Il secolo del genocidio

Traduttore: B. Gentilini
Editore: Longanesi
Collana: Il Cammeo
Anno edizione: 2006
In commercio dal: 26 gennaio 2006
Pagine: 509 p., Rilegato
  • EAN: 9788830422346
pagabile con 18App pagabile con Carta del Docente

Articolo acquistabile con 18App e Carta del Docente

Descrizione

Il volume, curato da Robert Gellately e Ben Kiernan, raccoglie diciassette contributi di diversi autori sul genocidio, l'assassinio di massa, la violazione dei diritti umani. Quali caratteristiche hanno avuto i tanti orrori perpetrati nel secolo scorso in ogni parte del mondo? Perché i genocidi hanno accomunato democrazie liberali e regimi dittatoriali? Sono soltanto alcune delle domande che trovano risposta (o un'ipotesi di risposta) in questo libro, che rivisita criticamente lo sterminio degli indiani d'America, la "soluzione finale" messa in atto dal nazismo contro gli ebrei, il terrore staliniano, le persecuzioni contro le popolazioni indigene in Africa e Australia, le atrocità consumate in tempi più o meno recenti in tutto il mondo.

€ 12,96

€ 24,00

Usato di Libraccio.it venduto da IBS

24 punti Premium

Disponibilità immediata

Garanzia Libraccio
Quantità:

€ 20,40

€ 24,00

Risparmi € 3,60 (15%)

Venduto e spedito da IBS

Nuovo - attualmente non disponibile
 
 
 

Nell'ambito della trasformazione del nazionalismo di fine Ottocento in particolare si collocano le teorie sulla superiorità di una nazione o di una razza e conseguentemente anche i "massacri coloniali" prodotti dall'imperialismo. Impressionante ed emblematico fu il caso degli herero popolazione dell'Africa sudoccidentale sottomessa alla Germania guglielmina preso in esame nel saggio di Isabel V. Hull. A una loro ribellione del 1904 il governo della madrepatria che puntava sulla gloria militare e sui forti sentimenti nazionalistici per tenere a freno le opposizioni rispose con le maniere forti affidandole al generale Lothar von Trotha. Questi in un proclama del 2 ottobre 1905 chiarì l'obiettivo dell'azione armata: liberare la regione dalla presenza degli herero. E così di fatto avvenne: il popolo herero si ridusse del 75-80 per cento (da 80.000 a circa 15.000 unità). Nel corso dello sterminio vennero allestiti anche dei campi di concentramento dove la mortalità fu del 45 per cento. Il massacro venne condotto in base ai principi della moderna strategia militare tedesca che prevedeva come scopo di una guerra l'"annientamento" (Vernichtung) del nemico.
Sulla modernità del genocidio insiste anche ad esempio Robert Melson che si è occupato del caso ruandese. L'assassinio dei tutsi da parte della maggioranza hutu secondo Melson non nacque da antiche ostilità tribali come talvolta si è sostenuto bensì "fu il prodotto di uno Stato postcoloniale di un'ideologia razzista di una rivoluzione che rivendicava una legittimazione democratica e della guerra – tutte manifestazioni della modernità". La nozione di "genocidio" in ultima analisi viene opportunamente sottoposta dalla storiografia a un'attenta e precisa delimitazione come è avvenuto d'altronde di fronte a un altro concetto-chiave novecentesco quello di "totalitarismo". Ma un'ulteriore difficoltà nel caso di "genocidio" proviene dall'uso (e abuso) pubblico del termine quale forma di riconoscimento di patimenti e torti subiti da un popolo perseguitato travalicando così l'ambito della ricerca storica e ponendo questioni di sensibilità e rispetto per le altrui sofferenze.

Giovanni Borgognone