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Julian Barnes

Traduttore: S. Basso
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2012
Pagine: 150 p. , Rilegato
  • EAN: 9788806211561
  "Esiste al mondo una cosa più ragionevole di una lancetta dei secondi?" si domanda Tony Webster, protagonista dell'ultimo, affilato romanzo breve di Julian Barnes, vincitore del prestigioso Man Booker Prize. Perché è il tempo, con il suo scandire disciplinato, "tic tac, tic toc", che forgia e contiene le nostre esistenze, rendendole appunto misurate. Non un sussulto, nessuna stravaganza, nemmeno la tentazione di uno sbandamento a dare la scossa a un'esistenza ordinaria, modesta, quasi un simulacro di vita vera. Il sospetto, del resto, è che il tempo sia malleabile: basterebbe un dolore appena accennato, un esile piacere per alterarne il ritmo e stravolgerne la rassicurante regolarità. Così Tony vive al riparo dalle emozioni, sposa "una donna dai contorni chiari" da cui divorzia amichevolmente, ha una figlia con la quale imbastisce un rapporto di sensata e innocua cortesia, riordina e riassetta casa nella dimessa attesa ‒ ormai già ingrigito e impolverato ‒ di una fine che si conviene costumata. Finché la malacreanza del destino interviene a scompigliare quella prudente compostezza con una lettera del suo avvocato, che lo informa dell'imprevista eredità da parte di una donna: 500 sterline e un diario. È a questo punto che Julian Barnes ci imbarca sul battello della memoria e impone ‒ tanto al personaggio quanto a noi lettori ‒ la stessa esperienza di quieto orrore della marea del Severn a cui Tony aveva assistito da ragazzo. Riaffiora il ricordo distinto delle due ore di attesa, in riva al fiume, passate a osservare lo scorrere docile verso il mare, finché all'improvviso, "come se qualcuno avesse azionato una minuscola leva nell'universo", la natura e il tempo cominciarono a procedere "a rovescio". Brutale la risalita di una memoria messa a tacere per quarant'anni, insidioso il presentimento di risposte che quel diario potrebbe finalmente offrire e che forse sarebbe meglio tenere sommerse, nel fondo paludoso del rimosso. Scopriamo, infatti, che anche Tony Webster è stato giovane e, come tale, presuntuoso; che anche lui ha avuto degli amici, compagni di liceo con i quali, negli anni sessanta a Bristol, amava filosofeggiare e condividere la stessa "fame di libri e di sesso"; che una ragazza misteriosa ed enigmatica, figlia della donna del lascito, gli aveva perforato il cuore, preferendo a lui il più intelligente Adrian. È suo il diario. È suo il brillante suicidio con un taglio preciso, diagonale, delle vene. È sua l'ombra che invade, silenziosa e persistente, la mente di Tony Webster, per quanto il flusso del tempo l'abbia con gli anni stemperata al punto da cancellarne ogni nitido contorno. Ma adesso affiora anche il dubbio che il telefono senza fili della memoria abbia imbrogliato inesorabilmente la storia, individuale e collettiva, quella cioè che nasce all'accadimento di un dato episodio, ma che acquista valore solo in seguito, solo quando riesce a "dare un senso" al presente. Un senso che Tony, nella sua ovattante ottusità, non potrà mai nemmeno sfiorare, essendo inchiodato al ruolo dello spettatore miope, che rimane a guardare al davanzale della vita senza mai vedere. Abilissima la traduttrice, Susanna Basso, nel cogliere e rendere con precisione cronometrica gli scarti infinitesimali e gli impalpabili spostamenti di senso che la profusione di messaggi interni al testo ‒ lettere, telefonate, dialoghi riesumati, e-mail ‒ contribuisce ad accumulare. Ecco, c'è il problema dell'accumulo, difatti. La teoria matematica dell'esistenza che Tony mutua da Adrian, traducendola secondo convenienze personali, utili a distribuire le colpe: eventi che si sottraggono o si addizionano, la vita che si aggiunge alla vita. E poi il poeta (Philip Larkin, più volte citato nel romanzo), che conclude crudelmente, chiedendoci che differenza ci sia tra l'addizione e la crescita… Pare chiederselo lo stesso Barnes e con lui un'intera generazione di brizzolati scrittori inglesi ‒ Martin Amis con La vedova incinta, Paul Torday con La ragazza del ritratto ‒ quasi a tirare le somme e, come afferma Frank Kermode a cui si allude già nel titolo, a provare a "dare un senso al modo in cui diamo un senso al mondo". Daniela Fargione

Recensioni dei clienti

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    Laura

    03/04/2015 14.30.58

    Non conoscevo l'autore e questo libro non mi ha suscitato nessuna curiosità. Sembra un compitino svolto così tanto per fare qualcosa. Ho visto che ha addirittura una recensione ufficiale. Beh, non è la prima ne' l'ultima volta che un libro recensito ufficialmente mi lascia con un punto interrogativo.

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    zia dahlia

    18/09/2014 12.46.33

    Rimpianto e rimorso: il romanzo oscilla, andando indietro nella memoria, tra questi due poli. A mio parere interessante, anche se noto piccole incongruenze nella trama.

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    Matteo M.

    31/08/2014 10.46.08

    Ho visto molti commenti circa la trama non del tutto solida, il finale controverso e la difficoltà di inquadrare i personaggi ed i loro rapporti, sopratutto quelli giovanili. Ma sono aspetti secondari, quando non veri. Quello che rimane, invece, è una prosa spesso altissima, una straordinaria capacità di introspezione, folgoranti e spietatamente veri passaggi sulla condizione umana, sulla sua ipocrisia e imperitura tendenza a raccontarsi frottole per sopravvivere alla mediocrità. Ed anche il finale è straordinario, ossia non ordinario, perché inaspettato e perché chiude il cerchio di molte domande iniziali su alcuni personaggi solo in apparenza secondari.

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    ferruccio

    07/08/2014 23.17.57

    La maggior parte delle esistenze umane si svolge in maniera normale, stereotipata, senza lode e senza infamia; tutto scorre secondo particolari "dettami" della cosiddetta routine che comporta la nascita, la copula e la morte. Può accadere, però, che alcuni avvenimenti del passato, ormai archiviato, in cui sono presenti sia i rimorsi che i rimpianti, si ripresentino in maniera inaspettata, forse insidiosa, con caratteristiche che inducono a ripensare tal passato non più come lo abbiamo immagazzinato nei nostri ricordi, bensì con tutt'altre argomentazioni a tinte forti e di pesante rilievo. Un romanzo, quasi saggio, da leggere e rileggere con attenzione e matura riflessione.

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    Bicio

    27/05/2014 12.59.40

    Dico sempre la verità, soprattutto se devo consigliare l'acquisto di un libro. Julian Barnes mi ha deluso. La sua poetica mi sembra figlia di un pessimismo tipico una certa letteratura ideologizzata. Non ho scovato particolari contenuti o picchi narrativi degni di essere ricordati. La storia di per sé risulta banale e la scrittura monocorde. Romanzo ed autore sopravvalutato da una certa "critica" radical chic. Il tutto puzza di poco spontaneo e studiato a tavolino per impressionare una precisa fattispecie di lettore. Sconsigliato!!

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    Massimo F.

    02/01/2014 12.29.49

    Romanzo molto interessante: la storia di per sé è piuttosto scialba, ma l'intenso intreccio narrativo lo rende in qualche modo intrigante (a me più che scrittori USA, ha ricordato Jonathan Coe). Uno dei pochi libri in cui, arrivato alla fine, mi è capitato di rileggere capitoli precedenti per il gusto di cogliere particolari sfuggiti. Consigliato.

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    Alberto

    20/11/2013 09.15.55

    Gran libro, per lettori raffinati. Normale quindi che a molti non sia piaciuto un granchè.

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    maria luisa

    09/10/2013 15.06.03

    la trama è interessante, con numerosi spunti che fanno riflettere, pero'..manca qualcosa, poi la fine è deludente.

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    brunei

    25/09/2013 19.23.25

    Qualche spunto interessante e qualche perla disseminata qua e la non possono giustificare l'entusiasmo con il quale questo libro è stato accolto. Non basta saper scrivere egregiamente quando la trama è veramente leggera e poco interessante. Un manichino ben vestito ma nulla più e con l'aggravante di un finale sconcertante e cervellotico.

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    Tilde

    04/09/2013 22.40.01

    La trama è interessante, scritto bene e con belle riflessioni sul tempo che passa e su come la memoria gestisce i ricordi del passato. Ci si aspetta che alla fine del libro vengano sciolti alcuni nodi che hanno condizionato il rapporto tra i personaggi e attorno ai quali ruotano alcune curiosità maturate nel corso della lettura ma invece questo non avviene, banalizzando la fine.

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    lin

    06/04/2013 20.48.46

    Grande libro, assolutamente da leggere.

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    ernesto

    05/04/2013 20.33.30

    In sintesi direi che ha ragione Adriana. E' sempre spiacevole fare paragoni e forse non è nemmeno giusto, forse non ha nemmeno senso. Ma se un libro ha la voglia se non la presunzione di parlare della vecchiaia e delle proprie reminiscenze giovanili legate ai ricordi, a un amore, direi che quando hai letto Patrimonio e Everyman di Philip Roth, hai letto tutto quello che si può scrivere nel miglior modo in cui si può fare. Inoltre il libro di Barnes è noioso per le prime 30 pagine e grottesco nel finale in cui non si capisce bene cosa c'entrino i turbamenti e le inquietudini del protagonista col suicidio dell'amico e la rabbia perenne dell'ex ragazza. Insomma un librino tirato via, come si suol dire, e per rimanere nel tema delle memorie giovanili e i suoi risvolti più o meno legati alla perdita della giovinezza perfino un libro come Alta Fedeltà, alla fine, risulta assolutamente più bello e coinvolgente.

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    Adriana

    20/03/2013 09.27.33

    Roth è Roth, Auster è Auster e Barnes è... boh! Non so che dire, forse era meglio non commentarlo, ma volevo esprimere la mia perplessità. Non che mi sia dispiaciuto del tutto, ma nemmeno piaciuto: non so dove metterlo. E' inglese ma scrive come un americano? Forse... ed è questo il mio problema... ripeto, BOH!

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    Alberto

    13/03/2013 19.26.03

    Non mi è piaciuto molto.... Un libro che a volte mi è sembrato troppo "complicato", troppo boh.... anche se ho apprezzato passi davvero belli. Penso che leggerò ancora di Barnes... ma forse non più questo libro.

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    sara

    27/02/2013 20.14.58

    Romanzo filosofeggiante, il libro di Barnes è figlio delle istanze che il Novecento ha lasciato in eredità alla contemporaneità: l'urgenza di indagare sul senso della vita, sul rapporto tra esistenza, tempo e memoria. Le vicende del protagonista sono il pretesto per sondare la tendenza dell'uomo a smussare gli angoli più oscuri del proprio vissuto e ad esaltarne gli eventi più gratificanti, a costruirsi in età adulta un'immagine rispettabile lontano dagli eccessi e dalle speranze della giovinezza. Realtà e verità sono entità che non collimano perché le nostre memorie sono il frutto delle nostre manipolazioni. Barnes spinge il concetto anche alla Storia in perenne bilico tra "l'illusione dei vinti" e "le menzogne dei vincitori". Tony scoprirà di non potersi fidare dei propri ricordi, nuovi elementi lo porteranno a rimettere in discussione gli eventi, ad intuire situazioni che non aveva precedentemente colto, ad acquisire una nuova consapevolezza. Un libro che va oltre l'ambito della semplice narrativa ed entra in quello della letteratura.

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    ketty

    04/02/2013 15.48.51

    Si possono infrangere le leggi del tempo? Può il passato modificarsi? non una, ma più volte, dimostrandoci quanto la storia, ogni storia, sia materia duttile in continuo divenire! Se cercate puro intrattenimento, questo libro non fa per voi. Ma se desiderate dedicarvi ad una lettura che solletichi l'intelletto, stimoli l'immaginazione e arricchisca lo spirito, compratelo, non ve ne pentirete!

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    Monica

    20/01/2013 21.39.56

    Un libro che da molto nelle sue riflessioni e nei contenuti. L'ho finito di leggere questa sera e mi sto scervellando per capire il significato ultimo. Forse e' proprio questo il segreto del libro e del suo successo. Come si fa a non consigliarlo ad un buon lettore per poi poterne discutere insieme?

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    Carmelo

    10/01/2013 12.28.51

    Romanzo non risolto, qualche buona intuizione, non è chiaro qual era il problema tra Tony e Veronica da giovani, il finale, fra l'altro poco chiaro, sa un po' di "e adesso come lo faccio finire?"

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    Antonella Pironti

    09/01/2013 13.46.17

    Meraviglioso !

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    Loris

    08/01/2013 14.34.26

    È il primo libro di Barnes che leggo e mi ha lasciato la voglia di recuperare i suoi lavori più vecchi. Ottimo segno. In effetti, questo breve romanzo è davvero notevole, un congegno narrativo lucido e appassionante. Si disquisisce di Storia e filosofia per mettere in scena la storia del singolo individuo, o meglio le modalità attraverso cui ciascuno costruisce nel tempo il racconto della propria esistenza. I ricordi vengono modificati e rimossi per tranquillizzare la coscienza e per restituire un'immagine gratificante di sé. Le ambizioni giovanili che si specchiano nella grande Letteratura cedono il passo ad una vita 'pacifica', normalizzata dal contesto sociale. Ci si convince che è giusto così, che è la naturale evoluzione della crescita e dell'invecchiamento, che in fondo ne è valsa la pena. Poi però basta un dettaglio fuori posto, un sentimento che riaffiora, un frammento di documento: tutto torna in discussione e la storia che ci siamo raccontati si rivela un'illusione consolatoria. La fine però è prossima, non c'è redenzione, solo una nuova spietata consapevolezza.

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