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S. P. MacKenzie

Curatore: N. Labanca
Traduttore: M. L. Bassi
Editore: Il Mulino
Anno edizione: 2011
Pagine: 192 p., Brossura
  • EAN: 9788815138279
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Benché centrato su temi più che noti, questo saggio di MacKenzie, docente all'Università della South Carolina e specialista in storia militare, offre un prospetto non banale della più grande carneficina d'ogni epoca. Analizza via via il processo di riarmo nell'entre-deux-guerres, il gioco fatale delle ambizioni nazionali incrociate, la delicata interrelazione fra settori diversi degli eserciti, le svolte registrate sui vari teatri di guerra, gli azzardi tentati e gli errori commessi da politici e generali, valendosi di un taglio narrativo che integra in modo magistrale notazioni militari e di altro genere. Obiettivo primario, spiegare le ragioni della vittoria alleata. Malgrado talune carenze, rispetto al campo nemico l'esercito tedesco, per MacKenzie, non solo faceva registrare un "gap qualitativo" sul versante degli armamenti, ma anche una superiorità tattica e operativa. Venne controbilanciata sia dall'abilità spionistica dei russi, sia dalla tenacia e dal dinamismo britannici, sia, elemento su cui MacKenzie poteva insistere di più, dal vantaggio che portò agli Alleati l'indisturbata produzione bellica americana. È tuttavia con fine sensibilità storiografica che l'autore non manca di richiamare anche taluni aspetti psicologici, dall'effetto che ebbero su Hitler le difficoltà sovietiche in Finlandia alla vincente propaganda di Goebbels in Germania contro il bolscevismo, dallo shock di Dunkerque su francesi e inglesi a quello di Stalingrado per la Wehrmacht. Su tutto spicca la capacità di adattamento alle necessità militari da parte di truppe e politici alleati. Il volume si chiude con un'efficace ricognizione sui nodi del dibattito storiografico.
Daniele Rocca