33.43

    Un romanzo sul rapporto padre-figlio? No, molto di più. Questo gradevolissimo libretto di offre spunti di riflessione divertenti e malinconici, garbati e profondi, sull'essere giovani e sul diventare vecchi. Michele Serra ci mostra con intelligenza e ironia come si voglia7si debba/si possa cercare di confrontarsi tra generazioni diverse i8ntorno al concetto di libertà, al rispetto delle tradizioni, all'idea di natura? La Grande Guerra Finale, di cui il protagonista scrive mentalmente i vari incipit nei momenti meno opportuni, è l'eterno conflitto tra giovani e vecchi: gli uni gloriosi corpi in movimento, gli altri irriducibili lentissime tartarughe. Decisamente ben riuscita la parte dedicata ai commessi dei negozi di moda giovane: non più ragazzi e ragazze ma manichini viventi, in un mondo che esalta il corpo come tabernacolo dell'Io e non vede la deriva verso la contemplazione soltanto di se stessi Molto divertente è la descrizione dello "sdraiato" alle prese con 4-5 attrezzature elettroniche contemporaneamente, versione moderna dell'evoluzione della specie. Leitmotiv di tutto il libro è l'invito a salire, insieme, il Colle della Nasca: il padre si fa supplichevole e intimidatorio, rabbioso e petulante per quella che è - a suo avvios - catarsi personale e "passaggio di consegne".

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    Claudio Secci

    30/08/2014 17.40.28

    Al termine del pasto mi sono sentito sazio ma con un retrogusto non eccellente in bocca. Trovo geniali alcuni frammenti, come la descrizione dell'amore fra genitori e figli quando da istintivo dovrebbe diventare meditato e reale, con l'avanzare dell'età ed i due corpi che diventano simili. Non capisco le ingenerose critiche riguardo la banalità su alcuni contenuti: un libro va assaporato a prescindere dai trascorsi letti da ognuno di noi, e la personale esperienza di Michele (o quella che ha voluto donarci) è fatta anche di luoghi comuni come è naturale che sia come di scorci assolutamente singolari ed autentici, che ho trovato preziosi. Stilisticamente scorre con un'andatura da documentario, alternato a brevi tratti narrativi, il tutto molto curato a livello lessicale senza però trascurarne la scorrevolezza generale. Si ha subito la sensazione di tuffarsi nel sermone di un padre maturo, di grande saggezza, con una leggera esagerazione nei toni, nell'inadeguatezza e disagio di un adulto che sembra ad una distanza cosmica nonostante i soli trent'anni di differenza dalla realtà del figlio. Un punto di vista assolutamente piacevole e per molte parti inedito rispetto a similari testi precedenti di altri autori.

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    dubbioso

    03/08/2014 20.54.32

    Letto.ma non finito Non comprato.avuto in regalo(e ho dovuto ringraziare)Superficiale.retorico.intriso di quel moralismo radical chic del suo autore Il marketing editoriale farà vendere tante copie:peccato

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