La selvaggia chiarezza. Scritti su Heidegger

Franco Volpi

Editore: Adelphi
Anno edizione: 2011
In commercio dal: 2 novembre 2011
Pagine: 336 p., Brossura
  • EAN: 9788845926419
pagabile con 18App pagabile con Carta del Docente

Articolo acquistabile con 18App e Carta del Docente

Approfitta delle promozioni attive su questo prodotto:
Descrizione
Tra i filosofi del Novecento, Martin Heidegger è quello che più di ogni altro ha spinto il pensiero oltre i canoni acquisiti del rapporto tra soggetto e oggetto, verità ed esperienza. Ne ha esplorato il limite, al di là del quale occorreva un linguaggio nuovo: una parola rivelatrice che liberasse la filosofia dalla cappa metafisica che aveva pesato su tutta la sua storia. In tale contesto, tanto esaltante quanto arduo, si è svolta la preziosa attività di Franco Volpi non solo come studioso e acuto interprete di Heidegger, ma anche come suo magistrale traduttore. Nulla come una traduzione, infatti, consente di penetrare in profondità nei gangli di un pensiero, e chi voglia oggi smontare, e comprendere dall'interno, la complicata macchina speculativa del "mago di Messkirch" troverà dunque qui il miglior viatico. La padronanza del lessico, sfrondato da ogni compiacenza gergale, la competenza con cui Volpi chiarisce le numerose oscurità del filosofo fanno di questo libro un esempio di lettura ermeneutica, un lucido percorso nei labirinti di Heidegger. Un percorso capace di svelare la segreta relazione tra il secolo che si è chiuso e il suo più imbarazzante testimone: che incarna il destino stesso della nostra epoca, e della sua pensabilità. Con una nota di Antonio Gnoli.

€ 13,60

€ 16,00

Risparmi € 2,40 (15%)

Venduto e spedito da IBS

14 punti Premium

Disponibilità immediata

Quantità:
 
 
 

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    Macro

    25/09/2012 14:58:39

    Il libro, come si dice chiaramente nell'articolo allegato in questo sito, raccoglie testi che il lettore appassioanto di Heidegger dovrebbe già conoscere. Infatti, tutti i testi in italiano pubblicati dalla Adelphi sono curati da Volpi. Di realmente nuovo, e quindi interessante, ma "solo" per gli studiosi, vi sono la nota di Gnoli e l'"Avvertenza" ai "Contributi alla filosofia". Nella "Selvaggia chiarezza" troviamo la versione originale dell'"Avvertenza" che Volpi fu costretto ad edulcorare e ridurre per rispettare il volere degli eredi di Heidegger (cfr. "Contributi alla filosofia", p. 21). A Volpi il lettore italiano di Heidegger deve davvero tanto, ma ciò non toglie che questo volume postumo sia non molto utile, anche perché non si può ricavare un pensiero coerente sommando le premesse che l'autore scrisse nell'arco di vent'anni.

Scrivi una recensione

  Il volume raccoglie le introduzioni e le postfazioni alle numerose opere di Heidegger che Franco Volpi (ordinario di storia della filosofia presso l'Università di Padova, morto in un incidente a cinquantasei anni nel 2009) curò e in parte tradusse per Adelphi. Gli scritti sono ripubblicati in ordine cronologico, dalla breve presentazione alla traduzione italiana (1987) degli scritti raccolti da Heidegger in Segnavia fino alla lunga e illuminante avvertenza alla traduzione dei Contributi alla filosofia. Dall'evento (2007). Un lavoro filologico e interpretativo di grande impegno che copre l'arco di venti anni e commenta via via, oltre agli scritti citati, il confronto Heidegger-Jünger in Oltre la linea, lo saggio Il principio di ragione, alcuni dei Seminari tenuti dopo la seconda guerra mondiale, il Nietzsche del 1961, la celebre Lettera sull'"umanismo" del 1947, il corso del 1931-32 L'essenza della verità, la conferenza del 1924 Il concetto di tempo, il corso su Parmenide del 1942-43 e quello sui Concetti fondamentali della filosofia antica del 1926, la prolusione Che cos'è la metafisica? del 1929 , le Conferenze di Brema e Friburgo del 1949 e 1957 sulla tecnica e sulla logica, i corsi giovanili sulla Fenomenologia della vita religiosa e quello del 1940 sul nichilismo europeo. Volpi, scrive Antonio Gnoli nella nota introduttiva, come traduttore cercò di essere fedele ai testi senza cadere in oscuri ricalchi dei termini tedeschi (da ricordare, oltre ai suoi utilissimi glossari, qui non riprodotti, la rispettosa revisione per Longanesi della traduzione di Pietro Chiodi di Essere e tempo); come interprete "seppe cogliere e mettere in luce, con discrezione, le sfaccettature del filosofo, seppe vederne la grandezza e anche i limiti. In ultima analisi, ne indagò il pensiero senza atteggiamenti feticistici". Voleva tenersi lontano dalla "tanta scolastica" heideggeriana e questo è stato uno dei suoi meriti non minori. Cesare Pianciola