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Reinhold Messner

Traduttore: O. Barbero Lenti
Collana: Varianti
Edizione: 2
Anno edizione: 2013
Pagine: 240 p. , ill. , Brossura
  • EAN: 9788833924618

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    zombie49

    28/07/2016 17.34.26

    Nel 1924 la vetta dell'Everest, 8846 metri di ghiaccio e roccia, è l'ultima meta inviolata della Terra. George Mallory e Andrew Irvine ne tentano la conquista, con entusiasmo romantico e sogni eroici. Non faranno più ritorno. Nove anni dopo altri due britannici, Wager e Harris, trovano una piccozza abbandonata, che può essere appartenuta solo ai loro predecessori. Nel 1954 il neozelandese Edmund Hillary con lo sherpa Tensing Norgay raggiunge la vetta dal versante nepalese. La parete nord, dal Tibet, sulla via di Mallory, sarà scalata solo nel 1975 da una cordata cinese. Nel 1999 una spedizione americana scopre il corpo parzialmente mummificato di Mallory, alla quota di 8250 metri, perpendicolarmente al punto di ritrovamento della piccozza. Per molti anni gli appassionati di montagna hanno dibattuto se Mallory e Irvine potessero avere raggiunto la vetta, precipitando nella discesa. Il libro è un omaggio del più grande alpinista vivente al pioniere delle scalate himalayane. E' un originale racconto "a tre mani": gli appunti di Mallory, i commenti di Messner, le riflessioni che Messner attribuisce allo stesso Mallory fra la sua "prima morte" nel 1924, al terzo tentativo di scalata, e la scoperta del suo cadavere con una gamba fratturata. La ricostruzione è piuttosto confusa, per il continuo alternarsi delle voci narranti e i salti temporali. In maniera abbastanza arbitraria, Messner, attribuendo a Mallory le proprie idee, ritiene che l'alpinista inglese preferirebbe conservare la propria aura eroica, che gli deriva dalla fine misteriosa, piuttosto che vedersi attribuire una conquista mai realizzata. Messner, infatti, ritiene che Mallory non abbia raggiunto mai la vetta, impresa impossibile con i mezzi del tempo, ma lo consegna all'eternità proprio x il suo fallimento, lontano dal clamore della folla e degli onori, nel silenzio della natura. Le brutte foto in bianco e nero aiutano, però, a conoscere i luoghi e i personaggi. Dispiace una certa vena polemica.

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