La seduzione dell'altrove

Dacia Maraini

Anno edizione: 2012
Formato: Tascabile
Pagine: 174 p., Brossura
  • EAN: 9788817061254
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    Cristiano Cant

    18/10/2016 09:35:52

    La doppia tratta del viaggio, sentimento e conoscenza, il fuori e il dentro esplorati come su un binario di incontri sempre nuovi e importanti a definire il cammino della scrittura. Latitudini e climi si alternano in pagine davvero bellissime, da Tirana, coloratissima terra di importanti scrittori, a una Buenos Aires densa e magica negli echi del respiro di Borges. Dalle realtà studentesche americane a un'Africa in subbuglio, piena di spari, pulmini, sudiciume e differenze di classe ancora vive, malate. Viaggiano con Dacia gli uomini della sua vita, il ricordo di Moravia in Kenya mentre riflette sugli elefanti:"A vederli si prova un sentimento strano, come se ogni elefante si portasse dietro un lembo di eternità. Invece non sono eterni, anzi, stanno rapidamente scomparendo". Aggiungerà l'autrice più in fondo:"Queste sono le contraddizioni del girare in Africa oggi. Tutto è vero e tutto è falso, tutto è puro e tutto è corrotto, tutto è intelligente e tutto è stupido. Anche noi che cerchiamo di racimolare le tracce di un mondo che è già morto e sepolto sebbene continui a vivere in forma di reperto arcaico chiuso in una teca da museo". E infine le rotaie della banalità, il percorso del gas e dell'assurdo, il viaggio ad Auschwitz dove basta socchiudere gli occhi per sentirsi addosso le unghie del male, la tragedia oltre ogni parola, filo spinato e silenzio ad abbracciare l'insostenibile gravità della memoria. Libro di sorprese e riconoscenze letterarie, si perdono i rimandi a Flaubert o alla Grandes, a Pasolini, onnipresente e immenso amico, all'intelligente dolcezza di Henry James. Lo sguardo di Dacia è come una tela materna su questi luoghi, la tenera e ficcante precisione di una donna che scruta nel buio di un sociale mutevole, malato per molti aspetti, controverso e affascinante insieme. Ma scelgo le pagine sull'Africa a dare davvero l'intensa sincerità dell'inchiostro di Dacia, la sua fermezza a cantare i morbi e i chiarori di quel mondo tanto dimenticato da tutti.

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